Corruzione, scaduti i cento giorni

2 Lug 2013 | Categoria: archivio articoli, editoriali
di Livio Pepino

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C’è da non crederci. Per l’attuale ministro della giustizia Rosanna Cancellieri, alto funzionario di polizia e già ministro dell’interno, nel nostro Paese la lotta alla corruzione «non è una priorità». Merita, a beneficio degli increduli, riportarne le dichiarazioni, rese in una intervista a «La Repubblica» del 18 giugno: «D.: “Nel suo programma c’è il clamoroso vuoto delle misure anti-corruzione. Penati prescritto. Perché non fate niente?”.  R.: “Nessun vuoto. C’è una legge freschissima, ci sono iniziative parlamentari, e se mi chiameranno non mi tirerò certo indietro, ma non la vedo come una priorità, perché i temi di cui abbiamo appena parlato attendono da 30 anni. Ma la gente sa quanto paghiamo con la legge Pinto per aver violato la ragionevole durata del processo? Il ministero dell’economia non ha una lira. È un mio dovere affrontare prima questo tema”».

Che cosa c’entri la necessità di modificare la legge sulla ragionevole durata dei processi con la scelta di non porre mano alla disciplina della corruzione (che non richiede esborsi di denaro, ma anzi dovrebbe portare al recupero da parte dello Stato di ingenti somme…) è davvero oscuro. Ma il ministro – bontà sua – assicura che «se chiamato, non si tirerà indietro». Dimentica, la d.ssa Cancellieri, di essere già stata chiamata! Da 250mila cittadini, che hanno sottoscritto l’appello di “Riparte il futuro” per ottenere, entro 100 giorni dall’insediamento del nuovo Parlamento (e, dunque, entro il 24 giugno), almeno il segnale di un salto di qualità nell’azione di contrasto della corruzione. Da 98 senatori e 262 deputati che, in adesione all’appello, hanno assunto l’impegno a lavorare in quella direzione. Ma soprattutto dalla realtà, che mostra l’economia e la credibilità del Paese letteralmente strozzate da una corruzione che ci vede ai primi posti nel mondo nella non invadibile classifica dei Paesi meno virtuosi.

La corruzione – lo sappiamo bene – non si sconfigge (solo) con una legge ad hoc. Ci vuole un insieme di misure amministrative, organizzative, contabili, normative di sistema (ma, in questo contesto, occorre anche modificare la legge anticorruzione approvata nell’ultima legislatura, la cui inadeguatezza comincia ad essere riconosciuta da tutti gli osservatori attenti al suo impatto con la realtà).

Di questo insieme non mancano certo, a livello di elaborazione culturale, i tasselli. Da ultimo, per esempio, “Riparte il futuro” ha proposto, oltre alla modifica dell’art. 416 ter del codice penale (in tema di scambio elettorale politico-mafioso), ben 15 interventi possibili nei tempi brevi e a costo zero: la riforma, per i reati di corruzione, del meccanismo della prescrizione (per scoraggiare comportamenti processuali meramente dilatori); la creazione di un’anagrafe dei candidati per le elezioni nazionali e locali; una disciplina rigorosa del conflitto d’interessi; l’introduzione di un test d’integrità per politici e funzionari; la istituzionalizzazione di un collegamento diretto tra i responsabili della prevenzione della corruzione delle pubbliche amministrazioni e gli organi ispettivi e giudiziari; l’estensione della portata dei codici di comportamento previsti per funzionari e politici (con sanzioni amministrative per le violazioni più gravi); l’introduzione del reato di auto riciclaggio (consistente nel reinvestimento del capitale percepito dall’autore di un illecito); il ripristino del delitto di falso in bilancio; una ragionata semplificazione delle procedure amministrative; il miglioramento dei sistemi di protezione del dipendente pubblico che segnala illeciti; l’estensione al settore della corruzione della disciplina sui collaboratori di giustizia; la previsione della confisca e del riuso dei beni di corrotti e corruttori; l’ampliamento della possibilità di accesso ai documenti della pubblica amministrazione; l’abrogazione degli attuali divieti al riguardo; la creazione di un piano di monitoraggio delle grandi opere. Non sono certo le proposte a mancare!

I cento giorni dall’insediamento del Parlamento sono passati nel momento in cui questo articolo viene licenziato. Il ministro continua a tacere, il governo ha istituito l’ennesima commissione (che dovrà produrre un pacchetto di proposte articolate), la Commissione giustizia della Camera ha predisposto un testo di riforma dell’art. 416 ter del codice penale  (che dovrebbe essere licenziato il 27 giugno), la presidente Boldrini ha promesso una corsia preferenziale per la sua trattazione quando il testo arriverà in aula … Seguiremo questo lavorio con il massimo dell’attenzione, consapevoli che il suo procedere (o il suo arenarsi) sarà frutto non di complessità tecniche ma di volontà politica. Non vorremmo che la scarsa attenzione del governo sia frutto delle larghe intese che ne consentono la sopravvivenza. Certo l’atteggiamento del ministro della giustizia (che dell’operazione di cambiamento dovrebbe essere il motore) non autorizza ottimismi …

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