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Aprile 2008

La mappa dell'informazione nel casertano
Giornalisti tutti in fila, per favore

di Paolo Esposito

Continua l’inchiesta di «Narcomafie» sullo stato di salute dell’informazione antimafia in Italia. È la volta della provincia di Caserta, zona ad alta densità camorristica. E anche ad alta densità di testate giornalistiche. Ma, a ben guardare, questo non si traduce né in pluralità democratica né in qualità dell’approfondimento. Con alcuni casi eclatanti che dimostrano, invece, tutt’altro interesse



Il nostro viaggio nell’informazione casertana inizia dalla stazione di Aversa, dove ci ha raggiunto Francesco Rigatelli de «La Stampa», noto anche al pubblico di “Anno Zero” per essere stato uno dei pochi giovani giornalisti che riuscì a farsi ricevere da Enzo Biagi nel suo studio in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Francesco vuole far arrivare anche a un quotidiano nazionale alcune di quelle notizie che stentano ad uscire dal circolo, in alcuni casi vizioso, della nostra stampa locale.
La visita guidata è breve e termina a Casal di Principe, ma non sono poche le pagine del taccuino che sfoglia di continuo. Quando gli raccontiamo degli spari di arma da fuoco contro l’abitazione del giornalista de «La Gazzetta di Caserta» Salvatore Minieri e delle minacce nei confronti dei colleghi Carlo Pascarella, Davide De Stavola ed Enzo Palmesano de «Il Giornale di Caserta», oggi «Buongiorno Caserta», non riesce a capacitarsi di come questi episodi non siano riusciti a varcare i confini della stampa provinciale.

Dietro le quinte del «Corriere di Caserta». Quella nel casertano è un’informazione a dir poco monopolizzata da alcune testate, ma che comunque si presenta, almeno all’occhio dell’edicolante, abbastanza variegata. Domina la scena «il Corriere di Caserta», diretto da Domenico Palmiero e dal direttore editoriale Pino De Martino, dal primo agosto 2003 edito dalla cooperativa di giornalisti Libra Editrice dietro cui ci sarebbe Maurizio Clemente, detto “l’editore occulto”. Così è stato definito dal gip di Santa Maria Capua Vetere Raffaele Piccirillo, che nel dicembre del 2003 ne aveva ordinato l’arresto con l’accusa di estorsione a mezzo stampa, realizzata utilizzando proprio le pagine del «Corriere di Caserta». Dall’aprile 2005 Clemente è libero, dopo un iter che lo ha visto per quattro mesi detenuto nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere e di Torino, dall’aprile 2004 era agli arresti domiciliari, seguiti poi dall’obbligo di dimora a Montesarchio, il paese dove vive, e poi anche dall’inibizione a entrare nella provincia di Caserta. È ancora in corso il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Il nuovo direttore della testata, Domenico Palmiero, è subentrato dopo le dimissioni di Gianluigi Guarino, che guidava il giornale dal 2002 e che si è appellato all’art. 32 del contratto, quello sui legittimi motivi di risoluzione del rapporto di lavoro. A gennaio del 2007 Guarino dava notizia delle sue dimissioni ai redattori, spiegando che la sua decisione si era resa necessaria in quanto era «venuto meno il rapporto fiduciario che è alla base delle relazioni tra direttore responsabile e proprietà del giornale»: «Mi sono ritrovato con un giornale carsico, omissivo, che spesso ignora le notizie perché non deve dare fastidio a nessuno; tutto ruota intorno alle esigenze processuali dell’editore», aveva dichiarato al settimanale on-line «Iustitia». Dal canto suo, Maurizio Clemente aveva replicato che «il Corriere» non ha mai fatto «informazione omissiva o condizionata» e che lui si era «limitato, nell’esercizio delle funzioni, a dare un contributo alla definizione delle strategie editoriali del giornale, sempre in sintonia con i direttori».

