Articoli con tags ‘ Antonino Giuffrè ’


Cassazione, confermate condanne per Capaci e via d’Amelio

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Il 18 settembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Edoardo Fazioli ha confermato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catania, che nel 2006 aveva condannato i boss di Cosa nostra che, insieme a Totò Riina, avevano voluto e organizzato le stragi di Capaci e di via d’Amelio del 1992. Carcere a vita confermato (per i due attentati) ai boss Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi. Per la strage di Capaci ergastolo definitivo a Giuseppe Madonia e Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate, Benedetto Spera. Vent’anni di carcere per Antonino Giuffrè e ventisei anni per Stefano Ganci.


Come smontare le “teste di legno”

Nov 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Si chiama art. 12 quinquies L. 356/92 o, più prosaicamente, “trasferimento fraudolento di valori”. È lo strumento legislativo che permette di districare (e incriminare) l’intreccio di scatole cinesi, compravendite di facciata, amici e parenti prestanome dietro cui le organizzazioni mafiose nascondono e riciclano i proventi illeciti. Ecco alcuni casi esemplari sul suo utilizzo Il concetto di “impresa mafiosa” è stato preso in esame dalla risoluzione del Csm del 24.7.2002 dedicata a “criminalità organizzata ed economia illegale”, adottata a seguito di un vertice che ha visto la partecipazione dei procuratori delle Dda di tutta Italia, nonché dei giudici appartenenti alle apposite sezioni dei tribunali che si occupano di misure di prevenzione. Per quanto riguarda l’assetto giuridico di tale impresa è stato evidenziato come sia sempre più diffuso quello della s.r.l., che rende più difficile accertare il collegamento con l’organizzazione mafiosa, insieme a quello a carattere individuale: in questo caso, il titolare generalmente è un prestanome di fiducia oppure un imprenditore non inserito organicamente nell’organizzazione mafiosa. Il ruolo della “famiglia di sangue”. Soprattutto in Calabria, in Puglia e in alcune realtà territoriali della Campania i clan continuano a privilegiare quel rapporto fiduciario assoluto che possono garantire solo i componenti della “famiglia di sangue”. Tale...


Il volto vincente di Cosa Nostra

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Matteo Messina Denaro, “ministro degli Esteri” di Cosa Nostra, è latitante grazie alla cosiddetta zona grigia di cui la mafia si nutre. Molti dei favoreggiatori sono stati scoperti, ma puntualmente soppiantati, perché nel contesto culturale trapanese l’adoperarsi in favore di organizzazioni criminali viene avvertito come dovuto e pagante Arresti, scandali e condanne a Trapani non debbono far notizia, meglio che non siano conosciuti. Se proprio non li si può tacere, bisogna scriverli sui giornali in modo tale che si capisca poco. Ma di segnali ce ne sono tanti a Trapani. Fatti all’apparenza inspiegabili che, però, alla fine una ragione l’hanno sempre. “Beati i perseguitati…”. Segnali. Uno lo si colse il 25 febbraio del 1998, giorno dei funerali di Calogero Minore, il boss trapanese deceduto di morte naturale, fratello di Salvatore che ebbe sorte diversa e violenta, strangolato e sciolto nell’acido dai Corleonesi nel novembre del 1982. Calogero, invece, è morto nel suo letto e senza che i processi in corso nei suoi confronti fossero stati chiusi. È morto come un vero patriarca, senza carte macchiate, ma tutti sapevano chi era. Le esequie nella chiesa più importante della città, a pochi metri dalla sua casa, nella Basilica dell’Annunziata. Rione Borgo, regno dei Minore....


Carmela, madre coraggio

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Carmela Rosalia Iuculano, originaria di Cerda (Pa), è una giovane donna di 32 anni, sposata con Pino Rizzo, dal quale ha avuto tre figli, ora di 14, 11 e 2 anni. Ha frequentato la scuola superiore di Ragioneria fino al 1989, quando, all’età di 16 anni, aveva fatto la classica “fuitina” con Rizzo, allora ventunenne, con il quale si sarebbe sposata nel 1991. Mentre la donna non proviene da un contesto mafioso, tant’è che il padre aveva aspramente contrastato quell’unione, Rizzo ha alle spalle una famiglia mafiosa influente nel territorio di riferimento ed è stato considerato dagli inquirenti come colui che, prima del suo arresto, aveva partecipato alla direzione delle famiglie mafiose operanti nelle zone di Cerda, Sciara, Collesano e Campofelice di Roccella; il padre Giuseppe era uomo d’onore, così come lo zio Rosolino, “rappresentante” della zona di Sciara e Cerda e uomo fidato di Antonino Giuffrè. Quest’ultimo, poi tratto in arresto il 16 aprile 2002, dopo ben otto anni di latitanza e divenuto collaboratore di giustizia, era capomandamento di Caccamo ma, per volontà del Provenzano, aveva un incarico di supervisione sul mandamento di San Mauro Castelverde, comprendente i Comuni di Collesano, Sciara, Cerda, Lascari, Gratteri e Campofelice di Roccella, il...


Le relazioni pericolose

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
(sentenza d’appello, parte III – capitolo II – pp. 1093-1185) La Corte ritiene che la specifica indagine sulla condotta dell’imputato debba prendere le mosse da un episodio essenziale nello sviluppo storico della vicenda dei rapporti fra il predetto ed esponenti di Cosa Nostra: l’incontro con il boss Stefano Bontate ed altri mafiosi avvenuto in Palermo nella primavera del 1980, qualche mese dopo l’assassinio del Presidente della Regione Siciliana, on. Piersanti Mattarella (risalente al 6 gennaio 1980). […] In questa sede si deve, innanzitutto, chiarire se lo stesso episodio possa considerarsi provato alla stregua delle indicazioni fornite dalla sola, specifica fonte, costituita dalle dichiarazioni del collaboratore Francesco Marino Mannoia.  Un testimone molto attendibile La Corte ritiene che alle stesse dichiarazioni debba essere riconosciuta piena attendibilità. Come ci si è riproposti, non si farà riferimento alla, pur sperimentata, attendibilità personale del collaboratore ed al giudizio ampiamente positivo formulato sul tema dallo stesso Tribunale, che, tuttavia, non ha ritenuto di poterne trarre argomento per conferire valore probatorio alle specifiche dichiarazioni concernenti l’imputato. Accantonando per il momento alcune discordanze, estranee al particolare tema di prova, si deve, piuttosto, valutare la consistenza delle specifiche dichiarazioni che interessano, per verificare se, in linea con quanto evidenziato nelle premesse introduttive, le...