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GUIDA |
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4.1.2001 Diritti umani Donne nel profondo Iran Cristina Carpinelli |
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Le avevamo conosciute in "Il cerchio", il film di Jafar Panahi. Donne iraniane, quasi sempre sole, assolutamente senza diritti. Già dalla nascita colpite dalla sfortuna dessere nate donne. Ma il film è solo un veicolo per avvicinarci a una realtà estranea. La realtà suona ancora più atroce: i diritti violati diventano violenza e le aggressioni riportano allordine sociale. Lunica cosa che si smarrisce è il sorriso di una ragazza che non tornerà mai più. Lultima vittima è una giovane di Kermanchah, una regione occidentale del Paese, uccisa dal fratello e dal padre perché accusata di essere una "donna corrotta e di facili costumi". Il padre e il fratello lhanno aggredita, picchiandola sino alla fine e poi dandole fuoco, come si fa con le cose di cui ci si vuole sbarazzare. In Iran le donne non possono esprimersi, fumare in pubblico o viaggiare non accompagnate da un uomo. Chissà quale di queste cose aveva fatto quella giovane. Le autorità politiche iraniane non fanno nulla per fermare questa strage, al contrario appoggiano le lapidazioni pubbliche; lONU ha condannato per ben 43 volte il regime iraniano per le violazioni dei diritti umani. I diritti negati Dovunque vadano le donne iraniane devono dare il proprio nome e mostrare un documento. Non possono salire su unautomobile guidata da un uomo che non sia un parente; se restano incinte senza essere sposate vengono cacciate dalla famiglia e non possono ricorrere allaborto legale senza il consenso del marito o del padre. Devono accettare le nuove mogli senza fiatare, spesso i capelli devono essere nascosti da un fazzoletto e per lingresso in alcuni luoghi il foulard non basta più. Per entrare in luoghi pubblici, come gli ospedali, devono aver sempre con sé un chador, per cancellarsi del tutto. La nascita di una femmina viene accolta dalla famiglia della madre come una delle massime disgrazie, e un marito può ripudiare la moglie per riparare il "disonore". Le numerose vicende di cronaca come quella appena raccontata restano spesso resta mute, senza alcuna visibilità. Censura e minacce La pesante pressione governativa colpisce, attraverso la censura, anche la stampa. Il 24 luglio scorso, in una lettera diretta al ministro dellinterno Lari, Reporters sans frontières ha denunciato pubblicamente la vergogna per le minacce giunte allagenzia di stampa ufficiale IRNA e al quotidiano governativo Iran. Si trattava di telefonate anonime contenenti minacce di morte, provenienti, secondo le due testate, dai "circoli di fondamentalisti islamici" e riconducibili alla polemica che contrappone i mezzi di informazione statali al quotidiano conservatore "Kayhan". Reporters sans frontières ha chiesto al ministro di adoperarsi perché venga garantita la sicurezza, senza dimenticare i dieci giornalisti detenuti nelle carceri iraniane e le diciannove testate chiuse dal primo gennaio del 2000. Da unaltra notizia di cronaca battuta dalle agenzie, apprendiamo che Ezzatollah Sahabi, figura storica dellopposizione progressista iraniana, è finito in carcere per la seconda volta in pochi mesi, nonostante i suoi 75 anni. Le manette per Sahabi sono scattate lo scorso 18 dicembre su mandato della magistratura. Laccusa è quella di avere "insultato" la guida della repubblica islamica, layatollah Ali Khomeini. LUniversità maledetta Questo è quanto trapela dalle parole di Mehdi Bazargan, ex primo ministro del governo provvisorio eletto in seguito alla rivoluzione del 1979. Sahabi è da mesi nellocchio della magistratura del suo Paese per "propaganda contro il regime" a causa di un discorso tenuto alluniversità Amir-Kabir di Teheran, il 26 novembre del 1999. In quelloccasione, e successivamente in altre circostanze, Sahabi ha denunciato la politica di repressione dei conservatori. Quando nel 1979 Sahabi fece parte del primo governo postrivoluzionario della repubblica iraniana, il programma ruotava intorno a due grandi principi: la fine del monopolio politico dei religiosi e lapertura di un dialogo su un piano paritario con gli Stati Uniti. Nello stesso giorno in cui Sahabi veniva arrestato, le forze dellordine portavano in carcere anche un giovane leader degli studenti riformatori iraniani, Ali Afsheri, 30 anni, colpevole tra le altre cose di aver partecipato a una manifestazione politica nelluniversità di Teheran, la stessa nella quale aveva parlato Sahabi. Tutto questo è accaduto il 18 dicembre 2000, un lunedì come tanti nel resto del mondo. |