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Italiani
al tavolo verde Bianca
la Rocca
Sono
ormai anni che istituzioni pubbliche ed enti privati manifestano tutta
la loro inquietudine per i diversi aspetti che ruotano attorno al gioco
dazzardo. Se i fenomeni criminali, in primis usura e riciclaggio
di denaro sporco, suscitano un comprensibile allarme tra gli organismi
preposti alla prevenzione e alla repressione, anche lanalisi psicologica,
sociologica e culturale ha assunto un suo peso.
Un primato
poco onorevole
Scenario di fondo è la grande passione degli italiani per il gioco.
Secondo unindagine conoscitiva della Commissione Finanze e Tesoro
del Senato illustrata nellaprile 2003, il denaro speso nel nostro
Paese per tentare la fortuna è di oltre 15 miliardi di euro lanno,
una cifra che ci pone al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti dAmerica,
nella classifica mondiale degli amanti del rischio. In rapporto al reddito
pro capite, invece, siamo proprio noi a spendere la somma di denaro maggiore
per scommesse e lotterie, a fronte della quale il presidente della Banca
dItalia, Antonio Fazio, ha dichiarato che «il popolo italiano
è il primo al mondo per versamento di denaro nellazzardo».
Il fenomeno insomma è imponente. Nessun ceto sociale nè
immune, visto che, anche solo occasionalmente, tre italiani su quattro
giocano al Lotto, al Totocalcio o al Superenalotto (vedi box p. 6). Per
questi giochi, però, allandamento delle giocate non corrisponde
un adeguato aumento delle vincite: nel gennaio 2001 si è calcolato
che, a fronte di un totale di 515 milioni dEuro, le vincite sono
state pari a 280 milioni (54,4%), mentre nello stesso periodo del 2002
a fronte di 852,6 milioni dEuro spesi, le vincite si sono assestate
sui 233 milioni, pari al 27,3%.
Fin qui abbiamo citato le cifre del gioco legale, ma se a questo giro
di affari aggiungiamo quello sommerso delle scommesse clandestine, controllate
dalla criminalità, abbiamo un quadro allarmante della vastità
del fenomeno.
Il lato
oscuro
Una ricerca sociologica commissionata dalla Consulta Nazionale delle Fondazioni
Antiusura, pubblicata nel 2000, rileva che il fenomeno del gioco legale
non solo ha notevoli conseguenze sulla salute del tessuto sociale italiano,
ma alla sua crescita corrisponde, in modo proporzionale, quella del gioco
illegale. In altri termini, in questo mercato in espansione, la criminalità
propone, in concorrenza con lo Stato, i propri prodotti (totonero, bische
clandestine, scommesse illegali etc.), avvicinando nuovi potenziali e,
soprattutto, giovani clienti, affascinati da un rischio più emozionante.
Un rapporto, quello tra scommesse legali e illegali, il cui effetto più
macroscopico sulla vita delle famiglie è lusura per debiti
di gioco. A questi costi, poi, bisogna aggiungere le spese per lapparato
di contrasto e sanzione giudiziaria nei confronti della criminalità.
Secondo il sociologo Maurizio Fiasco, «ad ogni forma di gioco legale
si affianca una versione illegale, che si avvantaggia della capilarità
del marketing in nero, mentre si accredita con i riverberi del lancio
pubblicitario dellofferta legale. Ne deriva non la sostituzione
di un gettito (quello autorizzato) a una sottrazione (la scommessa clandestina),
ma una sorta di staffetta da un settore allaltro, con il giocatore
che è spinto a sperimentare la chance del mercato criminalizzato,
grazie alla contigua offerta di finanziamento usurario delle puntate.
Se si calcola così il costo aggregato di tutto linvestimento
nellazzardo, tra legale ed illegale, la spesa media segna lampiezza
di circa 1000 euro per ciascun nucleo familiare». Una indagine Doxa
del 1998 aveva già confermato questa ipotesi, dimostrando anche
come a giocare siano, sempre di più, fasce di popolazione deboli
dal punto di vista economico: il 56% degli strati sociali medio-bassi,
il 47% di quelli più poveri e il 66% dei disoccupati.
No roulette
no azzardo?
Anche le ricerche e gli studi a livello locale confermano landamento
nazionale, nonché laggravarsi della situazione. È
il caso di Roma dove lo sportello di informazione ed intervento Infoazzardo
ha monitorato la situazione della città ed ha calcolato in circa
5mila il numero dei giocatori patologici presenti nella Capitale. Le telefonate
con richieste di aiuto da parte di giocatori, o dei familiari, al centralino
di Infoazzardo sono giunte da ogni quartiere cittadino, senza
grandi differenze tra le zone più centrali o residenziali e le
estreme periferie o borgate. Il gioco preferito è il videopoker
(68% delle richieste daiuto), molto probabilmente perché
è facilmente reperibile nei bar o in altri punti di ritrovo. Seguono
le scommesse sportive.
Gli italiani, peraltro, sul gioco dazzardo sembrano avere le idee
poco chiare: lo identificano essenzialmente con il casinò, mentre
non lo associano a videopoker e affini. Secondo una ricerca dellIstituto
Cirm, infatti, il 43% degli intervistati associa lazzardo con la
roulette, mentre solo il 7,5% pensa che giocare a videopoker possa essere
pericoloso. In molte zone dItalia, invece, le indagin della magistratura
e dellautorità giudiziaria hanno rivelato che a controllare
e gestire i videopoker è la criminalità organizzata, come
ha anche dimostrato il recente arresto a Roma di 17 persone di una organizzazione
criminale, con a capo tre appartenenti allex banda della Magliana,
che controllava i videopoker del quartiere Ostia e gestiva un giro di
appalti, droga, usura.
Poveri ma
spendaccioni
Tra i reati consumati nel mondo dellazzardo, lusura è
uno dei più preoccupanti. Se è vero, infatti, che la predisposizione
allusura nasce da un uso non responsabile del denaro, tanti e tali
giochi posti sul mercato (negli ultimi anni lofferta di prodotti
nuovi o radicalmente rinnovati è incrementata notevolmente: lotterie,
gratta e vinci, Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Totogol, Totosei, Totip,
Corsa Tris, Bingo...) non possono che assecondare questa tendenza. Il
rapporto tra gioco ed usura è ambiguo e contraddittorio: lItalia
è uno dei Paesi i cui abitanti mostrano la più alta propensione
a risparmiare sui consumi, ed è, stranamente, il secondo mercato
mondiale del gioco dazzardo legale.
