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In questi
mesi ha acceso lopinione pubblica e infiammato il dibattito politico,
dividendo la stessa maggioranza del Parlamento che pure lo aveva approvato
con una percentuale ben più ampia di quella richiesta dalla Costituzione.
Numerosi quotidiani hanno ospitato colonne di accuse di inciucio
con lopposizione e talvolta stravolto la sua funzione, trasformandolo
in fonte di ogni male con il risultato di esacerbare la situazione, come,
per esempio, quando si trattò di riportare ai lettori la cronaca
degli ormai noti fatti di Erba, il tranquillo Comune lombardo. Quattro
omicidi per cui fu immediatamente trovato un capro espiatorio: un giovane
straniero, ex detenuto, uscito da poco proprio grazie allindulto
(«Corriere della Sera», 13 dicembre 2006). Si scoprì
in seguito che erano stati i vicini. Ora il tanto discusso ddl sullindulto
si appresta a compiere un anno. Era il 29 luglio del 2006, quando il Senato
approvava in via definitiva il sino allora tanto invocato atto di clemenza
con la legge 241/06. Le carceri italiane stavano letteralmente scoppiando
di detenuti: 60.710 persone ammassate in strutture la cui capienza regolamentare
era di circa 42mila unità. Un affollamento mai riscontrato nellItalia
repubblicana.
Nel corso di questanno abbiamo assistito al classico balletto di
cifre e numeri. Mercoledì 9 maggio 2007 viene pubblicato un rapporto
della polizia che denuncia laumento di rapine e furti dopo la messa
in vigore del provvedimento legislativo. Solo il giorno prima, il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano e il Guadasigilli Clemente Mastella,
in occasione della visita nel carcere romano di Rebibbia, avevano difeso
il provvedimento, ritenendolo necessario: in carcere entra solo chi commette
crimini gravi. Avevano anche fornito dati aggiornati dal Dipartimento
dellamministrazione penitenziaria: una percentuale di recidiva poco
superiore all11%. La questione recidiva è quella che ha più
inasprito il confronto politico. Particolarmente acceso lo scontro tra
il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e il ministro Mastella. «A
Napoli cè emergenza, indubbiamente lindulto pesa molto
su questa situazione. Personalmente non lo avrei votato», dice il
sindaco a margine degli Stati generali dellantimafia organizzati
lo scorso novembre a Roma. Ferma la reazione del ministro che, pur non
volendo polemizzare con il sindaco di Napoli, ribatte: «Lanno
scorso non mi pare ci fosse lindulto, ma a Napoli cerano più
morti, cera uguale spazzatura e ulteriori disagi. Spero che la Iervolino
se ne stia occupando, sia della spazzatura, sia dei rifiuti napoletani».
Sulle ricadute del provvedimento, il ministro dichiara: «Se lanno
scorso non ci fosse stata criminalità o ce ne fosse stata di meno,
la Iervolino avrebbe avuto una qualche ragione. Ma siccome mi pare che
non ci sia alcun nesso statistico tra lindulto e quello che si verifica
a Napoli, il sindaco dice parole vuote e senza senso politico».
Abbiamo quindi voluto chiedere al professore Claudio Sarzotti, docente
di Sociologia giuridica e Filosofia del diritto presso la Facoltà
di Giurisprudenza di Torino, di stilare un bilancio sul provvedimento
di clemenza a un anno dalla sua entrata in vigore, chiarendo i nessi tra
la criminalità e leffetto indulto, anche alla luce di un
recente studio condotto sul tema e pubblicato su «Antigone»,
quadrimestrale di critica del sistema penale e penitenziario, di cui è
direttore responsabile.
Professore, dopo lapprovazione dellindulto sui principali
media nazionali si è sviluppata unenfasi inedita sulla presunta
relazione tra questo istituto e la deriva criminale che affligge lItalia
e, in particolare, la città di Napoli, investita da unincontenibile
guerra di Camorra. È proprio così? Il rafforzamento della
criminalità è imputabile al provvedimento di clemenza che
avrebbe permesso ad affiliati di nuovo liberi di dedicarsi alle attività
malavitose?
È necessario cercare di capire che cosè realmente
avvenuto nel nostro Paese al di là del battage mediatico, cercando
di evitare ogni tipo di strumentalizzazione. Certamente il sistema dei
media, soffiando sul fuoco dellallarme criminalità, ha prodotto
quelleffetto megafono che si ripercuote sulla nostra cultura. La
situazione tuttavia non è così lineare e in primis bisogna
cercare di chiarire questa complessità.
È vero, dopo lapprovazione dellindulto ci sono stati
diversi momenti di allarme dovuti agli omicidi di Camorra a Napoli e lattenzione
dei media si è concentrata sullindulto come una misura che
avrebbe in qualche modo provocato questi rigurgiti di criminalità.
Ma questo è stato negato esplicitamente in unintervista fatta
al procuratore di Napoli Cordova, che riconosceva come queste fossero
dinamiche che andavano ben al di là dellindulto. Ed è
così: se i camorristi ricominciano a spararsi tra di loro è
perché ci sono delle dinamiche interne che riguardano la criminalità
organizzata e che non sono certo influenzate dallindulto. I dati
che abbiamo raccolto confermano questa analisi. Poiché il beneficio
dellindulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito
commette entro cinque anni dalla data di entrata in vigore delle legge
un delitto non colposo, per capire come stanno andando le cose è
necessario ragionare su parametri oggettivi come, per esempio, i casi
sulla recidiva.
(CONTINUA
SULLA RIVISTA)
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