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Gennaio 2003

Frodi alimentari

Malacarne

Fabrizio Feo

Un'indagine del Nas scopre un imponente commercio di carne avariata gestito da allevatori, macellai, veterinari di molte parti d’Italia. Il traffico interessa da tempo anche la Camorra e minaccia la salute dei consumatori


BOX:
"La vitella puzza? Vendila comunque!"
Gennaro Niglio: "In ballo c'è la salute della gente"



Campania, Veneto, Piemonte, Puglia, Lazio: l’hanno chiamata “Operazione Meat Guarantor”, una delle più importanti inchieste sui traffici illegali nel mercato della carne. Due anni di indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, riprese, infiltrazioni di agenti sotto copertura. E, alla fine, quello che il lavoro dei carabinieri del Nas ha portato a galla non è semplicemente l’identikit di un sistema criminale impegnato a trafficare clandestinamente e portare sulle tavole degli italiani carne infetta o avariata, ma la dimostrazione che esistono organizzazioni criminali diffuse su tutto il territorio nazionale, pronte, pur di intascare denaro, a giocare con la salute di migliaia di persone.

In vita a forza

Erano coinvolti rappresentanti di tutti i settori della “filiera” della carne: allevatori, mediatori, commercianti, macellatori, titolari della macellerie, pubblici amministratori. Tra gli arrestati anche un manipolo di veterinari assetati di denaro. Pronti a coprire le attività illegali o addirittura ad agevolarle, arrivando a certificare la buona salute di animali sequestrati perché infetti, ottenendone così il dissequestro e la spedizione al macello.

L’organizzazione criminale, contro cui procede la procura della Repubblica di Nola, aveva base in Campania, in provincia di Salerno e di Napoli, ma lavorava su scala nazionale ed aveva legami con allevatori e mercanti senza scrupoli non solo del nord Italia ma di mezza Europa, in particolare tedeschi. Da anni distribuiva carne bovina affetta da gravi patologie. Alle bestie, prive di documentazione sanitaria e spesso morenti, venivano date medicine, anabolizzanti, antibiotici, cortisonici: così rimanevano vive, ingrassavano, nonostante fossero malate di bse, tbc, afta epizootica, lingua blu.

I trafficanti di carne infetta potevano contare su una struttura nella zona di Torino e su un’altra in provincia di Cuneo; la macellazione dei bovini a rischio poteva avvenire in un impianto privato nella zona di Cuneo oppure, dopo averceli spediti, in Campania. Arrivati a Napoli, a Salerno o ad Avellino, i veterinari legati all’organizzazione provvedevano a trasformare in capi nazionali i bovini importati clandestinamente, sostituendo le marche auricolari e compilando nuovi documenti di identificazione degli animali.

Scampato pericolo?

Dopo aver fatto tappa nelle stalle di allevatori compiacenti o legati all’organizzazione a Nocera Superiore, Ariano Irpino, Palma Campania, le bestie venivano macellate negli impianti di Sperone, in provincia di Avellino, e di Visciano, vicino a Napoli. Se i veterinari fornivano certificati, i grossisti di San Gennaro Vesuviano, Giugliano, Giffoni Valle Piana e Nocera Superiore, ma anche di None (in provincia di Torino) provvedevano alla commercializzazione. I numeri: i carabinieri hanno sequestrato due impianti per la macellazione, nove macellerie, cinque allevamenti bovini, 1800 capi di bestiame, 30mila confezioni di anabolizzanti, 10mila marchi auricolari; gli arrestati sono stati 37. Queste cifre testimoniano non solo la vastità dell’organizzazione criminale, ma anche quanto grande fosse il pericolo per la salute dei consumatori. Pericolo? In realtà le intercettazioni telefoniche ed ambientali rivelano che il danno alla salute della gente è già stato fatto. Alcuni dialoghi dimostrano l’avvenuta distribuzione di carne avariata e infetta. Nei casi in cui la patologia era più evidente, quasi sicuramente la gente se ne è accorta, restituendo la carne al dettagliante. In altri, non è dato di sapere quello che è successo. Il pubblico ministero di Nola Rosaria Vecchi ha dichiarato che l’operazione dei Carabinieri ha consentito di bloccare un veicolo di diffusione del morbo della mucca pazza. Come se non bastasse, l’organizzazione, oltre a mettere in circolazione carne non edibile, aveva inondato la zona di Nola con rifiuti infetti della macellazione clandestina, gettandoli nelle campagne, lungo le strade, nei pressi di canali di scolo. I carabinieri sono riusciti a sequestrare due autocarri ancora pieni di scarti di macellazione a rischio di bse.

