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Lega, con tutta la mafia che c’è

apr 27th, 2012 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Eppur mafiosi ‘Ndrangheta padana, di celti e longobardi, già, eppur mafiosi. Presunti, s’intende, finché sentenza non dica il vero. Belsito, il tesoriere del Carroccio (che ne prende le distanze in base a un fondamentale distinguo: non propriamente di sette decimi celto è il tesoriere), è indagato in Calabria per riciclaggio con l’aggravante di aver favorito la cosca dei De Stefano. Con lui sono indagate altre sette persone tra cui Bruno Mafrici, socio di uno studio legale con sede in pieno centro a Milano, nominato da Belsito consulente legale per gli affari del Carroccio. Lo studio di Mafrici sarebbe nientemeno che il cuore del cerchio magico, la rete di affaristi e maneggioni che circondavano (facendone forse gli interessi) il leader leghista Umberto Bossi. Il pm Lombardo ha disposto sequestri di materiale cartaceo ed elettronico presso lo studio Mafrici Srl, in via Duini 14, e presso lo Studio M.g.i.m service srl il cui 20% è nelle mani di Pasquale Guaglianone (non indagato e fuori dall’inchiesta). Personaggio interessante Guaglianone: cosentino di nascita, già leader della destra eversiva, ora siede nel Cda di Ferrovie Nord. L’Ammiraglio Chi invece è indagato con Belsito e Mafrici è l’uomo d’affari genovese Romolo Girardelli – nelle intercettazioni soprannominato ‘l’Ammiraglio’ e ritenuto dagli investigatori una...


Internet, il mondo segreto dei trafficanti di armi cinesi

apr 27th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro
In Cina il traffico di armi attraverso i valichi terrestri è in declino, eppure il mercato nero continua a prosperare grazie al web. È quanto emerge da una recente indagine condotta della polizia cinese che ha smascherato un gruppo di contrabbandieri specializzati nel commercio di armi da fuoco ed esplosivi tramite internet. Una scoperta che mette in luce un fenomeno finora sottovalutato ma decisamente insidioso per il contrasto al traffico internazionale di armi. Il talento di Mr. Zhou Dimenticatevi lo stereotipo del losco trafficante sempre in giro per il mondo in cerca di terroristi e criminali interessati a comprare la sua mercanzia. In Cina la nuova frontiera del commercio rappresentata dalla rete, aggiunta alla mancanza di un adeguato controllo sulle spedizioni delle merci, permette di cimentarsi nel contrabbando di armi in modo relativamente semplice. Il caso di Zhou Zhaoping, trentunenne dalla provincia di Juangsu finito in manette con l’accusa di aver venduto armi online, è un esempio della facilità con cui anche elementi estranei alla criminalità organizzata possono entrare in questo business clandestino. Zhou ha confessato di aver iniziato la sua attività di trafficante comprando e rivendendo parti di ricambio di pistole cinesi e successivamente, spinto dagli enormi profitti (molte migliaia di yuan)...


Leinì è un comune virtuoso, benché mafioso. Lo dice il ministero

apr 26th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Il Ministero dell’economia e delle finanze ha stilato una lista dei comuni italiani più virtuosi. Una lista selezionatissima, sono infatto solo 143 i comuni meritevoli. E tra questi – udite udite – c’è Leinì, piccolo comune piemontese balzato alle cronache nazionali per esser stato commissariato a causa di infiltrazioni mafiose. Quindi, per il Ministero, virtù e mafia possono andare a braccetto. Ma la virtù premiata dal Ministero è solo quella economica: la gestione del cosiddetto Patto di stabilità interno (Psi). La classifica ministeriale mira a individuare gli enti meritevoli premiandoli con un allentamento dei relativi vincoli. La strategia, scrive Matteo Barbero su La Voce.info, non convince. Quello di Leinì, infatti, non è l’unico caso: scorrendo l’elenco si trovano altre dubbie virtù, come a Portoscuso, in Sardegna, il cui sindaco è stato recentemente arrestato per corruzione e concussione, oppure a Monte San’Angelo, anch’esso commissariato a causa delle dimissioni in massa dei rispettivi consiglieri. La domanda quindi, come diceva quel tale, sorge spontanea: che vuol dire essere virtuoso? Rispetto del Patto di stabilità, autonomia finanziaria, capacità di riscossione delle entrate ed equilibrio di parte corrente. Questi i requisiti individuati dal legislatore (ultima modifica Dl 98/2011) per assegnare l’etichetta di buon allievo agli enti che,...


