Articoli con tags ‘ 41 bis ’


Calabria, operazione della Dda di Reggio Calabria e delle Fiamme Gialle di Roma: 18 arresti

Mag 26th, 2015 | Categoria: articoli
di redazione
Un’operazione degli uomini del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma ha portato a disarticolare un gruppo criminale dedito all’usura e all’esercizio abusivo del credito, gravitante nell’orbita della cosca “Commisso”, famiglia di ‘ndrangheta operante nella Locride. Sono in corso di esecuzione 18 ordinanze di custodia cautelare, nonché il sequestro di varie società, terreni, appartamenti ed autovetture. Le indagini, coordinate dalla locale Direzione distrettuale antimafia, hanno portato a rilevare l’esistenza di un cartello criminale di tipo mafioso, presente ed operante nella Provincia di Reggio Calabria – area jonica di Siderno – finalizzato alla commissione di reati di usura, estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria. L’operazione riguarda – con la sola esclusione degli indagati di favoreggiamento personale aggravato – persone riconducibili alla ‘ndrina “Rumbo-Galea-Figliomeni” della cosca “Commisso”, operante nella Locride e a Toronto, dedita a molteplici reati quali l’usura, l’estorsione e l’abusiva attività finanziaria. Dalle prime luci dell’alba, nei Comuni di Siderno, Bianco, Mammola e Grotteria, oltre un centinaio di finanzieri hanno eseguito, oltre ai provvedimenti di cattura, numerose perquisizioni locali e sequestri di beni immobili e mobili per un valore superiore ai 3 milioni di euro. L’operazione “Bacinella 2”, che segue l’operazione “Bacinella” dell’agosto scorso, (così denominata per...


Boss dei Casalesi aggiravano il 41 bis. Arrestati due vigili urbani

Nov 23rd, 2010 | Categoria: news
Operazione Briseide, questo il nome che gli investigatori hanno dato all’indagine che ha visto al centro i pubblici ufficiali del Comune di Casal di Principe in concorso con i parenti del boss detenuto Francesco Bidognetti, del clan dei Casalesi. E nome più appropriato non poteva trovarsi per una simile operazione: i boss di camorra, coadiuvati da due agenti di polizia municipale, aggiravano il 41 bis (noto come “carcere duro”) per vedere le fidanzate. L’operazione, messa a segno dalla Dia di Napoli e dal Nic (il reparto investigativo della Polizia Penitenziaria) ha portato all’arresto di due vigili urbani di Casal di Principe: a finire in manette sono Mario De Falco, di 51 anni, fratello del defunto boss Vincenzo, ucciso durante una guerra di camorra nel 1991,  e Stanislao Iaiunese, di 58 anni. Altre due ordinanze di custodia cautelare sono state invece emesse per i boss che dell’aiuto di Iaunese e De Falco si avvalevano. Si tratta di Michele e Gianluca Bidognetti, rispettivamente zio e nipote, esponenti dell’omonimo clan. Gianluca Bidognetti, di recente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, tentato omicidio ed estorsione aggravata, è figlio di Anna Carrino, pentita del clan dei Casalesi. ...


Il 41 bis funziona, anche se non è del tutto impermeabile

Mag 25th, 2010 | Categoria: news
In Italia sono attualmente 669 i detenuti sottoposti al regime carcerario del 41 bis, mentre altri 8 mila sono sottoposti a regime di alta sicurezza. Il totale della popolazione carceraria ammonta invece a 67.542 detenuti. Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha presentato oggi in Commissione antimafia il quadro della situazione nelle carceri italiane, facendo particolare riferimento alla situazione dei mafiosi. Il regime del 41 bis è risultato “nel suo complesso molto ben organizzato” pur esistendo elementi di permeabilità legati essenzialmente alla figura degli avvocati, spesso condivisi da diversi boss: “Il legale può essere veicolo, anche inconsapevole, di informazioni – ha spiegato Ionta –. Sta poi emergendo un altro fenomeno e cioè la nomina di difensori parenti dei detenuti. Esistono le possibilità di far uscire informazioni fuori dal carcere o di farle entrare ma sono sostanzialmente ineliminabili”. Il capo del Dap ha poi fatto cenno alle possibili faglie del sistema: “la possibilità di comunicazioni in codice, magari affidate agli sms che appaiono in sovraimpressione sullo schermo di certe trasmissioni televisive; ai casi di agenti penitenziari infedeli, o magari minacciati e ricattati; a parte di quel 30% di detenuti stranieri che, senza retroterra criminale di protezione, possono essere sfruttati magari...


