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Operazione antimafia nel Reggino. Tra gli arrestati anche il sindaco di Bova Marina

Dic 7th, 2016 | Categoria: news
Vincenzo Crupi, sindaco di Bova Marina, è tra le 14 persone arrestate dai Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria nel corso di un’operazione antimafia coordinata dalla Dda. Il primo cittadino è accusato di corruzione per l’appalto per la raccolta dei rifiuti nel suo comune, “controllato” dalla cosca ‘ndranghetista Iamonte; stessa accusa anche per Giuseppe Benavoli, Alfredo Zappia e Giuseppe Iaria, rispettivamente vicesindaco di Bova Marina, assessore al Turismo di Brancaleone e ex sindaco di Melito di Porto Salvo. Tutti sono stati posti agli arresti domiciliari. L’operazione riguarda appunto le cosche di ‘ndrangheta “Iamonte” e “Paviglianiti”, attive a Melito di Porto Salvo, San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, comuni della provincia di Reggio. Coinvolti anche imprenditori attivi nel settore della raccolta rifiuti, che secondo le indagini, grazie al sostegno della criminalità organizzata locale, alla collaborazione di liberi professionisti ed alla compiacenza di funzionari e amministratori pubblici, hanno condizionato il regolare svolgimento di gare d’appalto in alcuni comuni del basso Jonio reggino.


Friuli Venezia Giulia, traffico illecito di abiti usati destinati ai poveri

Dic 2nd, 2016 | Categoria: news
In meno di due anni hanno raccolto in Friuli Venezia Giulia circa 120 tonnellate di abiti usati sostenendo che erano destinati ad aiutare “italiani in difficoltà” mentre, in realtà, venivano inviati ad un’azienda in provincia di Caserta e, successivamente, venduti in Bulgaria, Grecia, Albania, Egitto, Giordania, Tunisia, Guinea e Pakistan. Il traffico è stato scoperto dalla Guardia di Finanza Gorizia al termine di un anno di indagini durante le quali, con appostamenti, pedinamenti, riprese video e finanche strumenti di localizzazione satellitare ha ricostruito l’attività della falsa “raccolta umanitaria”. A organizzarla – per le Fiamme Gialle – due persone domiciliate tra le province di Como e Monza Brianza, oltre al titolare e all’amministratore della società casertana che tra il 2014 e il 2016 ha fatturato circa due milioni di euro. Ai quattro è stata notificata la chiusura delle indagini preliminari per il reato di traffico illecito di rifiuti, dal momento che gli abiti usati sono ritenuti tali dalla legge. La raccolta degli indumenti usati avveniva in tutto il Friuli Venezia Giulia utilizzando volantini con intestazioni  fedifraghe come «Aiuto Italia» e «Partito dei poveri», nei quali si invitava a donare capi d’abbigliamento e accessori in buono stato per finalità umanitarie e prestare aiuto ed assistenza...


Scarcerato e di nuovo fermato. Rocco Schirripa torna in cella

Nov 29th, 2016 | Categoria: news
Prima scarcerato, su richiesta della Corte d’Assise di Milano. Ora, Rocco Schirripa torna di nuovo in carcere, accusato di aver commesso l’omicidio del giudice Bruno Caccia. Il fermo è stato disposto dal pubblico ministero del tribunale meneghino, Marcello Tatangelo. Un colpo a sorpresa, come a sorpresa era giunta la notizia dell’immissione in libertà del panettiere di Parella, che giunge proprio nel mentre si stavano avviando le procedure per la sua uscita dal carcere di Opera con relativo trasferimento in un rifugio segreto. Intanto domani, il processo, contaminato da un vizio di forma “irrimediabile”, sarà comunque annullato.  