Ad aggravare la situazione concorre il mercato mondiale dei giochi dazzardo
on line, che, secondo la società Data Monitor, è passato
dai mille miliardi di lire del 1998, ai 4mila miliardi nel 2000, fino
a raggiungere gli 8-10 miliardi di euro nel 2002. E secondo la Christiansen-Cummings,
nel mondo circolano sul web più di 40 milioni di potenziali giocatori,
i quali ogni volta che visitano un casinò virtuale perdono in media
150 euro.
Stato
italiano, a che gioco giochiamo?
Intervista a Piero Luigi Vigna di Bianca La Rocca
Dottor
Vigna, secondo la VI Commissione del Senato Finanze e Tesoro
gli italiani spendono per il gioco circa 15 miliardi di euro allanno,
collocandosi al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti, nella classifica
mondiale degli amanti del rischio. Cosa pensa di questa passione per lazzardo?
Ho già espresso in passato considerazioni negative su giochi come
Lotto, lotterie e affini, che sono sì legali, ma che a mio avviso
vanno considerati, senza mezzi termini, dazzardo. Daltra
parte lo conferma il nostro Codice penale: si tratta di giochi che è
stato possibile immettere sul mercato tramite deroga allart. 718,
che punisce con larresto da tre mesi ad un anno chi, in luogo pubblico
o aperto al pubblico, tiene un gioco dazzardo, con ulteriore aggravante
se il fatto è commesso in un esercizio pubblico. Non solo: il gioco
dazzardo, sempre secondo il Codice penale, è quello in cui
ricorre il fine di lucro e la perdita o la vincita sono interamente o
quasi interamente aleatorie (art. 721 c.p., ndr.). Tra i vari rischi
di immettere sul mercato tanta e tale varietà di giochi cè
quello di alimentare il cosiddetto rischio irrazionale, il
che è molto pericoloso perché si decurta parte del risparmio
e delle risorse economiche del Paese.
Si spieghi meglio
Larticolo 47 della Costituzione afferma che la Repubblica incoraggia
«la tutela del risparmio in tutte le sue forme» e favorisce
«laccesso del risparmio popolare alla proprietà dellabitazione,
alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto o indiretto investimento
azionario nei grandi complessi produttivi del Paese». Questo significa
che la nostra Carta fondamentale finalizza il risparmio non certo al rischio
irrazionale, ma ad investimenti, alcuni dei quali primari, qual è
quello dellabitazione. Questi giochi, che vanno ormai ben oltre
la vecchia estrazione settimanale del Lotto, provocano in alcuni casi
forme gravi di indebitamento, per ripianare i quali si ricorre a prestiti
usurai. Questultimi, comè ben noto, sono gestiti da
criminali o, anche, da gruppi di criminalità organizzata o mafiosa.
Qualcuno potrebbe obiettare che correre dei rischi è
nella natura umana
Ma le forme di rischio sono diverse: in quello imprenditoriale, ad esempio,
ci sono il calcolo e linvestimento delle proprie capacità.
Nei giochi di cui stiamo parlando, invece, tutto è dovuto al caso.
Le risulta che le cifre del gioco illegale siano uguali a quelle del
mercato legale? E che, nella maggior parte dei casi, il giocatore si rivolga
ad entrambi i mercati?
Assolutamente sì. Ogni volta che viene immesso un nuovo gioco,
ne nasce parallelamente uno clandestino. Del resto, in certe situazioni
è preferibile giocare illegalmente: le vincite sono
maggiori e, naturalmente, non sottoposte ad alcun tipo di tassazione.
Cosa ci dice dei videopoker?
Secondo molte indagini sono gestiti da organizzazioni criminali, soprattutto
nel salernitano ed in Sicilia, ma anche altrove. Le modalità adottate
sono sostanzialmente due: o si impone al gestore di un locale, minacciandolo,
di tenere le macchine oppure, molto più semplicemente, sono gli
stessi criminali ad essere proprietari del locale, o direttamente o tramite
un prestanome.
I videopoker sono però stati vietati...
Lart. 110 del Tulps (Testo unico leggi di pubblica sicurezza, ndr.),
recentemente modificato, afferma che sono vietati, in tutti i luoghi pubblici,
quei giochi a scopo di lucro effettuati con macchinette automatiche, semiautomatiche
o elettroniche. Si considerano congegni automatici per il gioco dazzardo
«quelli che hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente
aleatorie di qualsiasi premio, in denaro o in natura, e vincite di valore
superiori ai limiti fissati». Se il gestore di queste macchinette
è anche il titolare di un pubblico esercizio, la licenza viene
sospesa. Si tratta dunque di una legge che non lascia spazio ai dubbi.
Ma eliminare tutti i videopoker è praticamente impossibile: i controlli
dovrebbero essere così capillari da comprendere anche i circoli
o i club privati.
Ci troviamo in una situazione di totale schizofrenia: da una parte uno
Stato che deve investire ingenti risorse, umane ed economiche, per contrastare
il gioco clandestino e la relativa criminalità, dallaltra,
la finanziaria di prossima approvazione prevede una serie di norme per
installare slot-machine nelle 250 sale bingo sparse sul territorio e porta
a 3 le estrazioni settimanali del Superenalotto
La situazione è grave. Come abbiamo visto, nonostante le evidenti
contraddizioni con il dettato costituzionale, si tenta di tutto pur di
continuare a fare cassa. Mi è stato riferito che alcune
associazioni cattoliche che hanno condannato queste iniziative sono state
redarguite da un esponente del governo. Daltra parte gli introiti
derivanti dal gioco sono per lo Stato troppo consistenti per rinunciarvi.
Cavour parlava di tassa degli stupidi
Se lo diceva Cavour
Cosa si può fare, allora, per arginare questo fenomeno?
Lunica strada è quella di educare ad un uso razionale e responsabile
del denaro. È lo stesso discorso che facciamo, da sempre, contro
il fenomeno dellusura. Lusurato altro non è che una
persona malata, che perde il senso di una gestione sana del denaro. Allo
stesso modo, al giocatore dazzardo bisogna far comprendere, attraverso
unazione di prevenzione e di educazione, che il denaro non è
un fine, ma uno strumento. I soldi non possono essere sperperati, ma vanno
investiti nel risparmio, proprio come afferma la nostra Costituzione.
