Articoli con tags ‘ Antonio Caponnetto ’


10 anni di politica tra la gente

Apr 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Alle spalle non ha trascorsi nel mondo della politica, ma oltre dieci anni di impegno volontario nelle scuole, nelle piazze, alla presidenza di Libera. Rita ha raccolto l’insegnamento del fratello Paolo e di Caponnetto: la “politica della legalità” deve partire dal basso, dal riscatto della società civile Per cominciare, vorrei dire che Rita Borsellino… porta buono. Ero con lei a Firenze, per una manifestazione antimafia, quando fummo raggiunti dalla notizia dell’arresto di un boss del calibro di Leoluca Bagarella. Stavo cominciando a scrivere questo pezzo, ed ecco la “bomba” della cattura di Bernardo Provenzano dopo una quarantina di anni di latitanza. Niente male, per associare al nome e alla figura di Rita Borsellino momenti importanti del contrasto della criminalità mafiosa. Ma c’è ben altro, ovviamente. L’eredità di “nonno Nino”. Innanzitutto, il mio pensiero va all’amicizia e all’affetto che Rita Borsellino (come tantissimi altri parenti delle vittime di mafia che ho conosciuto in questi anni) ha dispensato a tutti coloro che – dopo le stragi del 1992 – hanno cercato, con fatica, di raccogliere la scomoda e difficile eredità del fratello Paolo e di Giovanni Falcone. La testimonianza della feroce ingiustizia patita – ferma, ma al tempo stesso sempre serena – ha rappresentato per...


L’estate nera della Mobile

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Accadde tutto in nove giorni, tra luglio e agosto del 1985: tre poliziotti ammazzati dalla mafia, un presunto mafioso torturato e ucciso durante un interrogatorio di polizia, un’ondata di polemiche infuocate tra forze dell’ordine, istituzioni politiche, cittadini. Quella di venti anni fa fu un’estate drammatica e velenosa, tra le peggiori della storia recente di Palermo. Cosa Nostra aveva deciso di regolare i suoi conti con la squadra mobile, che negli ultimi anni aveva ottenuto successi importanti nel contrasto alle cosche. Grazie al coraggio e all’intelligenza dei suoi uomini, sostenuti dal pool di magistrati guidato da Rocco Chinnici prima e Antonino Caponnetto poi, la polizia del capoluogo siciliano aveva smantellato gran parte delle raffinerie di eroina presenti sull’isola e stava assicurando alla giustizia – attraverso un lavoro rischioso, paziente, meticoloso – molti di quei latitanti che avrebbero riempito le gabbie del maxiprocesso che Falcone e Borsellino stavano istruendo. Quell’estate le cosche decisero di dare un segnale forte allo Stato, eliminando due degli uomini più intraprendenti della polizia palermitana, Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Il “Serpico” di Sicilia. Pochi giorni prima di morire, Cassarà dichiarò in un’intervista che «prima o poi gli investigatori che fanno sul serio finiscono ammazzati». Beppe Montana, chiamato “Serpico” dai...