Ecuador, base del narcotraffico verso l’Europa

12 Set 2014 | Categoria: articoli, prima pagina
Piero Innocenti

drogaL’Ecuador rappresenta un’area strategica di raccolta ed invio di droghe verso i mercati internazionali, ma anche un sicuro canale di rifornimento e smistamento verso la Colombia di precursori e sostanze chimiche, utilizzate nei processi di produzione e raffinazione degli stupefacenti. Dopo il picco, del 2009, nei sequestri di droghe, con circa 68 tonnellate complessivamente ( di cui quasi 64 quelle di cocaina), nel 2013 sono state ben 57,7 le tonnellate di droghe intercettate di cui il 90% di cocaina. I sequestri sono avvenuti in gran parte nelle aree portuali, collocando il paese, in quarta posizione a livello mondiale, dopo Marocco, Olanda e  Colombia per quantità di sequestri effettuati. In aumento le persone arrestate per detenzione di droghe (6.220) con la conseguente disarticolazione di sedici bande di trafficanti e spacciatori. Il litorale della costa nord del paese, area impervia e selvaggia, è di particolare interesse per i gruppi colombiani, anche della guerriglia, per la partenza clandestina di carichi a bordo di pescherecci d’alto mare, ma anche per la costruzione di semisommergibili, in cantieri occultati nella giungla, utilizzati nel trasporto di ingenti carichi di cocaina verso le coste messicane o panamensi. I porti di Esmeraldas, Guayachil, Manta e Puerto Bolivar sono quelli maggiormente usati dalle organizzazioni dei narcos per l’invio di cocaina, in container, verso il mercato europeo. La sua esportazione avviene anche con l’impiego dei classici corrieri, che ingeriscono ovuli confezionati con la “polvere bianca”, oppure con agenzie di spedizione, statali e private, tramite i classici pacchi postali “contaminati” con la droga. Nella frontiera nord dell’Ecuador, negli ultimi anni, a ridosso della Colombia, sono state localizzate e distrutte diverse piantagioni di foglie di coca (entro il 2014 dovrebbero essere effettuati rilevamenti satellitari, con finanziamento dell’Unodc, per monitorare le residue estensioni di colture illecite) e alcuni laboratori clandestini. “L’Ecuador confina con le Farc, non con la Colombia!”. Questa frase, poco diplomatica, pronunciata nel 2008 dal ministro della difesa Sandoval, dimissionario, riassume bene, ancora oggi, la situazione della frontiera nord, in particolare quella a ridosso del Putumayo, in piena foresta amazzonica, da sempre di difficilissimo controllo e, perciò, al centro di attività illegali.
Nonostante l’avvio, nel 2010, di una intensa campagna di prevenzione sulle droghe da parte della Direzione nazionale antidroga, sotto lo slogan “Siamo 13 milioni contro la droga e a favore della sicurezza cittadina”, il consumo interno di cocaina e marjiuana è aumentato. Negli ultimi anni sono state diverse le attività di collaborazione antidroga con l’Italia (operazioni Atropo, Lovers-Salerno del 2008, Ananas Bianca e Kicca del 2009, Tableros del 2010, Solare del 2011, solo per citarne alcune) che hanno portato al sequestro di consistenti quantitativi di cocaina e all’arresto di italiani ed ecuadoriani sia nel nostro paese che in Ecuador. L’ultima partita di cocaina, un quintale, sequestrata in Italia e proveniente dall’Ecuador (porto di Guayachil) risale a fine giugno 2014. Era nascosta in un carico di banane all’interno di un container.

Lascia un commento