I Nasturzi


Dove Gandhi ha sconfitto la camorra

Lug 1st, 2015 | Categoria: archivio articoli, I Nasturzi
di Rosario Esposito La Rossa
Spesso l’antimafia si riduce a una mera contrapposizione tra buoni e cattivi. Tra bianco e nero. Tra male e bene. C’è un posto in Campania dove l’antidoto alla criminalità organizzata passa per Gandhi. Siamo a Castellammare di Stabia, provincia di Napoli. Pochi sanno che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta a Castellammare è scoppiata una delle più feroci guerre di camorra tra il clan D’Alessandro e il clan Imparato, che ha causato la morte di oltre 50 persone. Al centro di Castellammare c’era una palazzina di quattro piani. Quartiere Santa Caterina, roccaforte del clan D’Alessandro. Una specie di quartier generale della droga stabiese, gestito da una certa Lady Cocaina. Passano gli anni Novanta e la ridente cittadina di Castellammare si trasforma da centro di alto profilo turistico a ostaggio della Fincantieri. Odore di licenziamenti, di chiusure di cantieri che danno da mangiare a centinaia di famiglie. La palazzina di quattro piani viene confiscata. C’è un bando pubblico. Un’associazione locale vince. Dove si discuteva di droga e terrore, nel centro dello spaccio della provincia di Napoli, nasce “La casa della pace e della non violenza”: una palazzina abbandonata e, come spesso accade, sfregiata dai clan in fuga,...


La bellezza del Ritorno

Giu 9th, 2015 | Categoria: archivio articoli, I Nasturzi
di Rosario Esposito La Rossa
Anni Settanta. Marianella, area Nord di Napoli. C’è l’eroina, miete centinaia di giovani vittime. È la strage silenziosa dell’eroina. Strage dimenticata, insabbiata, meglio non parlarne. Tra i pini dell’ultimo scampolo di campagna di Napoli c’è un maestro di musica, Natale Ciccarelli. Prende i ragazzi dalla strada e via, dentro la scuola di musica: schiena dritta, divisa e pronti per la banda di quartiere. Clarinetto, tromba e flauto. Fiato, armonia di mani e cervello. È un onore far parte della banda di quartiere. L’onore che intende Don Natale è diverso da quelli che facevano piovere a Marianella, Piscinola e Chiaiano tempeste di polvere bianca. I giovani a Marianella si consumavano in pochi giorni. Come una canzone senza finale, come un accordo stonato. Morti per overdose dentro le macchine rubate, negli scantinati con ancora le siringhe nel braccio e il laccio emostatico. E il dopo? Il solito, agghiacciante copione: funerali, funerali, funerali; mamme che svengono, fidanzate che scappano da Napoli, la sofferenza impastata con l’impotenza. Questa però non è la storia di Don Natale e dei concerti bandistici in onore della Madonna e del Santissimo Salvatore. Questa è la storia del figlio. Giuseppe, Pino, Pinuccio. Capelli lunghi, ribelle come gli anni che lo...


I Nasturzi, simbolo di chi non si arrende

Mar 26th, 2015 | Categoria: archivio articoli, I Nasturzi
di Rosario Esposito La Rossa
I nasturzi sono fiori coloratissimi che arrivano dal Perù. Sono piccoli, crescono dovunque. I nasturzi sono il simbolo di chi non si arrende, il simbolo della lotta. Abbiamo scelto questo fiore per raccontarvi storie di riscatto, storie di chi rimane, di chi crede nella propria terra, di chi lotta. Fiori rampicanti sparsi nella nostra Italia sommersa dalle brutte notizie. Questa rubrica è innanzitutto una boccata d’ossigeno, la testimonianza scritta che qualcosa si muove. I nasturzi italiani sono i giovani che da Sud a Nord inventano, creano, si ribellano, si oppongono, sanno fare delle proprie difficoltà sfide e opportunità. Pochi conoscono questi fiori a forma di elmetto, non sono narcisi e rose, non sono fiori nobili, costosi, ma sono piante perenni, che non appassiscono. Piante che ancora oggi vengono utilizzate per curare, per rivitalizzare chi ha carenza di vitamina C. In questa rubrica vi doneremo dosi massicce di vitamina C, C come creatività, C come capacità e caparbietà, C come crederci. Io vengo da un quartiere dove la C sta per camorra. Vengo da Scampia, una realtà che negli ultimi anni è stata crivellata di piombo e cronaca nera. Dieci anni fa, avevo quindici anni, mio cugino Antonio Landieri, disabile venticinquenne,...