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Libera: “C’è urgenza di alzare allarme sull’insediamento e radicamento delle mafie nel tessuto economico del Nord”

Feb 23rd, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina, Uncategorized
Lo raccontano le inchieste giudiziarie, lo confermano  le denunce forti provenienti dalle varie Procure all’apertura  dell’anno giudiziario, che parlano di vera e propria occupazione da parte dei clan,  lo dicono le nostre antenne di cittadini ed associazioni presenti sul territorio: c’è urgenza di alzare allarme sull’insediamento e radicamento delle mafie nel tessuto economico del nord. Non possiamo – esprime Libera in una nota – permetterci di chiudere gli occhi rispetto ai segnali e alle storie che arrivano da chi opera e lavora con professionalità sul campo. E per questo attendiamo con fiducia e auspichiamo che venga rigettata la richiesta di annullamento con rinvio del Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione riguardo  le condanne pronunciate in appello (dopo quello del primo grado di giudizio)  del processo  Minotauro che si è celebrato a Torino con rito abbreviato, la cui sentenza è prevista per lunedi’ 23 febbraio. “C’è nel nostro paese – ribadisce Libera – la difficoltà a riconoscere le modalità operative  del sodalizio criminale e l’esistenza stessa della mafia nel nord Italia. Perché sussista il metodo mafioso non devono esserci per forza il sangue e le pistole. Nella realtà esistono altre modalità di controllo del territorio basate su paure, omertà, intimidazioni, per il fatto...


Aziende confiscate in vendita: uno “spreco di legalità”

Ago 26th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Davide Pati
La recente decisione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di mettere in vendita l’azienda Agricola Suvignano (nella foto), in provincia di Siena, ha riproposto all’attenzione pubblica il tema della gestione delle aziende e delle attività d’impresa sottratte alle mafie. Secondo gli ultimi dati disponibili e aggiornati al 31 dicembre 2012, dall’entrata in vigore della legge Rognoni La Torre del 1982, sono state confiscate in via definitiva 1708 aziende. 623 in Sicilia, 347 in Campania, 223 in Lombardia, 161 in Calabria, 140 nel Lazio e 131 in Puglia, a conferma del fatto che le organizzazioni mafiose investono sempre più i propri capitali di illecita provenienza nel centro e nord d’Italia. In queste sei regioni si concentrano il 95% del totale delle aziende confiscate. Solo 12 in Toscana e tra queste l’azienda Agricola Suvignano, la più grande azienda agricola confiscata nel nostro paese, con un’estensione superiore ai settecento ettari di terreni. È una delle 92 aziende confiscate che operano nel settore dell’agricoltura. (altro…)


Mafia e ‘ndrangheta spiegate ai giovani. Da Ilda Boccassini

Mag 5th, 2011 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
«L’Italia ha la migliore normativa antimafia invidiata da molti altri Paesi, specie dagli Stati Uniti». Così Ilda Boccassini, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Milano, ha esordito davanti alle 500 persone presenti ieri, mercoledì 4, nell’aula della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo. Centinaia di persone che hanno accolto il pm con un lungo e accorato applauso; moltissimi i giovani presenti, affascinati dal magistrato carismatico che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata il fulcro della propria carriera. Una professione «che ho scelto ma che, credetemi, comporta tanti, tanti sacrifici. Io ho sempre cercato di svolgerla al meglio, con professionalità e rigore, senza farmi condizionare dal senso comune della collettività, com’è giusto che accada in magistratura. Perché altrimenti si assisterebbe alla mancanza della democrazia». (altro…)


