Articoli con tags ‘ Agostino Cordova ’


Strage di Capaci, i sopravvisuti

Mag 24th, 2015 | Categoria: prima pagina
Sicilia, 23 maggio ’92, mancano tre minuti alle 18. Il sismografo agrigentino di Monte Cammarata registra delle oscillazioni. L’epicentro viene individuato tra Isola delle Femmine e Capaci. Quel sabato di maggio una violenta esplosione squarcia, all’altezza dello svincolo per Capaci, l’autostrada che conduce dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Una nube nera fa emergere pian piano detriti, pezzi di motore, musi di macchine tranciati, parabrezza deformati, sagome di auto affondate nel terreno bruciato. Un istante prima che venisse attivato il detonatore, in quell’autostrada viaggiano su tre Fiat Croma Giovanni Falcone con sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini del Quarto Savona 15: la sua scorta. L’aprifila del corteo blindato è la Fiat con cui si spostano gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo mentre la Croma che chiude il corteo è quella in cui ci sono gli agenti Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello. In mezzo c’è l’auto guidata da Giovanni Falcone con a bordo la moglie, Francesca Morvillo e l’agente Giuseppe Costanza.   Quel sabato, gli uomini del Quarto Savona 15 sono andati all’aeroporto di Punta Raisi per recuperare il giudice Falcone di ritorno da Roma. Giuseppe Costanza, autista giudiziario scelto personalmente dal giudice, raggiunge fin sotto l’aereo il magistrato...


La P3 scoperta da Cordova

Ago 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Certe intuizioni falliscono perché arrivano troppo presto, quando nessuno è ancora disposto a sostenerle. Oppure quando non sono sufficientemente definite o hanno avversari troppo potenti. Quale che sia il caso, il silenzio è stato il destino dell’intuizione investigativa di Agostino Cordova, figura controversa e testarda, che da procuratore di Palmi firmò, nel 1992, la prima grande inchiesta italiana sulla massoneria deviata. Partendo dagli affari del clan Pesce, attraverso la scoperta di relazioni pericolose tra mafiosi, politici e imprenditori calabresi, Cordova finì nelle trame degli affari miliardari di Gelli e di una miriade di personaggi legati a logge massoniche coperte. Fu come aprire un vaso di Pandora, da cui continuavano a uscire nomi e connessioni. Il 27 maggio del 1993 Cordova inviò un rapporto al Csm sull’ingerenza dei massoni nel potere pubblico: consegnò i nomi di 40 giudici e due liste di parlamentari. Comunicò che almeno 40 degli inquisiti della tangentopoli milanese erano massoni, così come lo erano 11 dei parlamentari per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere. Alla conclusione delle indagini scrive: «La massoneria deviata è il tessuto connettivo della gestione del potere […]. È un partito trasversale, in cui si collocano personaggi appartenenti in varia misura a quasi tutti...