Articoli con tags ‘ Antonio Bardellino ’


La storia di quei bufalari diventati uomini d’onore

Nov 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Nelle campagne del casertano nasce e si consolida, fino a superare i confini nazionali ed europei, uno dei clan più pericolosi e sanguinari dell’Italia meridionale, quello dei Casalesi, che, come nel caso dei Corleonesi in Sicilia, prende il nome dal proprio paese d’origine, Casal Di Principe. Un fenomeno criminale delle campagne dell’agro aversano che si afferma grazie alla violenta sopraffazione perpetrata ai danni di proprietari terrieri e semplici contadini. Si tratta di bufalari che in fretta, però, diventano uomini d’onore e referenti dei mafiosi siciliani con un’alleanza organica alla cupola di Cosa nostra. Da quando in Italia è scoppiato quello che Tano Grasso chiama il fenomeno del “Gomorrismo”, l’analisi della mafia casertana diventa argomento quotidiano anche per i non addetti ai lavori. Sandokan, Cicciotto ‘e mezzanotte, Capatosta, ’O ninno non rappresentano più soprannomi di misconosciuti delinquenti di periferia, ma di figure di cui si discute e dibatte in ogni salotto e su tutte le pagine dei giornali. Le uniche fonti a cui ricorrere per conoscere la storia dei clan di queste zone, oltre a quelle processuali, recentemente raccolte nel libro Questa corte condanna, sono rappresentate da un romanzo di Nanni Balestrini, Sandokan, storia di camorra (testo di cui è...


La mafia fluida

Feb 28th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il suo intento era quello di incarnare la cultura mafiosa tradizionale, ma la Sacra corona unita non ha dimostrato uno spessore pari alle altre organizzazioni e dopo l’offensiva giudiziaria dei primi anni Novanta la sua portata si è progressivamente ridimensionata. La vocazione imprenditoriale che la sostiene le ha comunque consentito di trasformarsi in “mafia di servizio” per altri gruppi criminali Circa quindici anni fa, quando ho iniziato a studiare la Sacra corona unita (Scu), lo scenario che si presentava appariva alquanto caotico e incerto. Si trattava, infatti, di un sodalizio criminale pressoché sconosciuto non solo all’opinione pubblica e agli organi di informazione, ma anche ai ricercatori e agli inquirenti. Fatta eccezione per le redazioni locali dei quotidiani che seguivano con attenzione le cronache di violenza omicida che, nei primi anni Novanta, avevano iniziato a infrangere il mito di una terra felice (la Puglia) considerata immune da forme strutturate di delinquenza mafiosa, solo pochi magistrati e poliziotti, ignoti ai più, costituivano i principali interlocutori con cui cercare di avviare un primo, timido tentativo di analisi.  Ciò che emergeva dai frammenti che man mano si andavano componendo era l’immagine di un’organizzazione criminale piuttosto insolita e peculiare che, nonostante richiamasse alla memoria elementi di similitudine...