Articoli con tags ‘ Antonio Ingroia ’


Palermo, il deputato Franco Mineo “prestanome di un boss”

Ott 14th, 2010 | Categoria: news
Un deputato regionale siciliano con il pallino degli affari. Illeciti. Franco Mineo, vice capogruppo all’Assemblea Regionale Siciliana di Forza del Sud, partito fondato pochi giorni fa da Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è accusato di essere il prestanome di Angelo Galatolo, figlio del boss Gaetano, famiglia appartenente al clan dell’Acquasanta di Palermo. Galatolo figlio risulta essere un semplice usciere in servizio presso l’Asl numero 6 di Palermo, ma in realtà gestiva i proventi illeciti derivati dagli affitti di immobili che Franco Mineo si era intestato: il delfino di Gianfranco Miccichè si è dunque macchiato dei reati di intestazione fittizia dei beni, trasferimento fraudolento di beni e favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Ad incastrare i due le intercettazioni relative ai loro dialoghi “d’affari”. Questa mattina le forze dell’ordine appartenenti al centro Dia palermitano – a seguito del decreto di sequestro firmato dal gip Pierluigi Morosini su richiesta del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Pierangelo Padova e Dario Scaletta – hanno provveduto alle perquisizioni dei tre appartamenti, due dei quali adibiti ad attività commerciali (un bar e un negozio di abbigliamento), tutti siti nel quartiere Acquasanta. Sono inoltre state effettuate perquisizioni nella casa del deputato Mineo, nel suo studio...


La Penisola del “tesoro”: Brusca indagato per riciclaggio

Set 17th, 2010 | Categoria: news
Riciclaggio,  intestazione fittizia di beni e tentata estorsione aggravata. Questi i capi di imputazione per i quali il boss di Cosa Nostra Giovanni Brusca, dal 1999 iscritto nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia, è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Le indagini stanno toccando le province di Palermo, Roma, Chieti e Rovigo, sviluppandosi negli ambienti frequentati da familiari e amici vicini al boss e hanno già portato alla scoperta di 188 mila euro, rinvenuti nella casa della moglie di Giovanni Brusca. (altro…)


Palermo, costruivano residence con denaro della mafia

Lug 5th, 2010 | Categoria: news
Giacomo Vaccaro, pregiudicato per reati di stampo mafioso, e gli imprenditori Domenico Licalsi e Carlo Fasetti, sono stati arrestati oggi, lunedì 5 luglio, nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza coordinata da Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, luogo in cui è avvenuto l’arresto. L’accusa è di intestazione fittizia di beni e reimpiego di denaro di provenienza illecita, dunque riciclaggio, aggravato dalla finalità di favorire Cosa nostra. Vaccaro, cognato di Antonino Mangano (esponente di rilievo del mandamento di Brancaccio), investiva denaro sporco nelle società edili “Domus nostra” e “Michelangelo 2000”, di cui Licalsi è rispettivamente procuratore e direttore dei lavori, al fine di permettere la realizzazione di residence nella zona occidentale di Palermo. C’è però un quarto uomo. Si tratta di Giuseppe Liga, “l’architetto”, reggente del mandamento mafioso di Tommaso Natale e ritenuto la mente finanziaria della famiglia Lo Piccolo: arrestato nel mese di marzo, in realtà figurava come direttore dei cantieri di Licalsi e Fasetti. Il legame dei tre è stato testimoniato anche dalle intercettazioni registrate. La Guardia di Finanza sta provvedendo alla confisca di beni – l’intero capitale sociale della “Euro Costruzioni Generali Srl”, il 50 per cento del capitale sociale della “Fas Edil Srl” e...


Il rovescio della sentenza

Giu 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Antonio Ingroia
Questo vuole essere un messaggio nella bottiglia per alcuni italiani, molti, troppi. Quegli italiani, molti, troppi, che formano le loro opinioni sulla base di quello che dice la tv, dipendendo dall’informazione della Rai e dei tg, soprattutto di quello più seguito, il Tg1, il telegiornale che entra in tutte le case degli italiani, quando le famiglie si riuniscono… Ebbene, il messaggio nella bottiglia dice questo: il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo alla severa pena di sette anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte d’Appello ha così sostanzialmente confermato la condanna nel primo grado di giudizio, che era a nove anni di reclusione. Questa è la notizia. È una notizia ovvia e risaputa? Forse per i lettori di questa rivista, ma non certo, ad esempio, per i telespettatori del Tg1, che ha invece rimarcato soltanto l’avvenuta assoluzione di Dell’Utri, da parte della stessa Corte d’Appello, per il periodo successivo al 1992. È in corso, insomma, l’ennesima campagna di disorientamento e di sostanziale disinformazione dell’opinione pubblica, frastornata da notizie false, inesatte, tendenziose. Ed è stato così che perfino lo stesso imputato abbia finito per dichiararsi soddisfatto dell’esito del processo, proponendo...


Concorrenti sleali

Giu 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_6_2010 “Camorra a Parma? Solo sparate”. Così rispose, nel marzo 2009, il prefetto Paolo Scarpis a Roberto Saviano, che aveva ricordato le commistioni affaristiche tra Pasquale Zagaria, fratello del latitante Michele, e il costruttore parmense Aldo Bazzini, condannato nel 2008 per associazione camorristica. Eppure che le infiltrazioni criminali in quell’area siano una realtà con cui fare i conti lo dimostrano le recenti operazioni delle forze dell’ordine. A un anno di distanza dal “Dossier Modena”, Narcomafie torna in Emilia Romagna per documentare gli affari della criminalità organizzata in uno dei territori più ricchi d’Italia (altro…)


Antonio Ingroia: sulle intercettazioni, fatti contro “bufale”

