Processo Lea Garofalo, Carlo Cosco rinuncia a deporre

9 feb 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria

Con l’udienza di oggi, 9 febbraio, si è esaurita la lista dei teste che il pm Marcello Tatangelo aveva chiamato a deporre. Di fatto si è dunque iniziato a procedere con l’esame dei testimoni chiamati dalle difese. Questo dovrebbe consentire – salvo imprevisti – di concludere le audizioni di tutti i teste entro la fine di febbraio, lasciando successivamente spazio alle requisitorie dei legali; non si conosce ancora invece la data in cui sarà letta la sentenza di primo grado che sarà emessa dalla prima sezione della Corte d’Assise, presieduta da Anna Introini.

C’era attesa questa mattina per la deposizione dell’imputato Carlo Cosco che, a differenza di quelli che il suo avvocato difensore Steinberg definì – nel corso della prima udienza – “compagni di sventura”, aveva deciso di raccontare in aula la sua versione dei fatti. Così però non è stato. L’imputato ha infatti rinunziato a sottoporsi all’interrogatorio, affidando la propria giustificazione al legale di fiducia: «Il mio assistito ha detto che non se la sente, sa che questa sarebbe l’unica occasione per parlare ma proprio non ce la farebbe». Poco dopo, uno ad uno lo stesso Carlo Cosco, i suoi fratelli Vito e Giuseppe, Carmine Venturino, Massimo Sabatino e Rosario Curcio sono saliti sul banco degli imputati, recitando le proprie generalità e confermando la loro non volontà di sottoporsi ad esame e controesame. Il pubblico ministero per ognuno ha chiesto di poter acquisire agli atti le dichiarazioni fatte dai detenuti ai Carabinieri, ma le difese compatte non hanno prestato il consenso.

Rosario Costanzo è stato dunque il primo teste convocato dalla difesa. Cugino di secondo grado dei fratelli Cosco – «mio papà è lo zio del papà di Carlo Cosco e dei fratelli», il teste ha raccontato in maniera concitata di essere in buoni rapporti («come fratelli») con questa famiglia, ma anche con Floriano Garofalo, fratello di Lea Garofalo. Così in buoni rapporti che «lui mi disse che era arrabbiato perché sua sorella non portava Denise in carcere, a far vedere a Carlo Cosco. Si sentiva disonorato, mi diceva che non riusciva a convincere sua sorella perché era testarda, mi ha detto “le ho messo le mani addosso, le ho anche bruciato la macchina per questa faccenda, mica posso ammazzarla!”. Sempre secondo Rosario Costanzo, Floriano Garofalo (ucciso l’8 giugno 2005 in una faida di famiglie) «sospettava che la sorella avesse iniziato a collaborare, ma mi aveva detto “Tanto anche se parla, cos’ha da dire contro i Cosco? Niente!”.

Controverse le battute finali della deposizione. Il teste riferisce di aver visto diverse volte Denise insieme al genitore, e che la ragazza, in sua compagnia, si dimostrava essere serena. Costanzo ha rivisto padre e figlia il 26 novembre 2009 nella sua casa a Reggio Emilia. «Carlo Cosco era preocupato per la figlia, in ansia perché dal giorno prima non aveva più notizie della madre; non mi ha detto che ne avevano denunciato la scomparsa però mi aveva detto che l’aspettavano alla stazione ma che lei non si era presentata». Un’affermazione che tanto le difese quanto l’accusa (e anche la Presidente Introini) hanno chiesto di ripetere, incalzando con le domande, fino a quando il teste, facendo mente locale, non si è corretto spiegando che l’imputato gli aveva detto che avrebbe dovuto accompagnare Lea Garofalo alla stazione con la figlia, ma che all’appuntamento non si era presentata.

Entrando in aula, Costanzo aveva rivolto saluti confidenziali agli imputati, tanto da essere redarguito dal giudice Anna Introini. Rosario Garofalo, successivo teste della difesa, alla fine della sua deposizione, ormai sulla soglia della porta dell’aula, non è stato da meno, girandosi verso la gabbia da dove Carlo Cosco gli ha sorriso, promettendogli «Ci vediamo presto». Poco prima, il ragazzo aveva raccontato di essere amico di Denise Cosco, con la quale spesso usciva in compagnia di altri amici, compreso Carmine Venturino. «L’ultima volta l’ho vista nel dicembre 2009, ma di sua mamma non mi disse niente».

Nel corso delle deposizioni odierne è nuovamente emerso un aspetto già sottolineato da diversi precedenti teste, e sul quale le difese puntano: i fratelli Giuseppe e Vito Cosco non vanno d’accordo, anzi, non si parlerebbero da diversi anni. A questo si aggiunge un altro, nuovo, elemento: la convivente di Giuseppe Cosco, Renata Plato, sembra essere molto gelosa e possessiva nei confronti del compagno, tanto da “assillarlo con continue e ripetute telefonate nel corso della giornata”.

Il processo Lea Garofalo proseguirà con l’udienza di venerdì 10.

 

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  1. Complimenti per il Suo lavoro. Qui un mio articolo sulla vicenda: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/

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