Articoli con tags ‘ Afghanistan ’


Veleni nell’aria

dic 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A un anno dal suo secondo mandato, il presidente colombiano Alvaro Uribe deve affrontare la minaccia della maggioranza democratica al Congresso statunitense di ridurre il finanziamento al Plan Colombia. Nonostante gli ingenti contributi già stanziati e l’uso massiccio di pesticidi, infatti, produzione e traffico di cocaina sono in costante aumento. Ma il governo di Bogotà, pur di garantirsi la rassicurante pioggia di dollari, ha offerto il proprio territorio per la costruzione della più vasta base militare Usa in America Latina Ci sono verità che non hanno più bisogno di essere dimostrate. Una di queste è l’inutilità della cosiddetta “guerra alla droga” nei paesi produttori. O meglio, l’inutilità di tanti soldi spesi, di tanta propaganda fatta e di tanti morti provocati da quasi trent’anni a questa parte, allo scopo di diminuire la coltivazione e il commercio degli stupefacenti. Lo provano le nostre strade, dove le dosi sono vendute a prezzi da discount, ma anche, ad esempio, i due paesi simbolo delle droghe più usate al mondo, l’eroina e la cocaina. Nell’Afghanistan “liberato e democratico” la produzione d’oppio è aumentata nel 2006 del 49% rispetto all’anno precedente (passando da 4.100 a 6.100 tonnellate), secondo il rapporto 2007 sul narcotraffico nel mondo, pubblicato dall’Ufficio delle...


Archeomafie: effetti collaterali in tempo di guerra

apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
L’estate scorsa, durante il conflitto armato in Libano, un giornalista italiano chiese a Fabio Maniscalco, docente di Tutela del patrimonio culturale a Napoli, tra i massimi esperti al mondo di protezione di beni culturali e ambientali in aree di crisi, che cosa sarebbe potuto accadere al patrimonio archeologico del Paese. Egli rispose: «Quello che accade nelle nazioni ricche di storia e tradizioni, colpite da crisi politico-economiche o da conflitti: si materializza il fenomeno delle archeomafie». Medio Oriente, ex Jugoslavia, Kosovo sono solo alcune delle aree del mondo di cui si è occupato Fabio Maniscalco: «In ogni tipo di guerra, colpire il patrimonio culturale diventa uno strumento per cancellare la storia e le radici del “nemico”». In Afghanistan si recò nel 2001, quando il regime dei Talebani ordinò la distruzione dei Buddha di Bamiyan. «Dieci giorni dopo la loro distruzione, si vendevano frammenti dei Buddha a Peshawar, in Pakistan. Lo segnalai all’Interpol. Chi ci guadagnò intanto? Il talebano, che magari sfamò la famiglia o il terrorismo? Non lo possiamo dire con certezza, ma possiamo pensarlo», conclude caustico il professore. Come qualsiasi altra attività criminale organizzata, anche il terrorismo sa sfruttare il patrimonio culturale mobile come strumento per guadagnare denaro da reinvestire...


L’oppio non conosce frontiera

mar 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Da sempre crocevia tra Oriente e Occidente, l’Iran è oggi costretto a confrontarsi con la tossicodipendenza di ampi strati di popolazione locale e immigrata dall’Afghanistan. Ma le logiche punitive e le sterili politiche attuate difficilmente risolveranno i danni “collaterali” di un business, quello degli stupefacenti, in costante ascesa Per arrivare a Bam, città del sud est dell’Iran completamente devastata dal terremoto del 2003 (cfr. «Narcomafie» 06/06), si è obbligati a superare una media di un posto di blocco ogni venti chilometri, che si intensifica se si decide di proseguire verso est o verso nord, direzioni che conducono verso l’Afghanistan. «L’autorità controlla che non si trasporti droga, siete pregati di voler consegnare i vostri documenti se richiesto», viene spiegato, ogni volta, ai passeggeri dei pullman che si imbattano nei check-point. Bam, tappa obbligata dei contrabbandieri. Bam, a più di tre anni dal sisma, sembra essere ancora un luogo “senza legge”. La città è tra i maggiori centri di smistamento dei traffici di droga e di minori che transitano in Iran. Le rotte di entrambi partono dall’Afghanistan, arrivano in Iran, dopo una deviazione attraverso il Pakistan, proseguono in Turchia per morire in Europa. Secondo il rapporto dell’Unodc (l’Agenzia delle Nazioni Unite contro droga e...


