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Ma l’anti-Is dov’è?

Nov 3rd, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Almeno un decimo dei 30.000 militanti – cifra basata su stime del mese scorso, e ormai di certo sottodimensionata – unitisi allo Stato Islamico (Is) in Siria e Iraq sembra provenire da paesi occidentali. Parte cospicua di tali combattenti sarebbe già rientrata in patria. Ma la partecipazione jihadista occidentale potrebbe presto aumentare, e così i problemi di sicurezza ad essa connessi.  Se in Stati Uniti e Australia (da cui nell’ultimo biennio sarebbero partite alcune centinaia di aspiranti jihadisti locali) si indaga sulla formazione di possibili cellule, in Europa la situazione appare ben più critica. Nel Regno Unito, da cui almeno 500 volontari avrebbero raggiunto lo Stato islamico, sono stati arrestati negli ultimi due mesi almeno quindici militanti affiliati all’Is, tra cui alcuni già pronti ad atti di violenza. In Francia, sarebbero novecento i residenti recatisi a combattere con gruppi armati siriani; circa la metà in Belgio e Germania. Quest’ultimo Stato è però afflitto – come Austria e Norvegia – dal problema dei minorenni (talvolta di sesso femminile) datisi alla fuga per raggiungere lo Stato islamico. Il messaggio jihadista si è poi diffuso anche in Italia, e in particolare a Nord, grazie a predicatori estremisti come Bilal Bosnic, arrestato il mese...


“Mutazioni” mediorientali

Set 26th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Dichiarando in agosto che lo Stato Islamico (IS) «va al di là di qualsiasi cosa vista in precedenza», il Segretario alla Difesa americano Chuck Hagel aveva senz’altro ragione. Con i suoi successi militari, il gruppo jihadista è riuscito a ricavarsi un vasto feudo tra Siria e Iraq, dove estorce tributi, sequestra beni e raccolti, sfrutta (e rivende, in Siria anche allo stesso regime, che sino a poco tempo fa ha lasciato all’IS libero campo) petrolio ed energia idroelettrica, ricavando milioni di dollari al giorno e dettando legge con la violenza a oltre 8 milioni di persone. L’IS rappresenta qualcosa di “mai visto” perché è il frutto di una “mutazione” che ha fuso in sé l’operato di gruppi come Al Qaeda (la “base” del franchising internazionale del terrore), Al Shabaab (capace di attrarre a sé, con una vasta propaganda online, combattenti da tutto il mondo, nonché attiva in lucrose attività criminali), i talebani (detentori in passato, in Afghanistan, di un potere ispirato all’islamismo più oscurantista) e le brigate internazionali jihadiste, come quelle tuttora attive nel Sahel e sul fronte siriano. L’IS è un letale connubio tra un gruppo terroristico, una mafia transnazionale, un regime retto dalla violenza e dall’estremismo religioso, e una...


Tour Eiffel nel mirino

Lug 24th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Si è diffusa in luglio la notizia che, un anno fa, in Francia, un ventinovenne di origini algerine, detto Ali M., è stato arrestato poco prima della sua partenza per l’Algeria, da dove intendeva raggiungere campi di addestramento dell’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), nella prospettiva di rientrare poi nel territorio dell’Esagono per commettervi attentati. Prima del suo arresto, in uno scambio di messaggi criptati su Internet con un responsabile dell’Aqmi, lo zelante apprendista del terrore aveva proposto possibili ambiziosi obiettivi da colpire: la torre Eiffel, il Louvre, i festival culturali organizzati nel sud della Francia, e ancora centrali nucleari, jet civili in fase di decollo, locali pubblici. La notizia filtra mentre in Francia viene presentato un progetto di legge, finalizzato a meglio prevenire atti di terrorismo, specie da parte di “lupi solitari” indottrinati sul Web. La nuova normativa delinea il reato di “impresa terroristica individuale”, e propone la chiusura di siti che incitino alla violenza. Oltralpe giovani fanatici hanno già colpito di recente “in solitaria”: Alexandre Daussy, un ventiduenne convertito all’Islam radicale, ha ferito l’anno scorso a pugnalate un militare nel quartiere parigino della Défense, mentre nel 2012 il franco-algerino ventitreenne Mohammed Merah ha ucciso 3 soldati e 4 civili ebraici...


A quando la pace in Mali?

