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Cronologia

Novembre 2004

a cura del Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato"

2 Novembre 2004
Rinviato a giudizio il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, accusato di favoreggiamento di Cosa nostra, per aver fornito notizie a mafiosi per «aiutarli ad eludere le investigazioni a loro carico». Con Cuffaro sono state rinviate a giudizio altre 12 persone nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette “talpe” alla Procura di Palermo. Alla richiesta di dimissioni presentata dall’opposizione, Cuffaro replica: «Mai fatto favori alla mafia, parlano i miei atti. Questa vicenda ha suscitato in me amarezza, sofferenza e dolore, ma non ha scalfito la mia dignità, che conservo integra per continuare a lavorare per la mia terra».

Rigettata, per la terza volta, dal gip di Palermo, Vincenzina Massa, la richiesta dei pm di archiviare l’inchiesta sulla ritardata perquisizione della casa di Totò Riina, dopo il suo arresto. Secondo il gip, il generale dei carabinieri Mario Mori, attuale direttore del Sisde, e il “capitano Ultimo”, oggi tenente colonnello, avrebbero trattato con Cosa nostra la consegna di Riina, garantendo ai mafiosi che avevano “tradito” il capomafia la possibilità di fare sparire dalla casa carte e documenti. Nell’ordinanza di imputazione si parla di «fumose e non verosimili giustificazioni fornite da Ultimo e da Mori», i quali, secondo il gip non potevano non sapere che quel covo poteva contenere materiale di estremo interesse investigativo, essendo entrambi di provata capacità ed esperienza.

Uccisi a Bruzzano Zeffirio, nella Locride, l’agricoltore Pasquale Rodà, con piccoli precedenti penali, e il figlio Paolo, di 13 anni, che era con lui. I killer non si sono fermati pur vedendo che assieme a Rodà c’erano i due figli, uccidendone uno e ferendo il più grande, che è riuscito a scappare.

Feriti a Napoli, lungo la strada che collega il paese di Arzano (Na) e il quartiere Secondigliano, tre marescialli dei carabinieri che stavano tornando a casa in borghese . L’auto (privata), su cui si trovavano i militari assieme ad un quarto collega rimasto illeso, è stata affiancata da un motorino su cui si trovavano due persone, col volto coperto, che hanno sparato con una mitraglietta. Si pensa che i militari siano stati scambiati per uomini di un clan rivale dei Di Lauro, in guerra con i Ricciardi. Nel Napoletano in venti giorni ci sono stati 9 omicidi e 4 persone scomparse.

4 Novembre 2004
Emessi 7 ordini di custodia, su richiesta della Dda di Palermo, in seguito all’inchiesta nata dal contenuto dei biglietti di Bernardo Provenzano, fatti trovare dal collaboratore di giustizia Nino Giuffrè e riguardanti estorsioni a imprenditori e agricoltori. I provvedimenti riguardano lo stesso Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, latitanti; Benedetto Spera e Domenico Virga, detenuti; Giovanni Spera, Michele Vitale e Salvatore Stanfa, che sono stati arrestati.
Arrestate, su richiesta della Dda di Roma, 18 persone accusate di traffico di droga, controllo dei videopoker e usura. Gli arrestati farebbero parte di un’organizzazione di appartenenti ad alcuni clan camorristici e alla cosca mafiosa dei Triassi-Cuntrera, operante nel territorio di Ostia.

Arrestata a Napoli, con l’accusa di concorso in omicidio volontario, la quindicenne che secondo il magistrato avrebbe istigato il padre a uccidere, il 15 ottobre scorso, il giovane Salvatore Albino che le aveva rubato il motorino. Il padre della ragazza, scomparso dopo l’omicidio, verrà arrestato dopo alcuni giorni.

5 Novembre 2004
Il presidente della Commissione antimafia, Roberto Centaro, durante un convegno presenta il nuovo disegno di legge di riforma per la gestione dei beni confiscati, da poco depositato alla Camera. La legge prevede l’abbattimento dei beni immobili confiscati, nel caso che nessuno voglia prenderli in gestione «restando come monumenti alla potenza dei mafiosi».

6 Novembre 2004
Ucciso a Napoli, nel quartiere Scampia, il giovane incensurato Antonio Lauderi e feriti altri 5 giovani, anch’essi incensurati, che erano con lui. Si pensa che il bersaglio dell’agguato fosse un altro giovane che è riuscito a scappare. Gli investigatori sospettano che sia in atto uno scontro scaturito dalla decisione di un gruppo di ex affiliati del clan Di Lauro di non sottostare al figlio del boss latitante Paolo e di mettersi in proprio nello spaccio di droga.

