Luglio/Agosto
2007
EDITORIALE
di
Livio Pepino
Se
si controllano le idee la democrazia è dimezzata
Dopo la principale società telefonica, ora i Servizi segreti.
Il Grande fratello sembra avere lavorato instancabilmente negli ultimi
mesi nel nostro paese. Lultimo capitolo (noto) è quello
relativo al Sismi, emerso dalla perquisizione, nel luglio del 2006,
della sede romana di via Nazionale in uso a Pio Pompa. Dellarchivio
che è stato in tale occasione rinvenuto è ora conosciuta
la parte riguardante lattività spionistica nei confronti
di un congruo numero di magistrati. Si tratta va detto subito
e con chiarezza di un fatto di estrema gravità, anche
se ciò non sembra ai più: a buona parte della politica
e della informazione e alla stessa magistratura inquirente (almeno a
giudicare dalla sua prolungata inerzia, pur a fronte di notizie di possibili
reati emerse ormai da un anno). Occorre ricostruire i fatti, emersi,
infine, da una provvida risoluzione del Consiglio superiore della magistratura
(che, non a caso, molti si sono affrettati a definire impropria e, addirittura,
eccedente le competenze di tale organo).
Dai documenti si evince che, a partire dallestate del 2001 e fino
al maggio 2006 (non sfugge a nessuno la peculiarità del periodo
e le anomalie che lo hanno caratterizzato), il Sismi ha svolto, tra
laltro, una capillare attività di intelligence (controllo
di movimenti e incontri anche in uffici giudiziari, pedinamenti, acquisizione
di documenti, accessi a corrispondenza riservata spedita attraverso
mailing list etc.) affiancata da campagne di stampa, intimidazioni e
interventi similari nei confronti di magistrati della Repubblica (in
particolare, ma non solo, aderenti a Magistratura democratica) ed europei
(in particolare, ma non solo, aderenti a Magistrats européens
pour la démocratie et les libertés).
Non è noto, ad oggi, se tali attività abbiano coinvolto
il Governo dellepoca oppure siano avvenute a sua insaputa. Comunque
sia la gravità del fatto non cambia. E il fatto è che
in quegli anni cè stata una azione di torsione del nostro
sistema verso una forma di democrazia dimezzata e sotto tutela (con
connesso indebolimento e controllo della giurisdizione). Chi lo contesta
non nega, almeno in prevalenza, i fatti (i pedinamenti, le intrusioni,
le attività di delegittimazione), ma tende a riportarli a deviazioni
individuali di qualche investigatore da operetta, patetico più
che pericoloso.
Non è così. Bastano, al riguardo, pochi flash.
Primo. Pio Pompa non ha agito da solo, giocando in proprio. Lo rivendica
lui stesso in una memoria depositata alla Procura di Milano e, soprattutto,
la circostanza è confermata dai numerosi appunti sulle attività
svolte e sulle loro finalità e dalle ripetute trasmissioni di
atti, con apposita nota di accompagnamento, al «direttore del
servizio». Dunque, è agli atti che a programmare e a svolgere
le attività spionistiche non è stato un funzionario infedele,
ma il Sismi in quanto tale (mentre a nulla rileva, per quanto riguarda
le valutazioni di competenza del Consiglio, individuare chi vi abbia
in concreto partecipato come ideatore e come esecutore).
Secondo. Il presupposto della «attività di osservazione»
e degli «interventi di contrasto e/o dissuasione» posti
in essere dal Sismi non era, nemmeno in via di ipotesi, lesistenza
di fatti specifici ritenuti eversivi, ma di magistrati «portatori
di pensieri e strategie destabilizzanti», individuati in ragione
dellattività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte
nel dibattito politico-culturale. Di più, la finalità
del lavoro di intelligence e degli interventi di disarticolazione non
era la difesa dello Stato da attacchi interni o esterni, ma la tutela
del Governo contingente dalle critiche di (reali o presunti) oppositori
e da iniziative giudiziarie sgradite. Esattamente il contrario di quanto
previsto dalla legge n. 801/1977 che attribuisce al Sismi «tutti
i compiti informativi di sicurezza per la difesa sul piano militare
della indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo,
minaccia o aggressione».
Terzo. Il Sismi dispone (o, comunque, dichiara di disporre) allinterno
delle istituzioni, ivi compresa quella giudiziaria, di uomini «di
buona volontà» su cui si può contare. Il carattere
eversivo di una situazione siffatta, ove reale, non richiede commenti.
Le conclusioni sono obbligate. Un sistema in cui i cittadini e i loro
giudici (decine e decine) sono sottoposti a un controllo penetrante
e continuativo in ragione delle loro idee (reali o supposte) è
un sistema malato. Inutile minimizzare: così le democrazie muoiono