Articoli con tags ‘ Bernardo Provenzano ’


Provenzano, l’uomo dell’inabissamento. Con lui la pax è diventata metodo

Lug 14th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Gian Carlo Caselli
Quando “regnava” Totò Riina, Bernardo Provenzano viveva nella sua ombra. Quasi un alter ego che ne condivideva le scelte restando in disparte. Favorendo leggende impastate di nebbia che narravano tutto e il suo contrario. Secondo Saverio Lodato era ” l’uomo ombra che c’è e non c’è, l’uomo grasso e malato, l’uomo asciutto e atletico, l’uomo che non decide mai, l’uomo che ha sempre perseguito una strategia, l’uomo con un cervello di gallina, l’uomo dall’intelligenza curiale…”. Qualcuno ne parlava persino come di un uomo refrattario alla violenza, nonostante fosse detto “U tratturi” per la sua ferocia. Dopo l’arresto di Riina, Provenzano si staccò dalla sua linea stragista per adottare la tecnica del “cono d’ombra”. Un distacco simboleggiato anche da opposte abitudini di vita. Riina in una lussuosa villa di Palermo. Provenzano in un ambiente sciatto: una campagna desolata; una costruzione diroccata; puzza di rancido; pagliericci laidi; pannoloni, pizzini e Vangeli annotati (perfetto emblema, per un assassino, della sacralità atea della mafia). Uno scenario squallido. Ma ideale per chiedersi quale “galantuomo” potrebbe mai avere rapporti d’interesse o di scambio con un “barbone” afflitto da crisi mistiche come quello. Nessuno! Come a dire che blaterare di “relazioni esterne” con la mafia equivale a evocare fantasmi....


Pizzini, latitanza record e relazioni pericolose. Morto Bernardo Provenzano

Lug 13th, 2016 | Categoria: prima pagina
di redazione
È morto a dieci anni di distanza dalla sua cattura, avvenuta l’11 aprile 2006. A 83 anni, all’ospedale San Paolo di Milano. Soprannominato Zu Binnu, Il ragioniere ma sopratutto Binnu ‘u Tratturi per la violenza con cui falciava letteralmente le vite umane. Bernardo Provenzano è morto oggi, 13 luglio 2016. Considerato il capo assoluto di Cosa nostra dal 1993 – anno della cattura di Totò Riina – fino al suo arresto, avvenuto in una masseria poco distante dalla sua abitazione di Corleone e che ha messo fine ai 43 anni di latitanza iniziata il 10 settembre 1963, quando i Carabinieri di Corleone lo denunciano con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Paolo Streva, ex sodale del medico Michele Navarra. Eppure, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Calderone, Provenzano è uno dei cinque killer, travestiti da finanzieri, che fanno irruzione nell’appartamento di viale Lazio uccidendo il boss Michele Cavataio. È il 10 dicembre 1969 e Zi Binnu ha già alle spalle un’assoluzione in contumacia per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari per gli omicidi avvenuti a Corleone dal 1958. Bernardo Provenzano e Totò Riina sono cresciuti all’ombra di Luciano Liggio. Hanno scatenato la cosiddetta “seconda guerra di...


Sequestrati beni per un valore di 780 milioni di euro ad ex deputato regionale

Mag 7th, 2015 | Categoria: news
Maxi sequestro a Giuseppe Acanto, ex deputato dell’Assemblea Regione Siciliana. L’uomo, a cui oggi sono stati sottratti beni per 780 milioni di euro è considerato una testa di legno di Bernardo Provenzano. Secondo l’indagine coordinata da Dino Petralia, procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Acanto è legato al clan dei Villabate. Ma chi è Giuseppe Acanto? Nel 2004, entra a far parte del Consiglio Regionale Siciliano, fra le fila del partito soprannominato Biancofiore, che univa a se il Centro Crisitano Democratico e i Cristiani Democratici Uniti. Nella sua attività da commercialista vanta fra i suoi clienti Giovanni Sucato (ucciso in un agguato di stampo mafioso), noto alle cronache come “il mago dei soldi”, individuo che prometteva la lievitazione dei capitali a lui affidati nel giro di poco tempo. Acanto, tra l’altro, non è nuovo a questo genere di accuse. Il pentito Francesco Campanella, ex braccio destro di Nino Mandalà lo ha accusato di essere stato eletto grazie al contributo  politico della mafia e, in passato, è stato interessato da un’altra inchiesta, chiusa a suo tempo con un’archiviazione, per concorso esterno in associazione mafiosa. In base all’indagine della Direzione investigativa antimafia, coordinata dal generale Nunzio Ferla, il commercialista di Villabate avrebbe  mantenuto e consolidato nel tempo i suoi legami con Cosa Nostra,...


