fuoricatalogo


Mafia in Piemonte, il futuro ha già vent’anni

Apr 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Se si smettesse di affrontare la questione “mafie al nord” attraverso i termini spesso sterili dello scontro politico, per guardare invece a fatti e circostanze accertate, forse cesserebbero finalmente polemiche noiose, stantie e fuorvianti. Con buona pace degli increduli, se non ci si chiedesse più – il tempo per queste domande è scaduto – se le organizzazioni criminali siano presenti anche nel prospero settentrione o se nel consolidamento del loro potere mostrino la necessità e l’interesse a interloquire con chiunque sia utile al loro scopo (professionisti, amministratori o faccendieri di ogni risma), forse si riuscirebbe ad alzare l’asticella del dibattito. Se non si sventolasse più il soggiorno obbligato come lo spauracchio che ha cambiato le sorti di questa parte del Paese e ci si rassegnasse all’idea che i boss sarebbero arrivati comunque, spinti dagli affari e favoriti dalle migrazioni (sono arrivati fin nelle Americhe e in Australia, figurarsi risalire lo stivale), ci si potrebbe invece chiedere che cosa non ha funzionato nella politica e nelle istituzioni, nelle associazioni di categoria e nelle procure, se nel corso degli ultimi 50 anni non si è riusciti a evitare che la colonizzazione mafiosa diventasse pervasiva e sistematica anche ai piedi delle Alpi. Leggere “Coabitazioni mafiose....


San Giuseppe e la mafia

Mar 4th, 2011 | Categoria: fuoricatalogo
Don Giuseppe Beccadelli, marchese della Sambuca e principe di Camporeale, non crede ai propri occhi. Approfittando del nuovo servizio di navigazione internet gentilmente offerto dal Padreterno a tutti gli ospiti del Paradiso, cerca notizie della sua amata città, San Giuseppe Li Mortilli, fondata nel 1779 alle pendici del monte Jato, e scopre ciò che mai avrebbe immaginato. Il suo florido feudo, comprato per pochi soldi dai Borboni dopo la cacciata dei gesuiti dalla Sicilia, il suo Eden, dove amava rifugiarsi per la dolcezza delle campagne e del clima, a distanza di tre secoli è diventato luogo di orrore e morte. San Giuseppe Jato – questo il nome nuovo della cittadina, ricostruita dopo la frana del 1838 – è descritta da giornali e documenti come “culla della mafia”, scuderia di boss del calibro dei Brusca, Angelo Siino e Balduccio di Maggio. Don Giuseppe si imbatte in un elenco: Santo Inzerillo, Calogero Di Maggio, Salvatore Scaglione, Rosario Riccobono, Salvatore Micalizzi, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella.. tutti uccisi nel 1982, morti strangolati in contrada Dammusi, dove sorgeva la sua residenza estiva ed erano cresciuti i suoi figli. Ma cos’è la mafia? Don Giuseppe, personaggio che Marcelle Padovani definisce “a metà strada fra Candide e Giufà”,...


Libero Grassi e l’imprenditoria padana

Feb 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Quello che abbiamo tra le mani è un volumetto realmente prezioso. “Mafia o sviluppo”, del febbraio 1992, è il primo quaderno pubblicato dall’Osservatorio Libero Grassi a pochi mesi dalla morte dell’imprenditore siciliano, ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991. Il libro raccoglie gli atti del convegno organizzato il 4 maggio 1991 a Palermo dalla Federazione dei Verdi. «Il dibattito voleva essere un’iniziativa di solidarietà a Libero Grassi – scrive la moglie Pina Maisano nell’introduzione – ma la partecipazione non è andata oltre le 30 persone, se si toglie per qualche tempo la presenza, casuale, di una scolaresca in visita al palazzo». Erano trascorsi pochi mesi da quando l’imprenditore aveva osato sfidare i propri estorsori indirizzando loro una lettera aperta, e la tensione successiva a quel gesto è perfettamente percepibile nei toni tesi del dibattito raccolto nel volume. Dalle sue pagine prendono vita non solo i botta e risposta tra Grassi e Giuseppe Albanese, presidente dell’Api, esponente di quell’imprenditoria meno esposta sul tema della criminalità e convinta che denunce e giornalismi troppo focalizzati sulla mafia danneggino la regione e la sua economia, ma anche le parole a tratti profetiche di Umberto Santino, direttore del Centro Impastato, che invita tutti a «non fare...