7 Novembre 2004
Trovato a Licata (Ag) un cadavere carbonizzato. Secondo i carabinieri potrebbe trattarsi del giovane Angelo Ajola scomparso dal 16 agosto.
Ucciso a Giffone (RC), con numerosi colpi di fucile, l’autotrasportatore e commerciante di legname Salvatore Cirillo.

8 Novembre 2004
Emessi 24 ordini di custodia per persone ritenute appartenenti alla cosca mafiosa dei Vitale di Partinico e accusate di estorsione. Tra loro Maria Gallina e Antonina Vitale, rispettivamente moglie e sorella del capomafia Leonardo, detenuto in regime di 41 bis. Dalle intercettazioni ambientali gli inquirenti hanno scoperto che le due donne facevano da tramite tra Vitale e gli altri componenti la cosca. La Gallina, che sembra essere stata in posizione paritaria con il marito e a casa della quale sono stati trovati 55.000 euro in contanti, diceva di se stessa: «Sono donna di mafia e di onore». Tra gli arrestati anche il figlio del capomafia Vito Vitale, Giovanni, già condannato per associazione mafiosa. L’inchiesta è nata dalla denuncia di un imprenditore agricolo a cui i mafiosi, oltre a chiedere il pizzo, avevano imposto di acquistare i trattori nel negozio di Giuseppe Riina, il figlio minore del capomafia. La famiglia Vitale, nonostante gli arresti, continua a mantenere tutti gli affiliati, con uno stipendio mensile sui 1.500 euro. Tra gli stipendiati anche un mafioso palermitano, Ninetto Madonia, killer del capomafia di Partinico, Antonino Geraci, della cui morte è accusato come mandante Leonardo Vitale.

Confermati in appello 11 ergastoli per i componenti la cupola mafiosa accusati di essere responsabili dell’uccisione, avvenuta nel ’91, dei fratelli Salvatore e Giuseppe Savoca e del figlio di quest’ultimo, Andrea, di quattro anni.

9 Novembre 2004
Emessi 6 ordini di custodia, su richiesta della procura di Catanzaro, al termine di un’inchiesta su tentativi di pressioni e condizionamenti nei riguardi di magistrati della procura di Reggio Calabria che indagano sui rapporti tra ’ndrangheta e politica. Destinatari dei provvedimenti, con l’accusa di associazione di tipo mafioso e minaccia a corpo giudiziario, sono Amedeo Matacena Junior, ex deputato di Forza Italia, non ricandidato dopo che nel 2001 venne accusato di concorso esterno in associazione mafiosa; il giornalista Francesco Gangemi, direttore del periodico “Dibattito”, ora sotto sequestro, in cui sarebbero stati pubblicati articoli diffamatori nei confronti dei magistrati reggini; l’avvocato Francesco Gangemi; l’ex deputato del Psdi Paolo Romeo, in carcere con sentenza definitiva a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre l’avvocato messinese di numerosi collaboratori di giustizia, Ugo Colonna (che riceve la solidarietà da esponenti del movimento antimafia), e l’insegnante Riccardo Partinico, collaboratore del “Dibattito”, accusati soltanto di violenza e minaccia a corpo giudiziario. Colonna e Partinico verranno scarcerati dopo una settimana. Informazioni di garanzia sono state inviate a 34 tra politici e amministratori reggini, funzionari degli uffici giudiziari, uomini delle forze dell’ordine. A carico di Amedeo Matacena c’è, tra l’altro, una dichiarazione di Giuseppe Aquila, ex consigliere provinciale di FI, condannato a sei anni per associazione mafiosa. Aquila afferma di aver fatto parte del clan Rosmini, con un ruolo di collegamento con politici e di avere contribuito a far votare per Matacena, anche «presso cosche federate a quella di appartenenza» e di «avere più volte accompagnato Matacena ad incontri con personaggi malavitosi». Il primo dicembre Matacena e Gangemi saranno scarcerati per mancanza di indizi validi. Il capogruppo del Prc in Commissione antimafia, Nichi Vendola, che già aveva manifestato la sua solidarietà all’avvocato Colonna e aveva espresso dubbi sulla fondatezza delle accuse alla Napoli, dichiara che la Dda di Catanzaro «appare vittima di una trappola», ma che «resta di fare piena luce su tutti gli aspetti della vicenda».

