Articoli con tags ‘ Adolfo Crea ’


Alla bisca o in tribunale la paura fa 90

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Difficile imbattersi in Piemonte in un processo che annovera tra i capi di imputazione il reato associativo di stampo mafioso. Ma quando in aula si tratta il tema mafia, come sta accadendo in questi mesi tra le mura del tribunale torinese, il quadro normativo del 416 bis, da impalpabile articolo del codice penale, assume contorni chiari e ben definiti. L’intimidazione, la soggezione e l’omertà sono riscontrabili sui volti, nelle parole dei testimoni, nella ritrattazione costante e puntuale dei teste. Nel palazzo di Giustizia intitolato a Bruno Caccia, procuratore vittima di mafia, a seguito di un’indagine del 2007 denominata Gioco duro, c’è attualmente a giudizio un’associazione criminale composta da presunti esponenti della ’ndrangheta: dai longevi e attempati Belfiore agli intraprendenti e giovani Crea. È colpa dell’alcol. Giuseppe Belfiore, Aldo Cosimo Crea, Adolfo Crea, Natale Genovese e Antonio Samà sono sotto processo per aver messo in piedi un’organizzazione dedita alla gestione di bische clandestine, portata avanti con mezzi intimidatori per ottenere l’esclusivo esercizio del gioco d’azzardo. Due circoli gestiti in modo diretto, mentre gli altri venivano aperti solo su approvazione dei vertici dell’organizzazione. L’accusa dell’intimidazione sul territorio, avanzata dal pm Dodero, ha trovato riscontro in fase dibattimentale. È stata sufficiente la presenza in...


La carica dei colonnelli

Mag 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
A Torino, un processo di mafia sta rivelando dettagli inediti sulla mappa del potere “calabrese” in città. Giovani generazioni stanno declassando vecchi boss, imponendosi anche a costo di rompere la pace tra famiglie. Le inchieste aprono uno spiraglio su un mondo – e un giro d’affari – ancora poco conosciuto «No, signor giudice, io non conosco nessuno, sono smemorato, non so neanche il nome dei miei figli. Chiamandomi a testimoniare mi avete fatto fare il sangue marcio». L’aula è quasi deserta e gli imputati sono seduti dietro i vetri blindati, impassibili. Dai banchi un gruppuscolo di donne li mangia con gli occhi. Le mogli creano una comitiva variegata, per foggia e gestualità, in cui la discrezione si mescola all’orgoglio, la ritrosia va a braccetto con la fierezza. I minuti scorrono, nel Palazzo di Giustizia Bruno Caccia di Torino, ma il testimone non cede: «Perché dovrei dire queste cose? Per collaborare con la legge? Non ho bisogno della legge che mi aiuti… io voglio stare tranquillo a casa mia». Nonostante i richiami della corte lui nega, nega tutto. Incalzato, preferisce stare dalla parte degli imputati: «Io le bische le adoro, vorrei ne facessero altre 200». Il suo non è solo l’afflato amoroso...