Processo Minotauro: voti, favori, appalti e l’ombra della ‘ndrangheta

1 Mar 2013 | Categoria: news
di Davide Pecorelli

Voti, favori, appalti. Ancora una volta il processo minotauro passa al setaccio i rapporti pericolosi tra esponenti di peso della politica torinese e persone oggi a giudizio per 416 bis.
Ancora una volta, al centro delle rivelazioni dei testimoni chiamati in aula, emerge la figura di Nevio Coral e la gestione di affari, appalti e voti messa in atto nel territorio di Leinì.  E poi i meccanismi della Provana S.p.a., municipalizzata che nel paese alle porte di Torino gestisce la quasi totalità degli appalti pubblici.
Ma l’ex sindaco di Leinì non è l’unico a rapportarsi con i presunti ‘ndranghetisti. Molti, esponenti di centrodestra, politici locali come onorevoli della Repubblica, contattano i “calabresi” per ottenere voti.
Molto spazio è stato dato all’aiuto messo in atto da Giovanni e Bruno Iaria, Giovanni Macrì – tramite l’interessamento di Antonino Battaglia, oggi a giudizio per voto di scambio – per la scalata alle europee del 2009 di Fabrizio Bertot, sindaco di Rivarolo Canavese, paese interessato dal provvedimento di scioglimento per le interferenze della ‘ndrangheta in Comune.
Voti che “il comitato elettorale dei calabresi” – così chiama il gruppo Il Pm Sparagna – cerca in Piemonte, come in Lombardia e Liguria. Per aumentare il consenso del candidato fa ricorso a persone insospettabili, come ad un esponente dell’Arma dei Carabinieri.

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