Articoli con tags ‘ Amnesty International ’


Complici o misericordiosi?

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli, articoli
I gestori del Cpt di Agrigento non ci stanno ad essere considerati parte di un sistema repressivo. Difendono il loro operato e descrivono una realtà più complessa, ancora priva di soluzioni alternative Agrigento, contrada San Bene-detto. Sulla carta dovrebbe esserci un Cpt, ma ormai è solo un capannone abbandonato. Era in ristrutturazione quando gli osservatori del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, in visita in Italia alla fine del 2004, ne denunciarono le pessime condizioni, costringendo il Ministero dell’Interno a chiuderlo definitivamente. Dentro quel capannone, oggi deserto, sono passate migliaia di persone alla ricerca di un futuro in Europa. Ad occuparsi di loro ci sono stati, dal 2002 al 2004, i volontari delle confraternite agrigentine Misericordia di Realmonte e San Biagio Platani, oggi in attesa che venga costruito un altro centro: la convenzione firmata con il prefetto Nicola Simone è congelata e loro chiedono di tornare a lavorare, certi di aver gestito al meglio il Cpt e della necessità di queste strutture in assenza di soluzioni alternative.  Trenta euro per la vita. Francesco Labbruzzo, che da volontario coordinava il centro insieme al dott. Biagio Palumbo, ci mostra uno dei loro magazzini: i ripiani sono zeppi di indumenti e coperte,...


«Invivibili e inutili»

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
«Ogni anno migliaia di cittadini stranieri, a seguito di un effettivo o tentato ingresso illegale in Italia o in ragione del loro soggiorno irregolare, ricevono ordini di espulsione o di respingimento […]. In attesa di essere allontanate dal Paese, le persone raggiunte da un ordine di espulsione vengono trattenute nei Cpta, dai quali sono emerse numerose denunce di trattamenti e condizioni di detenzione non in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani e diritto dei rifugiati». È quanto sostiene, fra gli altri, Amnesty International nell’introduzione ad un rapporto (Italia. Presenza temporanea, diritti permanen-ti), reso pubblico il 20 giugno scorso, nel quale vengono denunciate «aggressioni fisiche da parte di agenti di pubblica sicurezza e del personale di sorveglianza; un eccessivo e umiliante uso di sedativi e tranquillanti; condizioni di vita non conformi alle regole dell’igiene; un’insufficiente assistenza sanitaria; mancanza di comunicazione con il mondo esterno; difficoltà di accesso alla consulenza legale necessaria a contestare la legalità della propria detenzione e del decreto di espulsione e, per coloro che intendono far domanda d’asilo, difficoltà ad aver accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato, con il susseguente rinvio di persone in paesi ove essi rischiano gravi violazioni...


Licenza di uccidere

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Da oltre 13 anni sono discriminati, arrestati e uccisi barbaramente in nome di una fantomatica integrazione (nazionalistica) alla Cina. E ora, nella perenne indifferenza della Comunità internazionale, i musulmani dello Xinjiang devono difendersi anche dall’accusa di appartenenza alla rete di bin Laden  «Mi chiamavo Kamile, ma i cinesi mi hanno cambiato nome e cognome. Per loro erano impronunciabili e così ora sono Kai-mi-lai. Questo è capitato a tutti noi uyguri nello Xinjiang. I cinesi dicono di averlo fatto per migliorare la nostra integrazione, per darci una mano a sentirci parte della Cina. Ma il risultato è l’opposto: ora non siamo più parte di niente. Nei nostri nomi c’era la storia delle nostre famiglie e del nostro popolo». Kamile sembra una bimba. Eppure, mentre aspetta che il pane sia cotto, seduta su un marciapiede della città antica a Kashgar, ha già in braccio sua figlia di un anno. «Tante violenze su noi uyguri si chiamano così: “integrazione”. Chi non si vuole “integrare” è un terrorista che la polizia cinese può arrestare, picchiare, uccidere. Ho perso così uno zio e un cugino ancora adolescente, massacrati durante una manifestazione pacifica. Quello stesso giorno, mio fratello maggiore è sparito. Mia madre lo aspetta ancora, ma io so...