Calunnie, insinuazioni o collusioni? E non è stata la prima occasione di clamore intorno alla testata. Era già accaduto il 28 marzo 2003, quando il quotidiano aprì con il titolo a tutta pagina: “Don Peppe era camorrista”. In seguito si disse che era stata travisata una frase pronunciata da un avvocato, ma «il Corriere» si era soffermato anche sulle presunte «donne di don Peppe Diana». Secondo Donato Ceglie, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, da anni impegnato contro i traffici dell’ecomafia, «il Corriere di Caserta» «diffondeva notizie false su don Peppino Diana per screditare tutto un movimento attraverso il suo simbolo: un’operazione criminale, condotta in maniera scientifica allo scopo di demolire con menzogne e accuse la figura di un martire della legalità».
Di recente, in occasione del primo discorso di Roberto Saviano a Casal di Principe, «il Corriere di Caserta» ha registrato sia le assenze dei parlamentari eletti in città, sia la presenza del cugino del boss Sandokan che «inchiodava al muro un signore con uno sguardo feroce e si faceva dire, uno a uno, chi applaudiva troppo forte alle parole sui figli di Schiavone». Titolava: “Un cugino di Francesco Schiavone origlia. Davanti al bar si fa raccontare tutto quello che è stato detto in piazza. E su chi c’era”; definiva «spregiudicato» l’intervento dello scrittore e spiegava che «non tutti si sono lasciati impressionare dall’invettiva» di Saviano.
In un’altra occasione, sul «Corriere di Caserta» è stata anche pubblicata una lettera anonima che segnalava il presunto responsabile, un prete di Casapesenna, di una soffiata ai carabinieri su Michele Zagaria, boss reggente dei Casalesi latitante da dieci anni. Intanto, con una lettera ufficiale indirizzata al direttore della «Gazzetta di Caserta», il capo dei Casalesi, condannato all’ergastolo all’interno del processo Spartacus, dichiara di non considerare più «il Corriere di Caserta» un giornale affidabile e di preferire la «Gazzetta», cui consiglia di comportarsi bene per evitare di perdere la sua fiducia.

La concorrenza non è sui contenuti. La «Gazzetta di Caserta» è stata fondata e diretta da Pasquale Clemente – solo omonimo del fratello di Maurizio Clemente – già fondatore nel 1995 del «Corriere di Caserta» e poi passato alla concorrenza, ed è edita dall’imprenditore Gaetano Peluso.
Sia «Corriere» che «Gazzetta» prediligono le notizie di cronaca nera e spesso può capitare di imbattersi in articoli che raccontano della vita mondana dei boss, dei loro amori, delle loro passioni. Il linguaggio utilizzato è comprensibile solo a chi già conosce bene le logiche dei clan. Non è un caso che il giorno dopo ogni rilevante fatto di cronaca le copie di questi quotidiani si esauriscano nel giro di poche ore e che siano molti gli abbonati, perché questi giornali sono in grado di fornire notizie che agli altri quotidiani non arrivano. Ma difficilmente i giornalisti possono approfondire e commentare un fatto di cronaca: le riflessioni non trovano spazio. Il più delle volte si limitano a fare lunghe liste degli ultimi arrestati, elencando le varie operazioni delle forze dell’ordine.
Devono vedersela anche con la concorrenza de «Il Mattino di Caserta», diretto da Gianni Molinari, ma sul primato di vendite l’interpretazione è controversa in quanto il quotidiano – che fa parte del terzo polo editoriale d’Italia, attraverso soprattutto le sue due testate storiche del «Messaggero» e del «Mattino», ed è la principale azienda del settore in Campania – è in vendita a metà prezzo, cinquanta centesimi.

In tanti, ma non bastano. Si è recentemente affacciato sul mercato «Buongiorno Caserta» dell’odonto-editore Pasquale Piccirillo, già editore del circuito televisivo Lunaset, che è subentrato a «il Giornale di Caserta» dando il benservito al direttore Giuseppe Venditto e a 40 collaboratori e redattori esterni. La nuova iniziativa editoriale della società Dossier News si è presentata ponendosi come obiettivo quello di garantire un’informazione capillare sulle problematiche che interessano la provincia, partendo dal giornalismo d’inchiesta. Ci prova con un nuovo direttore, Franco Genzale, e con una strategia di distribuzione come allegato di un nuovo quotidiano regionale, «Buongiorno Campania». Anche in questo caso, si sta tentando di fare breccia adottando la stessa politica del «Mattino di Caserta»: cinquanta centesimi.
Non ha una redazione in provincia, ma si occupa del casertano con l’edizione “Caserta e Campania” anche il «Corriere del Mezzogiorno», testata di proprietà di Rcs Quotidiani, gruppo editoriale che ingloba le edizioni locali appartenenti al «Corriere della Sera», edite dalla Editoriale del Mezzogiorno, e diretto da Marco Demarco.
Sporadicamente, si occupa poi di questioni inerenti il casertano l’edizione napoletana di «Repubblica», Gruppo Editoriale L’Espresso, diretta da Giustino Fabrizio.
All’interno di queste redazioni non mancano i giornalisti in gamba che, pur sfruttati da un sistema che non funziona come quello dell’editoria, cercano di fare il proprio lavoro egregiamente, ma la sensazione in provincia di Caserta è che spesso i mezzi d’informazione non siano strumenti di democrazia usati correttamente. Fortunatamente non sono poche le esperienze editoriali, soprattutto tra i periodici quindicinali e mensili, che, anche se non sempre premiate dal numero dei lettori e in alcuni casi con pochi mezzi, tentano di imboccare la giusta direzione.