I Cie per gli stranieri “irregolari”: una vergogna tutta italiana

10 set 2012 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti

Nel 2012, alla data del 9 settembre, le rivolte e le proteste, talvolta culminate anche con gravi episodi di violenza, nei tredici Centri di identificazione ed espulsione distribuiti sul territorio nazionale per “ospitare” gli stranieri “irregolari”, si sono susseguite con maggiore frequenza rispetto al 2011, anno in cui, pure, erano stati numerosi i momenti di tensione. Alcune settimane fa, a Trapani, nel nuovo complesso di contrada Milo, una trentina di migranti sono riusciti a “fuggire” e altri, pochi giorni dopo, hanno tentato una rivolta e la fuga, al grido di “Libertà, libertà”.

Lo stesso grido lanciato dai tunisini trattenuti nel Centro di prima accoglienza di Pozzallo, che, ai primi di settembre, si sono rivoltati, scontrandosi con le forze di polizia (cinque agenti e carabinieri rimasti feriti). Che qualcosa non vada in queste strutture è sotto gli occhi di tutti, ma si continua a far finta di niente. In questi luoghi di “detenzione” (specificata, nelle circolari ministeriali e dalle autorità, con l’ipocrita aggettivo di “amministrativa”), alla data dell’8 settembre u.s., sono trattenuti 907 stranieri “irregolari”, di cui 805 uomini e 102 donne. Questa “carcerazione” (è il termine più appropriato) che può arrivare sino a diciotto mesi (grazie ad una legge del 2011che ha recepito, tra l’altro, una direttiva comunitaria del 2008), si è rivelata, oltretutto, uno strumento irrilevante e poco efficace – contrariamente a quanto sostenuto in passato dall’ex ministro leghista Maroni – nel contrasto all’immigrazione irregolare. Basti pensare che, nel 2011, su 7735 migranti (6.832 uomini e 903 donne) transitati nei Cie, solo la metà (3.880) sono stati effettivamente rimpatriati nei paesi di origine. Nel 2010, la percentuale di trattenuti/rimpatriati era stata del 48%. E’ aumentato, peraltro, il numero dei migranti che si sono allontanati “arbitrariamente” dai Cie: 787 nel 2011 contro i 321 dell’anno prima. Quest’anno ( secondo dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza- Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, non ancora definitivi alla data dell’8 settembre c.a.), su 5.642 stranieri transitati nei Cie, sono stati ben 733 quelli che “arbitrariamente” hanno deciso di andarsene (nottetempo).

A questo numero, già ragguardevole, vanno aggiunte le persone dimesse per la scadenza dei termini di trattenimento (277), quelle nei cui confronti il giudice di pace non ha convalidato il provvedimento amministrativo di accompagnamento (687) e quelle dimesse per vari motivi (895). Insomma un totale di ben 2592 persone. Le denunce sulle pessime condizioni in cui si trovano gli stranieri nei centri vanno avanti da anni senza che la classe politica abbia mai avuto il coraggio di affrontare seriamente i problemi connessi alle condizioni socio sanitarie di tali strutture, alle modalità di gestione, al rispetto dei diritti degli immigrati.

Otto anni fa, Medici senza Frontiere (MsF) in un rapporto dal titolo “Cpta: anatomia di un fallimento”, stilato dopo diverse visite fatte ai centri, non lasciava alcun dubbio sul loro pessimo funzionamento, sul profondo malessere delle persone “ospiti”, con gravi episodi di risse, rivolte, autolesionismi, somministrazione ripetuta di sedativi. Nel 2007 toccò alla Commissione De Mistura ( dal nome dell’ambasciatore che la presiedette), sottolineare, invano, la precarietà e l’inidoneità dei centri di accoglienza e di trattenimento ( così si chiamavano allora) presenti sul territorio nazionale, formulando alcune raccomandazioni (per lo più inascoltate) che avrebbero potuto consentire di affrontare il “problema della irregolarità” degli stranieri in maniera “più creativa ed efficace”.

Nel 2010 ancora MsF, con un corposo rapporto-denuncia, riportava all’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità, la penosa situazione dei Cie. Anche questa volta il Governo è rimasto sordo. Cinque mesi fa, dopo un lungo lavoro, la Commissione straordinaria senatoriale per la tutela e la promozione dei diritti umani, ha approvato, all’unanimità, il “Rapporto sullo stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia” e lo ha presentato al Ministro della Giustizia Paola Severino. I Senatori scrivono che “..le condizioni nelle quali sono detenuti molti migranti irregolari nei Cie (…) sono molto spesso peggiori di quelle delle carceri”. Nessuna iniziativa è stata ancora presa per rendere meno drammatica e meno vergognosa per il nostro paese (civile?) questa situazione di “accoglienza” dei migranti che, intanto, continuano ad approdare, numerosi, sulle coste del sud Italia( 7.632 alla data dell’8 settembre 2012), su sgangherate imbarcazioni e a morire ( si è perso il conto dei morti e dei “dispersi” nel canale di Sicilia, negli ultimi anni; l’ultimo episodio, pochi giorni fa: il mare lampedusano ha inghiottito altri settantanove migranti, partiti dalle coste tunisine di Sfax).

Lo spread, l’andamento delle borse, la disoccupazione giovanile, la crescita, l’anticorruzione, la trattativa Stato-mafia, le intercettazioni, la nuova legge elettorale, sono certamente tutti temi importanti, “vitali” per il nostro paese. Ma la vita delle migliaia di persone che fuggono da guerre, da carestie ecc. e cercano un riparo da noi, non dovrebbe avere un po’ più di attenzione da parte dei “tecnici” al Governo?

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