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Manovre oscure

Mag 11th, 2016 | Categoria: numeri arretrati, Uncategorized
  L’EDITORIALE Aspettando il reato di tortura di Livio Pepino ALTA RISOLUZIONE Matti da slegare a cura di Anna Poma ANTICORRUZIONE CIVICA La cittadinanza monitorante di Leonardo Ferrante La corruzione sistemica. Sintomi e anticorpi di Alberto Vannucci ECOCRIMINI Ecoreati, luci e ombre italiane di Massimiliano Ferraro MAFIE E MASSONERIA La mafia nera di Alessia Candito Fratelli di Loggia di Saul Caia  STROZZATECI TUTTI Jihadisti e mafiosi di Marcello Ravveduto BORGHESIA CAMORRISTA I professionisti della mafia di Fabrizio Feo «La camorra, una mafia trasversale» Intervista a Raffaele Cantone di Donatella D’Acapito «La camorra fuori dalla camorra» Intervista a Isaia Sales di Donatella D’Acapito GRAPHIC NOVEL Fuggire da un hotspot di Gianluca Costantini CRONACHE SOMMERSE Stato Islamico 3.0 di Andrea Giordano COLOMBIA, ACCORDO GOVERNO-FARC La pace in bilico testo di Orsetta Bellani INTERVISTA A SIMONE SARASSO «Vi racconto il lato oscuro del potere» di Piero Ferrante L’OPINIONE TTIP: non firmarlo ma fermarlo di Marco Schiaffino (segue pag.64) SEGNALIBRO Non è una favola (ma può anche esserlo) di Piero Ferrante L’ombelico della luna di Piero Ferrante SEGNALI Blocco turco di Piero Ferrante SHARE Le segnalazioni del mese a cura di Piero Ferrante  


Imperia, attentati incendiari: nulla l’aggravante mafiosa

Apr 29th, 2016 | Categoria: news, Uncategorized
Pene ridotte in appello per Roberto Pellegrino e Simone Calvini, rispettivamente mandante ed esecutore di una serie di attentati incendiari a ruspe e a un bar, tra Sanremo e Bordighera e al bar “Central Park” di Taggia tra il 2011 e il 2012. La Corte d’Appello di Genova ha decretato la nullità dell’aggravante del metodo mafioso contesta agli imputati. Per Pellegrino la pena finale è di 5 anni ed 8 mesi, con uno sconto di 2 mesi e 20 giorni, mentre per Calvini è di 8 anni ed un mese, con uno sconto di 6 mesi. Roberto Pellegrino, 39 anni, residente a Bordighera, fu già assolto dall’associazione a delinquere di stampo mafioso nel dicembre 2015 per il processo «La Svolta». Le indagini furono condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Imperia che la notte del 29 agosto 2012 filmarono gli attentatori mentre appiccavano il fuoco al «Central Park». Grazie al loro intervento si è impedita la distruzione del locale.


Nardò, trentadue anni fa l’omicidio di Renata Fonte

Mar 31st, 2016 | Categoria: prima pagina, Uncategorized
di redazione
Un fiore tra i capelli. La bellezza, fresca, di una giovane moglie, madre di due ragazzine di quindici e dieci anni (Sabrina e Viviana) e donna impegnata in politica. È questa l’immagine che ci viene regalata di Renata Fonte, l’assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione del Comune di Nardò (Lecce), uccisa il 31 marzo 1984 con tre colpi di pistola da due sicari, mentre stava rientrando a casa dopo una seduta del consiglio comunale. Era un amministratore pubblico “con la schiena dritta”, Renata Fonte; in particolare, nel corso del suo mandato si era distinta per la sua attività di difesa del territorio, ritenuta un ostacolo da chi avrebbe voluto realizzare forti guadagni mediante speculazioni edilizie nell’area del parco di Porto Selvaggio (oggi dichiarato Parco naturale regionale). I tre gradi di giudizio del processo hanno permesso di identificare e condannare gli esecutori materiali dell’omicidio di Renata Fonte: si tratta di Giuseppe Durante e Marcello MY, mentre Mario Cesari e Pantaleo Sequestro sono stati individuati come gli intermediari tra i sicari e il mandante dell’omicidio, Antonio Spagnolo. Quest’ultimo, collega di partito (il Partito Repubblicano Italiano) di Renata Fonte e primo dei non eletti alle elezioni amministrative, avrebbe dato ordine di uccidere per risentimento...