Fatti trovare nel quartiere Scampia di Napoli tre cadaveri: si tratta di Stefano Mauriello, con precedenti penali per furto e ricettazione, e i cugini Mario e Stefano Maisto.

Arrestato il camorrista di Castellammare di Stabia Massimo Scarpa che, scarcerato dopo 18 anni di detenzione, aveva fondato assieme a Michele Omobono un clan camorristico contrapposto a quello dei D’Alessandro. Nella lotta tra i due clan si sono registrati almeno tre omicidi.

Viene data notizia che il legale di Gaetano Badalamenti ha chiesto la restituzione dei beni sequestrati nel 1985, perché il capomafia è deceduto nell’aprile scorso prima che si completasse il processo per associazione mafiosa. Badalamenti è morto negli Stati Uniti dove era detenuto per traffico di droga e in Italia ha avuto una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Peppino Impastato.

10 Novembre 2004
Approvata dal Senato la riforma dell’ordinamento giudiziario. L’Associazione nazionale magistrati decide uno sciopero da attuarsi il 24 novembre.

11 Novembre 2004
Si costituisce a Napoli il giovane Giuseppe Grassi, che confessa di avere sparato ai carabinieri il 2 novembre scorso «credendo che fossero uomini del clan rivale venuti lì per uccidere». Il giovane, che non ha voluto dire il nome del ragazzo che era con lui, è affiliato al clan del latitante Paolo Di Lauro e, secondo gli inquirenti, si sarebbe consegnato per ordine dei capi del clan, nella speranza che venga allentata la pressione delle forze dell’ordine sul quartiere.

12 Novembre 2004
Assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, perché il fatto non sussiste, l’europarlamentare di Forza Italia Giuseppe Castiglione, di Catania.

Arrestato a Taurianova Filippo Raso, accusato di associazione di tipo mafioso (apparterrebbe all’omonimo clan della ’ndrangheta) estorsione aggravata e minaccia nei confronti di Maria Giuseppina Cordopatri, testimone di giustizia, a cui Raso voleva estorcere un terreno.

Al processo Sme, che si svolge a Milano, il pm Ilda Boccassini chiede otto anni di reclusione per Silvio Berlusconi, accusato di avere corrotto magistrati.

Ucciso a Napoli, dentro una pizzeria, il pregiudicato per estorsione, usura e tentato omicidio, Salvatore Peluso. Giorni fa un fratello dell’ucciso, Antonio, era rimasto vittima di un agguato, ma era stato soltanto ferito.

13 Novembre 2004
Ucciso a Bitonto (Ba) il pregiudicato Michele Bisceglie.

Ucciso a Lamezia Terme (Cz) il giovane pregiudicato Giovanni Gualtieri, cognato di Pasquale Torcasio, l’unico capo dell’omonimo clan rimasto in vita.

Uccisi a Torre Annunziata (Na) Giorgio Scarfati, pregiudicato di Pompei, e il giovane Francesco Federico, che si trovava con lui sull’auto preso di mira dai killer.

Uccisi ad Arcisate (Va) i siciliani Giuseppe Petralia, proprietario di un’impresa edile specializzata nel settore scavi e Emanuele Costa. Nei giorni scorsi c’erano stati diversi episodi di automezzi di imprese edili, soprattutto escavatori, dati alle fiamme e si pensa che Petralia, che aspirava ad aggiudicarsi appalti nel settore, potesse essere in qualche modo responsabile di quegli incendi e quindi ucciso per vendetta.

14 Novembre 2004
Sparati a Napoli colpi da arma da fuoco contro l’auto di un maresciallo della Guardia di Finanza, che era in abiti civili ed è rimasto illeso.

15 Novembre 2004
Arrestato a Caltanissetta Agesilao Mirasola, un operaio stagionale della Forestale accusato di essere uno degli assassini del commerciante Michele Amico, ucciso il 23 ottobre 2003 per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Gli investigatori sono risaliti a Mirasola indagando sulla telefonata “trappola” da lui fatta ad Amico per attirarlo nella sua casa di campagna, dove è avvenuto l’omicidio.