Afghanistan. Oppio di guerra, oppio di pace

set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli, articoli
Le contraddizioni della questione afghana sono l’anima dell’ultimo libro – “Afghanistan. Opium de guerre, opium de paix” – del fondatore del prestigioso Observatoire géopolitique des Drogues. Incontro con uno dei massimi esperti mondiali di geopolitica delle droghe, oggi impegnato a favore di ong che sostengono il popolo di Kabul Dottor Labrousse, qual è oggi la situazione in Afghanistan? Se gli sviluppi futuri restano imprevedibili, oggi molti elementi spingono gli afghani al pessimismo. Ciò non è dovuto soltanto alla ripresa delle attività di guerriglia degli islamisti, verso i quali consenso o semplice neutralità da parte della popolazione tendono ad aumentare. Dopo l’arrivo degli occidentali, la popolazione si aspettava un miglioramento delle proprie condizioni. La situazione invece è grave, specie nelle campagne. Errori costati la vita a civili e comportamenti inadatti mostrati il più delle volte dai militari americani e in misura minore dai loro alleati, impegnati a sradicare il terrorismo e le coltivazioni del papavero, aumentano ancor più le tensioni. In effetti, la lotta alle coltivazioni di droga si sta rivelando più lenta e problematica del previsto… La strategia nazionale del Governo afghano comporterebbe una riduzione del 70% delle colture da oppio entro il 2008 e la loro completa eliminazione nel 2013. Gli esperti prevedono...


I semi della discordia

ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
La distruzione dei campi di oppio in Afghanistan scatena “micro-guerre” civili perché le colture alternative non costituiscono una risorsa altrettanto proficua. Ma il governo Karzai ha scelto la sua linea e impone l’uso di semi di grano geneticamente modificati acquistati dalla multinazionale statunitense Monsanto Non appena si supera il confine con il Pakistan per dirigersi a Jalalabad, capitale della provincia di Nangarhar, si percorre una dritta strada asfaltata che corre lungo la valle di Laghman. In lontananza, verso est, si vedono le Spin Ghar, le montagne bianche, famose per i tunnel e le caverne di Tora Bora. È qui che, sul finire dell’estate, i nomadi kuchi allestiscono le tende ed organizzano i loro campi, mentre capre e dromedari pascolano sui pochi ciuffi d’erba rimasti. La terra sembra arida e brulla, avara e inospitale come quella dei deserti di queste parti. In realtà questa è una delle zone afghane il cui terreno è più generoso. La provincia di Nangarhar è quella con la più estesa produzione di oppio. Coltivazione a cui – più ostinatamente – la popolazione si aggrappa per vivere e alimentare i sogni di un futuro migliore. Abitudine dura a morire. L’oppio qui è tutto, e nessuno ancora è riuscito a...


L’arsenale del Terrore?

set 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Una sottile linea collega gli attentati di Londra alla regione balcanica. E mentre crimine e corruzione continuano a spadroneggiare in tutta l’ex Jugoslavia, la “moderna” Bosnia entra nella sfera d’interesse del terrorismo islamico fondamentalista  La notizia è stata ribattuta più volte dalle agenzie di stampa internazionali: l’esplosivo che ha martoriato Londra il 7 luglio scorso proveniva dai Balcani. Le autorità riferiscono di inneschi collegati a un timer – dispositivi rustici, ma assolutamente efficaci e facilmente occultabili nel bagagliaio di un’auto – e di plastico C4 o Tapt, materiale con ogni probabilità reperito in Afghanistan, o in Pakistan, e stoccato nei Balcani. Come spiegare il coinvolgimento sempre più profondo di questa regione, specialmente della Bosnia Herzegovina, nel traffico internazionale d’armi tale da trasformarla in una sorta di supermarket clandestino di arsenali di ogni tipo? Una florida malavita. Una delle spiegazioni va cercata nel contesto economico dell’area. La Bosnia, similmente ai Paesi vicini (Kossovo, Serbia, Albania), vive una situazione di estrema precarietà, trovandosi ogni anno a fare i conti con un ammanco di centinaia di milioni di dollari nel bilancio, causato dall’evasione fiscale delle industrie spesso infiltrate dalla criminalità organizzata e dalla corruzione dilagante. Se nel corso degli anni bui dell’assedio a Sarajevo e...


Storia di Rubina, adolescente afghana

lug 10th, 2005 | Categoria: recensioni
Questa volta Rubina, adolescente di origine afghana, è davvero arrabbiata. Non ha alcuna voglia di lasciare Katcha Gari – il campo profughi pakistano dove ha vissuto tutti i suoi sedici anni – per trasferirsi a Kabul. Tanto meno se a deciderlo è suo padre, consigliato dal suo viscido amico Bashir, che gli ha spifferato di averla vista con sua sorella Alia nel mercato di Peshawar, in compagnia di un ragazzo. Ma tutto è deciso ormai, e la famiglia Buz è già pronta per tornare nella capitale afghana. Bisogna partire per sottrarsi alla vergogna – perché le ragazze sono promesse spose a due coetanei di buona famiglia – e per proteggere Alia, che, dopo i rimproveri del padre, si è ammalata di un male misterioso. A Kabul Rubina vivrà la sua adolescenza inquieta, di ragazza non disposta a oscurarsi dietro un burqua, salvo poi usarlo per sgattaiolare nelle vie del centro di nascosto. Conoscerà Hala e Hana, sue coetanee vicine di casa, cui il regime talebano ha impedito di studiare, e con le quali stringerà un forte legame d’amicizia. Sarà per lei una grande occasione quella di frequentare l’Afghan women’s network, una cooperativa di donne afghane che organizza corsi di vario genere,...