Il carcere: numeri, date e prospettive

Mag 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Francesco Cascini
Quando si parla di carcere è sempre molto forte la tentazione di sviluppare ragionamenti ispirati a singoli eventi (talvolta certamente gravi e meritevoli della massima attenzione) o a specifiche questioni che occasionalmente fanno diventare interessante il dibattito sul mondo penitenziario. Di recente la vicenda Cucchi, il suicidio della Blefari, il 41-bis, l’aumento dei suicidi, la dichiarazione dello stato di emergenza e il rilancio del piano carceri, hanno risvegliato discussioni anche più generali soprattutto incentrate sul sovraffollamento e sulla violenza. Non vi è dubbio che sia utile parlare di ciò che accade ed è auspicabile che sulla violazione dei diritti umani si faccia rapidamente chiarezza. Non bisogna, però, correre il rischio di discutere di questi temi sull’onda dell’emozione e senza tener conto della complessità del carcere e della necessaria organicità e sistematicità che dovrebbe caratterizzare eventuali interventi. E dunque, a costo di sembrare freddi, è necessario partire da alcuni dati. Prima dell’indulto i detenuti presenti in carcere erano 61.400, numero ritenuto assolutamente incompatibile con i criteri minimi di umanità della pena e rispetto della dignità della persona. Con il provvedimento di clemenza, a partire dal luglio 2006, sono usciti dal carcere 26.000 detenuti definitivi con una pena residua di tre anni. Da...


Perché il carcere duro è irrinunciabile

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
In prigione la vita del mafioso è ben diversa da quella del detenuto comune. Per questo senza il 41-bis la carcerazione perde ogni potenzialità afflittiva, dissuasiva e anche rieducativa. Per evitare che i boss da dietro le sbarre continuino a spadroneggiare e a perpetuare il loro potere l’istituto non deve essere svuotato da prassi applicative che tradiscono lo spirito della legge (altro…)


Senato, stretta sul carcere duro

Feb 10th, 2009 | Categoria: news
Il 4 febbraio il Senato ha approvato a larga maggioranza l’art. 34 del disegno di legge sul “pacchetto sicurezza” che inasprisce il regime del carcere duro previsto dall’art. 41 bis. La nuova disciplina prolunga la durata ordinaria di carcere duro a 4 anni, prorogabili di due anni in due anni fino a che non risulti, da concreti elementi, che il detenuto abbia interrotto i rapporti con l’organizzazione. Il decorso del tempo non può considerarsi elemento da cui desumere l’interruzione o la cessazione. I colloqui con i famigliari dovranno essere registrati e quelli con i difensori non potranno essere più di tre alla settimana. Al massimo i detenuti potranno godere di due ore d’aria al giorno, in gruppi di 4 persone al massimo. Restrizioni anche per quanto riguarda la possibilità di cuocersi cibi e di comunicare con gli altri detenuti. Verranno puniti con la reclusione da 1 a 4 anni coloro che aiutino un detenuto a comunicare con l’esterno. La pena è aumentata se il fatto è commesso da un avvocato o da un pubblico ufficiale. La nuova normativa prevede che i detenuti debbano essere ospitati in istituti a essi dedicati, preferibilmente sulle isole. Per garantire uniformità di applicazione, competente...


