Articoli con tags ‘ Asia ’


La via asiatica

Dic 30th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Doping 12 Con l’espressione “via asiatica” si intende il riferimento a tre Paesi particolarmente rilevanti nella produzione e nell’esportazione delle sostanze e dei farmaci doping, così come si evince dalle notizie giudiziarie e dalle cronache dei sequestri: la Tailandia, la Cina e l’India. A una notevole distanza dai tre, come capacità produttiva e di conquista del mercato illegale, ne possono essere nominati altri due: la Corea e il Pakistan. Se oltre a questi cinque Paesi si considerano la Russia e gli altri Paesi est europei si evince come la macroarea dell’est sia la fonte principale del doping mondiale. Ma è un’osservazione che non aiuta a capire nulla di più poiché, in realtà, tra questi dodici Paesi sussistono notevoli differenze: politiche, economiche, legislative, commerciali e tecnologiche. Il futuro dei traffici è a Oriente. Dovendo ragionare in prospettiva futura, le considerazioni formulate in precedenza riguardo ai fattori grazie ai quali la Russia è riuscita a conquistare l’egemonia del mercato illecito internazionale (prezzi concorrenziali e un buon rapporto qualità/prezzi) potrebbero valere in futuro per la Tailandia, la Cina e l’India, Paesi nei quali il costo del lavoro è ancora più basso. Una differenziazione ulteriore va posta tra la Tailandia e il duo Cina-India. La prima è...


Dietro la facciata di marmo

Ott 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Dopo il reportage su Pakistan, Afghanistan e Iran – si veda lo scorso numero di «Narcomafie» – continua il nostro viaggio in Asia Centrale Artik lavora all’agenzia turistica Owaden Turizm di Ashgabat, capitale del Turkmenistan. Non lo abbiamo mai incontrato, ma è grazie a una fitta corrispondenza e-mail con lui che siamo riusciti ad avere la l.o.i. (letter of invitation) necessaria per ottenere il visto per il Turkmenistan. Un’operazione lunga ed onerosa. In una ventina di giorni è arrivato il prezioso invito (92 dollari) che abbiamo poi dovuto spedire via corriere (oltre 100 euro tra andata e ritorno) insieme a un bollettino postale di 52 euro all’ambasciata turkmena a Parigi. Sono molte le complicazioni, sicuramente finalizzate a scoraggiare il turismo individuale: bisogna indicare la lunghezza del soggiorno, il luogo di ingresso nel Paese, la data e l’ora esatta in cui si arriva alla frontiera per essere prelevati da un addetto dell’ufficio turistico, e anche data e luogo di uscita. Una prassi d’altri tempi, quando ancora il muro di Berlino era in piedi, il Turkmenistan faceva parte dell’Urss e i turisti erano visti tutti come potenziali spie. Una prassi scoraggiante per chi come noi attraversa il confine arrivando dall’Iran.  Un pedaggio per il cimitero Alla frontiera di...


Polveriera Afghanistan

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Ricchi di risorse e situati in posizione strategica, gli Stati dell’Asia centrale rappresentano oggi il terreno su cui si giocano i nuovi equilibri globali.Prima parte di un reportage lungo la Via della seta, dove mafie, terrorismo e traffici illeciti incontrano gli interessi di regimi locali e grandi potenze occidentali  Era sera e Jamshed (Jimmy) Baig stava uscendo dal suo negozio di tappeti e prodotti artigianali pakistani in Saddar Road per tornare a casa quando cominciò il suo lungo incubo. Era il 1999 e Peshawar si trovava nel pieno della stagione turistica: gli stranieri, non ancora spaventati dall’integralismo islamico di bin Laden e dallo “scontro tra civiltà” scoppiato dopo l’11 settembre, riempivano alberghi e negozi. Da tre anni i talebani avevano preso il potere a Kabul, ma per loro ancora non erano finite le lune di miele: con il governo di Musharaff il cui esercito sosteneva il mullah Omar nella repressione alla guerriglia del tagiko Massud e delle altre forze d’opposizione nel nord del Paese; con gli americani, che dai barbuti repressori di donne continuavano a mandare loro delegazioni per concludere accordi e per definire il progetto per il passaggio dell’oleodotto che dal Caspio doveva portare il greggio fino alle coste pakistane. La bastonata che gli arrivò...