Confiscate due aziende nel reggino

Dic 30th, 2010 | Categoria: news
“Seriamente indiziato di appartenenza ad un’organizzazione criminale di tipo mafioso”. Recita così un estratto del provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria a carico di Vincenzo Giacobbe, 42 anni. La Direzione Investigativa Antimafia reggina ha disposto la confisca di 2 aziende, una villetta a due piani, diverse automobili, fabbricati aziendali, terreni e liquidità in denaro tutti riconducibili all’imprenditore di Gioia Tauro operante nel settore della produzione di calcestruzzi: il valore della confisca effettuata oggi è di 4 milioni e mezzo di euro. Vincenzo Giacobbe si trova attualmente in carcere: nel 2002 fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare, insieme ad altre 39 persone, nell’ambito dell’operazione “Tamburo” relativa alle infiltrazioni mafiose registrate nell’aggiudicazione degli appalti per i lavori dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Operazione del 2002 che cinque anni dopo sfociò nella sua omologa, denominata “Arca” e che condusse all’arresto di quindici esponenti di cosche mafiose del territorio. Fu in quell’occasione che Vincenzo Giacobbe fu arrestato e condannato, con una sentenza emessa l’8 luglio 2009, a sei anni di reclusione per il reato di cui all’articolo 416 bis del codice penale: associazione mafiosa. (Ma.De.)


Colpita la mafia cinese in Italia

Giu 28th, 2010 | Categoria: news
Oltre mille finanzieri per “la più vasta e importante attività di Polizia economico Finanziaria” nei confronti di organizzazioni criminali cinesi. La Finanza e il Comando Regionale della Toscana stanno eseguendo arresti e sequestri su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo in particolare le regioni Toscana, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. L’indagine è partita da Firenze e Prato dove un centinaio di aziende, tutte cinesi, trasferivano milioni di euro provenienti dai traffici illeciti verso il paese d’origine. Ventiquattro gli arrestati, mentre i beni sequestrati annoverano 73 aziende attive prevalentemente nel settore tessile e pellettiero, 181 immobili, 166 auto di lusso e centinaia di conti correnti. I reati contestati sono il riciclaggio di miliardi di euro proveniente dalla contraffazione, dall’evasione fiscale, dal contrabbando e dall’uso di manodopera clandestina. Contestato anche il vincolo associativo di stampo mafioso.


A Torino, 400 anni di detenzione per il clan dei nigeriani

Giu 9th, 2010 | Categoria: articoli
di Davide Pecorelli
Setta, clan o ‘ndrina. Italiani o nigeriani. A Torino non c’è differenza, quando si tratta di mafia. E da anni la criminalità nigeriana ha trovato nel capoluogo piemontese una base operativa, riuscendo a radicarsi nella comunità africana e gestire all’interno di essa svariate attività illecite. L’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale nigeriana, di stampo mafioso, ha trovato conferma giudiziaria poche settimane fa. A emettere la condanna nei confronti di 36 imputati, appartenenti ai clan dei Black Axe e degli Eiye, il tribunale torinese. Con pene che vanno da un minimo di 4 anni ad un massimo di 14, per un totale di 400 anni di detenzione. La guerra tra clan Gli Eiye e i Black Axe cercano di spartirsi gli affari della comunità nigeriana a Torino, ma vanno in rotta di collisione. Ne nasce una vera e propria guerra tra le sette che, sin dal 2003, si affrontano per le strade della città con coltelli, colli di bottiglia ma anche maceti e asce. La posta in ballo è allettante e remunerativa: controllare la comunità nigeriana all’ombra della Mole. Il predominio viene ottenuto – come si legge nell’ordinanza emessa dal Tribunale Torinese, che imputa al sodalizio criminale l’aggravante dell’associazione...


La ’ndrangheta diventa mafia per legge

Apr 27th, 2010 | Categoria: news
La legge 50/2010 che istituisce l’Agenzia per la gestione dei beni confiscati modifica il testo dell’articolo 416 bis del codice penale, che istituisce il reato di associazione di stampo mafioso, e l’art.1 della legge 31 maggio 1965 n. 575, che regolamenta il sequestro e la confisca dei beni. La novità è formale ma significativa perché il legislatore riconosce per la prima volta, esplicitamente,  nel testo delle norme cardine dell’antimafia, l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso che si chiama ‘ndrangheta, con caratteristiche proprie e  rilievo pari alla camorra e alla mafia siciliana. Questa modifica consente, per la prima volta, di trattare la ‘ndrangheta come fenomeno criminale unitario, mentre fino ad oggi la giurisprudenza ha riconosciuto l’associazione mafiosa esclusivamente alle singole cosche calabresi.


