Corruzione che vieni, corruzione che vai

2 Ott 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola

E Penati torna al Pirellone in grande stile, con una richiesta di rinvio a giudizio fresca fresca sul gobbone, nientemeno che per corruzione. E la filastrocca trova un’altra rima sotto al cupolone, dove Franco Fiorito, il supereroe della Regione Lazio, è stato arrestato per appropriazione indebita di una somma che si aggira intorno al milione. “Io sono qui” ha detto Filippo Penati ai giornalisti che al suo arrivo in consiglio regionale lombardo gli hanno chiesto se si dimetterà dopo che per lui la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di corruzione. A chi gli faceva notare che anche il Pd, il suo ex partito, ha ipotizzato un suo passo indietro in caso di rinvio a giudizio, ha risposto: “Ho chiesto io di andare a processo immediato, è un atto che mi è dovuto. Per me non ci sarà udienza preliminare, si va dritti al processo”. In ogni caso, prima di mettere al rogo le streghe, occorre attendere la verità giudiziaria. Come pure bisogna attendere prima di gridare al crucifige per Roberto Formigoni, il governatore della Lombardia,  indagato per corruzione con l’aggravante della transnazionalità nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi neri costituiti attraverso la Fondazione Maugeri.

Bisogna attendere, ma dire che esiste – dietro queste accuse – un teorema della magistratura d’un qualche colore, è semplicemente puerile. Bisogna attendere, ma denunciare come questi casi siano il sintomo di una situazione di “coma etico” è innegabile. E “coma etico” è come don Luigi Ciotti ha definito questo persavivo e incontrastato malcostume, accettato supinamente e acriticamente nella convinzione – persino – che la corruzione sia un vantaggio per la società.

Ma qualcosa si muove: ieri nella sede nazionale del Fnsi, le associazioni Libera, Avviso Pubblico e Legambiente hanno presentato un dossier sui costi della corruzione in Italia. Costi che ammontano a 50-60 miliardi di euro l’anno. E il fenomeno della corruzione tocca molte persone, almeno il 12% dei cittadini è stato vittima di un episodio di corruzione. Una piaga che non riguarda, dunque, solo il mondo della politica ma che ha, nella gestione fraudolenta della cosa pubblica, il suo esempio peggiore.

Così, per restare in tema, oggi l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, è stato arrestato per peculato dal nucleo di polizia Valutaria della Guardia di Finanza. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. L’ordinanza di arresto è stata disposta dal gip del tribunale di Roma che ha ritenuto necessaria la misura per il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento delle prove. L’appropriazione di una somma ingente che si aggira intorno al milione e 300mila euro: è l’ammontare dell’arricchimento personale che la Procura di Roma gli ha contestato.

L’avvocato Carlo Taormina ha annunciato ricorso contro la decisione del gip. “Lasciando perdere le espressioni sentite nell’opinione pubblica in questi giorni, sul piano tecnico non si può parlare di peculato per una giurisprudenza ormai costante”, ha spiegato, “se ci si trova davanti a un reato questo è quello di appropriazione indebita, dove l’arresto non è consentito”. “Mi auguro – ha concluso il difensore di Fiorito – che questo rappresenti una svolta e che quindi adesso anche gli altri 70 consiglieri della Regione Lazio abbiano lo stesso trattamento”. Per la serie, muoia Sansone con tutti i filistei. E se il fenomeno è così diffuso come sembra, potremmo essere all’inizio di una seconda tangentopoli. Corruzione che vieni, corruzione che vai.

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