Sempre la finanziaria prevede, attraverso un emendamento presentato da
alcuni esponenti di Alleanza Nazionale, lapertura di nuovi casinò
su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un vecchio tema su cui
si dibatte da anni
Quando su questo argomento sono stato sentito da una Commissione parlamentare,
ho espresso un parere decisamente contrario. I casinò sono stati
creati prima dellapprovazione dellattuale Costituzione per
risollevare alcuni Comuni che, in quel momento, si trovavano in uno stato
di grave deficit economico. Oggi la situazione è cambiata ed è
accertato che intorno ai casinò vive un proliferare incontrollabile
di atteggiamenti malavitosi. Questi cosiddetti parchi del divertimento
non lo dico io, ma il Gafi (il Gruppo di azione finanziaria costituito
allinterno dellOcse, ndr.) «permettono di realizzare
la prima fase del processo di riciclaggio». Vale a dire la trasformazione
del denaro da riciclare «dallo stadio di moneta fiduciaria allo
stato di moneta temporanea». Il metodo è, in sé, abbastanza
semplice: si acquistano fiches pagandole con denaro contante e, in un
momento immediatamente successivo, se ne chiede il rimborso con un assegno
che la direzione del casinò emette sul proprio conto: essendo tutti
i casinò, compresi quelli allestero, collegati tra di loro,
il denaro, ormai ripulito, può essere riscosso anche
al di fuori del territorio nazionale. La situazione è così
seria che anche lUnione Europea ha emanato una direttiva, alla quale
la nostra legislazione dovrebbe adeguarsi, che obbliga anche i casinò
a segnalare le operazioni finanziarie sospette. Anche qui la contraddizione
non manca: da una parte lo Stato interviene per porre certi obblighi,
dallaltro pretende di aprire nuove sale per il gioco dazzardo.
Oltre al riciclaggio, quali reati ruotano intorno al tavolo verde?
Come è facilmente intuibile, è molto sviluppata la rete
criminale dedita allusura. Alcuni dei più grandi criminali
italiani, poi, ora residenti nelle Antille, hanno abbinato al gioco di
azzardo il traffico di sostanze stupefacenti. Lobiezione che viene
fatta a quanti si oppongono allapertura di nuove case da gioco solitamente
è: «Tanto vanno a giocare allestero». Il che
è vero, ma è altrettanto vero che mettere a disposizione
nuovi luoghi vuol comunque dire facilitare lingresso al crimine
organizzato. Sono poi convinto che i Comuni che dovrebbero ospitarli non
ne riceverebbero benefici commisurati al prezzo che dovrebbero pagare:
il loro sistema economico rischierebbe infatti di essere fortemente inquinato
dalleconomia illegale.
Tutti questi discorsi svaniscono quando pensiamo che sono sempre più
i giocatori che si rivolgono al web. Secondo alcune ricerche più
di 40 milioni di potenziali giocatori, ogni volta che visitano un casinò
virtuale, perdono una media di 150 euro
(Il Procuratore allarga le braccia sconsolato) Solo una seria attività
educativa può servire a prevenire un fenomeno in crescita e, di
fatto, incontrollabile. I giochi on line rappresentano un altro campanello
di allarme, anche perché si rivolgono ad un mondo, quello giovanile,
che ha dimestichezza con le moderne tecnologie. Non resta che educare,
educare, educare
Esattore
e biscazziere
Maurizio Fiasco
Ogni
Finanziaria ha il suo azzardo. Con ledizione 1997 si raddoppiarono
le girate di Lotto e Superenalotto e contemporaneamente si
legalizzarono i punti scommessa allangolo di casa. Due anni dopo
toccò al Bingo, lanciando il business delle 800 sale per la tombola
tecnologica, capillarmente diffusa nei quartieri. Nella legge del 2003
si allargò lofferta a giovani e giovanissimi, con i videogiochi
a soldi e 300mila macchinette pronte.
Il grande salto è per il prossimo esercizio. Nelle previsioni,
il ventaglio si allarga: terza giocata infrasettimanale per Lotto (normale
e super), undicesima ruota, scommesse via telefono e col prepagato, slot
machine nelle sale da Bingo (otto per ciascuna delle 250 sopravvissute)
e una spallata finale allultima inibizione, i casinò, che
non si dovrebbero chiamar così, ma parchi urbani del divertimento.
Ogni azzardo ha la sua scusa: i fondi per il restauro della Cappella degli
Scrovegni (Lotto), lallegria e la socialità (Bingo), il turismo
e loccupazione (casinò vecchi e nuovi). La motivazione regina
è tuttavia sempre quella: incrementare le entrate dello Stato.
Sinterviene sulla percezione della gente comune, con una gherminella
neanche tanto originale: meno imposte dirette e più riscossione
indiretta. Lo Stato double-face, esattore e biscazziere, continua, dunque,
con la Finanziaria 2005. Per aggiustare i conti pubblici, il percorso
è simmetrico: si attenua la tassazione progressiva sul reddito
(facendo risparmiare lIrpef ai benestanti e ai ricchi) si rilancia
limposta regressiva, sul reddito: pagherà di più chi
ha meno deficit spending, meno soldi per consumare.
Mentre i ceti medi hanno giocato (e perso) gran parte dei risparmi in
altro circuito (borsa, bond e edge fund), gli strati popolari continuano
a lasciare la paga del giorno al botteghino, alla macchinetta e alla sala
Snai.
Formiche
o cicale?
Leconomia non decolla, si suol dire, perché i consumi ristagnano.
In altri termini, la domanda di beni è troppo bassa, per stimolare
lindustria e i servizi a produrre e a offrire di più. Non
sono bastati gli spot (ricordate quello del consumatore con i pacchi in
braccio, e i passanti che gli dicevano grazie?) e non sono
servite le esortazioni. Gli italiani, si ripete con superficialità,
non ne vogliono sapere di levare i soldi da sotto il mattone e di correre
allo shopping. Anzi, come denunciano le grandi catene dei supermarket,
è diminuita persino la spesa per i generi alimentari. Per non parlar
della sindrome della quarta settimana: nei sette giorni che precedono
il versamento della paga, gli scaffali e i banconi dei negozi restano
intatti.
