Articoli con tags ‘ antiracket ’


La mafia non andava nei negozi di Addiopizzo, “saremmo stati stupidi”

Nov 23rd, 2012 | Categoria: articoli
di Elisa Latella
“Pago chi non paga” è il motto con cui l’associazione Addiopizzo dal 2004 ha tentato di diffondere in Sicilia ed in Italia la cultura del consumo critico consapevole. Una scommessa non facile, quella di far capire ai cittadini che acquistare prodotti in esercizi che si piegano al racket vuol dire indirettamente finanziare la mafia e che spendere i propri soldi presso le attività di chi si è ribellato vuol dire invece iniziare a invertire la rotta. La mafia però ha capito che quella scommessa poteva essere pericolosa. “Nei negozi che esponevano il marchio di Addiopizzo non andavamo, saremmo stati degli stupidi”. Monica Vitale, collaboratrice di giustizia, con questa dichiarazione involontariamente ha realizzato uno spot antimafia, confermando che i commercianti e gli imprenditori che entrano a far parte del circuito di Addiopizzo vengono evitati dagli estorsori.  I cittadini hanno un potere notevole quando decidono dove fare la spesa. Spesso non lo sanno. Le parole di Monica Vitale rappresentano un’importante conferma dell’efficacia dell’attività svolta in questi anni dal movimento antiracket a Palermo. Il Comitato Addiopizzo e l’associazione antiracket Libero Futuro hanno colto l’occasione quindi, per rinnovare ai commercianti e agli imprenditori l’invito alla denuncia affermando che “Il fenomeno dell’estorsione può e dev’essere sconfitto, in...


I mafiosi temono chi non paga il pizzo. Parola di Pietro Grasso

Ago 30th, 2011 | Categoria: news
“Nelle intercettazioni spesso sentiamo i mafiosi che invitano altri mafiosi a non andare da questo o quell’imprenditore perché non pagano il pizzo e aderiscono alle associazioni antiracket”, parole di Pietro Grasso che, nel giorno del ventesimo anniversario dell’assassinio di Libero Grasso, l’imprenditore che si ribellò alla mafia denunciando pubblicamente i suoi estorsori, invita all’indagine preventiva per combattere il racket. Per la lotta al racket del pizzo “bisogna promuovere una sorta di protocollo investigativo preventivo, un’azione preventiva per spingere le vittime del pizzo a denunciare”. “In questo modo – ha spiegato Grasso – si puo’ indagare sul fenomeno senza aspettare la denuncia di un singolo commerciante o imprenditore vittima del pizzo. Bisogna rendere sempre meno conveniente la richiesta del pizzo e sempre più conveniente per i commercianti la denuncia”. Per il Procuratore nazionale antimafia bisogna quindi, “passare dall’emozione al progetto, a un progetto diffuso che coinvolga tutti le parti istituzionali, a cominciare da magistratura e forza di polizia, con una maggiore disponibilità ad affrontare le indagini anche nella fase preventiva, per cercare di rendere più agevole la denuncia e la conferma di una attività estortiva”. E sugli estorsori: “Devono capire che oggi l’estorsione non paga. Chi viene arrestato dopo avere raccolto un’estorsione di...


La mano della Stidda dietro i fuochi niscemesi?

Set 14th, 2010 | Categoria: articoli
di Giovanni Tizian
Tre atti incendiari in un mese hanno scosso Niscemi, un Comune sciolto per mafia per ben due volte, oggi amministrato da Giovanni Di Martino che ha tra le priorità la lotta alla mafia. Del contesto niscemese abbiamo parlato con Giovanni Giudice, dirigente della Squadra Mobile nissena. (altro…)


Gela, si fingeva vittima del racket: arrestato

Apr 10th, 2010 | Categoria: news
Un complicato impasto di verità e menzogna dietro la vicenda di Nicola (Niki) Interlici, imprenditore gelese, noto in città come proprietario dei  tre negozi di abbigliamento “Pelle d’oca” e gestore, assieme ad altri soci, della discoteca Paranà, arrestato lo scorso primo aprile con l’accusa di essere il mandante degli attentati incendiari che lo avevano colpito tra agosto 2009 e marzo 2010. Il tutto, secondo i magistrati, per ottenere i finanziamenti del fondo antiracket e i rimborsi dell’assicurazione. Interlici sarebbe dunque il mandante dell’attentato dello scorso  22 agosto in cui andò bruciato il magazzino, sito in un edificio in locazione, che custodiva la merce venduta nei suoi negozi e di quello che lo scorso  primo marzo mandò in fiamme la sua Smart. La condizione di vittima di Interlici però è risalente al luglio 2009 quando subì due veri atti intimidatori: l’incedio della Mini Cooper di sua proprietà e il danneggiamento delle vetrine di un negozio. Per quei fatti  aveva patteggiato la pena Calogero Greco, 20 anni, figlio di un affiliato a Cosa nostra: un diverbio avvenuto nella discoteca Paranà con Interlici, che si sarebbe rifiutato di «offrirgli» un drink, aveva determinato la ritorsione del rampollo. Secondo le risultanze dell’inchiesta «Fuego» condotta...


