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Luglio/Agosto 2007

Corse illegali di cavalli
Il palio della malavita

di Peppe Ruggiero

Sicilia, Puglia, Campania: il Sud è terra di tornei ippici clandestini, dietro cui, ancora una volta, c’è l’ombra della criminalità organizzata. Spiagge, strade, tangenziali abbandonate, o in via di realizzazione, diventano i nuovi ippodromi delle mafie e ospitano vere e proprie gare di trotto gestite dai boss



Il circo delle corse si mette in moto, di solito, tra il sabato e la domenica. Un tratto di statale alla periferia della città costituisce il palcoscenico di questi “spettacoli” sportivi simili a un palio, che fruttano centinaia di migliaia di euro a chi gestisce le scommesse – ovviamente in nero – sulle performance di cavalli e fantini. Il rettilineo finale non è quasi mai inferiore a tre chilometri. In gara due cavalli in rappresentanza di ciascun quartiere della città sede delle gare. Lanciati dal via, si involano verso il traguardo, in un tifo da stadio. Centinaia di persone applaudono, fischiano e scommettono. Non solo pregiudicati, ma anche professionisti con l’hobby delle scommesse. Tutto si svolge in pochi minuti e la corsa viene ripresa da una telecamera: in ballo ci sono ricchi premi, e il video, con tanto di moviola, servirà a fugare qualsiasi dubbio sul vincitore.

Di qui non si passa
. La gara ha inizio alle prime ore dell’alba. Il giro delle scommesse si svolge in qualche bar e segue per strada. Il tam tam del “torneo” giunge agli interessati via sms. Normalmente, se la corsa è di domenica, l’avviso parte martedì e all’appuntamento si presenta una folla di tre o quattrocento persone. Le giocate sono per tutte le tasche, c’è anche chi paga migliaia di euro per ingaggiare i “fabbri” più bravi a “ritoccare” gli zoccoli dei cavalli per offrire le migliori prestazioni sull’asfalto.
Nel corso degli ultimi anni la problematica riguardante le corse clandestine ha assunto i toni dell’emergenza. A confermarlo i dati dell’ultimo Rapporto Zoomafia della Lav curato da Ciro Troiano, che riportano, tra il 2004 e il 2005, il blocco delle forze di polizia di 16 corse, il sequestro di 130 cavalli, la denuncia di 636 persone (di cui 4 minorenni) nell’ambito di inchieste su gare clandestine e truffe di ippica, scommesse e doping. Emerge infatti che durante queste gare illegali vengono somministrati ai cavalli stimolanti per aumentarne le prestazioni (11% dei farmaci dopanti utilizzati), antinfiammatori (73%) per far loro sopportare fatica e dolore, broncodilatatori (7%), sostanze attive sul sistema nervoso centrale nonché miorilassanti e tranquillanti (3%).
Spesso, a chi si avventura all’alba di domenica lungo la litoranea nord di Messina, o Palermo o Niscemi, capita di essere bloccato da un ragazzo in motorino che senza mezzi termini intima: «I ‘cca non si passa», e si è costretti ad aspettare o addirittura a invertire la marcia. Altre volte si è meno fortunati e capita di essere investiti, in auto o a piedi, da un cavallo che a tutta velocità traina un calesse governato da un fantino.

Sicilia, criminalità in sella. Nelle campagne di Terrasini, in provincia di Palermo, la Guardia di finanza, alcuni mesi fa, ha interrotto una gara di cavalli davanti a oltre 500 persone. È stato necessario un vero e proprio assetto antisommossa e l’impiego di mezzi blindati per far defluire la massa di spettatori. Alla fine dell’operazione sono state segnalate all’autorità giudiziaria una cinquantina di persone. Sei i cavalli di razza inglese sequestrati. A Sciacca, in provincia di Agrigento, lo scorso anno, i Carabinieri hanno interrotto con un blitz all’alba una corsa non autorizzata di cavalli che aveva dato luogo a un multimilionario giro di scommesse. Un’operazione da cifre record, con 143 persone denunciate (24 minorenni) e prelievi di sangue per stabilire se gli animali fossero stati drogati.
Si cambia provincia, ma il risultato rimane invariato. Nel palermitano i Carabinieri hanno interrotto una corsa sulla strada provinciale tra Belmonte Mazagno e Santa Cristina Gela, “chiusa al traffico” dagli organizzatori con l’ausilio di automobili staffetta piazzate lungo il percorso: sono state identificate 75 persone, sequestrati numerosi cavalli, sette automobili e due ciclomotori.
Il binomio “mafia & cavalli” rappresenta l’attuale emergenza zoomafiosa in Sicilia, in cui sono state registrate 7 operazioni di polizia contro le gare clandestine; ben 168 persone denunciate per maltrattamento, corse abusive e altri reati connessi e oltre 110 segnalate perché “spettatori” e scommettitori delle corse. Gli animali che partecipavano alle gare sono stati sequestrati durante i blitz (10 cavalli lo scorso anno) e altri equini sono stati posti sotto sequestro nel catanese proprio perché allevati abusivamente ai fini delle corse.

