Tutta la storia del processo Minotauro: dalla prima udienza alla sentenza

26 Nov 2013 | Categoria: news
di Simone Bauducco e Davide Pecorelli

 

La ‘ndrangheta in provincia di Torino è una realtà. Lo ha stabilito oggi il verdetto pronunciato dalla corte presieduta da Paola Trovati condannando 36 soggetti – 23 per 416/bis – e assolvendone 38. Questo il bilancio del primo grado, per il rito ordinario, del processo Minotauro.
Pene severe per tutti i soggetti nel ruolo di comando del gruppo criminale. Spiccano le pene inflitte a Vincenzo Argirò, membro del crimine, condannato a 21 anni di reclusione  o come quella comminata a Salvatore De Masi a 14 anni.
La ‘ndrangheta all’ombra della Mole è diventata così potente grazie ai rapporti con la politica. E gli esponenti politici che hanno stretto patti con i clan sono stati puniti severamente: Nevio Coral, ex sindaco di Leinì la Corte dovrà scontare la pena di 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre Bruno Trunfio, ex assessore nel Comune di Chivasso 7 anni. Più mite la pena inflitta ad Antonino Battaglia, ex segretario comunale di Rivarolo Canavese condannato a due anni per voto di scambio senza che gli sia stato riconosciuto il 416/ter.
La Corte ha assolto tutti gli appartenenti alla “bastarda”, la cellula non riconosciuta dalla casa madre calabrese.
Alle condanne di primo grado si aggiungono le oltre 60 condanne arrivate in altre procedimenti. La ‘ndrangheta Torino, strutturata in diverse locali in tutta la provincia, era una realtà: le condanne di oggi ne hanno dato la conferma.

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