Giornalismo e precariato, una gara al ribasso che nuoce alla democrazia
20 feb 2012 | Categoria: articoli
Scarica il tariffario completo
Oltre duemila giornalisti precari solo su Roma, contrattualizzati con le più diverse soluzioni, in una concorrenza al ribasso che non risparmia nessuno. La giungla del giornalismo nella Capitale pullula di collaboratori e freelance pagati da un minimo di cinque euro lorde a pezzo fino a un massimo di 120 euro a pezzo, con una media che si aggira attorno ai trenta. Esistono poi “stipendi fissi” forfettari che variano dai 300 ai 900 euro lordi al mese. Per non parlare delle testate giornalistiche che fanno pagare il tesserino da pubblicista ai collaboratori, attraverso l’autofinanziamento dei contributi.
Su un totale di duemila precari, circa 800 dipendono dalla carta stampata mentre i restanti 1.200 sono targati RAI, Sky o dipendono dai tanti uffici stampa politici presenti nella Capitale.
I dati sono stati presentati giovedì scorso dal Coordinamento dei precari romani “Errori di Stampa”, che ha calcolato come per raggiungere uno stipendio da mille euro, un precario nel giornalismo debba lavorare per 40 giorni continuativi su 30, senza domeniche né festivi. Per tacer dei pagamenti: quasi mai precisi e spesso in ritardo di mesi.
Oltre alla questione dei compensi, però, l’altra anomalia dell’informazione e dell’editoria italiana è rappresentata dalla moltitudine di contratti con cui vengono inquadrati collaboratori e freelance: co.co.co, consulenza, programmista, autore, co.co.pro, stage gratuiti, partite iva fittizie, Frt, cessione dei diritti, indeterminato senza tutele o con un preavviso di appena 30 giorni. E in alcuni casi si tratta di contratti che non permettono al giornalista di versare i contributi pensionistici o prevedono il licenziamento in caso di maternità.
A determinare la gara al ribasso su compensi e contratti, anche una situazione particolarmente drammatica per l’editoria italiana, vittima dei tagli indiscriminati dei fondi pubblici.
Il Messaggero – riportano Errori di Stampa nel loro dossier – ha effettuato un “drastico taglio dei collaboratori, con una rimodulazione verso il basso dei compensi ad articolo, addirittura annullati per i pezzi sotto le 800 battute”. E decine di collaboratori delle redazioni locali sono stati messi alla porta dal Tempo e dal Sole 24 Ore – liquidati via mail dopo anni di lavoro – mentre ha chiuso anche l’edizione locale di Libero. Ad aver sospeso le pubblicazioni anche il quotidiano dei Verdi, “Terra”, Liberazione (scomparso dalle edicole all’inizio di quest’anno) e la free press City, del gruppo RCS, che ha chiuso la sua redazione romana. Da metà del 2011, invece, i collaboratori dell’Unità non ricevono alcun compenso per le notizie pubblicate. Peggio è andato al Manifesto, in liquidazione coatta da alcuni giorni.
Sul fronte delle agenzie, l’Ansa regionale lamenta un calo di organico ormai dallo scorso anno e Omniroma non ha rinnovato i contratti in scadenza nel 2011. Nell’incertezza, infine, anche i quattro colleghi de “l’Avanti” di Valter Lavitola, abbandonati al loro destino dopo la fuga all’estero del direttore.
Al governo Monti, EdS chiede di razionalizzare la giungla approvando una legge sull’equo compenso giornalistico, provvedimento che dovrebbe andare in parallelo con un censimento ragionato e ufficiale, effettuato da sindacato e Ordine sul numero dei precari e sui tariffari.