La Turchia, la droga, il terrorismo, le migrazioni

Ott 28th, 2015 | Categoria: Uncategorized
di Piero Innocenti
Il primo novembre, 55 milioni di elettori turchi sono chiamati nuovamente alle elezioni politiche anticipate, in un contesto di grande incertezza su chi potrà raggiungere la maggioranza dei voti per governare, mentre il presidente Erdogan, un tempo considerato “uomo del popolo”, è sempre più indaffarato a reprimere la libertà dei mezzi di informazione e quella di espressione degli oppositori. La censura, imposta ai media sulle indagini connesse al gravissimo attentato di Ankara del 14 ottobre, in cui hanno perso la vita un centinaio di pacifisti, è l’ulteriore segnale di una crisi politica che, probabilmente, allontanerà ancor di più il momento dell’ingresso della Turchia nella grande famiglia dell’UE. Potrebbe anche finire quella che è stata definita “l’era di oppressione” dell’ingombrante Erdogan ( da tredici anni al potere) messo, forse, fuorigioco dalla crescita e dall’accordo tra i due partiti, il nazionalista MHP e il filocurdo HDP, che, nell’ultima tornata elettorale di pochi mesi, fa avevano ottenuto, rispettivamente, il 16,5% e il 13% dei voti. L’Italia continua ad avere buoni rapporti di interscambio commerciale con la Turchia (siamo il quinto partner nel 2015, con 7miliardi di euro) e la presenza di oltre 1.200 aziende italiane nel paese (tra cui i grandi gruppi di Fiat,...


Le condanne del processo “Filottete”, l’inchiesta avviata anche grazie alle dichiarazioni di Lea Garofalo

Lug 23rd, 2015 | Categoria: articoli, Uncategorized
di Marika Demaria
“Quell’uomo non voleva morire. Aveva il diavolo in corpo”. 1995, viale Montello 6, Milano. È notte fonda quando Giuseppe Cosco rientra in casa e riporta questa frase alla cognata, Lea Garofalo. Una frase che la donna, qualche anno dopo, nel 2002, racconterà ai Carabinieri, quando inizierà il suo tortuoso cammino come testimone di giustizia. Cosco aveva così apostrofato Antonio Comberiati, pluripregiudicato, “socio in affari” dei Cosco per quanto riguardava la piazza di spaccio di quella zona milanese. Un omicidio per il quale non si è mai aperto alcun processo, non si è mai individuato il responsabile. Lea Garofalo sarà uccisa la sera del 24 novembre 2009 a Milano; Giuseppe Cosco, dei sei imputati a vario titolo per aver cagionato la morte della donna e averne occultato e distrutto il cadavere, è l’unico che in secondo grado è stato assolto. Comberiati. Un cognome che torna, a distanza di anni, insieme a quello di Lea Garofalo. Grazie infatti anche alle sue dichiarazioni rese nel corso degli anni, il 30 ottobre 2013 – a distanza di undici giorni dai funerali della giovane donna – il comando provinciale dei Carabinieri di Crotone coordinati dalla procura antimafia di Catanzaro ha eseguito l’operazione “Filottete”. Un’inchiesta che ha permesso...


Napoli, arrestato il boss Luigi Cimmino

Lug 20th, 2015 | Categoria: news, Uncategorized
Dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2011, aveva riorganizzato il gruppo con affiliati storici e nuove leve. Il boss Luigi Cimmino, 54 anni,  è tra le cinque persone – esponenti dell’omonimo clan – arrestate questa mattina dai carabinieri nell’ambito di un blitz anti racket nei quartieri collinari napoletani del Vomero e dell’Arenella. L’uomo aveva un obbligo di dimora in provincia di Frosinone, ma grazie ai falsi certificati di un medico napoletano riusciva a tornare in città e, con la scusa di doversi sottoporre a visite mediche, organizzava i propri affari illeciti incontrando gli affiliati e programmando “il lavoro”. Ad incastrare il boss è stata la gelosia della moglie. Il clan gli aveva infatti affidato l’incarico di consegnare le cosiddette “mesate” alle famiglie degli affiliati detenuti. Per dimostrare la propria fedeltà alla moglie, Cimmino è andato a consegnare due “mesate” ad altrettanti mogli di detenuti affiliati tenendo la comunicazione attiva per tutto il tempo; questo ha consentito l’intercettazione dai parte dei Carabinieri, che hanno scoperto anche come il gruppo camorristico guidato da Luigi Cimmino fornisse anche una sorta di assistenza ai suoi uomini più fidati. Le indagini hanno inoltre ricostruito la struttura dell’organizzazione criminale, accertando che il clan era dedito alle estorsioni a imprenditori...


Via D’Amelio 23 anni dopo. La nemica è l’antimafia…Cosa nostra manda a ringraziare

Lug 16th, 2015 | Categoria: prima pagina, Uncategorized
di Rino Giacalone
Giorni addietro Rai Storia all’interno dello spazio “Diario Civile” introdotto dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ha dato un suo importante contributo raccontando la strage mafiosa di via D’Amelio del 19 luglio 1992 nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Come era accaduto il 23 maggio 1992 con la strage di Capaci che determinò la morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco di Cillo. La storia di Emanuela Loi è servita a ricordare non solo lei, ma tutti i suoi colleghi vittime della criminalità. Spesso, ed è un grave errore, quando si ricordano le stragi, non si fanno sempre i nomi dei poliziotti caduti, genericamente i nomi che vengono fatti delle vittime eccellenti, i magistrati ammazzati, vengono accompagnati da un generico “e le loro scorte”. Sono nomi che scompaiono sotto quella scure che cade puntualmente sulle vicende della mafia, sulle sanguinose scorribande dei mafiosi stragisti e assassini. Oggi più che mai, perché, ci dice qualcuno, la mafia non è considerata più un’emergenza. Provate a parlare con i poliziotti, con i colleghi di quelle vittime, ve...