Scegliere il male minore

Mag 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Alla XV Conferenza internazionale sulla riduzione del danno, oltre 1200 delegati hanno discusso della minimizzazione dei rischi connessi al consumo di droga. La cui assunzione per via iniettiva resta una delle pratiche da affrontare per fermare la galoppante epidemia di Aids. Soprattutto in Asia, dove è allarme  Neurologi, filosofi, politici, artisti, antropologi, consumatori, registi, medici, accademici, forze dell’ordine, ricercatori… A discutere di riduzione del danno in relazione al consumo di droga, quest’anno c’erano tutti. Dal 20 al 24 aprile scorsi, nella cornice vibrante e multicolore di Melbourne, la capitale dello Stato australiano di Victoria, 1200 delegati da tutto il mondo hanno partecipato alla quindicesima International Conference on the Reduction of Drugs Related Harm. In quasi 100  sessioni concomitanti, con 220 speakers, 6 sessioni plenarie, un film festival di oltre 40 tra film, documentari e cortometraggi, un padiglione di mostre e materiale informativo, è stata affrontata una grossa gamma di tematiche relative alla riduzione del danno. Tra i temi scottanti: l’epidemia galoppante dell’Hiv/Aids causata dall’uso di droga per via iniettiva; l’evoluzione della riduzione del danno nei Paesi in via di sviluppo; la necessità di strategie e approcci che vedano la partecipazione integrata di sanità pubblica, società civile, pubblica sicurezza e ricerca scientifica; il bisogno di riconciliazione tra filosofie,...


Microcredito, il Terzo mondo insegna

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Era il 1974 quando il professor Muhammad Yunus incontrò le donne del villaggio di Jobra, Bengala orientale, oggi Bangladesh. Come in molti villaggi del Paese, esse trascorrevano la giornata a intrecciare bambù per costruire ceste da rivendere. I guadagni erano irrisori: il debito contratto nei confronti del commerciante che forniva loro la materia prima faceva sì che il prodotto finito fosse venduto al prezzo da lui imposto, di poco superiore al costo del materiale. Nel Bengala l’assenza di istituzioni capaci di accogliere le esigenze degli indigenti aveva trasferito il mercato del credito nelle mani degli usurai locali: ampiamente diffuso, il fenomeno era per tanti, tra cui le donne di Jobra, l’unica via d’uscita. Il professor Yunus, affermato economista allora ed icona della finanza etica oggi, ebbe un’intuizione semplice, ma destinata ad incidere sulla vita di molti. Comprese che attraverso un prestito di 27 dollari avrebbe permesso alle contadine di Jobra di comprare autonomamente la materia prima, affrancandosi dagli usurai e rivendendo le ceste a prezzo di mercato. Concedette quel denaro personalmente, strappando in tal modo 42 famiglie agli usurai locali. Non fu elemosina: il professore fu rimborsato in toto e nei tempi stabiliti. Risale a quell’epoca la nascita del microcredito: pratica...


