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Marzo 2007

Iran, tra consumo e repressione
L'oppio non conosce frontiera

di Paola Rivetti

Da sempre crocevia tra Oriente e Occidente, l’Iran è oggi costretto a confrontarsi con la tossicodipendenza di ampi strati di popolazione locale e immigrata dall’Afghanistan. Ma le logiche punitive e le sterili politiche attuate difficilmente risolveranno i danni “collaterali” di un business, quello degli stupefacenti, in costante ascesa



Per arrivare a Bam, città del sud est dell’Iran completamente devastata dal terremoto del 2003 (cfr. «Narcomafie» 06/06), si è obbligati a superare una media di un posto di blocco ogni venti chilometri, che si intensifica se si decide di proseguire verso est o verso nord, direzioni che conducono verso l’Afghanistan. «L’autorità controlla che non si trasporti droga, siete pregati di voler consegnare i vostri documenti se richiesto», viene spiegato, ogni volta, ai passeggeri dei pullman che si imbattano nei check-point.

Bam, tappa obbligata dei contrabbandieri.
Bam, a più di tre anni dal sisma, sembra essere ancora un luogo “senza legge”. La città è tra i maggiori centri di smistamento dei traffici di droga e di minori che transitano in Iran. Le rotte di entrambi partono dall’Afghanistan, arrivano in Iran, dopo una deviazione attraverso il Pakistan, proseguono in Turchia per morire in Europa.
Secondo il rapporto dell’Unodc (l’Agenzia delle Nazioni Unite contro droga e crimine), nel 2006 l’Afghanistan ha prodotto 6.100 tonnellate di oppio, di cui circa l’80% è passato attraverso Pakistan e Iran. La quantità intercettata dalle Forze dell’ordine della Repubblica islamica dell’Iran sfiora il 25% del totale, nonostante l’ingente numero di soldati impegnati a rendere le frontiere impermeabili. Circa 45 mila uomini presidiano i confini a oriente: dati ufficiali (National Drug Control Report 2000) rivelano che, in 27 anni, 3.140 doganieri iraniani sono stati uccisi nel contrasto ai traffici illegali. Tuttavia, anche se non viene mai menzionata, la piaga della corruzione tra i doganieri, sottopagati, è presente e può essere considerata parte del problema.

Se drogato è criminale. Una parte delle sostanze stupefacenti che transitano in Iran è consumata al suo interno. Secondo le fonti governative, i tossicodipendenti autoctoni sono poco più di un milione e i consumatori occasionali circa 800 mila. Il giornale finanziario «Sarmayeh» (23 settembre 2006) denuncia invece quasi 20 milioni di persone che fanno uso di sostanze e l’agenzia di stampa «Isna» (Iranian Student’s News Agency, ndr) il 29 novembre scorso ha precisato che di questi 20 milioni il 13% rientra nella categoria dei liceali e il 20% in quella degli studenti universitari.
Un’altra piaga della società iraniana è l’altissimo numero di tossicodipendenti sieropositivi. Secondo il rapporto Onu “2006 Aids Epidemic Update”, «quasi un tossicodipendente di droghe pesanti su quattro ha contratto il virus dell’Hiv a causa dello scambio di siringhe infette». Per cercare di contrastare questo fenomeno, l’Iran ha dato avvio a programmi basati sulla distribuzione di siringhe sterili e di metadone. L’impegno economico del Governo è notevole, e anche l’Unodc ha stanziato 21,3 milioni di dollari, da investire nei prossimi tre anni in programmi di “riduzione del danno” e in campagne di prevenzione del contagio.

(CONTINUA SULLA RIVISTA)