“Cimitero” Messico

11 Feb 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti

English_drugs1_bm_b_613638g_1254058327Da oltre dieci anni, seguendo, (quasi) quotidianamente, le vicende messicane collegate alla criminalità del narcotraffico non riesco ancora a capacitarmi di come questo paese, per altri versi straordinario, riesca ancora a sopravvivere. Intendo come Stato sovrano, naturalmente. Le informazioni che si  hanno, in parte da rapporti dell’intelligence europea presente nell’area, in parte dalla lettura sistematica dei più importanti giornali messicani, sono di una drammaticità che lascia sgomenti. E, fortunatamente, ci sono ancora molti giornalisti coraggiosi che riescono ad informare nonostante i gravissimi e ripetuti episodi di violenza mafiosa contro di loro. L’ultimo, alcuni giorni fa, con il direttore di “El Manana Matamoros” sequestrato nella sua redazione da alcuni uomini e rilasciato poche ore dopo con segni di violenza in tutto il corpo. Senza contare il lancio di una bomba a mano contro la sede dell’emittente Televisa con il ferimento di due guardie della vigilanza nella notte dell’8 febbraio. Giusto un anno fa era stato ritrovato il cadavere di Gregorio Jimenez de la Cruz, sequestrato, assassinato e buttato in una fossa clandestina a Las Choapas. Dal 2000 ad oggi sono stati più di ottanta i giornalisti assassinati perché si “impicciavano” troppo della criminalità. Una quindicina quelli “scomparsi”. Alcune centinaia quelli “aggrediti” e minacciati. Uno di questi è stato costretto ad emigrare e a chiedere asilo negli Usa dopo che il padre, anche lui giornalista, era stato ucciso. Decine le sventagliate di mitra e di bombe molotov alle sedi di giornali e di televisioni locali.
Non passa giorno che non vengano scoperte fosse clandestine con decine di cadaveri interrati, molti dei quali, in stato di decomposizione, non vengono neanche identificati. In gran parte dei casi si tratta di crimini collegati al narcotraffico. In altri casi alla criminalità che si interessa dei sequestri di persona  a scopo estorsivo e della tratta di esseri umani, per lo più migranti del centro America, ai quali vengono tolti alcuni organi per il relativo commercio. È del 6 febbraio il rinvenimento di una sessantina di cadaveri in avanzato stato di decomposizione trovati un “crematorio” abbandonato alla periferia di Acapulco. La vicenda della scomparsa, a settembre 2014, dei 43 studenti di Iguala, presumibilmente uccisi e bruciati, secondo alcune dichiarazioni rese da alcuni indagati, resta una delle pagine più brutte della storia messicana.
Non c’è giorno in cui non ci siano decine di sequestri di persona. Qualche volta si tratta di sequestri in massa come quello di pochi giorni fa quando una quindicina di persone sono state bloccate sulla strada che da Cocula porta a Nuevo Balas (una decina verranno liberate l’8 febbraio nel corso di un’operazione congiunta di federali e polizia comunitaria che si concluderà con un conflitto a fuoco e con l’arresto tre persone e la morte di un sequestratore). Non si hanno ancora i dati ufficiali dell’anno passato mentre, lo ricordiamo, quelli resi pubblici a gennaio del 2014 parlavano di oltre 85mila sequestri di persona in un anno. Oltre il 70% dei 2.435 municipi messicani (che vuol dire quasi 60milioni di abitanti) continuano ad essere sostanzialmente sotto il controllo della criminalità organizzata e comune attraverso l’intimidazione, la violenza indiscriminata, la corruzione di politici locali e di ampi settori delle diverse polizie. Non per nulla si parla di “cartellizzazione della polizia” per evidenziare le collusioni con i “cartelli” della droga e con organizzazioni minori (“cartelitos”). I poliziotti incorruttibili e scomodi vengono uccisi ( negli ultimi tre anni più di mille). La giustizia è praticamente inesistente, con il 95% dei delitti impuniti. Nelle carceri una situazione di sostanziale incontrollabilità tra rivolte, risse con decine di morti e feriti anche tra le guardie carcerarie (l’ultima rissa ai primi di febbraio 2015 , nel carcere di Altamira con due morti tra i reclusi).
Il Messico è diventato, purtroppo, un grande cimitero mentre aumenta il vuoto di potere, la collusione tra narcotrafficanti e politici, la diffusione di gruppi di paramilitari. Nel corso del 2013, in diversi municipi degli Stati di Michoacan e di Guerrero, vi erano state cruente rivolte dei cittadini che, armati di fucili e di machete, si erano organizzati in gruppi di autodifesa, scontrandosi con bande della criminalità e, in particolare, contro l’organizzazione criminale dei Cavalieri Templari. La situazione, ancora oggi è molto confusa e, nonostante la firma di un accordo a gennaio del 2014 tra governo e autodifesa, in alcuni municipi i cittadini “in armi” controllano ancora le strade.

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