Processo Amiat e la turbativa d’asta

apr 18th, 2012 | Categoria: articoli
di Mattia Anzaldi
  Non c’è solo la tentata corruzione. Si discute di appalti, soldi pubblici e del tentativo di modificare il corso naturale delle gare. Ieri, al Palazzo di Giustizia di Torino, sono stati ascoltati i vertici della municipalizzata torinese all’interno del secondo filone del “processo AMIAT”, quello che vede imputati Salvatore Luberto, il direttore acquisti Giancarlo Gallo, l’ex assessore allo sviluppo regionale della Valle d’Aosta Leonardo La Torre e Giorgio Giordano, ex presidente AMIAT -già interessato dal procedimento contro il tentativo di corruzione e condannato in patteggiamento ad un anno-, per presunta turbativa d’asta. Secondo braccio processuale scaturito dalle intercettazioni svolte nell’ambito delle indagini sul tentativo di corruzione all’ex vice-presidente Raphael Rossi. Il presidente della corte, il giudice Domaneschi, apre le testimonianze richieste dal pm Pellicano per accertare le responsabilità degli imputati nella gestione di una gara d’appalto indetta da AMIAT alla fine del 2007, inerente all’appalto del servizio di sorveglianza armata. L’ipotesi condotta è che siano state fatte pressioni da La Torre, socio azionista di All System e “padrino politico della stessa” per avere informazioni riservate sullo svolgimento della gara d’appalto, forse al fine di incidere sul risultato. “Volevo conoscere i tempi, gli sviluppi” dice sotto testimonianza “ma per salvaguardare i miei dipendenti”; per...


Altro terremoto per Lombardo, arriva l’associazione mafiosa

apr 12th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Laura Galesi
Altro terremoto giudiziario per Raffaele Lombardo. Adesso arriva l’associazione mafiosa. Il presidente della Regione Siciliana è accusato, da altre dichiarazioni del collaborazione di giustizia Maurizio Avola, di presunti incontri con esponenti del clan Santapaola di Catania. Si apre così un terzo filone, partito dall’inchiesta Iblis, diversa sia da quella per voto di scambio semplice (una vicenda sulla quale c’è un processo in corso) sia da quella per voto di scambio aggravato e concorso esterno (le accuse per le quali è arrivata l’imputazione coatta). L’accusa di associazione mafiosa avviata l’8 giugno dell’anno scorso, fino al 29 marzo era ancora “pendente. In altre parole l’8 giugno, al momento di tirare le somme sulle accuse da sostenere in giudizio, l’indagine avviata nel 2007 è stata spezzettata: per evitare di indebolire l’accusa, quindi, gli atti e le dichiarazioni non riscontrate di Avola sono finiti in questo terzo fascicolo. I reati ipotizzati, risalgono a un’epoca “anteriore e prossima all’1 gennaio 1993″. Un’accusa che però riguarda solo il presidente della Regione, non il fratello Angelo: anche per questa distinzione, nell’ordinanza di imputazione coatta, il gip Luigi Barone specifica a chiare lettere che “questi ultimi fatti non costituiscono oggetto del procedimento oggi in esame”. Secondo l’accusa, l’ udienza...


Confermata la condanna a Viktor Bout. Proteste dal Cremlino

apr 11th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Ha rifornito tutti, nemici dei nemici, alimentando scontri, guerre e violenze senza fine. Conflitti che si avvitavano su sé stessi in dogliose spire di morte. Un mostro degli affari illeciti, precursore di qualsiasi globalizzazione criminale. Il suo nome è Viktor Anatolyevich  Bout, classe 1967, tagiko di nascita e post-sovietico di passaporto. Già capo del Kgb, è con la caduta del regime comunista che inizia la carriera di Bout, trafficante d’armi transnazionale, definito “il mercante di morte”, epiteto cucitogli addosso da Peter Hain, ex ministro degli Esteri britannico. Colto, raffinato, intelligente, ha trafficato armi dall’ex blocco comunista (specialmente Moldavia, Ucraina, Bulgaria) agli scenari di guerra di mezzo mondo: Angola, Liberia, Congo, fino ad armare le Farc colombiane e, si dice, al-Qaeda. Nel 2008, Viktor Bout venne arrestato in Thailandia ed estradato negli Stati Uniti due anni più tardi dove è stato condannato a 25 anni di carcere. Condanna confermata pochi giorni fa da una corte federale di New York e – udite udite – fortemente criticata dalla Russia. Un personaggio da romanzo. Dopo l’implosione dell’impero sovietico tutte le armi stoccate dall’Armata Rossa per scatenare la terza guerra mondiale si sono trasformate in un lucroso business. Bout coglie l’occasione. Si trova in Angola, dove è in corso una...