Lug 9th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
In giugno le Nazioni Unite hanno deciso di prorogare fino alla prossima estate la missione di pace per la stabilizzazione del Mali (Minusma), varata nell’aprile del 2013. Nello Stato africano oltre 8.000 caschi blu sono impegnati a proteggere i civili, e tentano di favorire in qualche modo l’improbabile ripristino dell’autorità governativa sul Nord del Paese, destabilizzato da gruppi armati di tuareg separatisti e jihadisti fedeli ad Al Qaeda, spesso in feroce competizione tra loro. Le difficoltà della missione sono testimoniate dall’attentato dinamitardo suicida, perpetrato proprio in giugno a nord di Kidal, e che ha provocato la morte di quattro caschi blu del Ciad. Del tutto differente è in Mali il ruolo dei 1.700 militari francesi, attivi nel contenimento e nel contrasto diretto dei gruppi ribelli presenti sul territorio. Con l’operazione Serval (iniziata nel gennaio del 2013 e tuttora in corso), il contingente del governo di Parigi aveva prontamente riconquistato l’anno scorso la quasi totalità del Nord, occupato da tuareg e jihadisti, e scongiurato la possibile caduta del governo centrale, già colpito nel 2012 da un colpo di stato. I militari dell’Esagono non hanno però facoltà né mandato di recuperare il pieno controllo del Nord del Paese. Lo prova il fatto che gli...


Il conflitto siriano e gli equilibri libanesi

Giu 18th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
In Libano, una vasta serie di operazioni di polizia ed esercito ha condotto negli ultimi due mesi alla cattura di numerosi estremisti sunniti salafiti, autori di attentati sempre più frequenti ed efferati nell’ultimo anno (almeno 16 le autobombe, e quasi un centinaio i morti). L’attività terroristica è così diminuita drasticamente. Il recuperato controllo, da parte delle truppe fedeli al regime di Damasco, di località frontaliere con il Libano nella regione montuosa di Qalamoun sembra aver incrementato l’afflusso dei jihadisti che vi erano stanziati all’interno del Paese del Cedro. La parziale riconquista di Homs da parte dei siriani lealisti, invece, parrebbe aver ridotto lo sconfinamento dei ribelli in Libano. Sempre oltreconfine, in zone frontaliere come Yabroud, Rankous e Qusayr, la controffensiva dell’esercito di Bashar al Assad si è avvalsa del determinante appoggio di unità combattenti degli Hezbollah sciiti libanesi, presenti sul teatro di guerra a fianco del regime siriano. Nel Paese del Cedro gli uomini di Hezbollah collaborano invece con l’esercito libanese nella ricerca dei terroristi salafiti. Specie a partire dal maggio scorso, infatti, i gruppi estremisti sunniti hanno preso di mira in Libano obiettivi legati al Partito di Dio (ad esempio con gli attentati nei quartieri a predominanza sciita della periferia...


Mozambico, ridiscesa negli abissi?

Mag 21st, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Nel Mozambico centrale, gli scontri degli ultimi mesi tra le forze governative del Frelimo (Fronte di liberazione del Mozambico) e le milizie della Renamo (Resistenza nazionale mozambicana) hanno provocato migliaia di sfollati, e rischiano di far sprofondare il Paese nel caos e nella violenza. Gli accordi raggiunti nel 1992 sembravano aver posto fine alla guerra civile tra il Frelimo (al potere sin dall’indipendenza raggiunta dal Paese nel 1975, è un partito di originaria ispirazione marxista-leninista, ma da tempo orientato verso un’economia di mercato) e i ribelli del Renamo, dopo la pace reintegrati sulla scena politica nazionale. Ma tensioni e dissidi sono sfociati nello scorso autunno in nuovi scontri, che si sono intensificati nella delicata e complessa fase preparatoria delle elezioni presidenziali del prossimo ottobre. La lotta per il potere si è fatta accesa anche a fronte degli interessi accesisi in Mozambico dopo la scoperta, nell’ultimo biennio, al largo delle coste (dove oggi operano l’italiana Eni e la compagnia estrattiva statunitense Anadarko), di enormi riserve di gas naturale, che parrebbero in grado di far presto balzare il Paese sudafricano tra i primi produttori mondiali della preziosa risorsa energetica. A dispetto di ciò – e dei tassi di crescita economica registrati nell’ultimo decennio – il...


Un misterioso drone in Crimea

Apr 10th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Alcuni giorni prima del referendum in Crimea, sopra la penisola (ancora per poco) ucraina sarebbe stato intercettato dalle forze “filorusse” e fatto atterrare tramite controllo elettronico un drone-spia americano. Fatto strano, a dare notizia del fatto sul suo sito aziendale, il 14 marzo, è stata la Rostec, il colosso statale russo che controlla oltre 600 aziende nazionali operanti nei settori dei sistemi d’arma e della difesa bellica (nonché tutto l’export relativo), ma anche nei comparti civili dell’high-tech, delle tecnologie informatiche e biologiche, dell’industria aviera, automobilistica, farmaceutica, e altro ancora. La notizia è poi stata rimossa dal sito, e rimpiazzata da una sibillina comunicazione in cui la Rostec “non confermava” che fossero state impiegate tecnologie di sua produzione per far atterrare il fantomatico drone! Dagli Stati Uniti, il Pentagono ha smentito la notizia. Si tratta di quello stesso Dipartimento della Difesa americano che nel 2011 ha commissionato, e in seguito acquistato per oltre un miliardo di dollari alla compagnia di export d’armi della Rostec 63 elicotteri militari da trasporto Mi-17 da destinare all’esercito afghano. Il tutto in un periodo in cui versioni precedenti del medesimo elicottero – sempre fornite dai russi – venivano usate in Siria dall’esercito di Assad per reprimere i ribelli (in...