Mafie ad alta velocità

Mar 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_3_2010 A Milano e in Lombardia la mafia esiste e non si limita a riciclare denaro. Minaccia, uccide e intimidisce fin dentro le aule del Tribunale. Trentuno gli iscritti al registro degli indagati per associazione mafiosa nell’ultimo anno e almeno cinque gli omicidi. Clan emergenti, nuove alleanze tra Cosa nostra e ‘ndrangheta, speculazioni in Borsa, amministrazioni infiltrate e politici minacciati. Uno scenario che preoccupa gli inquirenti e che riserva sorprese, soprattutto in vista del prossimo Expo 2015. Questo e altro ancora, sull’ultimo numero di Narcomafie (altro…)


IL processo Dell’Utri e le polemiche pretestuose

Dic 15th, 2009 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Raffaele Cantone
Il processo in corso dinanzi la Corte di Appello di Palermo contro il senatore Dell’Utri, nell’ambito del quale sono stati sentiti il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e i fratelli Graviano, ha acceso il dibattito nel mondo politico e sulla stampa sui collaboratori di giustizia e sul concorso cosiddetto «esterno nell’associazione mafiosa», imputazione quest’ultima di cui risponde il senatore. Così come avviene quasi sempre quando si affrontano temi così delicati, si sentono affermazioni non molto precise che da un lato rischiano di ingenerare confusione nell’opinione pubblica e dall’altro di diventare l’occasione di interventi legislativi modificativi, quantomeno poco meditati. Quanto ai collaboratori di giustizia, partendo dall’esame di Spatuzza si è affermato che i pm che stanno gestendo la sua collaborazione hanno agito poco correttamente perché le dichiarazioni dell’ex boss sarebbero state assunte tardivamente e comunque quanto da lui detto sarebbe assolutamente falso perché non riscontrato dalle dichiarazioni dei fratelli Graviano. Entrambe le affermazioni, pur sostenute autorevolmente, non rispondono, però, del tutto alla realtà. In primo luogo è certamente vero che l’attuale normativa sui collaboratori, di cui tanto si parla, approvata nel febbraio 2001, poco prima che terminasse la legislatura con voto bipartisan, ha introdotto il cd «divieto delle dichiarazioni a rate», e cioè l’obbligo...


Maria Ausilia Piroddi, il capomafia che non ti aspetti

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
La prima condanna per 416 bis a carico di criminali sardi è stata pronunciata il 6 giugno dalla Corte di appello di Cagliari. Ritratto di un presunto boss molto lontano dagli stereotipi a cui siamo abituati dalle cronache di mafia La mafia sarda dunque esiste. O almeno qualcosa che le assomiglia parecchio. La notizia è dello scorso 6 giugno, quando la corte di Appello di Cagliari ha dichiarato colpevoli, nell’ambito del cosiddetto “processo Tuono”, nove persone imputate per 416 bis. Tra queste la mente dell’organizzazione, la signora Maria Ausilia Piroddi, 50 anni, condannata a 17 anni e tre mesi di reclusione (oggi agli arresti domiciliari poiché gravemente malata), e il suo sodale Adriano Pischedda, 44 anni, condannato a 20 anni di carcere. Sia chiaro, questa è una storia di mafia che ha ben poco in comune con quelle che siamo abituati a raccontare sullo sfondo delle regioni a tradizionale insediamento mafioso. E, a scanso di equivoci, diciamo subito che non c’entrano nulla i famigerati pastori, figli dell’arcaico codice barbaricino, quelli delle faide infinite e dei sequestri di persona. C’entrano invece la politica, gli affari e un’ambizione sfrenata che sfocia nel crimine e nella violenza. I due principali imputati sono accusati infatti...