Droga, armi e rifiuti: il lato oscuro di Sahara e Sahel

4 Mar 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Massimiliano Ferraro

Oceani di sabbia, popoli nomadi e piste in terra battuta che collegano sperduti villaggi ad antiche città. Da sempre le regioni del Sahara e il Sahel offrono atmosfere magiche, affascinanti, ma negli ultimi anni sono diventate anche un rifugio sicuro per bande criminali e gruppi terroristici come Al-Qaeda nel Maghreb (AQIM).
Siamo in quel pezzo del puzzle africano compreso tra Algeria del sud, Mali e Mauritania del nord, Marocco e Sahara Occidentale. Terre aride, estreme, dove narcotrafficanti e islamisti radicali hanno stretto tra loro un’alleanza che, approfittando dell’isolamento e della povertà delle popolazioni locali, fa prosperare il traffico di droga. Sahara e Sahel sono divenuti un corridoio in cui transitano gli stupefacenti provenienti dal Sud America e destinati al Vecchio Continente. Un business enorme, che Al-Qaeda nel Maghreb utilizza per finanziare la sua attività terroristica e per attrarre nuovi militanti.
È questo lo scenario denunciato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), secondo cui un’altissima percentuale della cocaina venduta in Europa transita attraverso quella “cintura di instabilità” rappresentata dall’Africa Occidentale. I numeri sono da capogiro: 1,25 miliardi di dollari è il valore della droga proveniente dall’Africa Occidentale. In questo modo l’illegalità nel Sahara e nel Sahel si è trasformata da problema locale a minaccia globale.
Drugs airlines. Per trovare l’origine del patto criminale tra Al-Qaeda e i cartelli sudamericani bisogna tornare al 2004. Nei successivi quattro anni, narcos e gruppi islamici sono riusciti a stringere legami sempre più stretti con i governi corrotti del Sahara e del Sahel per consentire l’arrivo di aerei carichi di droga dal Sud America. Ma il collegamento inequivocabile tra terrorismo e narcotraffico è venuto alla luce per la prima volta solo nel novembre del 2009 con la sorprendente scoperta della carcassa di un Boeing 727 in una zona remota del nord-est del Mali. Un velivolo, secondo la ricostruzione delle autorità maliane, che sarebbe stato utilizzato per trasportare cocaina direttamente dal Venezuela.
Anche il flusso dell’eroina sembra essere stato deviato nel deserto, al punto che questo tipo di droga arriva sempre più spesso in Europa passando prima per il Mali, la Mauritania, il Ciad o il Niger.
I traffici sembrano divenuti inarrestabili, nonostante l’allarme lanciato lo scorso anno dal segretario dell’ONU Ban Ki-Moon sulla preoccupante deriva criminale di questi territori, attraversati di  continuo da numerose carovane di contrabbandieri armati. Così la legge dei delinquenti del deserto continua ad imporsi sullo sbandierato impegno dei deboli governi della regione contro l’estremismo islamico e il narcotraffico che hanno portato finora solo a risultati molto modesti.
Nel 2010, in una delle rare azioni di un certo rilievo contro il traffico di stupefacenti, l’esercito della Mauritania ha intercettato nei pressi del confine con il Mali un carico di 9,5 tonnellate di droga custodite da un clan di militanti salafiti. Il denaro generato dal traffico illegale avrebbe dovuto consentire al gruppo di acquistare nuovi armamenti per imporre la propria presenza nella regione. Lo conferma Abdelmalek Sayeh, capo dell’Ufficio nazionale algerino per la lotta alla droga, che sottolinea come i gruppi terroristici riescano ad armarsi grazie ai proventi ottenuti trafficando  droga. Ma non solo…
Sabbia, armi e veleni. Nel deserto non c’è solo un viavai continuo di droga. Secondo quanto ha scritto Thierry Oberle su Le Figaro, «nulla impedisce ad AQIM di beneficiare delle nuove rotte africane per diversificare le sue fonti di finanziamento». Il Sahara e il Sahel, afferma John Godonou Dossou, esperto di sicurezza internazionale, sarebbero anche al centro di «un fiorente commercio illecito di rifiuti radioattivi, armi, sigarette, esseri umani, veicoli e medicinali». Traffici organizzati da leader islamisti come l’algerino Mokhtar Belmokhtar, soprannominato “Mr. Marlboro” per il suo impero fondato sul contrabbando di sigarette, o da quei combattenti Tuareg che dopo la morte di Gheddafi hanno lasciato la Libia migrando verso sud con un immenso arsenale: circa 10 o 20.000 tra fucili d’assalto, mitra, mortai, missili a spalla e lanciagranate (dati dell’ultimo rapporto UNODC n.d.a.).
Le milizie degli “uomini blu” si spostano sicuri a bordo dei loro pick-up. Sembrano aver compreso che i territori desertici dell’Africa Occidentale sono la nuova Tortuga. E come sempre, dovunque si crei una Tortuga arrivano immediatamente dei pirati spregiudicati, pronti ad approfittare dello stato di anarchia. Non a caso da qualche tempo girano strane voci, rumors, sulla presenza nel nord della Mauritania di alcuni uomini “d’affari” intenzionati ad entrare in contatto con degli esponenti del Fronte Polisario (l’organizzazione militante e politica attiva nel Sahara Occidentale n.d.a.) vicini ai jihadisti maliani, allo scopo di organizzare un traffico di rifiuti tossici in cambio di chissà cosa.
Per ora l’unica certezza è che il Sahara e il Sahel sono luoghi perfetti per questo genere di crimini. Troppo spesso infatti, danni provocati dai traffici di rifiuti fanno notizia soltanto quando provocano morte e malattie. Le aree desertiche quindi, essendo pressoché disabitate, fungono bene da fedeli custodi di segreti scomodi. Lo avevano capito già negli anni ’80 i membri delle logge massoniche e delle multinazionali coinvolte nel famigerato “Progetto Urano”, ovvero lo smaltimento di rifiuti, anche nucleari, in una depressione dell’ex Sahara spagnolo. Una volta uno di loro disse: «Pensa quando tra mille anni qualcuno, scavando, troverà i container e si chiederà cosa sono e cosa c’è dentro».

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