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Il circo
delle corse si mette in moto, di solito, tra il sabato e la domenica.
Un tratto di statale alla periferia della città costituisce il
palcoscenico di questi spettacoli sportivi simili a un palio,
che fruttano centinaia di migliaia di euro a chi gestisce le scommesse
ovviamente in nero sulle performance di cavalli e fantini.
Il rettilineo finale non è quasi mai inferiore a tre chilometri.
In gara due cavalli in rappresentanza di ciascun quartiere della città
sede delle gare. Lanciati dal via, si involano verso il traguardo, in
un tifo da stadio. Centinaia di persone applaudono, fischiano e scommettono.
Non solo pregiudicati, ma anche professionisti con lhobby delle
scommesse. Tutto si svolge in pochi minuti e la corsa viene ripresa da
una telecamera: in ballo ci sono ricchi premi, e il video, con tanto di
moviola, servirà a fugare qualsiasi dubbio sul vincitore.
Di qui non si passa. La gara ha inizio alle prime ore dellalba.
Il giro delle scommesse si svolge in qualche bar e segue per strada. Il
tam tam del torneo giunge agli interessati via sms. Normalmente,
se la corsa è di domenica, lavviso parte martedì e
allappuntamento si presenta una folla di tre o quattrocento persone.
Le giocate sono per tutte le tasche, cè anche chi paga migliaia
di euro per ingaggiare i fabbri più bravi a ritoccare
gli zoccoli dei cavalli per offrire le migliori prestazioni sullasfalto.
Nel corso degli ultimi anni la problematica riguardante le corse clandestine
ha assunto i toni dellemergenza. A confermarlo i dati dellultimo
Rapporto Zoomafia della Lav curato da Ciro Troiano, che riportano, tra
il 2004 e il 2005, il blocco delle forze di polizia di 16 corse, il sequestro
di 130 cavalli, la denuncia di 636 persone (di cui 4 minorenni) nellambito
di inchieste su gare clandestine e truffe di ippica, scommesse e doping.
Emerge infatti che durante queste gare illegali vengono somministrati
ai cavalli stimolanti per aumentarne le prestazioni (11% dei farmaci dopanti
utilizzati), antinfiammatori (73%) per far loro sopportare fatica e dolore,
broncodilatatori (7%), sostanze attive sul sistema nervoso centrale nonché
miorilassanti e tranquillanti (3%).
Spesso, a chi si avventura allalba di domenica lungo la litoranea
nord di Messina, o Palermo o Niscemi, capita di essere bloccato da un
ragazzo in motorino che senza mezzi termini intima: «I cca
non si passa», e si è costretti ad aspettare o addirittura
a invertire la marcia. Altre volte si è meno fortunati e capita
di essere investiti, in auto o a piedi, da un cavallo che a tutta velocità
traina un calesse governato da un fantino.
Sicilia, criminalità in sella. Nelle campagne di Terrasini,
in provincia di Palermo, la Guardia di finanza, alcuni mesi fa, ha interrotto
una gara di cavalli davanti a oltre 500 persone. È stato necessario
un vero e proprio assetto antisommossa e limpiego di mezzi blindati
per far defluire la massa di spettatori. Alla fine delloperazione
sono state segnalate allautorità giudiziaria una cinquantina
di persone. Sei i cavalli di razza inglese sequestrati. A Sciacca, in
provincia di Agrigento, lo scorso anno, i Carabinieri hanno interrotto
con un blitz allalba una corsa non autorizzata di cavalli che aveva
dato luogo a un multimilionario giro di scommesse. Unoperazione
da cifre record, con 143 persone denunciate (24 minorenni) e prelievi
di sangue per stabilire se gli animali fossero stati drogati.
Si cambia provincia, ma il risultato rimane invariato. Nel palermitano
i Carabinieri hanno interrotto una corsa sulla strada provinciale tra
Belmonte Mazagno e Santa Cristina Gela, chiusa al traffico
dagli organizzatori con lausilio di automobili staffetta piazzate
lungo il percorso: sono state identificate 75 persone, sequestrati numerosi
cavalli, sette automobili e due ciclomotori.
Il binomio mafia & cavalli rappresenta lattuale
emergenza zoomafiosa in Sicilia, in cui sono state registrate 7 operazioni
di polizia contro le gare clandestine; ben 168 persone denunciate per
maltrattamento, corse abusive e altri reati connessi e oltre 110 segnalate
perché spettatori e scommettitori delle corse. Gli
animali che partecipavano alle gare sono stati sequestrati durante i blitz
(10 cavalli lo scorso anno) e altri equini sono stati posti sotto sequestro
nel catanese proprio perché allevati abusivamente ai fini delle
corse.
Puglia, pax mafiosa nel segno dei cavalli. In Puglia invece, in occasione
delle corse clandestine dei cavalli, scattava una sorta di tregua mafiosa.
Solo in quei momenti di svago i clan rivali a Bari dimenticavano la crudele
faida in atto: ecco allora insieme gli Strisciuglio e i loro nemici giurati,
i Capriati. Il tutto per gestire un giro daffari di 40-50mila euro
a gara: quanto hanno accertato i Carabinieri che, nel febbraio 2006, hanno
denunciato e fermato oltre 100 pregiudicati accusati di aver preso parte
a una gara clandestina organizzata a Monopoli (Ba). Quando sono arrivati
i militari, erano nove i cavalli impegnati nella gara di trotto. Sgambettavano
sulla pista asfaltata in una zona residenziale vicino alla statale 96
della città pugliese, in cui si trovano numerose ville. Sequestrati
15mila euro, somma ritenuta provento del solo biglietto che
gli spettatori avevano pagato poco prima per assistere allo spettacolo.
