Articoli con tags ‘ Alvaro Uribe ’


Colombia. Reportage dai luoghi di una guerra senza fine

Giu 12th, 2014 | Categoria: articoli
di Sara Manisera, redazione Stampoantimafioso
Dal processo di pace in corso all’Avana tra Farc e governo colombiano, all’imminente ballottaggio che deciderà l’avvenire del paese con il più alto numero di sfollati interni, attraversando le viscere più profonde di Bogotà dove nuove forme di resistenza trasformano i quartieri più poveri in spazi di condivisione e partecipazione alternativa. (altro…)


Tutto cambia perché nulla cambi

Giu 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Guido Piccoli
Nonostante i sondaggi lo avessero già eletto come nuovo presidente della Colombia, Mockus raccoglie solo il 27% dei consensi. Inizia dunque l’era di Santos, considerato l’alter ego del presidente uscente Alvaro Uribe (altro…)


La guerra preventiva applicata all’America Latina

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Álvaro Uribe con il raid ha applicato la dottrina militare made in Usa, il prodotto di studi e ricerche iniziati negli anni Novanta dall’ala dura del partito repubblicano, quella che ha assunto il potere con George Bush.  La Guerra fredda era terminata. L’Unione Sovietica non esisteva più e con lei spariva il tradizionale nemico. Il capitalismo era uscito vittorioso come gli Stati Uniti, che hanno assunto il ruolo di potenza chiamata a diffondere i suoi principi, considerandoli universali: la pace, denominata da loro stessi “pace americana”; la libertà, impensabile senza il libero commercio; e la democrazia, intesa come democrazia formale, basata sulla divisione dei poteri e sul sistema dei partiti. Grazie a questi principi, secondo gli Stati Uniti, il mondo globalizzato potrebbe godere di pace e benessere. Ciononostante esistono alcune minacce. La lista è estesa e in continua crescita: criminalità organizzata, narcotraffico, terrorismo. A questi si aggiungono gli “Stati canaglia” che rappresentano una minaccia per la propria popolazione o per le nazioni vicine, che non rispettano i diritti umani e possiedono armi di distruzione di massa, atomiche, chimiche o biologiche. Stati che nel linguaggio messianico di Bush costituiscono “l’asse del male”, come l’Iraq quando era governato da Saddam Hussein, l’Iran, la...


Bogotà spara, Quito risponde

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Raúl Reyes, vice capo delle Farc, è stato ucciso in territorio ecuadoriano dall’esercito colombiano. Legittima difesa in nome della guerra al terrorismo o violazione della sovranità territoriale? In un fuoco di accuse incrociate, l’America Latina si divide  Sabato 1º marzo 2008: in piena foresta amazzonica muore Luis Edgar Devia Silva, conosciuto internazionalmente come Raúl Reyes. Era il secondo comandante delle Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane, la guerriglia marxista formatasi negli anni Sessanta sulla base di gruppi irregolari, residui di una guerra civile durata dal 1948 al 1953 e che passò alla storia – grazie alle sue caratteristiche cruente – come “La Violenza”), personaggio di spicco, portavoce della segreteria del gruppo, addetto alle trattative per la liberazione degli ostaggi in mano guerrigliera tra i quali si annovera la cittadina franco-colombiana Ingrid Betancourt, ex candidata alla presidenza e rapita nel febbraio del 2002 durante la campagna elettorale che ha poi visto la vittoria di Álvaro Uribe Vélez.  Con Reyes muoiono altre 24 persone tra guerriglieri colombiani, un soldato della stessa nazionalità, studenti universitari messicani e un cittadino ecuadoriano – membro delle Farc, secondo la denuncia non provata di Bogotà –, mentre rimangono ferite tre giovani donne. L’episodio causa sconcerto ma, date le circostanze della...