Pippo Fava e il giornalismo etico

Gen 13th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Esistono almeno tre buone ragioni per rileggere oggi “I siciliani”, la raccolta di inchieste di Giuseppe Fava pubblicata dall’editore Cappelli nel 1980. Il 5 gennaio ricorre l’anniversario della sua uccisione e recuperarne la viva voce è l’omaggio più sincero che si può rivolgere alla sua memoria. Questa è la prima ragione. La seconda ha a che fare con i vincitori della sezione Giovani del premio Fava anno 2011, il giornalista Gaetano Alessi e la redazione di AdEst. La terza infine è legata alla qualità della raccolta, che lascia incantati e smarriti. Incantati per la narrazione attenta, a tratti cinematografica, di una Sicilia bellissima e brutale, misera fino alla disperazione e orgogliosa al limite del paradosso. Ma anche disorientati, svuotati, non appena si chiude il libro, per la nostalgia di un giornalismo oggi quasi scomparso, che era capace di farsi letteratura non per artificio comunicativo, ma per altezza del sentire. Fava lo scrive ne “Lo spirito del giornale”, articolo pubblicato nel 1981 come manifesto della sua direzione al Giornale del Sud: il giornalismo dovrebbe vivere di una dimensione etica. “Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei...


Ilda e i pentiti

Dic 1st, 2010 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Lei lo aveva detto subito. Lo aveva messo per iscritto, insieme al collega Roberto Saieva, che il pentito Scarantino non era attendibile. Che le sue accuse contro altri mafiosi erano false e quindi che sarebbe stato opportuno «riconsiderare il tema della sua attendibilità generale». Ma ci sono voluti del tempo e le dichiarazioni rese dal collaboratore Gaspare Spatuzza perché la procura di Caltanissetta fosse finalmente pronta a riscrivere la verità giudiziaria sulla strage di via D’Amelio. Ilda Boccassini lasciò la procura nissena, dove si era trasferita volontariamente per indagare sulle stragi, quando constatò di non riuscire a lavorare come avrebbe voluto: «Sono stata disposta a lasciare i miei figli, a vivere in solitudine per tre anni in completo isolamento in una stanza blindata senza avere contatti con il mondo esterno e sarei stata disposta a continuare se il sacrificio fosse servito a qualcosa». Le sue parole suonano oggi come un monito contro i facili entusiasmi. Interessanti le sue considerazioni sui collaboratori di giustizia e su quello che a suo parere è l’unico strumento utile a vagliarne l’affidabilità: la professionalità dei magistrati. Le dichiarazioni dei pentiti «possono rivelarsi utilissime o creare problemi di inquinamento probatorio di dimensioni incredibili. Sta alla professionalità del magistrato...


Il verde e il nero

Ott 20th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Il primo è rimasto negli annali di storia come il peggior incubo dei mafiosi del suo tempo. Il secondo è stato definito da Roberto Saviano, icona nazionale dell’antimafia, «uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre» per la sua politica di contrasto alle cosche. Roberto Maroni come Cesare Mori, il “verde” e il “nero”, distanti storicamente e politicamente, sono accomunati dal piglio efficientista di chi pensa che la mafia non sia stata sconfitta perché nessuno l’ha mai affrontata in modo adeguato. Anche Roberto Maroni vuole diventare il nemico numero uno dei clan. Ma non può usare i metodi feroci del “prefetto di ferro”, che per trascinare davanti alla corte briganti e mafiosi non risparmiò neppure gli innocenti. Il ministro leghista si muove in virtù di una presunta efficienza nordista, utilizzata come grimaldello per risolvere gli atavici problemi del sud. E ad oggi le statistiche di sequestri, arresti e catture sembrano dargli ragione, così come davano ragione a Mori, segnando un calo verticale dei reati dopo il suo arrivo in Sicilia nel 1925. Ma neanche il prefetto di ferro, con i suoi metodi liberticidi, riuscì a sconfiggere la mafia, che rinacque più forte di prima dopo la seconda guerra mondiale. Per molti storici perché fu...


Le parrocchie di don Puglisi

Set 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Ci sono libri che vale la pena rileggere per la qualità della scrittura e la profondità del pensiero di cui sono fatti. Perché coniugano la curiosità del mondo all’onestà di raccontarlo senza finzioni. E in un’overdose di parole trite e abusate riescono a distinguersi dal coro, anche a diversi anni di distanza dalla loro prima pubblicazione. Dall’altare contro la mafia, di Saverio Lodato, è uno di questi libri. Un’opera a tratti sorprendente, attenta a scongiurare ogni lettura retorica della realtà. L’autore, sulle orme di una chiesa apertamente schierata contro la mafia, evita verbali, aule di tribunale, armi, droga e omicidi, per raccontarne solo uno, quello di don Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre 1993 a Brancaccio, il quartiere della sua parrocchia. Ma non ne fa il cuore della narrazione. Di don Pino si parla dopo la centesima pagina. Prima di lui c’è tutto un mondo di parrocchie da scoprire, nel quartiere Capo, all’Albergheria, al Borgo di Palermo. Per fare giustizia di un contesto più ampio e complesso e non concentrarsi sul coraggio di uno soltanto. Lodato risolve il tema in maniera originale, evitando di proporre ritratti agiografici dei tanti parroci di frontiera. Ne prende a prestito l’esperienza e la sensibilità e attraverso...