Processo Caccia: in aula Placido Barresi

Nov 24th, 2016 | Categoria: news
Nuova udienza del processo a carico di Rocco Schirripa, accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Bruno Caccia, avvenuto a Torino il 26 giugno del 1983. Nella prima Corte d’Assise del Tribunale di Milano fa il suo ingresso in aula un elemento di spicco della criminalità torinese degli anni ’70 e ’80: Placido Barresi, pluriomicida, cognato di Domenico Belfiore. Una testimonianza chiave per il processo in corso al Palazzo di Giustizia di Milano perché è proprio dai dialoghi intercettati tra Barresi e Belfiore e tra Baresi e Schirripa che si fonda il processo penale che si sta celebrando nel capoluogo lombardo. Ecco la cronaca dell’udienza: https://www.youtube.com/watch?v=zbO04tQITQM&feature=youtu.be


Corsico, il consiglio comunale boccia la proposta di intitolare una via a Lea Garofalo

Nov 24th, 2016 | Categoria: news
Sono trascorsi sette anni dalla notte del 24 novembre 2009, quando la testimone di giustizia Lea Garofalo fu uccisa a Milano per volontà dell’ex compagno Carlo Cosco. Sono trascorsi tre anni dai funerali della giovane donna che si celebrarono sulla piazza Beccaria a Milano alla presenza di oltre tremila persone che avevano riconosciuto non solo la scelta della giovane donna calabrese, ma anche il coraggio di sua figlia Denise, senza le cui testimonianze non si sarebbe potuto istruire il processo celebrato a Milano. Sono trascorsi due anni dalla sentenza di Cassazione che ha confermato le pene inflitte agli imputati in appello: ergastolo per Carlo Cosco e il fratello Vito, assoluzione per il terzo fratello Giuseppe, ergastolo per i complici Rosario Curcio e Massimo Sabatino, 27 anni per Carmine Venturino (una riduzione della pena rispetto al primo grado, grazie alle sue dichiarazioni che hanno permesso di ritrovare i resti, nel quartiere monzese di San Fruttuoso, di Lea Garofalo). In questi anni, la volontà di ricordare, di commemorare, di farsi carico della memoria di Lea Garofalo è cresciuta grazie a un circuito virtuoso alimentato da dibattiti pubblici, incontri nelle scuole, libri, fumetti, film incentrati sulla figura della giovane testimone di giustizia. Una memoria declinata...


La frase choc di Vincenzo De Luca e gli attestati di solidarietà verso la Bindi

Nov 18th, 2016 | Categoria: news
  «Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti». Così  si è espresso Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania, in un video trasmesso a «Matrix» riferendosi a quanto accaduto lo scorso anno prima delle elezioni regionali, quando la presidente della Commissione parlamentare antimafia inserì il suo nominativo nella lista dei “candidati impresentabili”. Nel corso dell’intervista, De Luca ha parlato di “atti di delinquenza politica. E non c’entra niente la moralità, era tutto un attacco al governo Renzi”, sempre in riferimento alle precedenti dichiarazioni di Rosy Bindi. Diversi gli attestati di solidarietà nei confronti della presidente della Commissione antimafia, tra cui quelli del vicepresidente della stessa commissione, Claudio Fava – “Parla come un camorrista: credo che il suo partito si sarebbe dovuto interrogare tempo fa sulle discutibili qualità umane e gli eccessi verbali di questo personaggio” – e del presidente del Senato Pietro Grasso, che ha così commentato le dichiarazioni di De Luca: “Non pensavo che spostandomi in politica avrei sentito delle parole che ero abituato a sentire quando ero procuratore antimafia. Certe cose un rappresentante delle istituzioni non deve pensarle né dirle. De Luca chieda scusa alla Bindi e smetta di imitare Crozza. Non pensi...


Catturato latitante in Spagna dalla Dia di Roma

Ott 28th, 2016 | Categoria: news
Catturato il 25 ottobre scorso, a Palma di Maiorca, dagli investigatori della Dia di Roma in collaborazione con la Polizia Spagnola e il contributo della Questura di Napoli, Andrea Ricci, latitante campano, irreperibile dal 2014 . Ricci fermato grazie al mandato di arresto europeo si trovava in un rinomato ristorante della località, dove svolgeva l’attività di imprenditore immobiliare nel campo delle ristrutturazioni e intermediazione degli affitti per turisti. Nell’attività aveva anche coinvolto i familiari che si erano recentemente trasferiti nell’isola. Dalle indagini della Dia, Ricci ricopriva un ruolo di rilievo ed era considerato uomo di assoluta fiducia di Ciro Smiraglia, nipote del noto boss, defunto, Michele Zaza, con cui aveva posto in essere un articolato sistema di frode mediante un traffico di autovetture di grossa cilindrata dalla Germania all’Italia, in frode dell’Iva comunitaria con il contributo essenziale di due funzionari in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Roma. L’Iva evasa, calcolata in oltre 8 milioni di euro, ha permesso la confisca per l’equivalente di tre alberghi e un ristorante nella Capitale, alcune società e numerose autovetture nuove pronte per la vendita.


