fuoricatalogo


Gli italiani e il processo alla politica

mag 2nd, 2012 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Che cosa risponderebbero oggi gli italiani interrogati su mafia e corruzione? Penserebbero ancora che è urgente rompere con il passato, fiduciosi che sia possibile cambiare il proprio paese e di farlo senza insidie per la democrazia? In tempi in cui “cambiamento” è diventato lo stanco refrain di tutte le campagne elettorali, la corruzione dilaga sui giornali e si trasforma in querelle politica, è difficile crederlo. Quando a cavallo del 1992-93 il Pds e l’Istituto superiore di Sociologia di Milano proposero il sondaggio a 150mila italiani, i risultati fotografarono un’Italia diversa rispetto a quella attuale. Era il tempo di Tangentopoli e delle stragi di mafia, ma anche del sostegno al pool di magistrati di Mani pulite e della primavera palermitana. Il ventennio berlusconiano non era ancora iniziato ed erano ancora vivi i vecchi partiti. In 150mila risposero alle domande, affrancarono a proprie spese la busta e la inviarono arricchendola di commenti e riflessioni. Chissà che cosa accadrebbe oggi che il dato sull’astensionismo ha invece segnato il suo record storico? Bisognerebbe sentirli nuovamente quegli italiani, per capire se e in che modo sono cambiate le loro opinioni. La sintesi del libro Mafia e Corruzione, scritto da Ugo Pecchioli e Marco Marturano per Franco Angeli,...


Pio La Torre, padre dell’antimafia

feb 28th, 2012 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
È vero che ogni celebrazione contiene in sé qualcosa di stucchevole, soprattutto se si tratta di una commemorazione, ma sarebbe una grave mancanza sottrarsi al dovere – poiché essenzialmente di quello si tratta – di ricordare Pio La Torre nel trentennale della sua morte, tanto più che l’anniversario della sua uccisione coincide con quello della legge che porta il suo nome, la legge Rognoni-La Torre appunto, fondamento su cui si erge tutta l’antimafia per come oggi la conosciamo. Per conoscere più da vicino questo padre dell’antimafia, ucciso dai sicari di Cosa nostra il 30 aprile del 1982, è utile la pubblicazione dell’Assemblea regionale siciliana del 1987 che raccoglie i suoi discorsi e interventi parlamentari, ordinati e curati dallo storico Francesco Renda. Ne emerge tutta l’attenzione del politico per le classi più deboli e il suo passato da sindacalista, insieme alla capacità di analizzare i problemi della Sicilia in relazione al più vasto orizzonte delle questioni nazionali. Con un’attenzione sempre particolare a quella che definiva la “battaglia necessaria” contro la mafia. Basta leggere i titoli degli interventi per capire perché fu definito “totus panormitanus”, per il profondo attaccamento alla sua terra che lo spinse, mentre era parlamentare, a chiedere di tornare in Sicilia...


La zona bianca

gen 27th, 2012 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Per una volta non parliamo di mafia, collusioni e connivenze. Lasciamo perdere il nero e il grigio e parliamo invece di bianco, di persone rispettabili e oneste e tra queste di quelle che mai, a nessun costo, sono scese a patti con il crimine. Ricordiamo due medici siciliani, Sebastiano Bosio e Paolo Giaccone, il primo, stimato primario di chirurgia vascolare dell’ospedale civico di Palermo, il secondo, luminare della medicina legale. Entrambi professionisti amati e capaci, che hanno fatto del loro camice bianco un emblema di purezza contro la mafia. Sebastiano Bosio sognava di eliminare i “viaggi della speranza” cui sono costretti i siciliani in cerca di cura. Sul finire del 1981, poco prima di morire, riuscì in una complicata operazione che salvò la vita ad una ragazza con un raro problema alla aorta. Giaccone con la sua scienza contribuì invece, più volte, alle indagini di una giustizia ancora priva di collaboratori e mezzi tecnologici. Competenze ed integrità che la mafia decise di eliminare, uccidendo i due medici a distanza di un anno l’uno dall’altro. Della loro storia, tra le altre, tratta il libro di Giuseppe Lo Bianco e Francesco Viviano La strage degli eroi, pubblicato nel 1996 da Edizioni Arbor, con la...