Uribe e la foga bellicista

Mag 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Il presidente Alvaro Uribe aumenta le spese militari, inasprisce la guerra alle Farc e depura di ogni connotazione politica il conflitto con la guerriglia. E mentre il parlamento è attraversa-to dallo scandalo della para-politica, la rete di alleanze internazionali si fa sempre più fragile e ambigua Se il calvario di Ingrid Betancourt potrebbe finire ogni giorno in un modo o nell’altro (finalmente liberata oppure morta di consunzione, sotto le bombe o nel corso di una sparatoria oscura come quella che ammazzò undici deputati nel giugno scorso), quello della Colombia è destinato a durare a lungo. Ad un mondo affetto da etnocentrismo umanitario, e indotto a commuoversi soltanto per il dramma di Ingrid, va ricordato quello più generale di un Paese condannato alla guerra (con i suoi quattro milioni di sfollati interni, secondo il rapporto 2008 dell’Internal Displacement Monitoring Centre).  Unoligarchia a caccia di ribelli. E va denunciata l’inutilità della solita cura: a un Paese dominato dalla violenza, visibile nelle grandi città (dove abbondano soldati, poliziotti e guardiani armati sia nei quartieri ricchi sia nelle baraccopoli) e nelle campagne (dove vige la “ley de la selva”), si prescrive sempre e solo violenza. Abituata a vivere nell’opulenza più sfacciata, l’oligarchia colombiana evita di agire...


Veleni nell’aria

Dic 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A un anno dal suo secondo mandato, il presidente colombiano Alvaro Uribe deve affrontare la minaccia della maggioranza democratica al Congresso statunitense di ridurre il finanziamento al Plan Colombia. Nonostante gli ingenti contributi già stanziati e l’uso massiccio di pesticidi, infatti, produzione e traffico di cocaina sono in costante aumento. Ma il governo di Bogotà, pur di garantirsi la rassicurante pioggia di dollari, ha offerto il proprio territorio per la costruzione della più vasta base militare Usa in America Latina Ci sono verità che non hanno più bisogno di essere dimostrate. Una di queste è l’inutilità della cosiddetta “guerra alla droga” nei paesi produttori. O meglio, l’inutilità di tanti soldi spesi, di tanta propaganda fatta e di tanti morti provocati da quasi trent’anni a questa parte, allo scopo di diminuire la coltivazione e il commercio degli stupefacenti. Lo provano le nostre strade, dove le dosi sono vendute a prezzi da discount, ma anche, ad esempio, i due paesi simbolo delle droghe più usate al mondo, l’eroina e la cocaina. Nell’Afghanistan “liberato e democratico” la produzione d’oppio è aumentata nel 2006 del 49% rispetto all’anno precedente (passando da 4.100 a 6.100 tonnellate), secondo il rapporto 2007 sul narcotraffico nel mondo, pubblicato dall’Ufficio delle...


Il caos (ancora) al potere

Lug 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
L’uomo che incarna la collusione tra Stato e para-Stato sarà ancora Presidente. Nonostante sotto la sua presidenza si sia toccato il fondo: impunità per esercito, paramilitari e narcotrafficanti e insabbiamento delle innumerevoli stragi di civili, spesso fatti passare per guerriglieri. La Colombia è irredimibile? Ci sono storie esemplari che spiegano la realtà della Colombia più e meglio di molti saggi e analisi. Il “Paese dell’eccesso” ne fornisce ogni giorno tante, con i suoi record di sangue, i desaparecidos, i morti ammazzati in mezzo alla strada. Una barbarie che dà assuefazione, fatta anche di indifferenza, silenzio, paura. Per diventare pubbliche, qui, le tragedie devono essere più eccessive del normale. Per quantità dei morti: nella selva colombiana ne occorrono, ad esempio, almeno una decina per fare notizia, pochi meno negli inferni delle sterminate periferie urbane. E poi per qualità. Non una vittima qualunque. Non succede niente, ad esempio, se a cadere vittima di una pratica abbastanza abituale dell’esercito, quella di “confezionare il guerrigliero morto” – ammazzando chi capita dopo avergli fatto indossare una tuta mimetica per acquisire meriti e premi dai superiori in soldi e cibo, magari solo qualche pollo arrosto – sono dei poveri cristi, contadini che si sono trovati nel posto sbagliato...


