Asia: Mondiali e scommesse illegali

2 Lug 2014 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro

calNon si sa ancora quale squadra riuscirà a conquistare il titolo di campione del mondo nel mondiale di calcio brasiliano, ma una cosa è sicura: gli unici a poter già esultare sono i cartelli asiatici del gioco d’azzardo. Secondo il report biennale “Protecting the Integrity of Sport Competition”, presentato dal Centro Internazionale per la sicurezza nello sport (ICSS) dell’Università Sorbona di Parigi, più della metà delle scommesse illecite si effettuano in Asia.
In particolare, da quando sono iniziati i Mondiali di calcio, la collaborazione tra l’Interpol e le polizie di sette paesi asiatici ha confermato il timore che un’enorme quantità di denaro stia ruotando attorno ai risultati delle partite di Brasile 2014.
Lo sport, quello vero, non c’entra. Eppure mentre ad ogni latitudine persone di tutte le età tifano per Benzema, Neymar o per il nuovo talento colombiano Rodriguez, gli allibratori clandestini fanno affari d’oro. Nella sola Hong Kong – scrive il South China Morning Post – sono state arrestate recentemente 39 persone accusate di aver gestito un giro di scommesse clandestine del valore di 10 milioni di dollari. Ma l’organizzazione sarebbe solo una parte del sistema criminoso che solo tra il delta del Fiume delle Perle e il Mar Cinese Meridionale controlla un business in continua crescita, stimato in circa 64 milioni di dollari.
Le cose non vanno meglio nell’altra regione ad amministrazione speciale della Repubblica Popolare Cinese, Macao. Nella città conosciuta come la Las Vegas d’Oriente, un clan di operatori fuorilegge maneggiava cifre da capogiro grazie alle puntate sui mondiali. Nel blitz portato a termine dalla Polizia Giudiziaria di Macao sono finite in manette venti persone, tutti cittadini cinesi e malesi, in grado di gestire oltre 600 milioni di dollari di scommesse illegali in un solo giorno. Al gruppo – secondo quanto riportato dalla CNN – bastavano tre camere d’albergo, una decina di telefoni cellulari e diciassette computer per riuscire a piazzare le poste milionarie che arrivavano da tutto il mondo, in primis dall’Europa.
Altre decine di arresti, sempre legati al torbido mondo delle scommesse calcistiche, sono stati compiuti nelle scorse settimane anche in Malesia e a Singapore, confermando la preoccupazione delle polizie internazionali per il proliferare incontrollato del gioco d’azzardo illecito, una piaga  apparentemente secondaria ma che ha raggiunto dimensioni davvero allarmanti. «L’80% del flusso di scommesse mondiali, pari a 200 miliardi di euro globali, è illegale – ha denunciato l’ICSS – o comunque passa attraverso dei canali non autorizzati».
La soluzione proposta del centro della Sorbona per contrastare il fenomeno sta nella cooperazione tra le autorità governative, gli enti sportivi e i bookmaker, con l’utilizzo di efficaci sistemi di monitoraggio dei flussi di scommesse. Sarebbe utile anche la creazione di una black list degli operatori a livello internazionale, al fine di intercettare il denaro proveniente dalle attività vietate.
Intanto però la criminalità organizzata riesce più che mai a riciclare in tutto il mondo tramite le scommesse sportive quasi 100 miliardi di dollari all’anno. Questo scenario vede il calcio come uno degli sport che attirano il maggior numero di giocate proibite e l’Asia come la terra promessa dei bookmaker clandestini.
Di certo ai ras delle puntate illegali importa davvero poco che le uniche tre squadre del continente approdate alla fase finale di Brasile 2014 (Giappone, Iran e Corea del Sud) non abbiano nemmeno superato i loro gironi di qualificazione.

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