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Stato-mafia: Riina risponderà al processo

Gen 31st, 2017 | Categoria: news
La sorpresa è arrivata a udienza chiusa, quando la corte stava per lasciare l’aula. E’ stato allora che il boss Totò Riina ha fatto sapere attraverso il suo legale, l’avvocato Giovanni Anania, che risponderà alle domande di pm e avvocati nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Un colpo di scena che le parti non si aspettavano – sarebbe la prima volta che il padrino corleonese si sottopone all’esame – che difficilmente porterà, però, a novità sostanziali per il dibattimento che cerca di far luce sul presunto patto tra i boss e pezzi delle istituzioni. Riina è l’unico dei 10 imputati ad avere accettato di rispondere alle domande


Relazione semestrale della Dia, mafia prosegue strategia inabissamento

Gen 30th, 2017 | Categoria: news
“C’è un acutizzarsi dell’insofferenza verso il potere esercitato dalla frangia corleonese di Cosa nostra, in passato garanzia di massima coesione verticistica e la cui autorità, sebbene spesso criticata, finora non era mai stata messa apertamente in discussione”. Lo scrive la Dia nella sua relazione semestrale relativa al periodo gennaio-giugno 2016. Si nota, anche il fenomeno dell’inabissamento “che – spiega la Dia – non è da intendersi come depotenziamento, quanto piuttosto una, seppur forzata, scelta strategica di sopravvivenza finalizzata a sottrarsi alla pressione dello Stato, gestendo in maniera silente gli affari interni ed esterni”. Proprio per questo, l’organizzazione si sarebbe specializzata nel controllo e nella fornitura di beni e servizi di varia natura, adottando una “strategia di mercato” selettiva, tendenzialmente mirata a soddisfare le puntuali esigenze del mercato criminale.


Tutela patrimonio culturale, scoperto traffico reperti archeologici in Calabria

Gen 18th, 2017 | Categoria: news
Operazione dei carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale per l’esecuzione di 12 misure cautelari emesse dal Gip di Crotone e 35 perquisizioni, con contestuale notifica di avvisi di garanzia, nelle province di Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Catania e Reggio Emilia, nei confronti di persone accusate di avere fatto parte di un’organizzazione criminale che avrebbe gestito, in tutte le sue fasi, un traffico di reperti archeologici con un giro d’affari di alcuni milioni di euro. Bersaglio prediletto dai “tombaroli”, secondo quanto riferiscono i militari, era il sito archeologico di “Capo Colonna” a Crotone. Gli investigatori non hanno ancora reso nota l’identità delle persone coinvolte nell’operazione. É stato soltanto riferito che tra le persone arrestate c’è “uno stimato accademico” e tra gli indagati diversi professionisti. Sono state sequestrate, inoltre, preziose collezioni con numerosi reperti archeologici di notevole interesse storico-artistico ed elevato valore economico.


Diocesi, no a rito pubblico o ‘provvedimenti disciplinari’

Dic 27th, 2016 | Categoria: news
L’ arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, ha evidenziato in una lettera indirizzata a don Michele Delle Foglie, parroco di Grumo Appula (Bari) che aveva invitato i fedeli a partecipare a una messa in suffragio di un boss ucciso in Canada, “il grave scandalo” suscitato dall’iniziativa, “presa peraltro in modo arbitrario – scrive – e senza consultare l’Ordinario Diocesano”. Al sacerdote è stato vietato, anche in ottemperanza di una disposizione della Questura che autorizza solo una cerimonia privata domattina all’alba, di celebrare il rito pubblico alle 18.30, salvo “provvedimenti disciplinari”. Il vescovo afferma nella lettera di essere stato informato dell’iniziativa di celebrare la messa in suffragio del presunto pregiudicato defunto Rocco Sollecito dal prefetto di Bari. E conferma il divieto, aggiungendo ai motivi di ordine pubblico addotti dalla Questura la necessità di “tutelare la dignità della Sacra Celebrazione Eucaristica”. La questore di Bari, Carmine Esposito, per motivi di ordine e di sicurezza pubblica, ha disposto  che il rito religioso in suffragio del boss Rocco Sollecito venga celebrato domattina alle 6 in forma strettamente privata. Lo riferisce la questura di Bari dopo le polemiche suscitate dal manifesto con il quale il parroco della Chiesa madre di Grumo Appula (Bari) invitava i fedeli a...