Torino, un convegno su scuola e legalità democratica

Mag 28th, 2015 | Categoria: Uncategorized
Legalità democratica e scuola, due mondi da interconnettere per formare i cittadini di domani. Se n’è parlato, mercoledì 27 maggio, in un convegno promosso alla Fabbrica delle “e” (Corso Trapani, 91, Torino, sede del Gruppo Abele) dal coordinamento regionale di Libera Piemonte. Un seminario di discussione, che ha provato a ragionare intorno alle nuove strategie educative che insegnanti e famiglie sono chiamati a mettere in campo, in quanto co-attori del processo di maturazione e sviluppo di ciascun ragazzo. Strategie che, inquadrate in questo contesto di crisi diffusa, diventano quanto mai determinanti, con la scuola che perde la sua immagine di Moloch, per conformarsi come un luogo vivo e progettuale, dove pensare e mettere in atto strategie condivise e partecipate che mirino alla crescita a tutto tondo dell’individuo. Visto sotto questa lente, il concetto della legalità, preso singolarmente, appare superato, quando non deleterio. Meglio, piuttosto, è rielaborare il senso di una legalità che si accompagni all’attributo “democratica”, e dunque intesa non quale punto d’approdo, ma come freccia direzionale che indica la direzione per giungere alla piena giustizia sociale. Al seminario, introdotto dalla referente di Libera Piemonte, Maria José Fava, hanno partecipato Michele Gagliardo (di Libera Formazione), Domenico Chiesa (del Cidi) e Riziero Zucchi...


Trapani, il senso di quel 23 maggio 1992 nelle iniziative sul territorio

Mag 25th, 2015 | Categoria: Uncategorized
di Rino Giacalone
Niente passerelle, niente politici in prima fila, niente grandi parole o manifestazioni parolaie. Il ricordo dei 23 anni trascorsi dalla strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove morirono Giovanni Falcone, sua moglie –  il giudice Francesca Morvillo –, dove vennero fatti a pezzettini dalla violenta esplosione in autostrada gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, è stato celebrato a Trapani con una iniziativa che più di altre, ma senza dubbio integrandosi con quelle alcune di quelle fatte negli anni passati – e pensiamo alle manifestazioni di Libera organizzate con le scuole –, ha saputo indurre i giovani studenti a comprendere meglio che oggi non sono il futuro ma sono semmai un forte presente, ed è servita ad avvicinare i giovani studenti ai meccanismi della giustizia che non è fatta da un gruppo di Torquemada, come scrive nei suoi “pizzini” il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro, ma è rappresentata da donne e uomini che lavorano con i codici e le leggi alla mano. Il progetto è culminato con l’affidare agli studenti dei licei Classico e Scientifico, Ximenes e Fardella, i compiti di giudici, pm e avvocati difensori, tornando a celebrare nell’aula bunker “Giuseppe Montalto” del carcere di...


Strage di Capaci, commemorare Falcone significa studiare le mafie per contrastarle in maniera adeguata

Mag 23rd, 2015 | Categoria: prima pagina, Uncategorized
di Giuseppe Baldessarro
Ci saranno decine, forse centinaia di iniziative in tutta Italia. Da Nord a Sud uomini e donne, ragazzi e ragazze, ricorderanno la strage di Capaci. Ci sarà musica e colori, convegni, tavole rotonde e marce. Fiaccolate e balli. In mille modi sarà ricordato l’eccidio di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta. È un buon segno. Coltivare la memoria è segno di rispetto per se stessi prima ancora che per le vittime che si vogliono ricordare. È una maniera per darsi forza, per guardare al futuro, per porsi obiettivi a breve e lungo termine, per crescere. La strada per sconfiggere le mafie è ancora lunga. Le belve che alimentano il cancro Italiano, e non solo, sono sempre intorno a noi. Cambiano pelle, mutano, assumono sembianze diverse, persino le facce di chi dovrebbe metterle all’angolo. Per questo serve una società che onorando la memoria di chi le ha combattute davvero sia anche in grado di leggere la contemporaneità di un fenomeno in continua evoluzione. “Loro” sono avanti, “Noi” dobbiamo necessariamente accelerare il passo se vogliamo davvero essere all’altezza dello scontro. È questo il grande insegnamento di Falcone. Quando in Sicilia si negava l’esistenza della mafia il pool palermitano dimostrava la presenza di una...