Divise, divisioni, dividendi

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Miseria, guerra civile, repressione. Il Myanmar – la cui giunta militare presenterà ad ottobre una roadmap per elezioni “libere ed eque” – resta un paradiso solo per turisti, narcotrafficanti e poche multinazionali. Che finanziano il regime in cambio di manodopera ridotta in schiavitù Paese dei templi, delle pagode e delle statue di Buddha, magnificato dai cataloghi turistici, il Myanmar è tutt’oggi il covo di una spietata dittatura, che in un quarantennio, contro ogni criterio di legalità, ha corrotto e rovinato la vita di una nazione che pur disponeva di risorse per crescere. Così, mentre i generali ingrassano con i proventi del traffico illecito della droga, delle copiose royalties offerte dalle multinazionali straniere, o della gestione (diretta ed indiretta) di grandi alberghi, ristoranti, casinò, fabbriche e compagnie statali, nell’ex Birmania imperano la miseria e la malnutrizione, fanno strage Aids (2% il tasso di prevalenza tra gli adulti) e malaria, trionfano terrore e repressione. Il bilancio, solo dagli anni Ottanta, è di migliaia di morti, centomila rifugiati, un milione di dislocati e diversi milioni di abitanti costretti al lavoro forzato. L’acqua, l’aria, il suolo sono inquinati, la deforestazione fa seguito ai tentativi di rapido sfruttamento del territorio. Un quarto dei birmani vive sotto la soglia della povertà, e il tasso di inflazione...


Birmania, la mafia in uniforme

Gen 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Trafficanti protetti dal regime. Partite di droga sequestrate e rimesse sul mercato. Boom delle anfetamine. Scene di ordinaria criminalità nel Narcostato più potente del Triangolo d’Oro È dai primi anni 80 che la Birmania (dal 1989 “Myanmar”) riveste un ruolo di primo piano tra i paesi produttori di eroina. Il salto di qualità si è però verificato solo dopo il golpe militare del 1988, quando la produzione di oppio quasi raddoppiò, passando da 1280 a 2430 tonnellate annue. Da allora, all’ombra del nuovo regime, la coltivazione e l’esportazione sono continuate fino a strappare all’Afghanistan il primato di maggior produttore mondiale, anche grazie all’editto del mullah Omar della primavera del 2001, che ha comportato un forte calo della produzione nell’ultima fase del regime talebano. Tuttavia, nell’agosto del 2002 l’Undcp (l’Ufficio per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine dell’Onu) ha segnalato un calo di quasi un quarto della produzione d’oppio rispetto al 2001 (da 1091 tonnellate a circa 828).Per parte loro, i generali della giunta militare di Rangoon  hanno promesso di dimezzare ulteriormente la produzione nel 2003 e gli USA parrebbero intenzionati a depennare la Birmania dalla “lista nera” dei paesi produttori di droga. “Yaa baa”, il nuovo affare Questi dati descrivono però solo un aspetto del...


La grande marcia dell’hashish

Feb 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
La crisi economica e politica del Nepal non conosce tregua. La produzione di hashish è una delle poche fonti di reddito, ma i veri beneficiari sono la criminalità organizzata e i ribelli maoisti (altro…)


Terremoto nell’isola della stabilità

Feb 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Nelle repubbliche islamiche dell’ex URSS si sta giocando gran parte del futuro equilibrio geopolitico mondiale. Particolare preoccupazione desta la situazione dell’Uzbekistan: una bomba pronta a esplodere e a coinvolgere nei suoi effetti devastanti tutto l’Occidente Da un anno a questa parte l’Asia centrale ex-sovietica continua a essere interessata da eventi elettorali. Si tratta però di elezioni perlopiù pilotate con cui gli eredi del PCUS – divenuti una sorta di signori feudali da quando hanno ricevuto il potere sulle repubbliche create da Mosca nella regione – cercano di rifarsi il trucco. Ultime della serie sono state le elezioni presidenziali dell’Uzbekistan, lo scorso 9 gennaio. L’Uzbekistan costituisce, per concentrazione demografica e posizione, lo Stato più importante del complesso centroasiatico. Dalla fine degli anni 80 si trova sotto il pugno di ferro dell’ex segretario generale sovietico, Islam Karimov. Il nuovo anno non ha portato sorprese a Karimov, che ha incassato una percentuale di più del 90% di suffragi a favore: uno standard per le elezioni centroasiatiche, dove può accadere che anche l’unico oppositore (nel caso dell’Uzbekistan Abdulhafiz Zalolov) dichiari pubblicamente la sua intenzione di votare per il rappresentante del regime, cioè Karimov stesso… Appena un mese prima – il 5 dicembre 1999 – gli uzbeki...