Uno schianto, nessun rumore

giu 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Pochi sanno che lo scorso 3 febbraio un aereo è precipitato in Afghanistan. 104 le vittime, di cui 3 italiane. Era partito nonostante il cattivo tempo e senza un adeguato rifornimento di carburante. Perché? Come è possibile che nessuna delle due scatole nere contenga informazioni? La notizia passa quasi inosservata, sia sui giornali che alla televisione. Eppure è una di quelle su cui i giornalisti in altre occasioni si sono buttati come orsi sul miele: si tratta di molti morti, 104, tre dei quali italiani. Per di più viene da un Paese che quando si nomina fa drizzare le orecchie: l’Afghanistan. Ma quando il Boeing 737 della Kam Air cade a soli trenta chilometri da Kabul è il 3 febbraio, e il giorno successivo quotidiani e telegiornali sono egemonizzati da un’altra notizia: Giuliana Sgrena, giornalista del «Manifesto», è rapita a Baghdad. Forse per distrazione o forse per non rubare spazio e tempo al sequestro in Iraq, nessuno si ferma a raccontare la storia dell’aereo precipitato, una storia piena di interrogativi anche prima di quello schianto sul Monte Chaperi, poco più alto di tremila metri. L’errore in partenza. Quando il volo 904 della Kam Air parte da Herat, a meno di...


Se i Falchi si travestono da Colombe

dic 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La rielezione di George W. Bush determina una nuova condotta per l’establishment. Prevarrà il noto unilateralismo egemonico o una diplomatica ricostruzione dei legami transatlantici? Intanto Condoleezza Rice subentra a Colin Powell e Iran e Corea del Nord tornano all’ordine del giorno… A poco più di un mese dalla sua conferma alla Casa Bianca, il 2 novembre scorso, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha tracciato le linee guida verso cui orienterà la sua seconda amministrazione. L’ha fatto con le sue prime dichiarazioni e, in maniera ancor più eloquente, con i rimpasti interni al suo gabinetto. «Credo che il dovere solenne del presidente degli Stati Uniti – ha detto Bush nel suo discorso d’accettazione – sia quello di proteggere il popolo americano, anche qualora altri non siano d’accordo». Commentatori e analisti politici hanno riudito in queste parole l’adagio “o con noi o contro di noi” che il Presidente e la sua Amministrazione hanno ripetuto, sul fronte interno come su quello internazionale, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e le campagne in Afghanistan e Iraq.  Il bravo soldato e il burattinaio Negli editoriali della stampa americana rimbalza l’opinione secondo cui, alla luce del capitale accumulato nelle ultime elezioni (in cui 4 milioni di voti di vantaggio sullo sfidante democratico John...


Droga, le nuove rotte

set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La produzione di oppio in Afghanistan è cresciuta del 6 per cento rispetto allo scorso anno e le terre coltivate a papavero sono aumentate dell’8 per cento. 28 delle 32 province afghane ne sono interessate in modo massiccio e, secondo stime dell’Undcp, almeno un decimo della popolazione (circa 6 milioni di persone) è occupato in modo esclusivo nella produzione. In aumento anche il numero di laboratori per la trasformazione di oppio in eroina tanto che nei paesi limitrofi la droga arriva già trattata e pronta per l’uso anche da parte della popolazione locale.  «Non c’è assolutamente nessun controllo sui laboratori di trasformazione in Afghanistan» dice Avaz Yuldashov dell’Agenzia per il controllo della droga del Tajikistan. «I nostri servizi segreti hanno contato 400 laboratori per la trasformazione di oppio in eroina nell’Afghanistan del nord, 80 dei quali appena poco oltre i nostri confini. Ma a livello internazionale ancora nessuno pare interessarsi al fenomeno e ammettere che la droga è la principale fonte di sostegno del terrorismo». Gli americani non condividono questa interpretazione. «Le connessioni tra trafficanti e terroristi sono solo potenziali» dice Karen Tandy a capo della Drug Enforcement Administration (Dea). Fin dai primi giorni della presa di Kabul, gli americani hanno...