Assolto a Palermo, perché il fatto non sussiste, il tenente Carmelo Canale, stretto collaboratore di Paolo Borsellino, accusato da alcuni collaboratori di giustizia di aver accettato denaro per passare notizie ai mafiosi. Il pm aveva chiesto dieci anni per associazione mafiosa. Assolti anche gli altri due imputati, il medico di Marsala (Tp) Giuseppe Pandolfo e Gaspare Casciolo, di Salemi (Tp), che erano accusati di essere stati gli intermediari tra Canale e le cosche di Marsala e Salemi.

Arrestato a Napoli Ciro Iannone, ritenuto affiliato ad un clan del quartiere Fuorigrotta, in seguito alla denuncia di un imprenditore edile, a cui Iannone aveva ripetutamente chiesto il pizzo, minacciandolo di morte.

16 Novembre 2004
Si apre a Napoli il processo contro i camorristi accusati dall’imprenditrice Silvana Fucito che non si è piegata al racket e a cui è stata bruciata l’azienda di vernici. Con lei, che si è costituita parte civile, sono presenti imprenditori e commercianti uniti in un’associazione antiracket costituita nel quartiere San Giovanni a Teduccio, dove sorgeva l’azienda della signora, numerosi cittadini, ragazzi delle scuole con i professori, il presidente e i consiglieri del quartiere, Tano Grasso, il sindaco Rosa Jervolino, il questore e il comandante dei carabinieri.

17 Novembre 2004
Arrestato ad Agrigento Giovanni Blandina, un anziano ex commerciante trovato in possesso di 7 chili di hashish.
Confermato dalla Cassazione il provvedimento di confisca della lavanderia della moglie e dei figli di Bernardo Provenzano.

20 Novembre 2004
Ucciso a Migliano (Na) l’incensurato Biagio Migliaccio, cugino di un affiliato (scomparso da qualche giorno) al clan Di Lauro di Secondigliano. A Napoli, dopo qualche ora, viene ucciso Gennaro Emolo, padre di un giovane che, secondo la polizia, sarebbe vicino al clan che si oppone ai Di Lauro.

21 Novembre 2004
Altri tre morti tra Napoli e provincia: a Melito uccisi, dentro una tabaccheria, il titolare Domenico Riccio e il pregiudicato Salvatore Gagliardi, probabile obiettivo dei killer. A Napoli, nel quartiere Secondigliano, ucciso Francesco Tortora, che poi è stato caricato su un’auto data alle fiamme.

22 Novembre 2004
Viene data notizia che collabora con i giudici Carmela Rosalia Iuculano, di Cerda (Pa), giovane moglie di Pino Rizzo, in carcere da due anni per mafia e estorsione. La Iuculano, arrestata il 4 maggio, assieme ad altri parenti di Rizzo, perché scoperta a fare da tramite tra il marito e gli altri mafiosi, dopo venti giorni ha deciso di collaborare, motivando la scelta con la volontà di «dare un futuro senza mafia ai suoi tre bambini». Ha accusato il marito, un suo cugino omonimo e Luigi Piraino, di avere ucciso nel 2002 Salvatore Caccamisi, che faceva parte della cosca Schittino di Lascari (Pa) opposta a quella dei Rizzo. Le dichiarazioni della Iuculano, che riguardano anche attività estorsive e rapporti con uomini dell’amministrazione comunale, hanno dato la possibilità di sventare un progetto di omicidio.

Emessi, su richiesta della procura di Potenza, 52 ordini di custodia cautelare, in seguito ad un’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica. Tra gli arrestati Roberto Martorano, considerato il capo del clan dei “Basilischi”, legato alla ’ndrangheta calabrese e alla camorra. Martorano come risulta dalle intercettazioni, incontrava direttamente i politici e trattava con loro, assieme alla sua prestanome Maria Elisabetta Carbone, anch’essa arrestata. Arrestato anche l’avvocato Piervito Bardi, accusato di avere passato informazioni a Martorano, che non era un suo assistito. Il 3 dicembre il Tribunale del riesame annullerà la carcerazione di Bardi e di altri 14 imputati. Chiesta l’autorizzazione a procedere per il deputato di FI Gianfranco Blasi che, secondo l’accusa, avrebbe concluso «un vero e proprio patto di alleanza» con gli uomini di Martorano. Sono indagati altri due deputati: Antonio Luongo, dei DS, e Antonio Potenza, dei Popolari-Udeur e altri amministratori e uomini politici.