Dic 11th, 2009 | Categoria: recensioni
Non è affatto vero che la riforma proposta dal Governo non incida sulle indagini di mafia. Né sono vere molte informazioni rimbalzate sui media all’origine del clima di diffuso allarmismo, dal “siamo tutti intercettati” al “caso Genchi”. Parole del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, autore di C’era una volta l’intercettazione, Edizioni Stampa Alternativa. C’è una distanza abissale «fra certe verità ufficiali e la realtà delle cose», continua Ingroia, dichiarando di aver scritto il libro con l’obiettivo di «alimentare un minimo di distanza critica dalle bugie presentate come sacrosante verità» nei lettori, «investiti da vere e proprie campagne di disinformazione». La nuova legge sulle intercettazioni danneggerà le indagini sulla mafia per almeno tre motivi. Il primo: spesso tali indagini scaturiscono da indizi che non hanno alcuna patente di mafiosità. Risulterà dunque agevole continuare a indagare sui mafiosi già noti o indiziati per 416bis, mentre sarà molto più complesso procedere nei confronti degli “insospettabili”, magari apparentemente coinvolti in illeciti di altra natura. Secondo, tra i reati per cui sarà più difficile disporre intercettazioni compare l’associazione a delinquere semplice, reato che spesso riguarda proprio le organizzazioni criminali. Terzo, sarà molto più complesso contrastare i reati di...


Perché il carcere duro è irrinunciabile

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
In prigione la vita del mafioso è ben diversa da quella del detenuto comune. Per questo senza il 41-bis la carcerazione perde ogni potenzialità afflittiva, dissuasiva e anche rieducativa. Per evitare che i boss da dietro le sbarre continuino a spadroneggiare e a perpetuare il loro potere l’istituto non deve essere svuotato da prassi applicative che tradiscono lo spirito della legge (altro…)


Ingroia: “Si vietano le intercettazioni per ottenere l’impunità”

Mag 10th, 2009 | Categoria: news
Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, intervendo lo scorso 11 maggio a un dibattito nell’ambito del Festival del giornalismo d’inchiesta di Marsala, ha duramente criticato il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali in via di approvazione da parte del Parlamento: «Questa legge è il frutto della ricerca dell’impunità a tutti i costi da parte di una classe dirigente incline a delinquere e che ha paura della condanna morale dei cittadini. Per questo si vuole imbavagliare la stampa». E ha continuato dichiarando che «quando vennero approvate le leggi che hanno disincentivato e intimidito i collaboratori di giustizia ci dissero che avevamo a disposizione le intecettazioni per svolgere il nostro lavoro di pubblici ministeri. Il potere ha nostalgia della magistratura connivente degli anni 60 e 70, quella dei porti delle nebbie, degli insabbiamenti, di procuratori generali che dicevano che la mafia non esisteva. Siamo una democrazia dimezzata perché non c’è opposizione, se si eccettua spezzoni di magistratura e parte della stampa. Le prospettive sono sconfortanti. La conquista di una democrazia piena dipende dalla gente».


Delitto Rostagno, svolta nelle indagini

Apr 10th, 2008 | Categoria: news
Le indagini sulla morte di Mauro Rostagno – giornalista della rete televisiva di Trapani “Rtc” e anima della comunità di recupero Saman di Valderice, ucciso a colpi di fucile la sera del 26 settembre 1988 – sarebbero a una svolta. Secondo una perizia balistica, effettuata con le più recenti tecnologie, sui proiettili che hanno ucciso l’ex esponente di Lotta continua, l’arma che ha sparato sarebbe stata utilizzata in precedenti delitti di mafia. Cadrebbero, dunque, definitivamente le piste investigative che avevano cercato i mandanti dell’omicidio al di fuori di Cosa nostra trapanese. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Antonio Ingroia e sono condotte dalla Squadra mobile di Trapani guidata da Giuseppe Linares. Gli inquirenti stanno verificando le acquisizioni investigative relative ai delitti di mafia connessi all’arma incriminata per individuare esecutori e mandanti. Attualmente indagato risulta l’ex boss di Trapani Vincenzo Virga, arrestato per mafia il 20 febbraio 2001. Alcuni collaboratori di giustizia avevano già parlato in passato del coinvolgimento di Cosa nostra nel delitto. Vincenzo Sinacori, ex killer di Mazara del Vallo, ha raccontato di un incontro tra Francesco Messina Denaro (di Castelvetrano, padre del super latitante Matteo) e il mazarese Francesco Messina durante il quale...


Per una domanda di giustizia

Gen 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Testimonianza introduttiva  Il sistema giudiziario – è un dato di fatto – purtroppo o non funziona o funziona male, più che nelle zone sotto i riflettori soprattutto negli angoli in ombra, e allora la domanda di giustizia è imperiosa e sacrosanta. Ma attenzione, non tutti nei fatti sono d’accordo. A qualcuno anche quel poco di giustizia che c’è dà fastidio.  Basta chiedersi: chi attacca la giurisdizione e perché lo fa? Lo fa, se ci pensiamo, per avere “meno” giustizia, non per avere “più” giustizia. La prova? Nel nostro Paese quando un uomo politico è indagato per corruzione o per collusione con la mafia, ormai la regola è accusare il magistrato che indaga di essere lui a fare politica! Con lo scopo evidente di frenarlo, se non bloccarlo, o quantomeno di svalutare i risultati del suo lavoro: meno giustizia, appunto.  Questo atteggiamento nel nostro Paese si intreccia con l’accantonamento, di fatto, della questione morale. La questione morale non è, come si vuol far credere sempre più frequentemente, una pruderie di ben pensanti: è una grande questione democratica, una grande questione istituzionale per la decisiva ragione che un sistema intriso di corruzione o di rapporti con la mafia è l’emblema del prevalere dell’interesse privato sull’interesse...