Cè però un tipo di spesa per consumo che va nella
direzione opposta alla crescita economica. Ed è, per lappunto,
quella per il gioco dazzardo. Conviene ricapitolare cosè
accaduto nellarco di un decennio. Nel periodo dellincertezza,
della stagnazione economica e delle drastiche politiche di rientro dal
debito pubblico, condotte mediante maggiore pressione fiscale e minore
flusso di credito allinvestimento e al consumo, in Italia è
avvenuto il boom dellazzardo, sia di quello legalizzato che di quello
proibito. Si è trattato di sei anni cruciali per i conti finanziari
del Paese, tra il 1994 e il 1999, quando limpiego autorizzato di
denaro degli italiani per scommesse, giochi e lotterie è passato
da un totale di 6,5 miliardi di euro a un volume di oltre 18. La progressione
è stata geometrica, per quanto risulta dal dato ufficiale che riguarda
le forme legalizzate. Per lazzardo criminale, la stima è
più complessa, ed è da tentare interpretando, in parte,
i paralleli tormenti del gioco promosso dallo Stato.
La performance delle riscossioni per lAmministrazione finanziaria
dello Stato è sembrata così preludere ad ulteriori traguardi
di risultato come, quasi nello stesso periodo e in tuttaltro campo,
prometteva il nuovo mercato dei titoli azionari, che è
anchesso un ambiente delleconomia del rischio e dellalea.
Appeal
in crisi
Nellanno 2000, sorprendendo molti osservatori, landamento
si è invece decisamente rovesciato. Il gioco del Lotto, cioè
lappuntamento che aveva trainato tutta la carovana formatasi nellaffare,
ha perso appeal, insieme al Superenalotto, coinvolgendo anche la fascinatoria
immagine di ipervincita da diecine di miliardi. Non è servita a
ostacolare la crisi nemmeno la moltiplicazione dei centri di raccolta
delle puntate e la doppia frequenza settimanale (non solo alla ricevitoria,
ma anche dal tabaccaio, non solo per il sabato ma anche a metà
settimana). Il volume finale dellinsieme delle forme di gioco si
è abbassato di 18,6 punti percentuali. Anche nella prima metà
dellanno 2001 vi era stato un ulteriore decremento (del 22 per cento).
Ed è proprio a seguito di quel fuoco di paglia della ripresa economica
nellanno 2000 e nei primi sei mesi del 2001 che si è potuta
osservare la mutazione dei comportamenti collettivi. È difficile
non rilevare lasimmetria, quando nellanno 2000 il prodotto
interno lordo, valutato a prezzi costanti, è aumentato del 2,9%,
con una decisa accelerazione rispetto al 1999 (a sua volta lincremento
sullanno precedente era stato dell1,6%), mentre le autorità
monetarie annunciavano il superamento della soglia psicologica
del 3 per cento, a consuntivo dellanno 2001. Nello stesso periodo,
il Lotto ha versato allerario e ai monopoli circa il 27 per cento
di gettito in meno, rispetto al 1999 (la differenza negativa è
stata di 2,5 miliardi di Euro) e nel 2001 si è verificato un ulteriore
decremento di oltre 40 punti percentuali (tradotti in miliardi di Euro,
circa 3,1).
Ritorno
di fiamma
Tutto allopposto è accaduto a partire dalla metà del
2002, quando il reddito nazionale ha teso a non aumentare, lievitando
solo di pochi decimali di punto rispetto agli anni precedenti. Gli italiani
hanno ripreso a spendere di più, molto di più, per scommesse,
gioco del lotto e Superenalotto, Bingo e Gratta e vinci. Le proiezioni
sul 2004 ci preannunciano infatti un bilancio straordinario: oltre 22
miliardi di euro, al consuntivo del prossimo 31 dicembre. Per capire lentità
del balzo, basta ricordare, appunto, che il picco precedente,
segnato nel 1998, era stato di 19,5 miliardi di euro (ma allora si giocava
con le lire, che appunto furono poco meno di 38milamiliardi).
Se si considera che parallelamente alla spesa per i giochi legali aumenta
anche quella per i giochi clandestini (come i recenti episodi del Calcioscommesse
2003-2004 ci ricordano) il rapporto inverso di causa-effetto tra andamento
delleconomia e andamento dei giochi a soldi appare ancora
meglio confermato.
I casinò
dei poveri
Come si è accennato, con la crisi industriale e dei mercati finanziari
congiunturale, strutturale o percepita che sia leconomia
dellazzardo ha ripreso oggi ad espandersi. Nel novero dei giochi
legalizzati, fa tuttavia eccezione, come business scarsamente profittabili,
oltre al Totocalcio, lavventura del Bingo, ma per un cumulo di fattori
specifici.
Con la Finanziaria 2005, i gestori sperano di invertire la tendenza ed
si affidano alla norma che permette di istallare le slot machine nelle
sale. Prima che il Bingo si trasformi in minicasinò di quartiere,
vale la pena di ricapitolare come sia sfumato laffare, nel primo
gradino. E ricordare quanti vi hanno rimesso del denaro: oltre agli imprenditori
(poco avveduti) che hanno firmato contratti con le grandi catene del franchising
del Bingo, anche molte famiglie e si tratta di famiglie degli strati
più poveri hanno perso la scommessa. Migliaia di ragazzi,
infatti, richiamati dalla promessa di 35 mila nuovi posti di lavoro,
hanno frequentato corsi di formazione per animatore o assistente
di sala Bingo. Qualche papà e qualche mamma, pur di assicurare
un occupazione al figlio, hanno versato anche 6 milioni delle vecchie
lire per liscrizione del loro ragazzo alle cinque giornate del corso.
Ancora una volta, il prezzo per i poveri è il più salato:
tolti i soldi dal fondo per la liquidazione o preso un prestito, i genitori
dei quartieri popolari hanno pagato la formazione per i Bingo al prezzo
di un master di una scuola di management. Altro affare sul bisogno di
speranza.