Perseverare è diabolico

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
 I dati (persino governativi) parlano chiaro: la war on drugs è fallita su tutti i fronti, anzi, ha peggiorato la situazione che voleva sanare. Allora perché ostinarsi nel combatterla? Per i suoi reali, inconfessabili, obiettivi politici e geostrategici…  Sebbene la realtà lo stia dimostrando da anni, oggi il fiasco della guerra alla droga è più che mai evidente. Lo ha confermato nel novembre scorso la Ong statunitense Wola (Washington office on Latin America) presentando il rapporto Drugs and Democracy in Latin America: the impact of U.S. po-licy. Nelle sue 400 pagine (un riassunto si può leggere all’indirizzo ww-w.wola.org/publications/ddhr_exec_sum_brief.pdf) è descritta la fallimentare strategia statunitense, che privilegia l’intervento repressivo nei Paesi produttori al fine di ottenere il rincaro progressivo della droga e, conseguentemente, la diminuzione nel numero dei suoi acquirenti nei paesi consumatori.  Buco nell’acqua. Secondo Wola il risultato finora ottenuto è stato esattamente l’opposto. Dal 1981 al 2003, il prezzo al dettaglio della cocaina è diminuito di cinque volte, mentre dal 1995 quello dell’eroina si è più che dimezzato. Dati impietosi e poco discutibili, visto che sono estrapolati dal Rapporto 2003 del U.S. State department international narco-tics control strategy, l’organo che orienta la strategia antinarcotica della Casa Bianca. I nordamericani consumano quindi sempre...


La guerra nella guerra

Lug 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Carlos Castaño, il celebre capo delle Autodefensas unidas de Colombia, Auc – il famigerato cartello delle squadre paramilitari di destra ora alleate, ora no, con i governativi contro le Farc – è scomparso misteriosamente ai primi di aprile, dopo le notizie, le smentite e mille altre voci su  un attentato contro di lui. Di certo c’è che i paramilitari di destra sono impegnati da oltre un anno in una guerra intestina, che ha provocato la spaccatura delle Auc tra chi trattava un’amnistia con il governo dell’amico (in senso politico) Uribe e chi voleva continuare la vita di guerriglieri patrioti – per la Colombia, ma anche per il bottino – contro i comunisti delle Farc. Malgrado Carlos Castaño fosse ancora a capo dei “buoni” delle Auc, quelli che trattano col governo, era stato raggiunto da un mandato di cattura definitivo, con altrettanto definitiva richiesta di estradizione negli Stati Uniti per traffico di una ventina di tonnellate di cocaina traghettate in Florida e più di un ergastolo garantiti.  Scomparso Castaño, la voce della sua fazione è oggi quella del suo vecchio numero due, Salvatore Mancuso – italiano emigrato in Colombia a 19 anni negli anni 60 – tanto che si crede che la...


il narcotraffico presto attività di Stato?

Lug 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
In Colombia si sta consumando la legalizzazione e l’innalzamento alla dignità politica del più potente e articolato meccanismo di commistione tra paramilitarismo e narcotraffico del pianeta. Lo strumento di questo processo, che il governo dell’indipendente di destra Alvaro Uribe chiama “di pace”, è l’amnistia concessa dallo Stato a comandanti e semplici soldati delle milizie paramilitari raccolte sotto il cartello delle Auc, Autodefensa unidas de Colombia. Intorno alle Auc, gli ultimi mesi hanno visto il mistero della scomparsa – forse ucciso, forse no – del capo storico del cartello paramilitare, Carlos Castaño, che, nonostante fosse inseguito da un mandato d’arresto di un tribunale della Florida per traffico di cocaina, rappresentava il partito dei paramilitari intenzionati ad abbandonare il narcotraffico, pur di guadagnare una legittimazione politica e, forse, evitare l’estradizione negli Stati Uniti. Il partito dei paramilitari narcotrafficanti è ora rappresentato dall’ex numero due di Castaño, Salvatore Mancuso, ma soprattutto da don Diego Murillo Bejarano, detto Don Berna, praticamente a capo di un nuovo cartello della cocaina centrato sulla storica capitale del narcotraffico di Medellín, che ha assorbito e soppiantato il cartello del Norte del Valle, lacerato da una lunga guerra intestina e da delazioni che hanno portato all’arresto e all’estradizione in Nordamerica...