Puglia, pax mafiosa nel segno dei cavalli.
In Puglia invece, in occasione delle corse clandestine dei cavalli, scattava una sorta di tregua mafiosa. Solo in quei momenti di svago i clan rivali a Bari dimenticavano la crudele faida in atto: ecco allora insieme gli Strisciuglio e i loro nemici giurati, i Capriati. Il tutto per gestire un giro d’affari di 40-50mila euro a gara: quanto hanno accertato i Carabinieri che, nel febbraio 2006, hanno denunciato e fermato oltre 100 pregiudicati accusati di aver preso parte a una gara clandestina organizzata a Monopoli (Ba). Quando sono arrivati i militari, erano nove i cavalli impegnati nella gara di trotto. Sgambettavano sulla pista asfaltata in una zona residenziale vicino alla statale 96 della città pugliese, in cui si trovano numerose ville. Sequestrati 15mila euro, somma ritenuta provento del solo “biglietto” che gli spettatori avevano pagato poco prima per assistere allo spettacolo. Tra i denunciati compaiono pregiudicati delle province di Lecce, Brindisi e Foggia. Gli scommettitori avevano anche la possibilità di pagare con assegni perché nel giro erano conosciuti.
Quello di Monopoli era un appuntamento fisso, con cadenza settimanale o quindicinale: ogni animale disputava tre o quattro gare al giorno. Dal martedì iniziavano le indiscrezioni sui cavalli e relativi fantini. Inizio di gara non più tardi delle 8,30 e chiusura obbligatoria per l’ora di pranzo. Per il comandante Provinciale dei Carabinieri di Bari, il colonnello Sabino Cavaliere, «quello delle gare e scommesse clandestine di cavalli è un settore in cui la criminalità organizzata investe molto denaro perché acquista animali che paga diverse migliaia di euro e ricicla denaro. Ma è anche un modo con il quale i malavitosi passano tempo e si divertono».
Le indagini che hanno portato alle denunce sono state avviate dopo che nel barese erano stati notati parecchi nuovi allevamenti di cavalli, e dopo che numerosi animali che trainavano carretti simili a quelli utilizzati dai fantini nelle gare ufficiali erano stati segnalati lungo le strade di diverse città della provincia. Proprio a Monopoli, un mese prima del blitz, c’era stata un’anteprima, interrotta dalla Guardia di finanza. Cavalli di razza, ognuno del valore di 50-60mila euro, due dei quali iscritti negli elenchi ufficiali delle corse, fantini professionisti e un centinaio di spettatori sui bordi della pista nonostante fosse l’alba. Era il giorno dell’Epifania.
Per queste attività illegali sono state denunciate oltre ottanta persone, molte con precedenti penali e legate a clan malavitosi di Bari e dell’hinterland, e otto presunti organizzatori.
L’attività illegale era stata curata nei minimi particolari. Le corse si svolgevano su un anello in terra battuta, perfettamente levigato, ricavato a ridosso di una grande masseria nella località San Vincenzo, nella campagna di Monopoli, piuttosto isolata e non visibile da strade provinciali. Ufficialmente la masseria e l’area circostante erano state prese in affitto per allestire un allevamento di cavalli e questo giustificava – in caso di riprese aeree fatte per controlli – l’anello in terra battuta dove era possibile vedere cavalli al trotto. Da alcuni mesi i militari avevano avviato accertamenti perché sospettavano che in quella località potesse svolgersi un’attività illegale: era stato segnalato un intenso via vai di autovetture. Che fosse stato allestito un business illegale è risultato immediatamente chiaro ai finanzieri, che hanno così potuto entrare in azione.

Sulle strade di Napoli. Le corse clandestine solcano anche le strade partenopee. I cavalli sono portati ad allenarsi in riva al mare sulle spiagge di Licola, Pozzuoli, Cuma, e costretti da driver e fantini a correre tra sabbia minata da rifiuti, siringhe, cocci di vetro. Nel corso degli anni, sono stati realizzati abusivamente – sul Vesuvio, nella pineta di Licola e Castelvolturno – decine di recinti per cavalli, e le gare, alcune delle quali svolte proprio a pochi passi dalla spiaggia, erano diventate un appuntamento quindicinale disputato in concomitanza alle partite giocate dalla squadra locale in modo che l’attenzione delle forze dell’ordine fosse allentata. Lo scorso gennaio, a Torre del Greco, la Litoranea fu trasformata in un piccolo ippodromo, nel quale si sfidavano al trotto due purosangue. La gara era quasi in dirittura d’arrivo, quando una volante del commissariato di Torre del Greco bloccò la corsa all’esterno della vecchia struttura del Lido Miramare. I due fantini, denunciati, gravitavano intorno al mondo della malavita organizzata.
Da sempre il mondo dei cavalli è contiguo alla malavita campana. Lo dimostra la storia di Lorenzo Nuvoletta, allevatore di equini nella sua tenuta di Poggio Vallesana a Marano e boss dell’area nord di Napoli, al cui clan erano riconducibili i cavalli sequestrati anni fa a Cuma, in una pista di allenamento realizzata sotto l’acropoli. Pronti a gareggiare in ippodromi di fortuna, in gare clandestine in cui trionfa un lucroso business selvaggio.
Per una sola corsa clandestina, il giro di scommesse può arrivare anche a 50mila euro, per un affare complessivo che gli investigatori stimano sfiorare il milione di euro. Più o meno la perdita registrata negli ultimi anni dalle giocate legali. Del resto le corse clandestine sono un ottimo escamotage per riciclare denaro sporco. Anzi, quello delle gare e delle scommesse clandestine dei cavalli è uno dei settori in cui la criminalità organizzata ultimamente investe più denaro, per giunta traendone divertimento. Tutto fa business nell’arcipelago nella criminalità organizzata.