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La commissione parlamentare antimafia si occuperà del caso Palazzolo, fu il tesoriere di Cosa nostra

Dic 3rd, 2010 | Categoria: news
Il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, riapre l’affaire Palazzolo e chiede, dopo anni di stallo, che gli atti dell’inchiesta vengano acquisiti dalla commissione parlamentare antimafia: “Vito Roberto Palazzolo è il depositario di molti segreti di Cosa nostra, per questa ragione già il giudice Falcone chiedeva di arrestarlo: il governo italiano – dice Lumia – deve avviare un’azione politica seria per ottenere l’estradizione di questo finanziere di mafia. La questione non può essere affrontata in maniera esclusivamente burocratica”. Le indagini dei pm Gaetano Paci e Domenico Gozzo sono infatti ferme dal 2004 a causa del rifiuto, da parte del Sudafrica, di concedere l’estradizione di Palazzolo che proprio nello stato africano ha trovato rifugio godendo di importanti coperture politiche. Era infatti il 1986 quando Robert von Palace Kolbatschenko atterrò all’aereoporto di Johannesburg: con questo nome ,degno di una parodia di qualche film di spionaggio, il tesoriere di Cosa nostra -al secolo Vito Roberto Palazzolo- braccato dalla magistratura italiana,  ottenne dal governo di Johannesburg la cittadinanza. Da allora, nascosto nel suo rifugio dorato, svolge un’attività di mediazione tra mafia e politica. Condannato nel 2006 a nove anni di reclusione per associazione mafiosa, si è sempre dichiarato innocente: ha persino aperto un sito internet, “Presunto...


Quelli che il petrolio

Set 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Angola, Guinea Equatoriale, Mauritania, Sudan: il continente africano galleggia sull’oro nero, la sua febbre contagia sempre di più economie emergenti (come Cina e India) e vecchi protagonisti (Stati Uniti in testa). Ma, come al solito, la popolazione resta fuori dai grandi giochi 30, 30 mila, 300 mila… Una sequenza magica basata sul simbolico numero tre? Macché: è la crudele sintesi di una tragedia che ha nome Cabinda, minuscola regione dell’Africa centrale che appartiene all’Angola, da cui però è completamente separata da una striscia di territorio della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Trenta sono gli anni di quella che ormai è la più lunga guerra “dimenticata” tra le molte del Continente, combattuta dal Flec (Frente de Libertação do Enclave de Cabinda) contro il Governo di Luanda; trentamila gli uomini che compongono il corpo di spedizione angolano inviato a sedare le rivolte e i rifugiati cabindesi nel mondo; trecentomila gli abitanti dell’enclave. A questo punto un altro numero: 50, vale a dire la percentuale di risorse petrolifere fornita dalla Cabinda all’Angola, il secondo produttore subsahariano dopo la Nigeria. È questo gigantesco deposito di idrocarburi che è andato a presidiare il corpo di spedizione in cui operano i comandos caçadores, ai quali si...