Terra dei Fuochi, continua il genocidio dell’ecomafia

22 Lug 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro

cv«E voi, campani, ossequiosi e orgogliosi, mettete da parte ogni inutile orgoglio […]. Una cosa è certa: questo popolo – il vostro popolo – sta morendo. Sotto gli occhi di tutti. Anche e soprattutto i vostri. E nessuno sa chi sarà il prossimo a dovere essere colpito dal cancro. Siamo impauriti. È vero. Come potrebbe essere altrimenti? Non sappiamo più che cosa mangiare. È vero. Chi ce lo deve dire? Intanto la Polizia forestale sequestra altri campi. Veleno. Veleno. Veleno. Disonesti. Disumani. Criminali. Non hanno ucciso un uomo, ma intere generazioni».
Sono tanto dure quanto amare le parole che don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, ha scritto in una nota diffusa tramite Facebook dopo il sequestro dell’ennesimo campo di veleni. Nel comune a nord di Napoli si tratta del quinto terreno inquinato da rifiuti tossico-nocivi scoperto nel giro di poche settimane.
Bentornati nella Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta, dove il ricordo della ridente Campania Felix è stato cancellato dagli scempi compiuti impunemente dell’ecomafia: sversamenti illegali e roghi di rifiuti .
A Caivano l’ultimo intervento del Corpo Forestale ha portato la scorsa settimana ad individuare, in località Ponte della Tavola, un pozzo contaminato da altissime percentuali sostanze cancerogene. È il quinto invaso inquinato segnalato in paese dall’inizio di questo mese. Una scoperta fatta appena dieci giorni dopo un altro scioccante ritrovamento, sempre a Caivano, di un’area di 7 ettari utilizzata per interrare illegalmente tonnellate di veleni. «Sembrava l’anticamera dell’inferno», ha raccontato ai microfoni di «Fanpage» Sergio Costa, primo dirigente del Corpo Forestale di Napoli. Alcuni agenti, impegnati a disseppellire dei fusti corrosi pieni di rifiuti tossici, hanno accusato subito dei malori. Persino i guanti di gomma con cui lavoravano si sono sciolti al contatto con quei liquidi: solventi chimici  altamente aggressivi, scarti industriali, scorie di fusioni di vetro e materiali contenente fibre di amianto. Tutto era sepolto sotto un campo di ortaggi pronti per essere venduti e consumati. È così che l’ecomafia arriva indisturbata fin sulle nostre tavole. «Non sappiamo più cosa mangiare, abbiamo paura», ha scritto don Maurizio sul web.
A preoccupare a Caivano è soprattutto la falda acquifera. Sostanze come il cloruro di metilene, un composto nocivo rintracciato da poco e per la prima volta in questa zona, potrebbero essere penetrate in profondità. Ma cos’è il cloruro di metilene? Lo ha spiegato al quotidiano «Il Mattino» l’oncologo Antonio Giordano, ordinario di istologia patologica all’università di Siena: «Riassumiamo in tre parole: è tossico, mutageno, cancerogeno. È un solvente, non può essere che uno scarto industriale. Evidenze di studio lo accostano a tre tipi di tumore: polmone, fegato, pancreas». Il crudele paradosso,  in questo pezzo di Sud afflitto dalla disoccupazione, è proprio quello potersi ammalare a causa degli scorie letali delle industrie. Delle industrie che qui praticamente non ci sono. Già perché il mostro invisibile che, secondo alcuni studi, in Campania provoca malattie ed uccide, è stato concepito proprio dal matrimonio diabolico tra la criminalità organizzata e quegli imprenditori senza scrupoli che si servono del sistema camorristico per smaltire a buon mercato i loro rifiuti. In basso sta il formicaio dei clan, dei “gattopardi” con percentuale sugli affari sporchi. In alto un capitalismo privo di ogni curiosità, distratto, che non sa o non vuole sapere dove vanno a finire gli scarti micidiali delle sue fabbriche. «Non sentite sulla coscienza il peso di tante morti?», ha tuonato contro di loro don Maurizio. Silenzio.