La P3 scoperta da Cordova

Ago 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Certe intuizioni falliscono perché arrivano troppo presto, quando nessuno è ancora disposto a sostenerle. Oppure quando non sono sufficientemente definite o hanno avversari troppo potenti. Quale che sia il caso, il silenzio è stato il destino dell’intuizione investigativa di Agostino Cordova, figura controversa e testarda, che da procuratore di Palmi firmò, nel 1992, la prima grande inchiesta italiana sulla massoneria deviata. Partendo dagli affari del clan Pesce, attraverso la scoperta di relazioni pericolose tra mafiosi, politici e imprenditori calabresi, Cordova finì nelle trame degli affari miliardari di Gelli e di una miriade di personaggi legati a logge massoniche coperte. Fu come aprire un vaso di Pandora, da cui continuavano a uscire nomi e connessioni. Il 27 maggio del 1993 Cordova inviò un rapporto al Csm sull’ingerenza dei massoni nel potere pubblico: consegnò i nomi di 40 giudici e due liste di parlamentari. Comunicò che almeno 40 degli inquisiti della tangentopoli milanese erano massoni, così come lo erano 11 dei parlamentari per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere. Alla conclusione delle indagini scrive: «La massoneria deviata è il tessuto connettivo della gestione del potere […]. È un partito trasversale, in cui si collocano personaggi appartenenti in varia misura a quasi tutti...


Una repubblica fondata sulle “trattative”

Giu 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Vatti a fidare dei politici: sono sempre pronti a saltare sul carro del camorrista più forte». Sembra una battuta di spirito e invece è la confessione del più importante pentito di camorra, Pasquale Galasso, il primo a raccontare ai magistrati la trama intricata dei rapporti tra capi camorra e istituzioni. Siamo nel 1993 e i giudici hanno messo la firma sull’avvio della sua collaborazione. Galasso è un fiume in piena, parla all’inizio con tre Procure, Napoli, Salerno e Roma, poi anche con Palermo. Nei suoi racconti si ricostruiscono gli affari della Nuova famiglia degli Alfieri e i suoi contrasti con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Si autoaccusa di 40 omicidi e dichiara di aver partecipato a ottanta spedizioni di morte. Lui, che si era pure iscritto all’università per diventare medico, era riuscito a mettere in piedi una varietà di affari tale da far invidia ai manager migliori: finanziarie, commercio internazionale, ortofrutticoli, automobili, pompe funebri, autonoleggi e persino un’agenzia di viaggi. Un tesoro del valore di oltre 1.000 miliardi di vecchie lire, senza tener conto di quel castello sul lago d’Orta, comprato nelle prime fasi della sua collaborazione con un fido dell’istituto di credito San Paolo di Torino. Pasquale parla perché...


Giovanni Falcone e le verità sul generale dalla Chiesa

Mag 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori». Con queste parole, pronunciate nel 1982, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa chiariva all’on. Giulio Andreotti quali fossero le sue intenzioni circa il nuovo incarico di prefetto che lo attendeva a Palermo. Con la stessa chiarezza si era rivolto al capo del governo Spadolini: «La eventuale nomina a Prefetto di Palermo non può e non deve avere come “implicita” la lotta alla mafia, giacché si darebbe la sensazione di non sapere che cosa sia (e cosa si intenda) l’espressione mafia e si darebbe la certezza che non è nelle più serie intenzioni la dichiarata volontà di contenere e combattere il fenomeno in tutte le sue molteplici manifestazioni (delinquenza organizzata è troppo poco!)».  Il generale ben capiva che le resistenze maggiori alla sua azione sabbero state nelle promesse di carta del Governo. Sui “poteri” antimafia richiesti – e mai concessi – a dalla Chiesa si è molto discusso. Lui stesso spiegò cosa chiedeva con un aneddoto. Da generale gli era toccato di accorrere in aiuto di un capitano dei carabinieri  minacciato dal boss nel paese. Per rendere chiaro a tutti che l’ufficiale non era solo nel suo...