Tra i denunciati compaiono pregiudicati delle province di Lecce, Brindisi
e Foggia. Gli scommettitori avevano anche la possibilità di pagare
con assegni perché nel giro erano conosciuti.
Quello di Monopoli era un appuntamento fisso, con cadenza settimanale
o quindicinale: ogni animale disputava tre o quattro gare al giorno. Dal
martedì iniziavano le indiscrezioni sui cavalli e relativi fantini.
Inizio di gara non più tardi delle 8,30 e chiusura obbligatoria
per lora di pranzo. Per il comandante Provinciale dei Carabinieri
di Bari, il colonnello Sabino Cavaliere, «quello delle gare e scommesse
clandestine di cavalli è un settore in cui la criminalità
organizzata investe molto denaro perché acquista animali che paga
diverse migliaia di euro e ricicla denaro. Ma è anche un modo con
il quale i malavitosi passano tempo e si divertono».
Le indagini che hanno portato alle denunce sono state avviate dopo che
nel barese erano stati notati parecchi nuovi allevamenti di cavalli, e
dopo che numerosi animali che trainavano carretti simili a quelli utilizzati
dai fantini nelle gare ufficiali erano stati segnalati lungo le strade
di diverse città della provincia. Proprio a Monopoli, un mese prima
del blitz, cera stata unanteprima, interrotta dalla Guardia
di finanza. Cavalli di razza, ognuno del valore di 50-60mila euro, due
dei quali iscritti negli elenchi ufficiali delle corse, fantini professionisti
e un centinaio di spettatori sui bordi della pista nonostante fosse lalba.
Era il giorno dellEpifania.
Per queste attività illegali sono state denunciate oltre ottanta
persone, molte con precedenti penali e legate a clan malavitosi di Bari
e dellhinterland, e otto presunti organizzatori.
Lattività illegale era stata curata nei minimi particolari.
Le corse si svolgevano su un anello in terra battuta, perfettamente levigato,
ricavato a ridosso di una grande masseria nella località San Vincenzo,
nella campagna di Monopoli, piuttosto isolata e non visibile da strade
provinciali. Ufficialmente la masseria e larea circostante erano
state prese in affitto per allestire un allevamento di cavalli e questo
giustificava in caso di riprese aeree fatte per controlli
lanello in terra battuta dove era possibile vedere cavalli al trotto.
Da alcuni mesi i militari avevano avviato accertamenti perché sospettavano
che in quella località potesse svolgersi unattività
illegale: era stato segnalato un intenso via vai di autovetture. Che fosse
stato allestito un business illegale è risultato immediatamente
chiaro ai finanzieri, che hanno così potuto entrare in azione.
Sulle strade di Napoli. Le corse clandestine solcano anche le strade
partenopee. I cavalli sono portati ad allenarsi in riva al mare sulle
spiagge di Licola, Pozzuoli, Cuma, e costretti da driver e fantini a correre
tra sabbia minata da rifiuti, siringhe, cocci di vetro. Nel corso degli
anni, sono stati realizzati abusivamente sul Vesuvio, nella pineta
di Licola e Castelvolturno decine di recinti per cavalli, e le
gare, alcune delle quali svolte proprio a pochi passi dalla spiaggia,
erano diventate un appuntamento quindicinale disputato in concomitanza
alle partite giocate dalla squadra locale in modo che lattenzione
delle forze dellordine fosse allentata. Lo scorso gennaio, a Torre
del Greco, la Litoranea fu trasformata in un piccolo ippodromo, nel quale
si sfidavano al trotto due purosangue. La gara era quasi in dirittura
darrivo, quando una volante del commissariato di Torre del Greco
bloccò la corsa allesterno della vecchia struttura del Lido
Miramare. I due fantini, denunciati, gravitavano intorno al mondo della
malavita organizzata.
Da sempre il mondo dei cavalli è contiguo alla malavita campana.
Lo dimostra la storia di Lorenzo Nuvoletta, allevatore di equini nella
sua tenuta di Poggio Vallesana a Marano e boss dellarea nord di
Napoli, al cui clan erano riconducibili i cavalli sequestrati anni fa
a Cuma, in una pista di allenamento realizzata sotto lacropoli.
Pronti a gareggiare in ippodromi di fortuna, in gare clandestine in cui
trionfa un lucroso business selvaggio.
Per una sola corsa clandestina, il giro di scommesse può arrivare
anche a 50mila euro, per un affare complessivo che gli investigatori stimano
sfiorare il milione di euro. Più o meno la perdita registrata negli
ultimi anni dalle giocate legali. Del resto le corse clandestine sono
un ottimo escamotage per riciclare denaro sporco. Anzi, quello delle gare
e delle scommesse clandestine dei cavalli è uno dei settori in
cui la criminalità organizzata ultimamente investe più denaro,
per giunta traendone divertimento. Tutto fa business nellarcipelago
nella criminalità organizzata.
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