Suggestionati da morire. In Campania è in atto un genocidio ecomafioso? La risposta la si evince da alcuni studi dell’Istituto nazionale tumori in collaborazione con la Fondazione Pascale che indicano come tra le province di Napoli e Caserta si muoia di tumore fino al 47% in più rispetto alla media nazionale. Conferma questa triste tendenza anche il professor Antonio Giordano: «Posso dire con la certezza dell’osservazione dei dati statistici, delle mappe dell’inquinamento e dai tipi di sostanze ritrovate, che il 60% dei residenti svilupperà tumori od altre gravi patologie». Ci sono poi i dati ufficiali di alcune Asl locali che evidenziano che casi di cancro sono triplicati negli ultimi cinque anni. E ancora, se non bastasse, si può dare un’occhiata all’agghiacciante diario di ciò che avviene tutti i giorni nella cosiddetta Terra dei Fuochi su «laterradeifuochi.it», un sito nato nel 2008 per documentare i roghi di rifiuti nelle aree a nord di Napoli.
Eppure, nonostante tutti questi dati, quel fastidioso punto interrogativo sulla veridicità del disastro ambientale campano sembra destinato a rimanere. Infatti le istituzioni competenti non sembrano ancora del tutto convinte che il traffico illecito di rifiuti, che da decenni sta martoriando l’antica Campania Felix, sia la causa principale dell’impennata dei tumori. Il comitato tecnico del ministero della Salute sta continuando a monitorare i numeri provenienti dalle zone a rischio perché, a quanto pare, l’evidenza scientifica non ha ancora sgomberato il campo dai dubbi. Lo ha spiegato lo scorso 28 giugno a «Fanpage» il ministro della Salute Lorenzin  (http://youmedia.fanpage.it/video/al/Uc4T2uSwGMkCwRQe): «Ci si può aggrappare a suggestioni o ipotesi [..], tenendo conto che poi ci sono altre questioni di salute pubblica che in un’area come questa riguardano anche gli stili di vita».
La prova del nove per trovare una volta per tutte il nesso tra veleni e malattie, sarebbe la creazione di un registro dei tumori della Campania. Uno strumento che chiarirebbe finalmente la situazione, ma che è stato bocciato a maggio 2013 della Consulta perché incostituzionale. In particolare, secondo la Corte, «le norme impugnate, prevedendo l’istituzione di nuovi uffici e soprattutto dotandoli di aggiuntive risorse strumentali, umane e finanziarie, si pongono in contrasto con l’obiettivo del rientro nell’equilibrio economico-finanziario perseguito con l’Accordo sul Piano di rientro e con il Piano medesimo».
Sul disastro ambientale e sanitario in Campania continueranno dunque a pesare ancora le suggestioni, vere o presunte, alle quali si aggiungono due nuove domande: sono le abitudini di vita dei cittadini campani il vero problema? E, come ha chiesto «OrticaLab» a don Maurizio Patriciello (http://www.orticalab.it/Terra-dei-fuochi-Padre-Maurizio-Il), c’è davvero bisogno di ulteriori indagini e di raccogliere altri dati?
«Direi proprio di no» – ha risposto il parroco di Caivano – «certo è che non vogliono darci il Registro dei Tumori. Ma solo analizzando le richieste per l’esenzione 048 (per patologie neoplastiche) abbiamo registrato nella sola Frattamaggiore un aumento dal 2008 al 2012 del 300%  di richieste. Mi pare un dato chiarissimo. In questi giorni sono stati qui Nadia e Marco delle Iene, hanno girato uno speciale e sono andati via con le lacrime agli occhi. Li ho portati nel cimitero dove hanno filmato centinaia di tombe di giovanissimi morti di cancro. Quale sarebbe il loro stile di vita sbagliato?».

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2 commenti
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  1. Dobbiamo fare qualcosa!!! Ognuno di noi! Oltretutto riguarda tutti, anche chi, che come me abita al nord, crede di essere esentato..quegli ortaggi arrivano sulle tavole di tutti gli italiani! ! E la stampa nazionale ha il bavaglio? ? Per quanto ne so io solo avvenire sta facendo una campagna seria…

  2. Ieri cercavo una mozzarella al supermercato. Leggevo la provenienza e se vedevo “mozzarella di bufala campana” e lasciavo lì. Sembra niente, rispetto al dramma di chi il veleno lo ha nel giardino di casa, ma anche questo è veleno: non si è più sicuri di ciò che acquistiamo e di ciò che mangiamo.
    E poichè anche i trafficanti di rifiuti tossici dovranno pur mangiare, dobbiamo far sapere a tutti, campani e non, che questo è un tema che ci tocca, ci interpella e può uccidere!

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