Omicidio Ilardo, dopo diciasette anni una svolta

Giu 13th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Dario De Luca
La Direzione distrettuale antimafia di Catania dopo quasi vent’anni svela i segreti dell’omicidio di Luigi Ilardo, l’infiltrato del colonnello Riccio che aveva condotto lo Stato ad un passo da “Binnu” Provenzano nell’ottobre 1995. Intrecci e misteri che entrano a pieno titolo nella trattativa tra la mafia e pezzi deviati dello Stato. (altro…)


Concorso esterno in associazione mafiosa, indagato Ciancimino jr.

Ott 27th, 2010 | Categoria: news
I pm Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno notificato a Massimo Ciancimino un avviso di garanzia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa mossa a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, morto nel 2002, è di aver fatto da tramite tra il padre e alcuni boss mafiosi tra cui Bernardo Provenzano. Ruolo espresso, per esempio, con la consegna brevi manu al padre dei pizzini di “Binnu u tratturi”. Le prove che hanno permesso di aprire l’indagine della Procura di Palermo sono le stesse dichiarazioni rilasciate da Massimo Ciancimino nel corso di diversi interrogatori rilasciati nel corso di questi ultimi due anni, avvalorate da una serie di documenti (tra cui le fotocopie di diversi pizzini) che lui stesso ha consegnato durante le deposizioni. Gli interrogatori si sono resi necessari in quanto il figlio dell’ex primo cittadino di Palermo sostiene di essere a conoscenza di tutta una serie di informazioni relative alla trattativa tra Stato e mafia risalente al dopo stragi del 1992; Massimo Ciancimino racconta inoltre del signor “Franco”, figura enigmatica sulla quale lui stesso ha fornito versioni “contrastanti, contraddittorie o inconcludenti” come sono state definite dagli inquirenti. Il fantomatico signor “Franco” sarebbe un agente dei servizi...


Vito Palazzolo ancora a piede libero: bloccata l’estradizione

Giu 21st, 2010 | Categoria: news
Negli anni Ottanta il giudice Giovanni Falcone lo ribattezzò “il riciclatore di tesori di Cosa Nostra”. Lui, Vito Roberto Palazzolo, continua però a vivere in Sud Africa come un normale cittadino incensurato, nonostante una condanna a nove anni per associazione mafiosa. L’alta Corte locale ha accettato il suo ricorso contro l’estradizione, che il governo di Pretoria aveva deciso di intraprendere al fine di rendere esecutiva la sentenza confermata nel marzo 2009 dalla Corte di Cassazione. In Sud Africa “non è riconosciuto il reato associativo così come riconosciuto in Italia”, hanno specificato Baldassare Lauria e Giannino Guisa, avvocati difensori dell’imputato, ricordando che lo stesso era stato assolto, nel 1992, dal tribunale di Roma, che non l’aveva riconosciuto reo del reato di cui sopra. “Faremo ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo – promettono il sostituto procuratore Gaetano Paci e il suo collega Gaetano Gozzo – non va dimenticato che Vito Roberto Palazzolo è ricercato sia in Italia sia in America, e che questa sentenza alimenta la sua aurea di imprendibilità e il suo carisma. Palazzolo continua ad essere il riciclatore numero uno di Cosa Nostra, in quanto i tesori di Riina e Provenzano sono gestiti da lui”. L’accusa ha inoltre...


Il chiodo fisso dei supermercati

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le infiltrazioni mafiose nel settore della grande distribuzione alimentare hanno carattere strategico e interessano tutta Italia: uno dei modi emergenti per fare affari e diversificare il riciclaggio di denaro sporco “Solito argomento Despar”. Inizia con queste parole uno dei pizzini di Bernardo Provenzano spedito dall’ultimo covo a due dei suoi fedelissimi. Il “solito argomento” perché intorno alla gestione di Despar, più di una volta in Sicilia, sono sorti attriti e accordi complessi, legati a quella che oggi sarebbe più di un’ipotesi investigativa: tutta la catena nell’isola era controllata da Cosa nostra, dal momento della costruzione dei market, fino alla scelta delle assunzioni e dei fornitori. L’interesse di Provenzano compare in diversi “pizzini” e riguarda diverse zone della Sicilia, dalla Provincia di Agrigento, alla Valle del Belice. L’uomo di fiducia dei boss. L’attenzione dei boss mafiosi Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano per alcuni grandi centri commerciali in Sicilia emergerebbe anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, depositate nel processo all’imprenditore Sebastiano Scuto, indicato come il re dei supermercati, che si svolge davanti ai giudici della Corte d’appello di Catania. Franzese, che era uomo di fiducia dei boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo, racconta i contatti fra i mafiosi palermitani e...


