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SPECIALE COLOMBIA

aprile 2000


COLOMBIA, STATO DI EMERGENZA


1998

In principio furono i narcos

Narcoguerriglia, mito e realtà

Farc, un gramaje per la rivoluzione

I guerriglieri dimenticati

Pastrana, nonostante tutto


1999

USA, Cronaca di un intervento annunciato

Un paese sotto assedio


2000

La guerra narcotizzata

L'altra Colombia

Una legge inopportuna

Terra bruciata

Caccia all'oro nero

La strage e la farsa

Un complotto contro la Colombia?

Giacomo Turra, o la Colombia violentata

Gli Stati Uniti nella trappola colombiana


2001

Auc, la terapia peggiore della malattia

Fine dell'illusione

Il Plan Colombia in controluce


2002

C'era una volta il traffico di droga...

L'avvocato contro il diavolo


2003

Microfisica del massacro

Caccia all'oro nero

Antonio Caballero

Dietro ai finanziamenti nell'ambito del Plan Colombia e la volontà di eradicare la coca si nascondono altri interessi di Usa e multinazionali. Innanzitutto estrarre petrolio


Il generale Barry McCaffrey, zar antidroga del governo di Bill Clinton, spiega che le critiche del Pentagono agli aiuti promessi al Plan Colombia derivano dal fatto che al Pentagono «sono insoddisfatti della parte di torta che gli è toccata».

Lawrence Meriage, vicepresidente della Occidental Petroleum Company, spiega che le critiche delle Organizzazioni non governative allo sfruttamento petrolifero nelle “terre sacre” degli indios U’wa sono dovute alla stessa cosa. «L’unico interesse è il danaro» dice. «Non sono interessati né alla Colombia, né agli U’wa. Hanno bisogno di un tema per raccogliere fondi».

È curioso che organismi in apparenza tanto lontani come il Pentagono e le Ong (Organizzazioni non governative) ecologiste siano affratellati dalla cupidigia. Che differenza, no?, con organizzazioni puramente altruiste, come le imprese petrolifere e le agenzie antidroga, mosse soltanto dall’amore per il prossimo. Se McCaffrey ha insistito per la concessione di aiuti militari l’ha fatto per salvare la Colombia dalla droga. E se il vicepresidente della Occidental fa lo stesso è perché è “impegnato con la Colombia” con generoso disinteresse: «Diamo lavoro e appoggio all’economia – dice – costruiamo ponti, scuole, collegi, rete elettriche».

Ma no: nessuno regala scuole. Nemmeno la Occidental. Lo rivela lo stesso signor Meriage, quando dice che la sua unica critica al piano di aiuti militari è che «dovrebbe essere più bilanciato». Dovrebbe servire non solo per «recuperare il controllo del Putumayo, ma anche il Nord del Paese (Caño Limón), il Nord del Santander, dove stiamo per cominciare le perforazioni e la frontiera con l’Ecuador, dove stiamo anche operando».

Regalano scuole? No, estraggono petrolio.

È che nessuno regala scuole. Nessuno regala niente. Né le agenzie antidroga, né il Pentagono, né le imprese petrolifere e forse neppure le Ong ecologiste. Né, tantomeno, i governi. Non quello degli Stati Uniti: nemmeno i suoi infiniti aiuti a Israele sono disinteressati, ma dettati da considerazioni elettorali interne. E così pure i paesi europei, che la Colombia aspira a vedere riuniti in un generoso “tavolo di donanti”. Si aspettano 978,9 milioni di dollari per la sostituzione delle piantagioni della droga in caucciù, palma africana, cacao e legna. Ma se veramente volessero regalare qualcosa non sarebbe più semplice condonare il debito estero? La Colombia paga per questo ogni anno ottomila milioni di dollari: più di un intero Plan Colombia ogni anno. Dov’è il regalo?

No, nessuno regala. Le relazioni internazionali non si reggono sull’altruismo, ma sugli interessi nazionali. È naturale. Ma sembra che il governo colombiano non comprenda quest’ovvietà. Il consigliere presidenziale Jaime Ruiz (lo stesso che a scuola faceva i compiti al Presidente) porta la sua ingenuità, o quello che è, all’estremo di credere che la Malesia potrebbe offrire una consulenza tecnica nei progetti di piantagioni tropicali. Perché il caucciù diventi competitivo con quello malese? Dovrebbe ricordare che le piantagioni di caucciù in Malesia si impiantarono con i semi rubati nell’Amazzonia colombiana negli anni Venti.

Nessuno regala niente, e questo è naturale. Esistono interscambi e controprestazioni. Nel Plan Colombia consistono nella divisione della torta di cui parla McCaffrey. Ma soprattutto nell’eradicazione da parte colombiana delle piantagioni di coca e di papavero, che generano l‘unico prodotto di esportazione competitivo e redditizio. Eradicazione chiaramente impossibile visto che la produzione si manterrà fino a che esisterà il consumo. Semplicemente le piantagioni cambieranno di posto, come teme – a ragione – il vicepresidente della Occidental. Se verranno distrutte nel Putumayo cresceranno nel Vichada, o nella Guaina, o in Amazzonia. Perché continueranno a essere redditizie: più redditizie del caucciù (anche con la fantasmagorica assistenza tecnica dei concorrenti malesi). Di modo che vedremo una progressiva distruzione delle terre della frontiera agricola colombiana. Bruciati i primi, se ne distruggeranno altri della foresta per seminare, che a loro volta saranno bruciati mentre se ne distruggeranno altri più lontano: fino all’esaurimento della terra. E, oltre tutto, a fucilate.

Al prezzo della terra bisognerà sommare quello dei morti.