Il filetto di Sandokan

Ma c’è di più. Mentre ad Avellino indagini della procura e della squadra mobile puntano a verificare le relazioni degli interessi del clan camorristico dei Cava del Vallo di Lauro con gli affari del mattatoio, dall’operazione “Meat Guarantor” saltano fuori collegamenti dei personaggi sotto inchiesta con il clan napoletano dei Fabbrocino. Ma dimostrare che il clan Fabbrocino avrebbe controllato direttamente il traffico clandestino di carne bovina è un’impresa complessa: c’è bisogno di qualcosa di più dei pur significativi collegamenti. Eppure sono molti gli elementi che dimostrano l’attenzione e i corposi interessi dei clan nel settore della carne. Certo non è un caso se di carne controllata dalla Camorra si torna a parlare poche settimane dopo l’operazione del Nas, in occasione di un’inchiesta della procura antimafia di Napoli sulle attività del clan casertano dei “casalesi”, quello guidato da Francesco “Sandokan” Schiavone, 85 ordinanze di custodia cautelare all’attivo. Tra i diversi filoni dell’inchiesta, dal controllo della produzione del calcestruzzo alle numerose frodi nel settore cerealicolo (gli investigatori hanno scoperto che venivano percepiti ingenti contributi per produzioni inesistenti di coltivazioni fantasma, collocate in centri urbani o località boschive, piccoli laghi, spiagge e giardini pubblici), appare anche quello sull’eliminazione della concorrenza nel commercio delle carni attraverso l’obbligo per le macellerie di acquistare solo dalle società controllate dai “casalesi”.

Vittime? No, complici

Ma ci sono anche altri episodi che dimostrano che il giro legale della carne coinvolge vere e proprie organizzazioni, non necessariamente camorristiche. Restando nella provincia di Caserta, il 10 luglio del 1999 otto ordinanze di custodia cautelare vengono firmate dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di commercianti di carni delle province di Napoli, Caserta e Foggia. Emerge dall’indagine un’organizzazione dedita al riciclaggio di carni rubate a bordo di tir, spesso con la complicità degli autotrasportatori. A scoprirlo è il compartimento di polizia stradale della Campania, che parte dalla denuncia di un autotrasportatore – in realtà complice dell’organizzazione e denunciato a piede libero – che sosteneva di essere stato rapinato di carni, per un valore di 300 milioni di lire, mentre viaggiava sul tratto dell’A1 tra Cassino e Napoli. Gli investigatori avevano individuato il carico di carne in un capannone dotato di celle frigorifere, nei pressi di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. Le indagini dimostrarono che alcuni autisti di tir falsamente rapinati avevano poi ceduto la carne a componenti della banda, che avevano il compito di rimettere sul mercato la carne, vendendola alle macellerie.

Contini e gli altri

Il primo segnale importante dell’interesse della Camorra si ebbe però otto anni fa, quando la sezione del Ros di Napoli, nel corso di indagini sulle attività del boss Edoardo Contini, scoprì che alla sua organizzazione faceva capo un traffico clandestino di bestiame proveniente dall’Est. Furono scoperte anche alcune aziende del settore della carne finite sotto il tallone della cosca. Il 17 aprile del 1994 un blitz portò in carcere 51 presunti affiliati ai clan camorristici Contini e Licciardi, accusati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di armi e riciclaggio dei proventi in attività lecite. Finirono in carcere anche sei imprenditori toscani e liguri del settore carne, secondo la difesa “vittime di estorsione”. Contini e gli altri avrebbero mirato soltanto ad impossessarsi delle loro aziende, e per questo vennero presto scarcerati. Ma intanto dall’indagine del Ros arrivò la conferma: il boss soprannominato “ ’o Romano” (Contini, ndr.) faceva soldi con la carne come con la droga, le estorsioni, il lotto e il toto clandestini. E con le estorsioni era entrato in possesso di molti dei 40 esercizi commerciali, per i quali la squadra mobile di Napoli chiese il sequestro il 2 settembre1988. I negozi, in gran parte bar e, manco a dirlo, macellerie, si trovavano in alcune tra le zone più eleganti di Napoli.

