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Calcio: uno sport di distrazione di massa?

Giu 1st, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
Intervista a Oliviero Beha di Elena Ciccarello
Il calcio muove interessi troppo grandi per non attrarre l’attenzione di faccendieri, criminali e potentati economici. Lo sa bene Oliviero Beha, che ne ha sviscerato implacabilmente i lati più oscuri fin dal 1980, quando dalle colonne del quotidiano «la Repubblica» ha dato il via al primo “scandalo del calcio-scommesse” italiano. Molti ricordano quel 23 marzo 1980, giorno in cui l’Italia del calcio perse la sua innocenza  in diretta televisiva, di fronte alle immagini della retata degli agenti che, sui campi da gioco, chiusero le manette ai polsi di alcuni tra i più famosi calciatori dell’epoca (Bruno Giordano e Lionello Manfredonia, per ricordarne un paio). Lo choc fu enorme, tanto quanto lo fu il clamore mediatico,  ma su quello Beha non fa sconti: «Quando si tratta di guadagnare i soldi di fronte a pubblici e platee oceaniche va tutto bene, allora perché lamentarsi se gli arresti vengono fatti di fronte allo stesso pubblico?».Ripercorriamo quei momenti per confrontarli all’oggi: «Cosa è cambiato? Che allora la gente si indignava mentre oggi dà per scontato che sia più o meno tutta una truffa. Comunque si continua a non ammetterlo: i tifosi dell’Inter se ne fregano dell’idea che Moratti possa aver comprato la coppa, quelli...