Dichiarazioni di Luigi Ciotti su Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria
Cosa nostra, nuova strategia stragista?
Antonio Ingroia e Gaetano Paci, della procura di Palermo. Il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e il sostituto Domenico Gozzo. E poi il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il deputato europeo Rosario Crocetta, il gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona e l’inviato de «l’Espresso» Lirio Abbate. Sono gli obiettivi che i clan delle province di Palermo, Trapani e Caltanissetta intenderebbero colpire per rispondere all’ondata di arresti che ne ha offuscato il potere negli ultimi anni. È quanto emerge da almeno quattro lettere anonime, tre delle quali provenienti dal quartiere palermitano di Brancaccio e recapitate alla Dia e ai carabinieri di Caltanissetta tra marzo e giugno 2009 e una (quella relativa a Grasso e Abbate) alla procura di Palermo. Ne ha dato notizia «il Fatto quotidiano» nel mese di gennaio.
Il pericolo più imminente riguardava l’on. Crocetta e il Gip Tona: il 19 gennaio è scattata infatti l’operazione “Extrema ratio”, che ha sventato il progetto di vendetta maturato in carcere da esponenti del clan gelese degli Emmanuello che si sarebbe dovuto realizzare a partire dal 20 gennaio. L’inchiesta è scaturita dalla lettera di un detenuto e dalla collaborazione del pentito Crocefisso Smorta.
Ciancimino, ridotta condanna in appello
lMassimo Ciancimino, figlio minore dell’ex sindaco di Palermo Vito (condannato per mafia e deceduto nel 2002), sotto processo per l’attività di riciclaggio del tesoro del padre, era stato condannato nel marzo 2007 con il rito abbreviato dal gup di Palermo a 5 e 8 mesi di reclusione per tentata estorsione e riciclaggio. Con lui erano stati condannati il tributarista Gianni Lapis, professore alla facolta di economia di Palermo (intestazione fittizia e tentata estorsione) e l’avvocato romano Giorgio Ghiron (ricilaggio), entrambi a 5 e 4 mesi. Condannata a un anno e 4 mesi anche la vedova di don Vito, Silvia Epifania Scardino, per fittizia intestazione di beni. Lo scorso 30 dicembre la Corte di appello di Palermo ha concesso a Ciancimino la riduzione di pena a 3 anni e 4 mesi e ha derubricato l’accusa a riciclaggio e intestazione fittizia di beni, lasciando cadere quella per tentata estorsione. Sconti di pena meno consistenti per gli altri imputati: 5 anni a Lapis (per intestazione fittizia aggravata: anche per lui è caduta l’accusa di tentata estorsione), un anno alla Scardino (intestazione fittizia) e pena confermata per Ghiron.
I giudici hanno chiesto alla procura di approfondire un filone di indagine relativo alla reale consistenza della quota di Ciancimino della società Gas Gasdotti Sicilia, la cui vendita alla società spagnola Gas Natural fruttò nel 2004 126 milioni di euro. La Corte d’appello ha concesso a Ciancimino le attenuanti generiche e ha revocato la condanna al pagamento di una provvisionale alle parti civili.
Ciancimino da diversi mesi riempie corposi verbali di interrogatori presso la Dda di Palermo raccontando quanto a sua conoscenza circa le trattative tra stato e mafia nei primi anni 90 e sugli interlocutori politico istituzionali del padre. Tecnicamente nella veste di imputato di reato connesso e non di collaboratore di giustizia.
Cuffaro, aggrava condanna in appello
Salvatore Cuffaro, ex governatore della regione Sicilia e attuale senatore Udc, il 23 gennaio è stato condannato dalla corte di Appello di Palermo a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato la mafia e per rivelazione di segreto istruttorio. Confermata la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Si appesantisce dunque la posizione dell’imputato, che in primo grado era stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice e rivelazione di segreto istruttorio. Aggravate le pene anche per i coimputati Aiello e Riolo.
Reggio Calabria, bomba alla procura generale
Domenica 3 gennaio una bomba è esplosa contro il portone della procura generale di Reggio Calabria. L’ordigno, assemblato con una bombola a gas collegata a materiale esplosivo, è stata collocata intorno alle 4,50 del mattino da due persone, forse un uomo e una donna, giunte a bordo di uno scooter filmato dalle telecamere a circuito chiuso. Gli inquirenti non nutrono dubbi sulla matrice ’ndranghetista del gesto criminale, che, come dichiarato a «La Repubblica» dal procuratore generale Salvatore Di Landro, è verosimile che sia stato deciso di comune accordo dalle cosche Reggine, per alzare il livello dello scontro nei confronti della procura generale, che si occupa dei processi di appello contro i boss e delle confische dei beni delle ’ndrine. «I criminali qui sono portati a pensare che nel processo d’appello le cose si sistemano, glielo ripetono da anni anche i loro avvocati, quando questo non avviene, quando anche qui si rendono conto che prendono bastonate, qualcuno può avere la tentazione di reagire». Il ministro dell’Interno Maroni e della giustizia Alfano hanno promesso l’invio di 121 agenti (tra Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza) e di nuovi magistrati per coprire, almeno in parte, i vuoti di organico che ostacolano il lavoro di pm e giudici.