Pareggio
impossibile
Andiamo per gradi, cominciando dalla preparazione del grande evento del
Bingo. Appena fatta passare la norma nella legge Finanziaria 1999, è
partito un battage senza precedenti per preparare il mercato. Un istituto
di ricerca (Eurispes) ha delineato lo scenario: decine di milioni di consumatori
pronti a giocare, 35 mila nuovi posti di lavoro, uno spazio di mercato
immenso. Unagenzia di stampa (Adn Kronos) coinvolta in Formula Bingo
(società di servizi per la promozione del gioco) ha contribuito
alla comunicazione dellevento. È andata bene: gli aspiranti
imprenditori del gioco si sono azzannati per concorrere alle ottocento
concessioni del Ministero delle Finanze (420 allinizio e altre 380
in una seconda fase). Ricorsi legali, sospensive del Tar e altre battaglie
con la carta bollata hanno provocato un ritardo, e così le prime
sale hanno aperto i battenti alla vigilia del Natale del 2001. Si possono
immaginare le celebrazioni mediatiche, con soubrette e calciatori, attori
di Hollywood e di Cinecittà. Articoli sui quotidiani locali: tutti
uguali, come fotocopie modificate solo nel nome della sala e dellindirizzo.
Sei mesi dopo, le prime delusioni. Le sale non raggiungono il pareggio
tra entrate e uscite. Per non restare in rosso, una sala Bingo
di medie dimensioni deve staccare almeno 10mila biglietti per giornata,
con un ciclo senza interruzioni dalle ore 10 alle ore 4 del mattino. Missione
impossibile, salvo per le megasale da 3mila posti. Previsione sbagliata
dellampiezza dei consumatori, numero esasperato di punti di raccolta,
impatto insostenibile sullambiente urbano. Ma anche operazione spregiudicata
di vendita al venditore. Poiché il vero affare lo hanno realizzato
i cartelli che hanno assistito gli aspiranti gestori nelliter della
domanda al Ministero, per poi fornire chiavi in mano tutto
loccorrente (arredi, sistemi elettronici, catering per i ristoranti,
royalties sulle cartelle giocate. Ad essi sono subentrati gruppi internazionali
di biscazzieri che ora rilevano, a prezzi di rottamazione, le sale Bingo
deserte.
Poche sale
sopravvissute
Il flop delloperazione Bingo è derivato inoltre dallimprevisto
stop decretato dal parlamento (ancora nella Finanziaria 2003) allulteriore
evoluzione da luogo di tombola elettronica a casinò di quartiere,
attrezzato con un corredo di slot machine e videopoker. O meglio, di questo
percorso (sicuramente progettato a suo tempo) solo un primo step è
riuscito a passare, con lautorizzazione che è stata concessa
nellautunno 2002 ai montepremi molto alti (il cosiddetto Superbingo,
messo in palio collegando telematicamente una decina di sale Bingo). Crisi
di appeal verso la clientela, in ogni caso, poiché permangono degli
ostacoli al dispiegarsi di quella strategia di fidelizzazione che si fonda,
nellambito dellazzardo, sul passaggio dalla scommessa occasionale
al gioco compulsivo quotidiano, cioè alla dipendenza vera e propria
causata dalla veloce ripetizione delle puntate. Il giocatore non deve
disporre del tempo cognitivo minimo per elaborare la decisione di proseguire.
Delle 250 sale Bingo entrate in funzione, resistono dunque sul mercato
solo quelle più grandi, con ricettività superiore agli 800
posti: possono agitare il miraggio di vincite più elevate, ma hanno
un grave impatto sulla vivibilità del quartiere (rumore, traffico,
proliferazione di microcriminalità nelle strade adiacenti alla
sala).
Nuovi giochi
vecchia solfa
Non solo i giocatori restano incollati al gioco senza fine. Anche i biscazzieri.
Il flop del Bingo non è servito a desistere. Lazzardo deve
continuare, e coinvolgere strati generazionali sempre più giovani.
Target promettente, o segmento di mercato ancora da sfruttare, sono gli
adolescenti. Tra breve si passerà ad attuare una novità
promulgata con la legge Finanziaria 2003. Tranne che nelle sale Bingo
(che come si diceva attendono il via libera dalla Finanziaria 2005), sono
state autorizzate le istallazioni di macchinette automatiche che erogheranno
vincite in denaro ai giocatori dotati di abilità fisica,
mentale o strategica. Si tratta di quei videogiochi che a migliaia
sono già in funzione nel dedalo delle strade urbane, con grande
partecipazione soprattutto di adolescenti e giovani. Match di arti marziali,
corse automobilistiche, combattimenti stellari girano sulle consolle,
simulando una sfida con la macchina elettronica. Aggiungendovi la puntata
in denaro (quantunque di modesta entità, per singolo round), la
pura casualità della vincita verrà occultata dietro lapparente
meritevolezza del giocatore abile. Da azzardo per alea a sfida
di ludus o agon. Ma si tratta di questo? Come stanno le cose, lo chiarisce
il dispositivo di legge che prescrive come una partita con moneta metallica
di 50 centesimi debba avere durata non inferiore a dieci secondi
e distribuire vincite in denaro, ciascuno comunque di valore non
superiore a venti volte il costo della singola partita, erogate dalla
macchina subito dopo la sua conclusione ed esclusivamente in monete metalliche.
In dieci secondi si manifesta abilità fisica, mentale o strategica?
La domanda è del tutto retorica.
Una fattispecie nuova di azzardo, dunque, farà la sua comparsa
nei quartieri, per sostituire quella rete di videopoker che vennero consentiti
nellanno 2000, sebbene per vincite solo di consumazioni in bar e
altri locali pubblici (ma in realtà impiegati alla stessa stregua
delle slot machine).
Vi è stata una gara per lappalto della gestione del collegamento
telematico delle 300mila macchinette, e hanno vinto alcune società
a capitale prevalente spagnolo, con forti presenze nei casinò degli
Usa e dei paesi del Sudamerica.
Il dispositivo di legge prevede lo sbarramento per i minorenni, che formalmente
non potranno giocare a soldi. Eppure sono i ragazzi i frequentatori più
numerosi delle attuali sale per videogiochi: come potranno le forze di
polizia controllare i 30-40mila locali dove si attiveranno le nuove macchinette
mangiasoldi? È pensabile che invece di prevenire gli attentati
terroristici e le rapine, le volanti della polizia o dei carabinieri si
dedicheranno ai blitz nei bar e nelle altre sale?