C’era una volta la mafia che amava giocare, scommettere e vincere

nov 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
C’era una volta Al Capone, che diventò padrone di Chicago e morì ricco e disperato. All’apice della sua scalata raggranellò fino a sessanta milioni di dollari l’anno con le case da gioco, le corse dei cavalli e il gioco dei dadi. Vent’anni dopo la sua morte, il figlio, Al Capone junior, chiese di poter cambiare il proprio nome. C’era una volta Billy Fox, nero dell’Ohio, che diventò pugile professionista a 17 anni e fu sfruttato dai manager che per un decennio ne orchestrarono vittorie e sconfitte (e relativi guadagni). Quando si ribellò si vide ritirare la licenza da pugile. Lontano dal ring finì povero e pazzo, vagabondando nella Bowery di New York in cerca di elemosina.  C’era una volta il fantino William Buddy, uno dei migliori in America, che si rifiutò di perdere una gara. Dopo la corsa i picchiatori di Cosa nostra lo raggiunsero sotto casa e lo aggreddirono selvaggiamente con manganelli di piombo. C’era una volta il peso massimo Enrico Bertola, che scrisse al fratello in Italia di essere capitato «in mano a banditi senza pietà, che mi fanno combattere con pugili che hanno amici con la pistola sotto la giacca». Voleva tornare a casa, Bertola, aspettava solo...


Storie di coraggio dalla Calabria meno conosciuta

set 9th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Quattro anni di cronache mafiose dalla Locride, dal 1975 al 1978. Anni di morte e di proteste, durante i quali la collina di Cessarè,  “che si apre a mò di balconata sulla vallata del Torbido”, si trasforma in simbolo di lotte di mafia e antimafia. È in quel paradiso di 15 mila metri quadrati, dove i proprietari dei fondi sono soliti trascorrere i mesi della calura estiva, che nasce un primo, corale, scontro tra la popolazione locale e la ‘ndrangheta, quando il clan Ursini decide che i prati e i vigneti amorevolmente curati dai contadini devono essere sottoposti a pascolo abusivo, taglieggiamenti, rifugio di latitanti e guardanie. Di fronte alle minacce molti pagano in silenzio, ma altri decidono invece di denunciare unendosi in un’azione collettiva. Inizia così la storia di Rocco Gatto, mugnaio comunista, vittima della ‘ndrangheta e medaglia al valore civile, che verrà ucciso la mattina del 12 marzo 1977 mentre si stava recando a lavoro. La sua colpa, quella di non aver mai voluto pagare la “mazzetta” e di aver fatto nomi e cognomi dei responsabili del raid al mercato di Gioiosa Jonica, avvenuto il 7 novembre del 1976, quando gli Ursini decisero di onorare il capo clan...


Essere mafioso e pentirsi a Torino

lug 13th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Antonio Saia era un pezzo da novanta del clan dei catanesi a Torino. Negli anni Settanta e i primi anni Ottanta il suo gruppo si spartiva la piazza torinese con i calabresi di Mimmo Belfiore, gli stessi che ventotto anni or sono ordinarono l’omicidio del procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia. Li chiamavano i Cursoti ed erano avversi, a Catania, al gruppo capeggiato dal super boss Nitto Santapaola. Nella sola Torino contavano circa 50 affiliati. Dopo gli arresti dei primi anni Ottanta molti di loro si pentirono e fu proprio uno dei loro capi, Ciccio Miano, a collaborare con i servizi segreti per raccogliere in carcere, con un registratore nascosto negli slip, le prove che inchiodarono Belfiore come mandante dell’assassinio del procuratore torinese. Antonio Saia, detto Nino, non si comportò diversamente dagli altri, prima come figura di primo piano nelle attività criminali, poi come collaboratore. Quando iniziò a rilasciare dichiarazioni ai magistrati, nel 1984, aveva già decine di omicidi alle spalle. Il suo nome comparve su tutti i giornali come una delle figure cardine dell’inchiesta e al conseguente maxi processo alla mafia di Torino allestito dai procuratori Acordon, Trovati, Lanza, Laudi e Tamponi e che portò alla sbarra 250 imputati responsabili...


Le scandalose condizioni degli operai edili

mag 6th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Se non avessi letto Mafia a Milano, pregevole excursus storico sulla presenza e gli affari della criminalità organizzata in Lombardia firmato da Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni (pubblicato la prima volta da Editori Riuniti nel 1996 e recentemente riedito in versione aggiornata per i tipi di Melampo), difficilmente sarei venuta a conoscenza del bollettino di Cgil, Cisl e Uil dal titolo “Le scandalose condizioni degli operai edili”, risalente al 1970. Ne sono sopravvissute pochissime copie, ma riuscire a tenerne una tra le mani vale un po’ di fatica. Si tratta di un opuscolo di poche pagine, con foto e testo a fronte, datato nei toni e nel lessico, ma proprio per questo ancor più prezioso dal punto di vista storico. I sindacati vi denunciano le pessime condizioni in cui sono costretti a lavorare e vivere gli operai dei cantieri milanesi – quasi tutti immigrati (meridionali). Nessuna sicurezza e poche tutele, pessime condizioni igienico-sanitarie, una paga da fame e, spesso, l’intermediazione di “personaggi mafiosi” che attraverso “false imprese” organizzano il lavoro e il loro rapporto con le imprese titolari. Si legge: «Ma da chi sono sostenuti questi mafiosi, questi subappaltatori se non dalle imprese che ad esse ricorrono con...