Fiamme d’Egitto

Mar 14th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
Mentre in Egitto il maresciallo di campo Abdul Fattah al Sisi, ministro della Difesa e comandante supremo delle forze armate, si appresta a diventare – con le prossime elezioni presidenziali previste per la primavera – il nuovo capo di Stato, nel Paese si susseguono feroci gli attacchi islamisti. Se ne contano ormai centinaia a partire dal luglio dell’anno scorso, ovvero quando Mohammed Morsi, all’epoca presidente eletto dal popolo e affiliato ai Fratelli Musulmani, venne rovesciato da un golpe appoggiato appunto dall’esercito. A capo dei militari vi era già allora al Sisi, che era stato chiamato a guidare le forze armate nel 2012 proprio dallo stesso Morsi. Dopo il colpo di Stato di luglio – e dopo la successiva repressione costata oltre mille morti tra i civili e l’arresto, oltre che del deposto presidente e dei suoi collaboratori, di migliaia di appartenenti ai Fratelli Musulmani (la cui organizzazione è stata quindi dichiarata fuori legge nel Paese) – l’allora generale e ministro della Difesa al Sisi giustificò la sua partecipazione al golpe con la mancata risposta di Morsi alle richieste e proteste di milioni di cittadini, e con la sua incapacità di arrestare i continui scontri di piazza e la violenta deriva armata...


Una nuvola nera su Sochi

Feb 12th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Una nuvola minacciosa, nera come il vessillo jihadista, si va addensando sulla Russia, che il 7 febbraio si appresta a dare il via ai Giochi invernali di Sochi. Il potenziale rischio di attentati è una costante delle manifestazioni olimpiche, ovunque esse si svolgano. Questa volta, però, la situazione è diversa. In alcune delle repubbliche meridionali della Federazione russa, nel Caucaso del Nord (ed in particolare in Daghestan, Inguscezia e Cabardino-Balcaria), imperversano gli attacchi dei guerriglieri islamisti. In luglio Doku Umarov – leader jihadista ceceno autoproclamatosi “Emiro del Caucaso” nel 2007 – ha invitato i suoi seguaci a cercare di far deragliare in ogni modo e “con la massima forza” i Giochi di Sochi (che si trova sul Mar Nero, ad ovest del Caucaso del Nord), cancellando così il suo precedente ordine di non colpire più i civili con attentati, diramato nel febbraio del 2012. Prima di tale data, Umarov aveva infatti rivendicato i sanguinosi attacchi dinamitardi al treno Nevskij Express (28 morti, nel 2009), alla metropolitana di Mosca (40 morti, nel 2010) e all’aeroporto moscovita di Domodedovo (37 morti, nel 2011). Dal canto suo, il presidente russo Vladimir Putin si è impegnato a garantire la sicurezza dei Giochi, grazie a misure senza precedenti...


Disordine a Bangui

Gen 9th, 2014 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Questo mese due militari francesi sono morti nel corso di scontri a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana oggi teatro di eccidi, a pochi giorni dal potenziamento del contingente inviato dal governo di Parigi, su mandato Onu, per una missione di pace che si preannuncia più difficile del previsto. Il Paese centrafricano ha raggiunto la piena indipendenza dalla Francia nel 1960: da quel momento, nella giovane repubblica si sono succeduti una serie di regimi, quasi sempre scalzati da colpi di Stato, in un alternarsi di eventi spesso influenzato dalla volontà degli ex colonizzatori. I recenti disordini fanno capo all’ultimo golpe: in marzo Michel Djotodia, a capo di una coalizione di gruppi ribelli a maggioranza musulmana detta Seleka, e di mercenari provenienti da Ciad e Sudan, ha tolto il potere al presidente François Bozizé. Anche il novello despota non è però stato in grado di controllare la situazione: la violenza della Seleka si è abbattuta sui cristiani (predominanti nel Paese), presto imitati per rappresaglia da una milizia di autodifesa “cristiana”, attiva contro la minoranza islamica. Nel solo mese di dicembre, gli scontri hanno causato oltre 500 morti. Stupri, carestia, epidemie, arruolamento coatto di soldati-bambini e lo sfollamento di un decimo della popolazione hanno...