Esclusi
dal gioco Mauro Croce e Walter Nanni
Allinterno
del V Rapporto sullesclusione sociale curato dalla Caritas Italiana
e dalla Fondazione E. Zancan di Padova (uscito di recente
nelle librerie, edito da Feltrinelli, con il titolo Vuoti a perdere) si
affronta anche il fenomeno delle dipendenze senza sostanze:
accanto allabuso/consumo/dipendenza di sostanze cosiddette tradizionali
(alcol, hashish e derivati, tabacco, eroina e cocaina), stanno infatti
emergendo, con sempre maggiore problematicità, forme di dipendenza
e di compulsione che non prevedono luso di sostanze. Tra queste,
la dipendenza da Internet (vedi p. 20), da acquisti compulsivi, da sesso,
da esercizio fisico, da lavoro, da rischio e anche da gioco dazzardo.
In molti
ma soli
Dal punto di vista della diffusione quantitativa, è evidente come
si sia innescata in Italia una età delloro dellazzardo,
con lintroduzione di nuovi giochi (Superenalotto, Gratta a vinci
etc.), la moltiplicazione dei luoghi e la diversificazione delle possibilità
di gioco. Si è passati in soli dieci anni, dal 1989 al 1999, da
una spesa in giochi legali stimata sui 9mila miliardi di vecchie lire,
ad una spesa di 36mila miliardi. Sul totale delle imposte dirette e indirette
del semestre gennaio-giugno 2002 (ultimi anni disponibili), i proventi
del solo gioco del Lotto costituiscono il 2,7% del totale (oltre 4 miliardi
di Euro), classificandosi per entità del gettito al quarto posto
nella classifica delle imposte indirette, superando anche le entrate derivate
dalla vendita dei tabacchi.
Dal punto di vista della qualità dellofferta, da un lato
è possibile incontrare il gioco dazzardo anche al di fuori
dei contesti tradizionalmente deputati ad esso, dallaltro le tipologie
di giochi proposti presentano maggiori rischi di additività. I
nuovi giochi tecnologici (pur rifacendosi o richiamando in taluni casi
giochi tradizionali) si distinguono infatti per la loro attitudine ad
un gioco solitario ed a-sociale con evidenti rischi di sconfinamento in
forme di gioco problematico e patologico. Se diverse possono essere le
motivazioni al gioco, il giocare in solitudine rappresenta una delle principali
cause di sviluppo di problematiche psico-sociali. Ad esempio, particolare
interesse e preoccupazione riguardano la diffusione delle nuove forme
di gioco presso gli adolescenti, dove si evidenzia il passaggio dai giochi
tradizionali, informali, autoorganizzati e autogestiti, verso forme di
gioco ad alto contenuto commerciale, a forte rischio di dipendenza (slot-machines,
videopoker, etc.).
Il cambiamento nello scenario del gioco italiano ha visto il suo preludio
con la diffusione dei videopoker nei bar, a partire dal quale è
diventato facilmente accessibile il contatto con giochi ad alto rischio,
tecnologici, solitari e veloci. Secondo i dati illustrati alla fine del
2000 dagli allora Ministri del Tesoro e dellInterno (Vincenzo Visco
ed Enzo Bianco), nel periodo di circa un anno e mezzo erano stati installati
in Italia oltre 800mila videopoker, per un giro di affari di oltre 40mila
miliardi di vecchie lire (Senato della Repubblica, resoconto stenografico
della 998° seduta pubblica, 19 dicembre 2000).
Nonostante alcune modifiche alla legislazione ed i controlli della Finanza,
i videopoker sono divenuti una questione sociale ed insieme criminale,
soprattutto quando è stato accertato che le vincite pagate con
denaro costituivano una violazione della normativa contro il gioco dazzardo.
Tale preoccupazione si è ulteriormente rafforzata a seguito della
proliferazione di una serie di fenomeni correlati: il coinvolgimento a
diversi livelli della criminalità organizzata, levasione
fiscale da parte dei gestori e dei vincitori, lutilizzo dei videopoker
da parte di minorenni.
Chi paga,
oltre al banco
Diversi studi indicano con chiarezza come a maggiori disponibilità
di giochi corrisponda un maggiore numero di giocatori e un maggiore numero
di giocatori problematici e patologici, secondo unincidenza percentuale
che va dal 3 al 6% della popolazione adulta. La realtà che si sta
presentando in Italia contraddice lo stereotipo secondo cui il gioco dazzardo
è un fenomeno estremo, circoscritto in ambiti ben precisi, abitati
da eroi scellerati o decadenti: al contrario, il gioco dazzardo
riguarda contesti ed ambienti sociali normali e banali, un mondo sottoculturale
di consumo e marginalità esistenziale, dove la sostanza
ed il bisogno stanno nellemozione e nella parentesi che il protagonista
riesce a ritagliarsi dalla vita normale.
È molto difficile riuscire a misurare i costi sociali del gioco
dazzardo problematico e patologico, in quanto le dimensioni sociali
e personali potenzialmente coinvolte sono numerose e complesse: il sistema
familiare e la rete sociale del giocatore (come per altre forme di dipendenza
patologica, la sofferenza ed il costo non sono un affare privato
della persona ma coinvolgono anche parenti e amici. Il giocatore è
spesso nervoso, preoccupato, si scoprono conti in rosso, debiti, utenze
non pagate, menzogne. Se scoperto il giocatore può negare o promettere
di smettere, ma può anche chiedere denaro sostenendo che gli serve
per pagare i debiti, salvo poi investirlo nuovamente nel gioco con la
speranza di un riscatto. Sono dunque tuttaltro che rari gli abbandoni,
le separazioni, i divorzi ma anche fenomeni di co-dipendenza del coniuge,
così come nei figli una precoce adultizzazione: si preoccupano
del problema del genitore, si fanno promettere che non giocherà
più, lo controllano); lo sconfinamento nel giro dellusura;
i reati commessi dai giocatori; gli interessi da parte della criminalità;
le spese relative ai controlli, allapplicazione della legge; levasione
fiscale; i costi sanitari per le cure dei giocatori, che risentono di
forti danni fisici da stress.
Robin hood
al contrario
Un primo costo sociale si riferisce al rischio di povertà dei giocatori
più accaniti. Dietro alla promessa di facili guadagni, alla sperata
compensazione attraverso il colpo di fortuna di un diminuito
potere di acquisto, dietro allidea diffusa istituzionalmente che
il gioco possa addirittura contribuire alla salvaguardia del patrimonio
artistico del Paese (stratagemma utilizzato per favorire il ricorso al
gioco del Lotto), si nasconde lamara realtà di tante e sempre
più persone che non si giocano il superfluo per una emozione o
per una grande vincita, ma giocano il necessario, nella speranza di compensare
una vita sempre più difficile.