Dopo i ritardi, la Commissione

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
A sette mesi dall’inizio della nuova legislatura, finalmente è stata istituita la nuova Commissione antimafia. Ecco l’iter seguito Roma, 5 novembre. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini comunica i nomi dei 50 tra deputati e senatori che comporranno la nuova Commissione Antimafia. Tra i designati figurano parlamentari che ne hanno fatto parte negli anni passati, insieme a qualche matricola. La commissione, che ad oggi rappresenta la più costante esperienza istituzionale di studio e di analisi sulle mafie, è stata convocata per la settimana seguente con il compito di eleggere il proprio presidente. È un segnale importante e molto atteso: il ritardo nella nomina dei nuovi membri, nonostante lo scarso interesse dei media, cominciava a preoccupare osservatori e addetti ai lavori. Tre elementi chiariscono i termini della questione. Primo: la Commissione antimafia è una commissione parlamentare di inchiesta che viene istituita, da più di quarant’anni, con un’apposita legge all’inizio di ogni legislatura. Secondo: per la legislatura in corso, cominciata in aprile, la legge (n. 132, del 4 agosto 2008) è già in vigore da qualche mese. È stata approvata, senza troppe tensioni, prima della pausa estiva ed è destinata a disciplinare ed orientare il lavoro dello “storico” comitato per i prossimi anni. Terzo:...


Provenzano, inasprito il carcere duro

Feb 10th, 2008 | Categoria: news
Il boss Bernardo Provenzano, in carcere dall’ 11 aprile 2006, ha provato a cominicare con l’esterno nonostante sia rinchiuso nel carcere di Novara e sottoposto al regime previsto dalla 41 bis dell’ordinamento penitenziario, il cosiddetto carcere duro. L’11 gennaio scorso il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) ha stabilito di applicargli anche l’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, che dispone la cosiddetta “sorveglianza particolare” e limita ulteriormente le possibilità di comunicazione con il mondo esterno per l’ultimo boss di Corleone. Il nuovo regime si applicherà per sei mesi. I contatti del boss con l’esterno sarebbero avvenuti attraverso un uomo di origine calabrese, tale Bonavota, che avrebbe in più occasioni tentato di inviare messaggi al boss, tentativi falliti grazie a filtro della censura interna. Il Bonavota avrebbe inviato anche un pacco di abbigliamento, con all’interno una lettera contenente insistenti riferimenti agli abiti e alle taglie degli stessi, che potrebbero rappresentare un messaggio in codice. Ci sarebbe inoltre un altro personaggio che avrebbe tentato di comunicare con il boss, di cui non è stato reso noto il nome. Sospetti anche sui testi religiosi letti e sottolineati dal boss e su alcuni appunti volanti ad esso relativi. Secondo il Dap le condotte tenute dal boss...


Strasburgo, sentenza su 41 bis

Gen 10th, 2008 | Categoria: news
Il 27 novembre la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia per alcuni aspetti relativi all’applicazione del 41 bis dell’ordinamento penitenziario, che prevede il cosiddetto “carcere duro” per gli autori di reati di mafia e di terrorismo che in regime di detenzione ordinario siano in grado di mantenere collegamenti con le rispettive organizzazioni criminali. L’Unione delle Camere Penali Italiane lo ha reso noto l’8 gennaio. La condanna, secondo i penalisti, fa riferimento al mancato rispetto del termine di 10 giorni, previsto per legge, per l’esame da parte del Tribunale di sorveglianza sul ricorso del detenuto contro il provvedimento applicativo del regime di carcere duro. «La censura di Strasburgo, inoltre – afferma l’Ucpi – si rivolge nei confronti dei decreti ministeriali “fotocopia” che uguali per tutti applicano le restrizioni previste dal 41 bis». I penalisti hanno colto l’occasione per ribadire alle forze politiche l’invito a «battersi per la tutela dei diritti dei detenuti e per il superamento di un istituto lesivo delle più elementari regole dello stato di diritto». Contrario a una revisione della norma che ne indebolisca l’efficacia si è sempre dichiarato, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.


Cosa nostra, la pace è finita?

Set 10th, 2007 | Categoria: news
Due cartoline sono state recapitate, lo scorso luglio, al carcere di Opera di Milano, dove è recluso, sottoposto al regime del carcere duro, il boss dei corleonesi Salvatore Riina. Le cartoline, raffiguranti lo Stadio di San Siro, indirizzate allo stesso Riina e a Bernardo Provenzano (detenuto nel carcere di Novara), portano sul retro la scritta “La pace è finita”. Alcuni particolari destano preoccupazione: l’immagine di San Siro rievoca la mancata strage allo Stadio Olimpico di Roma dell’autunno 1993, quando secondo il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, Leoluca Bagarella aveva organizzato un attentato con un’autobomba, fallito o revocato all’ultimo momento, contro le forze di polizia addette al servizio d’ordine. Altri dettagli...