Corruzione e grandi opere, 21 arresti in tutta Italia

Ott 26th, 2016 | Categoria: news
Corruzione e appalti truccati nell’intera Penisola, dal Piemonte alla Calabria. Sono 21 le persone raggiunte da misure cautelari in un’operazione congiunta di Carabinieri del Comando provinciale di Roma e Guardia di Finanza. Contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, corruzione e tentata estorsione. Gli investigatori ipotizzano un’associazione per delinquere che ha compiuto condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto nei lavori di un tratto della Tav Milano-Genova; del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa, l’impianto a fune che mette in collegamento l’aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città. L’indagine, chiamata “Amalgama”, avrebbe ricostruito condotte illecite di un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso dall’ingegnere Giampiero De Michelis che, fino al 2015, è stato il direttore dei lavori nell’ambito delle tre opere pubbliche interessate e dal suo socio di fatto, Domenico Gallo, imprenditore calabrese del ramo delle costruzioni stradali, che si è avvalso del contributo di altre 9 persone, tra le quali anche funzionari del consorzio COCIV, Michele Longo e Ettore Pagani, presidente e  vicepresidente di Cociv, la concessionaria impegnata sul Terzo valico ferroviario tra Genova e Milano.  


Denunciò la ‘ndrangheta, stop a tasse per Mauro Esposito

Ott 21st, 2016 | Categoria: news
La Procura della Repubblica di Torino ha accolto l’istanza di Mauro Esposito, l’imprenditore che ha denunciato le infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel Torinese diventando uno dei testimoni chiave nel processo San Michele, e ha sospeso per tre anni il pagamento degli adempimenti fiscali e previdenziali. “La strada della legalità, a volte, è impervia, ma è l’unica. Non posso che esprimere la mia soddisfazione per questo provvedimento”, commenta su Facebook Stefano Esposito, senatore Pd componente della Commissione Antimafia che nei mesi scorsi si era interessato al caso dell’imprenditore. Mauro Esposito è un imprenditore torinese, titolare della Me Studio Srl, che nel 2009 denunciò la ‘Ndrangheta. “Lo Stato, nelle figure dell’Agenzia delle entrate e di Inarcassa, non tutela il cittadino che denunciano la ‘ndrangheta – denuncia – ma lo sodomizzano. La procura, con un atto coraggioso, per la prima volta sospende questa estorsione dello Stato, proprio perché io sono stato vittima della ndrangheta”. L’estate scorsa Mauro Esposito aveva annunciato lo sciopero della fame e chiesto aiuto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, spiegando che «Agenzia delle Entrate e Inarcassa mi hanno chiesto di versare oltre un milione di euro per non avere ottemperato a vecchi versamenti, negandomi una dilazione di quattro anni, di scontarmi more e interessi...


Caso Alpi-Hrovatin, assoluzione per Omar Hassan

Ott 19th, 2016 | Categoria: news, Uncategorized
Il 19 ottobre, Hashi Omar Hassan, unico condannato a 26 anni di reclusione per l’omicidio della giornalista del Tg3, Ilaria Alpi, e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuta a Mogadisco il 20 marzo 1994, è stato assolto “per non aver commesso il fatto”  dalla Corte d’appello di Perugia. Convinta dell’innocenza di Hassan si è sempre detta la famiglia di Ilaria Alpi. Secondo il sostituto procuratore generale analizzando le prove emerse nei confronti di Omar Hassan “ne deriva un quadro bianco senza immagini, senza niente”. “E quindi – ha detto Razzi – la mia conclusione non può che essere una richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto”. Il magistrato ha parlato di “inattendibilità” del teste Gelle. “Non esiste” ha sottolineato. Hassan, originario della Somalia, ha dovuto scontare in carcere 16 dei 26 anni della condanna per poi essere affidato, lo scorso anno, ai servizi sociali a Padova. Teste chiave del processo a suo carico è stato un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Gelle, il quale però prima alla trasmissione ‘Chi l’ha visto’, andata in onda il 18 febbraio 2015 e quindi sentito per rogatoria dalla procura di Roma ha ritrattato le sue accuse. In particolare sostenendo di non avere “detto a nessuno” che Hassan “faceva...