Non è comunque Contini il primo ad aver avuto la passione del racket della carne: in provincia di Napoli sono il nolano e la zona di Marano a vantare le tradizioni più antiche. Quando nel 1994 accertamenti antimafia vennero fatti sui beni dei fratelli Simeoli di San Sebastiano al Vesuvio, saltarono fuori, tra l’altro, macellerie, supermercati e un’impresa di macellazione. E ancora più in là nel tempo, nella prima metà degli anni Ottanta clan di San Giovanni a Teduccio e Barra avevano preso il controllo di numerose macellerie e altrettanto era accaduto a Napoli, nella zona della Sanità.

"La vitella puzza? Vendila comunque!"

Pubblichiamo stralci di intercettazioni telefoniche e ambientali svolte nell’ambito dell’indagine “Meat Guarantor”.

A.C. (macellaio): «... la carne non si riesce a vendere... è verde dentro, è tutta verde»

F.L. (venditore): «... realizza i quarti, realizza qualche cosa. C’è sempre un po’ di carne che si può recuperare... in qualche maniera... Macinata...»

A.C.: «... senti un poco... io ho chiamato pure a B. e gliel’ho detto... le due cosce di carne non sono proprio buone! Sono tutte “turlupiate”, hanno “materia” dappertutto... ora il macellaio le ha sfasciate e mi ha detto: “Io le devo buttare proprio... le devo buttare proprio tutte’e due”»

F.L.: «...quella vitella di F. … è uscita scura come il carbone... gli ho detto di non preoccuparsi, di venderla comunque... poi venerdì vediamo di sistemare la situazione...»

R.B. (titolare di una macelleria a Caivano in provincia di Napoli): «Non sappiamo più come dirtelo... un animale della settimana scorsa venduto... sono venute una ventina di persone a dirmi... “la carne non me la conservare più”. La carne il giorno dopo puzzava. Il colera… non ci volevo credere. Tutti hanno buttato la carne. Pure l’altra settimana... un vitellone uscì con la carne… era più chiara del solito però la carne attaccava le mani. Tagliando due fette di carne e mettendole una sopra l’altra diventavano una crema... un liquido...»

L.R.(veterinario): «Senti... martedì o mercoledì i miei colleghi vengono ad ispezionare la stalla di ingrasso ed ho pensato di dirtelo…»

M.: «Hai fatto benissimo... così sospendo i trattamenti.»

L.R.: «L’ho saputo per vie traverse...»

D.M.: «Sei un fetente... quella vitella piccola che puzzava perché me l’hai mandata?»

F.L.: «… fagli qualche siringa, che ti devo dire...»

D.M.: «Quella puzza. Ho chiamato pure il veterinario… il veterinario è uno di casa, non è che può succedere niente, non preoccuparti... ci vediamo domenica...»

S.S.: «Si deve tirare fuori quella vitella morta nel box…» (prima della regolare mattazione, ndr.)

R.A.: «... la dobbiamo buttare.»

S.S.: «No, tirala fuori poi la svisceriamo e vediamo a chi consegnarla…»

R.C.: «... siamo tutti sudati... una vitella di queste ,“pazza”… dopo cinque minuti che loro sono andati via è sbattuta a terra... soffiava... sbatteva... emetteva schiuma dalla bocca... quando ho visto che piegava le cosce di dietro... si stendeva a terra in continuazione… l’abbiamo scannata... l’abbiamo messa in frigorifero... sono belve queste bestie... troppo bruciato...»

M.: «... in vena! in vena! vai giù in vena! ...puntura in vena!» (Farmaci antibiotici e cortisonici broncodilatatori vengono somministrati in dosi elevatissime, sia endovena che intramuscolo, ad animali che vengono macellati senza rispettare i tempi di sospensione, ponendo sul mercato carni cariche di farmaci dannosi per la salute. In alcuni casi venivano utilizzati farmaci provenienti dall’estero, non registrati dal Ministero della Salute, ndr.)

F.G.: «... farle in vena... poi ti fa vedere P. ... nella stalla ci sono delle bestie che hanno della bava alla bocca e sangue al naso.»

G.C.: «... mi ha chiamato don A., mi ha parlato del trattamento»

F.L.: «Ancora non lo hanno portato... Dobbiamo ritardare di qualche giorno... in poco tempo gli animali diventano fenomeni… e li macelliamo appena dopo ferragosto...»

