Orient Express


Operazione trasparenza

Set 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
Nel settembre 2007, il direttore di «Vijesti», quotidiano non allineato, subisce un attentato. L’indomani le accuse: «Djukanovic è il mandante». Il premier querela. Lo scorso maggio, il tribunale ha obbligato la testata al risarcimento. Un messaggio per i media scomodi. Che non hanno perso però la voglia di raccontare i lati oscuri del paese È andata bene, ma anche male. Bene perché 20mila euro di risarcimento, a fronte del milione richiesto, non porteranno «Vijesti» alla bancarotta. Male perché adesso inizieranno tutti a fare causa. «Proprio tutti: politici, manager, funzionari pubblici e comuni cittadini. Non chiederanno un milione di euro, come ha fatto Djukanovic, ma sanno senz’altro che possono vincere in tribunale», ci dice Ljubisa Mitrovic, co-editore e fondatore di «Vijesti». «Il primo giornale indipendente del Montenegro», dice orgoglioso Mitrovic, che ci riceve nel suo ufficio. Proprio nel giorno in cui il giudice ha dato ragione al primo ministro, nella causa da quest’ultimo intentata contro il quotidiano, undici anni di vita, 20mila copie vendute e una redazione di 80 giornalisti. Una sentenza politica. Il primo settembre del 2007 il direttore del giornale, Zeljko Ivanovic, esce alle tre di notte dalla festa organizzata per il decennale di Vijesti, lanciato il primo settembre del ’97. Viene fermato e pestato da tre uomini, due dei quali...


Da “nico” a “narco”. L’evoluzione dei traffici

Set 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
Archiviato il capitolo contrabbando di sigarette, i clan locali si sono riciclati nel traffico di droga. Il Montenegro si riscopre  terra di passaggio della rotta Afghanistan-Balcani. Ma il vero problema è il ruolo dei russi Non è mica come negli anni 90, quando i contrabbandieri scorrazzavano indisturbati da una parte all’altra dell’Adriatico, con i loro bastimenti carichi di tabacco. Come quando il lago di Scutari veniva solcato da una flotta di piccole imbarcazioni che facevano la spola da una sponda all’altra, piene zeppe di taniche di benzina, armi e stecche di sigarette. Allora c’era l’embargo contro la Federazione jugoslava. E il Montenegro, che della “terza Jugoslavia” (quella di Milosevic, senza più Bosnia, Croazia, Macedonia e Slovenia) era parte, doveva sopravvivere in qualche modo. Il contrabbando si rivelò la risorsa su cui investire. In molti colsero l’occasione, chi per fare soldi e arricchirsi, chi per tirare a campare. «Che potevamo fare? Non avevamo scelta. Belgrado ci aveva tirati dentro una sporca guerra», ti senti dire da chi viene interpellato a proposito. E Clinton disse. A dirla tutta, il Montenegro le guerre di Bosnia e Croazia, almeno nelle loro prime battute, l’aveva sostenute. Ma il punto non è questo. È che oggi quelle storie sono sepolte. Non ci...


Un diluvio di rubli

Set 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, Orient Express
di Stefania Bizzarri e Matteo Tacconi
Alberghi, ville, un tenore di vita in netta crescita: così si presenta il Montenegro a due anni dall’indipendenza. Sono i russi ad aver comprato terre e costruito alberghi: hanno messo radici e non solo come “turisti”, hanno gettato l’ancora per gestire un notevole giro di affari, forti dell’eccezionale accoglienza che Milo Djukanovic ha loro riservato A due anni dall’indipendenza dalla Serbia, sancita per via referendaria il 21 maggio del 2006, il Montenegro ha di che compiacersi. Il paese cresce a un ritmo del 7 per cento e il salario medio, dall’aprile del 2007 all’aprile del 2008, è passato – queste le stime dell’ufficio statistico del Montenegro (www.monstat.cg.yu) – dai 326 ai 402 euro mensili. Non è molto, se comparato al tenore di vita dell’Europa comunitaria. Ma non è poco se il paragone viene effettuato con il nocciolo di paesi “poveri” della ex Jugoslavia: Serbia, Macedonia, Bosnia e Kosovo. I progressi registrati dal paese smentiscono chi, durante la campagna referendaria di due anni fa, vaticinava sventura, sostenendo che la recisione dei legami con la Serbia avrebbe procurato dolorosi contraccolpi economici. Sono il settore turistico e l’immobiliare le chiavi del “balzo in avanti” che Podgorica sta vivendo. Nell’agosto del 2007 l’afflusso turistico è stato di 351.903...


Kosovo, davvero unico

Giu 10th, 2008 | Categoria: Orient Express, recensioni
Sosteneva Winston Churchill che i Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire. Senza dubbio, così è per il Kosovo. Votando unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, il 17 febbraio scorso, Pristina ha contribuito a cambiare gli assetti geopolitici dell’intera area balcanica e non solo. Il «Kosovo è un caso unico», hanno ripetuto come un mantra le cancellerie europee e il Dipartimento di Stato americano nei mesi che precedevano l’independence day dell’ex provincia serba. «È un caso unico» è la tesi sostenuta anche dal giornalista free lance Matteo Tacconi, in Kosovo. La storia, la guerra, il futuro, pubblicato questo mese per Castelvecchi. Identica la materia, stesse le problematiche. Differenti però le analisi sviluppate per arrivare all’assunto e, soprattutto, diversa l’ottica con cui l’autore inquadra il contesto. Per Usa e Ue, fautori dell’indipendenza, la nascita del settimo Stato post jugoslavo non costituisce alcun precedente nelle relazioni internazionali. Nessun altro territorio carico di velleità indipendentiste – dai Paesi Baschi, all’Ossezia – potrà prendere a modello l’esperienza kosovara. «Un dogma che non ha convinto né Mosca né Pechino né una parte della stessa Ue», precisa Tacconi. Secondo l’autore, fine conoscitore della regione balcanica, il dibattito sulla legittimità dell’indipendenza del Kosovo è solo...


Tinteggiare la facciata non basta

Apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, Orient Express
di Matteo Tacconi
L’esodo di profughi è un lontano ricordo in Albania. Stabilità politica e progressi economici stanno lentamente trainando il Paese delle aquile verso l’Europa. Anche la mafia però ha cambiato veste: meno violenza, molti più affari, soprattutto nel settore immobiliare L’Adriatico è tornato un mare normale. La flotta di pescherecci e gommoni che un decennio fa ne solcava ininterrottamente le acque, per trasportare i profughi albanesi sulle coste italiane, si è decisamente ridimensionata. Anzi, è pressoché scomparsa. Estinguendo una forma di business, quello degli scafisti, che alimentava a profitti sfruttando il dramma di un popolo. Correva l’anno 1997. A Tirana esplodeva lo scandalo delle “piramidi” e lo Stato collassava, aprendo le porte all’anarchia istituzionale e alla fuga disperata dei cittadini verso le coste pugliesi. Il crollo delle piramidi. Il disastro inizia il 15 gennaio di dieci anni fa. E vale la pena riannodarne le sequenze. Quel giorno, alcuni cittadini, in fila davanti alla sede della società finanziaria Sudja, ricevono una doccia scozzese. Gli impiegati della società respingono i clienti affluiti, come di consueto, per riscuotere gli interessi maturati. Senza una vera motivazione non viene concesso  di ritirare denaro. Il sospetto che la Sudja sia insolvente inizia automaticamente a farsi strada e viene confermato qualche...