Omicidio Caccia, il presunto killer Schirripa nuovamente a processo

Dic 20th, 2016 | Categoria: news
Il prossimo 10 febbraio, le porte dell’aula 1 della Corte d’Assise di Milano torneranno ad aprirsi per Rocco Schirripa (nella foto). L’uomo, accusato di essere l’assassinio del procuratore Bruno Caccia, era stato scarcerato il 29 novembre ma a suo carico la Procura di Milano aveva emesso, subito dopo, un provvedimento di fermo. Il 64enne panettiere di Torrazza Piemonte, quindi, sarà nuovamente processato grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, attualmente detenuto in carcere – con una pena di 30 anni – per l’omicidio di Giuseppe Trapasso. Il movente dell’omicidio è da ricercare in una partita di droga non pagata. Uno ‘sgarro’ che Trapasso ha pagato con la vita, ucciso con un solo colpo di pistola alla nuca. Secondo quanto riportato dal quotidiano «La Stampa», gli avvocati difensori di Rocco Schirripa, Mauro Anetrini e Basilio Foti, non si sbilanciano circa la strategia difensiva. Fabio Repici, avvocato della famiglia Caccia, ha invece commentato: «Mi auguro che il processo, questa volta, non abbia le fondamenta minate. E spero che nel dibattimento ci sarà la voglia di tutte le parti e della Corte di accertare integralmente la verità sulla causale del delitto oltre che su tutte le responsabilità dei mandanti e degli esecutori».


Affari tra Sicilia e Puglia, sequestro della Dia

Dic 19th, 2016 | Categoria: news
Il nome di Giuseppe Ruggirello era venuto fuori sul finire degli anni ’90 a proposito di mafia e imprese a Trapani. Qualche anno addietro ancora una nuova indagine, un vorticoso giro di denaro tra la Sicilia e la Puglia, tra Trapani e Alberobello, che portò sotto la lente d’ingrandimento la banca di credito cooperativo di Alberobello, finita nel mirino della vigilanza di Banca d’Italia e poi di un paio di Procure della Repubblica. Dalla Puglia partiva denaro per la Sicilia e a Trapani “miracolosamente” si tornava a costruire su terreni sui quali decenni addietro la mafia aveva puntato il suo interesse. A costruire si scoprì erano proprio due imprenditori chiacchierati:  uno condannato per favoreggiamento, Vito Tarantolo, ritornato in carreggiata, l’altro Giuseppe Ruggirello che era rimasto solo citato negli atti giudiziari. Tarantolo subì la confisca di beni, Ruggirello ebbe sottratto il controllo della nuova impresa che era riuscito a riorganizzare. Adesso l’ennesimo sequestro contro Ruggirello, quello che ha privato l’ottantenne imprenditore di un patrimonio da 25 milioni di euro. Il Tribunale delle misure di prevenzione di Trapani, presidente Pellino, ha accolto la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Dino Petralia e dal pm Pierangelo Padova. Sono stati gli agenti...


Archeomafie, recuperati antichi reperti trafugati restituiti allo Stato

Dic 16th, 2016 | Categoria: news
Ceramiche preziose, coppe in terracotta, in tutto nove reperti archeologici, provenienti da uno scavo clandestino nelle aree archeologiche del nord della Puglia e recuperati in due distinte indagini da carabinieri del comando tutela patrimonio culturale, saranno restituiti allo Stato italiano nel corso di una cerimonia che si è svolta il 16 dicembre scorso nel museo dei Vescovi di Canosa di Puglia. I reperti resteranno esposti nel museo per circa un mese. Tra i pezzi più preziosi vi sono due crateri apuli a volute, con decorazioni policrome, risalenti al IV-III sec. a.C., che erano stati illecitamente esportati negli Stati Uniti per la vendita presso una nota casa d’aste. La società antiquaria che li aveva acquistati ignorando la loro provenienza illecita, quando lo ha saputo ha rinunciato alla proprietà e acconsentito alla restituzione Stato italiano. Per la loro importanza storico artistica i crateri apuli sono stati recentemente esposti alla mostra ‘L’Arma per l’Arte e la Legalità’, appena conclusasi presso le Gallerie nazionali di Arte antica di Roma, a palazzo Barberini. Fra gli altri reperti vi sono due Kylix, coppe da vino in terracotta, a vernice nera, e un cratere a campana con decorazioni floreali e geometriche, recuperati durante un controllo in un negozio...