Gennaro Niglio: "In ballo c'è la salute della gente"

51 anni, medaglia d’argento al valor militare, fama di fine investigatore e grande cacciatore di latitanti, il generale di brigata dei carabinieri Gennaro Niglio ha trascorso i suoi 30 anni di carriera nell’Arma, combattendo la criminalità organizzata, soprattutto ’ndrangheta e Camorra. Da due anni alla guida del Nas, Niglio ha impegnato i suoi reparti – a cui sono affidati compiti importantissimi per la tutela della salute dei cittadini – non solo nelle tradizionali attività di verifica e di controllo, ma in un lavoro investigativo vero e proprio su larga scala e in campi disparati, come quello dei medicinali contraffatti o rubati, quello del mercato illegale delle carni e dei prodotti alimentari in genere, quello del doping.

Generale, cosa ci può dire delle attività criminali scoperte con l’indagine “Meat guarantor” e che conseguenze avranno sulla attività operativa futura del Nas?

Sul fronte dei controlli che potremmo definire normali, quelli rivolti alla filiera legale della carne, la nostra attività andrà ovviamente avanti, ma continueremo anche ad investigare sull’altro mercato, quello parallelo delle organizzazioni illegali, per avere un quadro più chiaro di quanto diffusa e profonda sia la compartecipazione della criminalità organizzata alla distribuzione e alla macellazione illegale clandestina della carne.

Penso che quanto abbiamo scoperto sia preoccupante, grave, che non si tratti di un caso isolato, eppure che vadano evitate generalizzazioni…Voglio dire che questo non deve farci dimenticare un dato indiscutibile: non sono certo le organizzazioni criminali a gestire il mercato della carne nel suo insieme. Penso che i consumatori possano fronteggiare questo ed altri pericoli innalzando la soglia di attenzione.

Quali sono i dati salienti raccolti con questa indagine?

Abbiamo condotto investigazioni molto complesse con il supporto di mezzi sofisticati, intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche attraverso lunghi pedinamenti, e siamo così risaliti ad una organizzazione criminale legata anche ad elementi di vertice del clan camorristico Fabbrocino, che, fuori dalla catena ufficiale della commercializzazione, immettevano sul mercato carni bovine pericolose, sottratte al controllo delle pubbliche autorità. La gravità del comportamento criminale di queste persone si deduce dal fatto che concordavano la macellazione, la regolarizzazione dei documenti relativi ai bovini, che spesso erano dichiarati deceduti per cause sconosciute, la nazionalizzazione fraudolenta dei capi, la somministrazione ad animali affetti da gravi malattie di cocktail di farmaci anabolizzanti e antibiotici per gonfiare le carni. E poi non dimentichiamo che in questa indagine compaiono tanti veterinari.

Quanto è grave il rischio prodotto dalla circolazione di questa carne?

Non c’è solo la carne. Cominciamo col dire – se qualcuno avesse ancora bisogno di convincersi del rischio di contagio per l’uso di carne come quella circolante sul mercato illegale – che da uno di quegli animali è stata trasmessa la tubercolosi ad uno degli allevatori arrestati. E si trattava proprio di un animale del suo allevamento. Non basta: va ricordato anche che è grave anche il rischio di trasmissione all’uomo di malattie animali attraverso i prodotti lattiero-caseari freschi o di breve stagionatura ottenuti dalla trasformazione del latte infetto.

Ma c’è solo il rischio che viene dagli animali infetti?

L’impiego illecito di sostanze anabolizzanti – un impiego indiscriminato di specialità medicinali per l’uso veterinario, che tendono a ingrassare bovini oppure a mantenerli in vita fino alla macellazione, quando sono ormai esausti per gravi malattie – è fonte di una minaccia anche più subdola per la salute del cittadino: in sostanza l’assunzione indiretta di principi attivi può creare nel consumatore una farmaco-resistenza a causa della quale molti antibiotici divengono inattivi nei confronti di determinati germi patogeni.

Dove avete puntato fino ad oggi la vostra attenzione per prevenire questi pericoli e reprime l’illegalità?

Dopo l’emergenza bse, i carabinieri del Nas hanno effettuato un imponente numero di controlli lungo tutta la filiera della carne: allevamenti, mangimifici, trasporto, macellazione, grande e piccola distribuzione, allo scopo di garantire il rispetto dell’osservanza delle norme igienico-sanitarie che regolano il settore. Dal gennaio 2001 ad oggi, su tutto il territorio nazionale sono state effettuate 20.459 ispezioni, segnalate all’autorità oltre 600 persone, sequestrati 576 esercizi commerciali, stabilimenti, allevamenti, e 226mila animali. E non abbiamo nessuna intenzione di fermarci: in ballo c’è la salute della gente.

Arianna Ugolini