Uccisa e bruciata a Napoli, nel quartiere Secondigliano, Gelsomina Verde, di 22 anni. I killer probabilmente volevano sapere dove si nasconde il suo amico Vincenzo Notturno, appartenente al clan che si oppone ai Di Lauro e scomparso da qualche giorno. Sempre a Napoli viene ricoverato all’ospedale, in gravi condizioni per le percosse subite (morirà il 30 novembre), Salvatore Magistris, patrigno di Biagio Esposito fuggito con parte dei proventi della cosca dei Di Lauro.

Il ministro dell’Interno invia a Napoli 300 poliziotti. Il 25 novembre, in un palazzo del quartiere Scampia, la polizia arresterà 7 persone trovate in possesso di un notevole quantitativo di armi e sospettate di stare organizzando la vendetta per la morte della ragazza. Tra gli arrestati i fratelli di Notturno, Gennaro e Raffaele. Il 26 novembre verrà arrestato Pietro Esposito, ritenuto uno degli organizzatori e esecutori dell’uccisione di Gelsomina Verde.

24 Novembre 2004
Sciopero indetto dall’Associazione nazionale magistrati, con un’adesione dell’85%, per protestare contro le riforma dell’ordinamento giudiziario in approvazione alla Camera. Scioperano anche gli avvocati penalisti che protestano contro la mancata introduzione della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, separazione che, secondo i magistrati, viene introdotta di fatto.

Ucciso a Napoli Salvatore Abinante, pregiudicato per spaccio di droga, nipote di Raffaele Abinante, uno dei cosiddetti “scissionisti” dal clan dei Di Lauro.

Confermata, dalla Corte d’appello di Palermo, la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa al costruttore Pietro Lo Sicco.

25 Novembre 2004
Ucciso a Napoli Antonio Esposito, un incensurato titolare di alcuni panifici.

Concluso a Messina, con una sentenza che annulla l’accusa di associazione mafiosa, il primo dei processi nati dall’operazione “Mare nostrum”, che portò all’arresto di circa 200 persone accusate di associazione mafiosa, di estorsioni e di omicidi avvenuti tra il 1986 e il 1992, durante lo scontro tra le famiglie dei Galati Giordano e dei Bontempo Scavo, di Tortorici. Al processo si sono costituiti parte civile le associazioni antiracket, come l’Acio di Capo d’Orlando, nate in quegli anni nella zona.

Ucciso a Lecco, durante una rapina, il benzinaio Giuseppe Maver. Il ministro Roberto Calderoli dichiara che la Lega ha istituito una taglia per trovare gli assassini. L’iniziativa non viene approvata da esponenti della maggioranza e suscita le proteste dell’opposizione.
26 Novembre 2004

Concluso a Palermo il processo nato dall’inchiesta tra mafia e cooperative “rosse”. Condannati: Tommaso Orobello e Salvatore Genovese, accusati di concorso esterno, e il capomafia Giovanni Bonomo. Assolti l’imprenditore Ignazio Potestio e l’ex sindaco di Polizzi Generosa (Pa), Francesco Caruso.
Sequestrati a Reggio Calabria 70 chili di tritolo e numerose armi e arrestate quattro persone accusate di appartenere ai clan Rosmini e Tegano.

27 Novembre 2004
Ucciso nel quartiere Scampia di Napoli il pregiudicato Giuseppe Bencivegna e ferito il pregiudicato Raffaele Romano. Nello stesso quartiere sono stati arrestati tre prestanomi del boss Paolo Di Lauro.
Ucciso a Bari il pregiudicato Antonio Fanelli e feriti il giovane Luigi Martiradonna e un quattordicenne che tre anni fa era stato bloccato mentre portava una pistola a un uomo del clan. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, chiede e ottiene l’affidamento del ragazzo, che dichiara di volere cambiare vita.

28 Novembre 2004
Arrestato Castello di Cisterna (Na) Antonio Capasso, capo dell’omonimo clan, latitante da due anni, da quando era stato condannato all’ergastolo.

Ucciso a Napoli, nel quartiere Scampia, Massimiliano De Felice, pregiudicato per spaccio di droga. A Secondigliano ignoti entrati in una panetteria (il cui proprietario è fratello di uno dei feriti negli agguati dei giorni scorsi), fatti uscire i presenti, hanno dato fuoco al locale dopo averlo cosparso di benzina.

30 Novembre 2004
Ucciso a Bari il diciottenne Vito Romito, parente di due appartenenti al clan Strisciuglio.
Arrestate a Brindisi 20 persone accusate di far parte del clan capeggiato da Fabio Fornaro, di estorsioni e traffico di stupefacenti.