Il riscatto di Bovalino

Gen 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
Testo e foto di Francesca Chirico
Otto commercianti che decidono di dire basta e che, senza saperlo, si trovano contemporaneamente in commissariato per denunciare i propri estorsori. Succede a Bovalino, piccolo paese nella Locride. Un segnale di cambiamento per una popolazione stanca dello strapotere della ’ndrangheta (altro…)


L’evoluzione dei cravattari

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
L’usura è sempre di più un reato associativo. Ma mentre gli usurai mantengono un’importante presenza sul territorio e professionalizzano il loro mestiere, contrasto e prevenzione stentano a decollare. Riformare la Legge 108/96 è necessario, e le proposte non mancano (altro…)


Antiracket. Commissario Marino: “manca la svolta definitiva”

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
“La nascita di un’associazione antiracket a Palermo è un fatto positivo, ma non segna ancora una svolta definitiva”. Intervista al commissario straordinario del Governo Giosuè Marino (altro…)


La tassa della mafia

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Non è possibile parlare di mafia senza analizzarne l’attività principe: l’estorsione, reato che più di tutti conferisce “potere” e “prestigio” ai clan. Un fenomeno persistente, i cui orizzonti si sono ampliati. Dal canto suo l’antiracket ha segnato importanti traguardi ma è ben lontano dal raggiungimento dell’obiettivo (altro…)


Milano, sequestrato esponente antiracket

Mar 10th, 2009 | Categoria: news
Guido Gallo Stampino, 70 anni, vicepresidente dell’associazione antiracket e usura “Sos Italia libera” di Milano, ha subito un sequestro lampo nella serata di venerdì 27 febbraio. Titolare di un negozio di abbigliamento a Cerro Maggiore, Stampino stava tornando a casa quando una vettura munita di lampeggiante lo ha affiancato e costretto a fermare la sua auto. Un uomo con il volto coperto da un passamontagna lo ha minacciato con una pistola mentre un altro ha guidato la macchina fino all’imbocco di una stradina laterale sterrata, dove era nascosta una seconda vettura su cui è stato fatto salire il commerciante, imbavagliato e immobilizzato. Il sequestro è fallito perchè una gazzella dei carabinieri ha notato l’auto di Stampino ferma sul ciglio della strada e si è fermata per un controllo. Alla vista dei militari i sequestratori si sono dati alla fuga. Stampino, vittima di usura fin dagli anni 80, a fine anni 90 si ribellò denunciando gli aguzzini. Furono condannati quattro esponenti della cosca ’ndranghetista Sergi-Zavattieri. Stampino ha dichiarato: «Ho avuto paura di morire. Quella gente crede di avere un conto in sospeso con me. Sono stanco di fare questa vita, mi è già costata due infarti. Non sono un eroe, ma continuerò...


Indagato per riciclaggio imprenditore antiracket gelese

Dic 10th, 2008 | Categoria: news
Stefano Italiano, presidente della cooperativa Agroverde di Gela e membro di primo piano della locale associazione antiracket, è indagato per riciclaggio aggravato da parte della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta. La cooperativa Agroverde, la più importante realtà imprenditoriale nel settore agricolo del circondario gelese, con un fatturato di 20 milioni di euro all’anno, è stata posta sotto sequestro dal Gip di Caltanissetta su richiesta dei magistrati antimafia, guidati dal procuratore capo Sergio Lari. Il valore dei beni aziendali sequestrati ammonta a 32 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Stefano Italiano, che dal 2005 aveva iniziato a collaborare con la giustizia denunciando e facendo arrestare i propri estorsori, tra cui un cugino aderente alla Stidda, avrebbe fatto luce solo su alcuni aspetti del suo complesso rapporto con le cosche locali. I fatti contestati risalgono al periodo precedente all’ingresso nell’associazione antipizzo “Gaetano Giordano”. Il riciclaggio sarebbe stato realizzato attraverso aumenti di capitale finanziati con denaro proveniente dalle attività illecite di Stidda e Cosa nostra e fittiziamente attribuiti ai soci. Grazie a tali aumenti di capitale l’Agroverde avrebbe usufruito di contributi europei finalizzati all’ammodernamento degli impianti, lavori poi eseguiti da imprese attigue al clan Madonia. Oltre a Italiano l’inchiesta coinvolge altri 9 indagati, tra...