Casalesi, definitive le condanne del processo Spartacus
I giudici della prima sezione penale della corte di Cassazione, venerdì 15 gennaio, hanno reso definitive le 24 condanne contro i boss del clan dei Casalesi emesse dalla corte di appello di Napoli il 19 giugno 2008 nell’ambito del maxi processo Spartacus. Confermati dunque i 16 ergastoli, tra cui spiccano quelli di Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ’e mezzanotte”, e dei latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. “Fine pena mai” anche per Mario Caterino, Raffaele Diana, detto “Raffilotto”, e Giuseppe Caterino, detto “Peppinotto tre bastoni” – questi ultimi fautori, tra l’altro, della penetrazione camorristica in provincia di Modena –, Cipriano D’Alessandro, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Diana, Francesco Schiavone, detto “Cicciariello”, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Otto imputati sono stati condannati a pene comprese tra i due e i 30 anni.
Il procedimento giudiziario era iniziato nel 1993 grazie alle rivelazioni del collaboratore Carmine Schiavone, cugino di Sandokan. Complessivamente gli indagati sono stati circa 1.300, i testimoni di giustizia intervenuti 25, 508 i testimoni
Mannino, Cassazione conferma l'assoluzione
L’on. Calogero Mannino (Udc) è stato definitivamente assolto dalla Corte di Cassazione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa lo scorso 14 gennaio. Si è chiusa così una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni. In politica dagli anni 60, nominato più volte ministro della Repubblica negli anni 80, Mannino venne raggiunto da un avviso di garanzia nel 1994, e nel febbraio 1995 fu arrestato e sottoposto a custodia cautelare per 22 mesi, di cui 9 di carcere e 13 di arresti domiciliari. Secondo la procura di Palermo, Mannino aveva stretto un patto politico elettorale con Cosa nostra. Il processo di primo grado terminò 6 anni dopo, nel 2001, con una assoluzione «perché il fatto non sussiste». Tre anni dopo, nel 2004, la sentenza è stata ribaltata in appello, dove Mannino ha subito una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione, sentenza cassata un anno dopo dalla Suprema corte con rinvio degli atti alla Corte di appello di Palermo. La quale nel 2008 ha assolto ancora Mannino perché il fatto non sussiste, sentenza passata in giudicato il 14 gennaio 2010.
L’accusa, sia in primo grado che nei due gradi di appello, è stata sostenuta dal sostituto pg Vittorio Teresi, lo stesso che l’11 gennaio ha ottenuto la condanna dell’ex senatore democristiano Vincenzo Inzerillo per concorso in associazione mafiosa.
All’indomani dell’assoluzione, intervistato da Maria Latella su Sky tg 24, ha dichiarato che nel 1991 Giovanni Falcone gli avrebbe confidato in due diverse occasioni (una volta privatamente, un’altra alla presenza di Peppino Gargani) la sua preoccupazione per la possibile convergenza di interessi tra mafia e servizi segreti stranieri, che avrebbe potuto provocare «una scossa, un terremoto nel Paese». Mannino ha dichiarato di aver parlato di quelle confidenze con Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e con l’allora capo della polizia Vincenzo Parisi: «Fui ascoltato, ma nessuno era in grado di valutare quell’intuizione di Falcone».
Brindisi, intimidazione al pm antimafia
Il pm Milto De Nozza della procura di Brindisi è il destinatario di una busta contenente tre proiettili intercettata presso l’ufficio smistamento delle poste di Bari lo scorso 6 gennaio. De Nozza, impegnato da anni in indagini sulla Sacra corona unita, già nel 2006 era stato oggetto di analoga intimidazione e da allora vive sotto scorta. A luglio aveva ottenuto quasi duecento anni di carcere ai danni di appartenenti al clan Bruno. Nel 2004 era stato minacciato il fratello magistrato Giuseppe, impegnato in inchieste sulla corruzione brindisina.
Condannato per mafia l'ex senatore Vincenzo Inzerillo
Vincenzo Inzerillo, ex senatore democristiano, è stato condannato lo scorso 11 gennaio a 5 anni e 4 mesi di reclusione per concorso in associazione mafiosa dalla Corte di appello di Palermo.
Accusato di essere stabilmente inserito nella cosca palermitana di Brancaccio guidata dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, nel 1995 venne arrestato e sottoposto a custodia cautelare. Nel 2000 fu condannato a otto anni per associazione mafiosa, sentenza ribaltata in appello nel 2004, dove fu assolto. La Cassazione nel 2006 annullò con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Palermo, che ha emesso l’ultima condanna riducendo la pena e mutando l’imputazione in concorso in associazione mafiosa.
Tra i numerosi collaboratori di giustizia che accusano Inzerillo, nel secondo grado di appello è comparso anche Gaspare Spatuzza, killer di fiducia dei fratelli Graviano, alla ribalta negli utlimi mesi per le rivelazioni sulla presunta trattativa tra politici e mafiosi durante la stagione delle stragi del 1992-1993.
Il sostituto procuratore generale Vittorio Teresi aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado.
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