Ad esempio, secondo unindagine Doxa del 1998, sul totale delle somme
giocate viene impegnato spesso il reddito di sussistenza, con valori estremi
di impegno pari al 56% fra le persone degli strati sociali medio-bassi,
al 47% tra gli strati più poveri e al 66% tra i disoccupati. Il
gioco dazzardo scopre allora la sua vera identità: non è
il Robin Hood che prende il superfluo al ricco per ridistribuirlo equamente
alla collettività, ma è un meccanismo che prende il necessario
al povero.
Facile, in questo contesto, cadere nella rete dellusura. Rilevanti
a riguardo i dati forniti dalla Segreteria nazionale delle Fondazioni
Antiusura, secondo cui il gioco dazzardo ha assunto nel corso degli
anni un posto di crescente importanza nel determinare il ricorso del prestito
ad usura: nel 2000 il gioco dazzardo costituiva infatti lottava
causa di usura, nel 2001 la sesta, nel 2002 la quarta e nel 2003 addirittura
la terza.
Va poi considerato il rischio legato allimpiego, da parte della
criminalità organizzata, dei proventi del gioco dazzardo
illegale, come aperto è il tema relativo al riciclaggio di denaro
sporco ed anche quello relativo allirretimento di giocatori
nellarea criminale. Attraverso il gioco, infatti, la criminalità
può ricattare persone indebitate od usurate, infiltrandosi in tal
modo in attività sane ed rendendo facilmente disponibili persone
altrimenti insospettabili.
Infine, il gioco patologico può innescare una spirale pericolosa
anche sul piano lavorativo: non ci si riferisce solo ad ovvie assenze,
difficoltà, trascuratezze, richieste di anticipi sul piano lavorativo,
che spesso amplificano un percorso di emarginazione e di discesa/uscita
dal circuito lavorativo del giocatore. Ci si riferisce anche al superlavoro.
Superlavoro dettato dalla necessità di avere denaro, che porta
a trascurare basilari diritti sindacali, ad accettare lavori molto faticosi,
rischiosi, o privi di garanzie, a lavorare senza sosta, a trovarsi a lavorare
in forti condizioni di stanchezza, distrazione, mettendo a repentaglio
la propria ed altrui sicurezza.
"Navigando"
in acque torbide Gioacchino Lavanco
Per
evitare di cadere nella trappola della demonizzazione dei fenomeni connessi
al gioco dazzardo e allutilizzo di Internet, è opportuno
muovere da una considerazione forse provocatoria: il gioco favorisce non
soltanto lacquisizione di competenze fisiche e tecniche, ma anche
vari aspetti dello sviluppo sociale e cognitivo.
Giocando
si impara
In particolare, il gioco connesso al pensiero magico (quello dazzardo,
appunto), allidea di poter prevedere un evento futuro, di poter
cambiare la propria vita e il proprio destino rappresenta una delle forme
più avanzate di dialogo con le nostre paure, i nostri bisogni,
i nostri sogni. Inoltre, le tecnologie informatiche hanno aperto una finestra
sullAltro superando alcuni dei modelli tradizionali di relazione
e di comunicazione sociale. Quanto basta per affermare che lo sviluppo
dellinteresse per il gioco dazzardo e quello per la Rete virtuale
non rappresentano in sé forme malate e perverse dei processi psicologici,
ma al contrario percorsi creativi ed innovativi, molto gratificanti
e da stimolare, la cui pericolosità non è né nello
strumento, né nellesperienza in sé, quanto nellincapacità
di conoscere e governare i processi interni che gioco dazzardo e
Internet contengono, quelle che ormai consideriamo forme di dipendenza
senza sostanza.
Tentare
a volte nuoce
Il gambling on line rappresenta una sintesi davvero innovativa
(per la pericolosità) dei processi di addiction. La maggioranza
dei casinò on line, infatti, stimola il giocatore a puntare piccole
somme in cambio di vincite sicure. La tecnologia sempre più sofisticata
ha rafforzato il gioco dazzardo, permettendone un approccio più
comodo e più piacevole; consente il passaggio dalla normale funzione
del gioco sociale a quello dazzardo, rende più semplice laccesso
alle case da gioco attraverso Internet, trasforma la realtà
virtuale modificando la maschera sociale, in grado di assumere
identità sempre nuove.
In trappola
nella rete
Intrigante, divertente, eccitante sono i tre aggettivi conduttori di alienazione
dellIo/Sé per lacquisizione di un Io/Sé virtuale,
trasformista di una realtà (irreale) che non trova più riferimento
nel mondo oggettivo, ma si compenetra in mondi sempre più evanescenti
che sembrano rendere la vita più facile perché
tutto muta in un bel sogno da cui purtroppo spesso non ci si può
destare. Insomma, Internet offre possibilità infinite, alcune consequenzialmente
dannose per luomo. Infatti, se allinizio lutente avverte
solo il bisogno di aumentare il tempo trascorso navigando in Rete, successivamente
rischia di non poter più riuscire a sospendere o a ridurne luso.
Si tratta di una dimensione davvero particolare dellInternet Addiction
Disorder (Iad), una dipendenza che provoca problemi sociali e relazionali,
una patologia caratterizzata da sintomi di astinenza e problemi economici.
Nel caso della cosiddetta Iad ci troviamo di fronte a una tipica intossicazione
comportamentale, situazione nella quale lalto coinvolgimento
in un determinato comportamento tende a reiterarsi in maniera additiva
ed altera in qualche misura lo stato emozionale del soggetto tanto da
influire negativamente su tutta la sua vita. I sintomi della
Iad possono essere individuati nel bisogno di passare un tempo maggiore
di quanto non sia necessario in Rete per provare piacere; nellimpossibilità
quasi totale di controllarne luso; nella grande quantità
di tempo trascorso con attività indirettamente connesse (lettura
di libri sullargomento, prove di nuovi software ecc.); nel disinteresse
per le conseguenze sociali e personali derivanti dalluso eccessivo
della Rete.
La comunicazione in Rete consente leliminazione o la riduzione delle
differenze di genere attivando anche interazioni multiple che si strutturano
su identità fittizie rimuovendo ogni sorta di vera relazione. Nasce
la cyber identità che desoggettivizza luomo, annientato nel
completo assorbimento del computer, assumendo un Sé cibernetico
che si radica nello spazio virtuale in cui ritrova la sua realtà.