Roma, siglato accordo tra l’Arma dei Carabinieri e l’associazione Libera

Dic 16th, 2016 | Categoria: news
Il 14 dicembre il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante Generale Tullio Del Sette e il Presidente dell’Associazione Libera don Luigi Ciotti hanno firmato un protocollo d’intesa finalizzato a sviluppare ulteriormente i già proficui rapporti di collaborazione tra le due organizzazioni. Lo scopo dell’accordo è quello di promuovere attività congiunte volte a diffondere, soprattutto tra i giovani, la cultura della legalità ed a contrastare in modo sinergico le associazioni di tipo mafioso. L’intesa si snoda attraverso due nodi centrali: l’antimafia “del fare” e quella “del sapere”. La prima prevede la cooperazione tra l’Arma e Libera su diversi punti, primi fra tutti la vicinanza alle vittime di reato e la sicurezza dei beni confiscati. Antimafia “del fare” significa anche contrasto diretto alla criminalità organizzata, in particolare nei settori ambientale e sanitario, due comparti che si caratterizzano per i rilevanti interessi economici in gioco, suscitando gli appetiti delle mafie. L’Arma, con le proprie articolazioni territoriali e i Reparti Speciali, in special modo il neo-costituito Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare e il Comando Carabinieri per la tutela della Salute, è in grado di intervenire in quei settori in modo tempestivo per verificare e approfondire le situazioni di criticità che...


Soldi ai clan per elezione, 21 arresti per voto di scambio in Puglia

Dic 13th, 2016 | Categoria: news
p.f.
“Un insegnamento a tutti coloro che ancora pensano che la politica sia un modo per darsi un ruolo sociale con ogni mezzo”. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, la vede più o meno così. Argomento del dibattere, via facebook, sono le indagine condotte dal Nucleo investigativo del Comando provinciale di Bari su mandato della procura levantina e conclusesi, proprio stamani, con l’arresto di 21 persone, su cui pendono le accuse di voto di scambio, associazione mafiosa e coercizione elettorale in concorso. Nel mirino dell’Arma sono finiti capi e affiliati vicini all’influente clan Di Cosola (operante soprattutto nei quartieri di Ceglie e Carbonara). E non solo. Manette ai polsi sono scattate anche per il politico Armando Giove, amico e uomo forte di Natale Mariella, noto imprenditore, consigliere della Camera di Commercio di Bari e candidato alle ultime Regionali, quelle del 2015, a sostegno dello stesso Emiliano tra le fila dei Popolari. Stando alle indagini, Giove avrebbe concordato con i Di Cosola, la corresponsione di 50 euro per ogni euro a favore di Mariella. Sulla bilancia – il che emerge anche dalle dichiarazioni di Michele Di Cosola, collaboratore di giustizia nonché  figlio di Antonio, storica testa del clan, a sua volta pentito – un...


Mesina, revoca della grazia, ritenuto capo associazione delinquere finalizzato traffico droga

Dic 13th, 2016 | Categoria: news
Condanna a 30 anni di reclusione e revoca della grazia concessa nel 2004 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. È la sentenza pronunciata ieri dal tribunale di Cagliari nei confronti di Graziano Mesina, alla sbarra per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Per i giudici, l’ex primula rossa del banditismo sardo era il capo della banda. Rinchiuso nel carcere nuorese di Badu e’ Carros dal giorno dell’arresto, il 10 giugno 2013, ieri Mesina non era in aula. Insieme con Mesina sono stati condannati altri quattro imputati, componenti della banda. Sedici anni di carcere sono stati inflitti all’avvocato Corrado Altea, cinque anni a Vinicio Fois, 3 anni e quattro mesi ad Efisio Mura e due anni a Luigi Atzori. Il pubblico ministero Gilberto Ganassi aveva chiesto per Grazianeddu una pena a 26 anni, inferiore quindi al verdetto dei giudici. Mesina era stato arrestato in un maxi blitz della Direzione distrettuale antimafia il 10 giugno 2013 con altri 24 complici, molti dei quali già condannati in un processo parallelo svoltosi con rito abbreviato. Mesina è stato ritenuto il capo di un’organizzazione che aveva contatti con un clan di calabresi che operava a Milano in grado di fare arrivare in Sardegna anche 15...