Mafia in Piemonte, il futuro ha già vent’anni

apr 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Se si smettesse di affrontare la questione “mafie al nord” attraverso i termini spesso sterili dello scontro politico, per guardare invece a fatti e circostanze accertate, forse cesserebbero finalmente polemiche noiose, stantie e fuorvianti. Con buona pace degli increduli, se non ci si chiedesse più – il tempo per queste domande è scaduto – se le organizzazioni criminali siano presenti anche nel prospero settentrione o se nel consolidamento del loro potere mostrino la necessità e l’interesse a interloquire con chiunque sia utile al loro scopo (professionisti, amministratori o faccendieri di ogni risma), forse si riuscirebbe ad alzare l’asticella del dibattito. Se non si sventolasse più il soggiorno obbligato come lo spauracchio che ha cambiato le sorti di questa parte del Paese e ci si rassegnasse all’idea che i boss sarebbero arrivati comunque, spinti dagli affari e favoriti dalle migrazioni (sono arrivati fin nelle Americhe e in Australia, figurarsi risalire lo stivale), ci si potrebbe invece chiedere che cosa non ha funzionato nella politica e nelle istituzioni, nelle associazioni di categoria e nelle procure, se nel corso degli ultimi 50 anni non si è riusciti a evitare che la colonizzazione mafiosa diventasse pervasiva e sistematica anche ai piedi delle Alpi. Leggere “Coabitazioni mafiose....


San Giuseppe e la mafia

mar 4th, 2011 | Categoria: fuoricatalogo
Don Giuseppe Beccadelli, marchese della Sambuca e principe di Camporeale, non crede ai propri occhi. Approfittando del nuovo servizio di navigazione internet gentilmente offerto dal Padreterno a tutti gli ospiti del Paradiso, cerca notizie della sua amata città, San Giuseppe Li Mortilli, fondata nel 1779 alle pendici del monte Jato, e scopre ciò che mai avrebbe immaginato. Il suo florido feudo, comprato per pochi soldi dai Borboni dopo la cacciata dei gesuiti dalla Sicilia, il suo Eden, dove amava rifugiarsi per la dolcezza delle campagne e del clima, a distanza di tre secoli è diventato luogo di orrore e morte. San Giuseppe Jato – questo il nome nuovo della cittadina, ricostruita dopo la frana del 1838 – è descritta da giornali e documenti come “culla della mafia”, scuderia di boss del calibro dei Brusca, Angelo Siino e Balduccio di Maggio. Don Giuseppe si imbatte in un elenco: Santo Inzerillo, Calogero Di Maggio, Salvatore Scaglione, Rosario Riccobono, Salvatore Micalizzi, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella.. tutti uccisi nel 1982, morti strangolati in contrada Dammusi, dove sorgeva la sua residenza estiva ed erano cresciuti i suoi figli. Ma cos’è la mafia? Don Giuseppe, personaggio che Marcelle Padovani definisce “a metà strada fra Candide e Giufà”,...


Libero Grassi e l’imprenditoria padana

feb 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli, fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Quello che abbiamo tra le mani è un volumetto realmente prezioso. “Mafia o sviluppo”, del febbraio 1992, è il primo quaderno pubblicato dall’Osservatorio Libero Grassi a pochi mesi dalla morte dell’imprenditore siciliano, ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991. Il libro raccoglie gli atti del convegno organizzato il 4 maggio 1991 a Palermo dalla Federazione dei Verdi. «Il dibattito voleva essere un’iniziativa di solidarietà a Libero Grassi – scrive la moglie Pina Maisano nell’introduzione – ma la partecipazione non è andata oltre le 30 persone, se si toglie per qualche tempo la presenza, casuale, di una scolaresca in visita al palazzo». Erano trascorsi pochi mesi da quando l’imprenditore aveva osato sfidare i propri estorsori indirizzando loro una lettera aperta, e la tensione successiva a quel gesto è perfettamente percepibile nei toni tesi del dibattito raccolto nel volume. Dalle sue pagine prendono vita non solo i botta e risposta tra Grassi e Giuseppe Albanese, presidente dell’Api, esponente di quell’imprenditoria meno esposta sul tema della criminalità e convinta che denunce e giornalismi troppo focalizzati sulla mafia danneggino la regione e la sua economia, ma anche le parole a tratti profetiche di Umberto Santino, direttore del Centro Impastato, che invita tutti a «non fare...