Roma, una nuova bottega per gli acquisti responsabili

Dic 10th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Pasta, olio, peperoncini, pomodori e vino: tutti coltivati e confiscati nelle ex proprietà dei Provenzano, dei Mammoliti, dei Piromalli, di Matteo Messina Denaro, nel corleonese e nelle terre della Sacra Corona Unita. Dal 12 novembre possono essere acquistati nella nuova “Bottega dei sapori e dei saperi della legalità” dedicata a Pio La Torre e inaugurata nel centro di Roma, anche alla presenza del prefetto Carlo Mosca. La Bottega, la seconda nella capitale voluta dalla Provincia e dall’associazione Libera, mette a disposizione prodotti frutto del coraggio e del lavoro di tanti giovani delle cooperative che tra mille difficoltà lavorano su quelle terre. «Abbiamo voluto proseguire l’impegno di coinvolgere la cittadinanza contro le mafie e collocare la bottega nel cuore di Roma, a due passi dai palazzi del potere» ha detto il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, citando recenti casi di esercizi commerciali del centro città i cui responsabili sono stati trovati collusi con la mafia. «I poteri criminali sono ormai parte dell’economia di Roma – ha detto Zingaretti – e sono un tassello che va scardinato nei piccoli atti di ogni giorno, e senza delegare agli eroi questo compito». Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha sottolineato che «oltre il 70...


“Caro professore…”

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Dall’incauta corrispondenza con Tonino Vaccarino, un professore che lo conosceva da quando era fanciullo, il superlatitante Matteo Messina Denaro rivela molto di sé e dei suoi affari. Ma non abbastanza da lasciarsi catturare Un ragazzino dodicenne che si avvicina alla cassa di un negozio per pagare il giocattolo scelto, e la mano di un adulto che lo precede e gli sorride, chiedendogli in cambio una sola cosa: porgere a casa i suoi più cari saluti. Una scena che risale a un pomeriggio del 1974, a Castelvetrano, Valle del Belice, provincia di Trapani. Una città che diede i natali a illustri personaggi, come il filosofo e ministro della pubblica istruzione dell’epoca fascista Giovanni Gentile, qualche magistrato e un ex capo della Polizia, Giovanni Rinaldo Coronas. Ma i personaggi di quello scambio di convenevoli, diventati a loro modo anche famosi, non sono né magistrati, né filosofi, né poliziotti: quel ragazzino oggi è cresciuto, ed è l’attuale super latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, 46 anni, ricercato dall’estate del 1993; l’altro è un insegnante, il professor Tonino Vaccarino, anch’egli destinato agli onori della cronaca, prima, politica, perché divenne sindaco Dc del paese, e poi nera e giudiziaria, perché travolto negli anni 80 da...


Provenzano, inasprito il carcere duro

Feb 10th, 2008 | Categoria: news
Il boss Bernardo Provenzano, in carcere dall’ 11 aprile 2006, ha provato a cominicare con l’esterno nonostante sia rinchiuso nel carcere di Novara e sottoposto al regime previsto dalla 41 bis dell’ordinamento penitenziario, il cosiddetto carcere duro. L’11 gennaio scorso il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) ha stabilito di applicargli anche l’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, che dispone la cosiddetta “sorveglianza particolare” e limita ulteriormente le possibilità di comunicazione con il mondo esterno per l’ultimo boss di Corleone. Il nuovo regime si applicherà per sei mesi. I contatti del boss con l’esterno sarebbero avvenuti attraverso un uomo di origine calabrese, tale Bonavota, che avrebbe in più occasioni tentato di inviare messaggi al boss, tentativi falliti grazie a filtro della censura interna. Il Bonavota avrebbe inviato anche un pacco di abbigliamento, con all’interno una lettera contenente insistenti riferimenti agli abiti e alle taglie degli stessi, che potrebbero rappresentare un messaggio in codice. Ci sarebbe inoltre un altro personaggio che avrebbe tentato di comunicare con il boss, di cui non è stato reso noto il nome. Sospetti anche sui testi religiosi letti e sottolineati dal boss e su alcuni appunti volanti ad esso relativi. Secondo il Dap le condotte tenute dal boss...