Il rischio quindi di perdere la propria identità conduce a comportamenti
che alienano lesistenza del corpo e della relazione faccia a faccia
con gli altri per un freddo, ma piacevole, rapporto incorniciato dal mistero
che tanto affascina e appaga.
Onnipotenza
virtuale
Nel reale sono le cose a porsi al soggetto, nel virtuale invece è
lutente che decide ciò che gli è più congeniale.
In questo modo il virtuale tende ad attualizzarsi, invece è il
suo contrario, cioè il virtuale non si contrappone al reale, ma
allattuale. Il rischio psicopatologico connesso allutilizzo
di Internet determina una condizione di onnipotenza che dà
al soggetto la certezza di potersi gestire vincoli spazio-temporali. In
questo contesto, mettendosi in gioco nel gioco, il giocatore definito
compulsivo perde progressivamente la capacità di limite nel suo
coinvolgimento. Allemozione della scommessa, allebbrezza della
vittoria possibile che rende onnipotente il giocatore che non si
definisce più fortunato o sfortunato, perché così
ha scelto il destino, ma attento valutatore del caso e infallibile stratega
si lega la dimensione dellanonimato e del rischio on line.
La voglia di smettere e la paura di non potercela fare, la frustrazione,
limpotenza incontrollabile nel dire basta e ricominciare a vivere
una vita normale: tutto ciò viene vissuto in Rete senza
alcuna forma di socializzazione del problema se non quando assume caratteri
patologici o catastrofici.
E se alcuni studi sostengono lipotesi che il gioco possa essere
una via ideale per eliminare problemi di natura affettiva, altri sostengono
che la depressione sia la causa principale del gioco patologico, dimensione
alterata ed enfatizzata dalla Rete telematica. Ciò vale in particolare
per i giocatori dazzardo con sindrome da dipendenza, per i quali
giocare risulta una necessità vitale, ma soprattutto per i giocatori
per fuga con sindrome da dipendenza, per i quali giocare significa
allontanare ansie, paure, depressione.
Sicurezza dal regno
dellinsicurezza
Il processo di virtualizzazione di Internet investe tutti gli ambiti del
reale, a partire dalla corporeità, dalla comunicazione, dallinformazione.
Se nella vita reale la nostra identità è vincolata
e distratta dal corpo, dalla sua fisicità, dallincombenza
delle sue necessità, nel cyberspazio si perdono questi confini
ed è estromesso linsieme dei connotati fisici, come il sesso,
letà, il colore della pelle, dei capelli e degli occhi, la
mimica e la gestualità, che rendono le persone e la loro interazione
uniche. In Internet, le interazioni avvengono in modo diretto ed immediato
e a volte profondamente intimo, permettendo una maggiore fluidità
di comunicazione tra individui diversi per bagaglio culturale, status
sociale e quantaltro, andando ad affiancarsi a quella che sino a
poco tempo fa era considerata lunica forma comunicativa ad offrire
un accesso diretto ad immagini e suoni dei comportamenti reciproci, ovvero
linterazione vis à vis. I legami che si creano in Rete, però,
sono deboli, in quanto basati su di un senso di affiliazione effimero
e su forme di aggregazione sociale improvvisate ed instabili, legati più
alla frenesia di stare insieme e al principio del piacere, piuttosto che
ad una progettualità.
Dipendenza
da speculazione
Questi aspetti vengono enfatizzati da due comportamenti a rischio: lo
shopping on line e il trading on line. Nel primo caso abbiamo un processo
compulsivo collegato al bisogno di acquisto e facilitato dalla gestione
costante di un ipermercato virtuale, pressoché senza
limiti. Nel secondo caso, una sorta di azzardo autorizzato e legalmente
approvato, che spinge a una dimensione di autogestione (si pensi allacquisto
nel mercato azionario internazionale) che confonde la gestione del capitale
finanziario con la speculazione dazzardo sullo stesso, fino a degenerare
in vere e proprie forme di dipendenza da lavoro (workaholism on line).
La possibilità, per intenderci, di coniugare solitudine, lavoro,
passione del rischio in un mondo virtuale senza confini.
Non un
semplice sofisma
Per il pesce la rete è trappola, per il pescatore vita.
Molte cose della nostra vita si adattano a questa doppia lettura. La diffusione
di Internet può significare infinite opportunità, ma il
suo impatto sulla società e sui singoli individui comporta, inevitabilmente,
dei rischi.
Sarà opportuno, allora, parlare senza enfasi, ma con fermezza di
psicopatologia on line, intendendo una serie di comportamenti
non certo introdotti dalla Rete telematica (si pensi alla porno-pedofilia),
ma che, anche nella dimensione off line, è possibile si diffondano,
utilizzando Internet come spazio virtuale di enfatizzazione.
Il tema chiave diviene quello della sicurezza on line, cioè dei
sistemi di contenimento e, dove possibile, di controllo (ad esempio con
lutilizzo di carte di credito) dei possibili abusi. Lhacking
informatico, i virus, la pedofilia e la pornografia on line, le frodi
telematiche, etc. testimoniano il lato oscuro della Rete. Nel prossimo
futuro i due temi centrali saranno, dunque, la sicurezza per i bambini
che navigano in Internet e la diffusione di negozi e spazi
ludici e di consumo virtuali. Questi sono anche spazi dellinsicurezza
e quindi dei rischi più evidenti di Internet.
Non si deve dimenticare che Internet, aldilà del suo essere, in
apparenza, libero e autosufficiente, è uno strumento, non un fine,
e come tale è definito dalluso che gli individui e le società
ne fanno. Promuovere la sicurezza significa in primo luogo navigare accettando
il nostro limite, i nostri lati oscuri, le nostre incompetenze, costruendo,
anzi, co-costruendo sicurezza del capire, del comprendere
non soltanto laspetto tecnico-pratico di Internet, ma soprattutto
quello emotivo-relazionale ad esso inevitabilmente connesso.
*professore
di Psicologia di Comunità, Università di Palermo
e
inoltre:
-Gli
amanti della dea bendata
-Movimenti "sotto banco"
-Proposte di gioco allo studio
-Le case del gioco
-L'unione fa la forza
-Quando il dado è tratto: la malattia
-Azzardiamo qualche analisi
-Storia di un giocatore
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