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Novembre 2005

 

il processo "Spartacus"
Un duro colpo per i Casalesi

Raffaele Sardo

Dopo 7 anni, si è concluso il primo maxiprocesso contro i camorristi di Casal di Principe: 140 indagati – tra cui il Gotha dell’organizzazione –, 21 ergastoli, 90 condanne e la ricostruzione di dieci anni di traffici illeciti e guerre tra clan. Con filoni d’indagine che hanno portato a nuovi e clamorosi risultati giudiziari



Casal di Principe


«La sentenza è il riconoscimento dell’impianto accusatorio. Le accuse hanno retto al dibattimento ed è stata accolta la stragrande maggioranza delle richieste di pena formulate dall’accusa. Un processo che ha riguardato non solo il Gotha del clan dei Casalesi, ma anche figure di secondo piano e in cui, soprattutto, c’ è stato il riconoscimento da parte della Corte sulla parte economica, perché a molti dei condannati sono stati confiscati tutti i beni». Il pm Federico Cafiero De Raho pronuncia queste parole il 15 di settembre, quando sono da poco passate le 13.00 e nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Ce) il presidente della Corte, Catello Marano, ha appena finito di leggere le trenta pagine del dispositivo della sentenza di primo grado del processo “Spartacus”.
Nessun legittimo sospetto. La Corte ha ricostruito la mappa dei clan della Camorra dell’area di Casal di Principe (Ce), le guerre intestine per il controllo del grande business degli appalti e delle estorsioni, e ha fatto chiarezza su molti omicidi, a partire da quello, per certi versi ancora misterioso, di Antonio Bardellino, un boss rispettato anche dalla mafia siciliana. È il primo maxi processo contro il clan dei Casalesi, che ha visto imputate circa 140 persone (nel frattempo una decina sono morte, alcune naturalmente, altre nell’infinita guerra tra clan). Un processo che ha abbracciato la storia di circa dieci anni di criminalità organizzata casertana e che si è concluso con 21 ergastoli, 90 condanne complessive e la confisca di tutti i beni a coloro che rimarranno in carcere a vita. Tra i condannati, c’è il vertice del clan dei Casalesi: Francesco Schiavone (“Sandokan”), Walter Schiavone, Francesco Bidognetti (“cicciotto ’e mezzanotte”), Luigi Venosa (“’o cucchiero”); Michele Zagaria, Vincenzo Zagaria, Alfredo Zara, Giuseppe e Mario Caterino, Francesco Biondino, Armando Lucariello.
Il processo è durato sette anni e i tentativi per non farlo andare in porto sono stati tanti. Molti imputati si sono appellati alla legge Cirami, con la richiesta di sospensione per legittimo sospetto. Anche pochi giorni prima della sentenza c’era stato un ennesimo tentativo, affidato a Francesco Schiavone jr., con una nuova istanza di rimessione da trasmettere alla Corte di Cassazione. Sempre uguali le motivazioni: un complotto dei politici comunisti, della stampa e dei giudici persecutori. È stato tutto inutile; le condanne per i 17 omicidi contestati nell’ordinanza di carcerazione sono arrivate, e con esse anche altri pesanti provvedimenti di condanna per la guerra di Camorra che insanguinò buona parte della provincia di Caserta per decidere la successione ad Antonio Bardellino.

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