Denise, il volto della speranza

apr 3rd, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
Il 30 marzo la Prima Corte d’Assise di Milano ha emesso la sentenza per il processo Lea Garofalo: ergastolo per tutti e sei gli imputati. Una storia che parte da Pagliarelle, frazione crotonese di Petilia Policastro, e giunge a Milano, scuotendo in modo particolare la società civile – notevole la mobilitazione in questi mesi dei ragazzi appartenenti all’associazione Libera – tra lo stupore e l’indignazione degli imputati. Marika Demaria, giornalista di «Narcomafie», in questi mesi ha seguito tutte le udienze del processo, anche per Libera Informazione. Qui di seguito dopo una fitta serie di cronache dal tribunale curate dalla Demaria, il commento e l’analisi “a caldo” di una giornata che segna un passaggio fondamentale per il movimento antimafia, dal sud al nord del Paese. Con un impegno che vale per tutti: non dimenticare Lea Garofalo e stare vicini a Denise Cosco. (continua…)


Il botto di Pizzolungo si fa ancora sentire

apr 2nd, 2012 | Categoria: articoli
di Rino Giacalone
Era il 2 aprile 1985. Una autobomba piazzata su una curva di Pizzolungo venne fatta deflagrare al passaggio del corteo di auto del sostituto procuratore Carlo Palermo. Fu una strage. Restarono incolumi il magistrato, i tre agenti di scorta, l’autista della blindata del pm, furono dilaniati una donna, Barbara Rizzo ed i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta, di 6 anni. Erano su un’altra auto che al momento dell’esplosione fece da “muro” proteggendo le auto del pm e della scorta, dell’auto di Barbara Rizzo non restò nulla, altrettanto dei corpi della donna e dei suoi figli. E’ un botto che oggi solo chi non vuole sentire non sente. Quello che è accaduto in questi 27 anni è incredibile. Cominciamo con la storia di quel pm, Carlo Palermo, venuto a Trapani, “espulso” dalla Procura di Trento dove lavorava perché indagava sui conti illeciti della politica del Psi. Craxi era presidente del Consiglio, e Carlo Palermo indagando era finito con l’imbattersi nei conti del capo del Governo. Venne a Trapani per continuare quel lavoro, investigava sui canali della droga che dall’est europeo arrivava fino in Sicilia, su quelle stesse rotte venivano fatte viaggiare armi e componenti che servivano a fabbricare pericolose bombe....


Tra poche ore la sentenza del processo Lea Garofalo

mar 30th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Sono da poco passate le 16 quando Anna Introini dichiara «La Corte si ritira». Tra poche ore sarà dunque proclamata la sentenza di primo grado per il processo che si è celebrato dal 6 luglio ad oggi, 30 marzo – con uno stop forzato e una ripresa dal 23 novembre alla prima settimana di dicembre per il cambio del Presidente della Corte – per la scomparsa di Lea Garofalo. Il pubblico ministero Marcello Tatangelo ha chiesto sei ergastoli per i sei imputati Carlo, Giuseppe e Vito Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino. Diversi i capi d’imputazione: gli ultimi tre sono accusati di aver sequestrato Lea Garofalo la sera del 24 novembre 2009 dopo che era stata consegnata loro da Carlo Cosco; a loro volta, i tre imputati avrebbero consegnato la donna nelle mani di Vito e Giuseppe Cosco che l’avrebbero interrogata, torturata e uccisa con un colpo di pistola alla nuca. Infine, tutti sono accusati di aver distrutto il cadavere mediante dissolvimento in cinquanta litri di acido, operazione avvenuta su un terreno a San Fruttuso, Monza Brianza. La requisitoria del pm ha occupato l’intera giornata di lunedì 26 e buona parte dell’udienza di martedì 27, seguita dalle conclusioni...


Processo Lea Garofalo, le richieste delle parti civili

mar 28th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
È comprensibilmente provata l’avvocato Enza Rando quando prende la parola. Lei, difensore di Denise Cosco che si è costituita parte civile nel processo per la morte di sua madre Lea Garofalo, è stata una delle ultime persone ad aver visto la donna scomparsa tra il 24 e il 25 novembre 2009. L’avvocato Rando, rappresentante dell’ufficio legale dell’associazione Libera, è stata quella che ha cercato di dissuadere la giovane testimone di giustizia nella sua scelta di partire per Milano, e da allora ha seguito da vicino le sorti di Denise, che incontrò per la prima volta proprio in quel frangente, quando vide per l’ultima volta Lea Garofalo. In merito a quell’incontro Enza Rando ricorda una donna «affamata di vita, che voleva stare con la figlia. Come potete pensare che l’avrebbe lasciata da sola? In questa requisitoria straordinaria del pm non c’è un solo nervo scoperto: Lea era una donna molto sola, chi sfiduciato non ha mai pensato di lasciare tutto e andare via, in un posto lontano, come ha fatto notare giustamente il pm Tatangelo? Ma non per questo Lea Garofalo era pazza, anzi era molto prudente. Impulsiva sì, ma con la testa sulle spalle». Enza Rando ha la voce incerta...