Verbumcaudo, questa assegnazione non s’ha da fare
26 gen 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
Poche ore prima che si apponesse la firma che ieri, mercoledì, ha di fatto affidato al consorzio “Sviluppo e Legalità” il bene confiscato di Verbumcaudo, nel comune di Polizzi Generosa in provincia di Palermo, Cosa nostra ha alzato la voce, facendosi sentire attraverso due lettere intimidatorie.
La prima è stata recapitata al sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda che da anni si batte per risolvere la vicenda, proprio nel momento in cui a Palermo si firmava l’accordo per fare dell’immenso podere un polo agricolo d’eccellenza, dove produrre nuove varietà di vino dal recupero di viti abbandonate e dove raccogliere una banca dei semi in collaborazione con l’Università di Palermo. Un modo concreto per creare occupazione sul territorio all’insegna della qualità e dell’innovazione.
Liarda ha dovuto in qualche modo abituarsi alle lettere intimidatorie, dal momento che ne ha ricevute più di una dozzina nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Questa volta però è diverso, perché il bersaglio sembrano essere soprattutto sua moglie e sua figlia, le cui iniziali, insieme alle sue, erano appuntate accanto ad una croce. Poi, nell’altro foglio contenuto nella busta fatta recapitare a casa di Liarda, le minacce esplicite: “Non hai vinto, hai condannato la tua famiglia. Devi sapere che non vivrete più e tu sai che lo faremo. La festa sta finendo, ti faremo terra bruciata in un modo o in un altro”. Se tutte le lettere di minacce sono vigliacche, quelle che colpiscono i tuoi cari lo sono in qualche modo ancora di più.
Nel giugno scorso, di fronte all’ennesimo atto intimidatorio, si era sollevata l’indignazione dei siciliani onesti i quali, guidati da un gruppo di giovani delle Madonie, avevano stretto una cintura di protezione intorno al sindacalista: prima con manifestazioni e sit-in, poi organizzando una tre giorni della legalità cui hanno partecipato, fra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il sostituto procuratore della Dda di Palermo Gaetano Paci e il senatore Giuseppe Lumia. Ora, però, le nuove minacce sembrano aver lasciato sbigottiti anche loro, che dopo aver raccolto tanta solidarietà, credevano di aver risolto il problema. Lo stesso Lumia anche in questa circostanza ha espresso vicinanza al sindacalista, così come il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani. Ma molte testimonianze di affetto e solidarietà non sono arrivate, a cominciare dai dirigenti nazionali della Cgil. Vincenzo Liarda – raggiunto telefonicamente – ha comunque confessato che «è tempo di lavorare seriamente e con continuità, altrimenti preferisco essere lasciato qui a condurre la mia vita da solo, perché non sono più disposto a fungere da vetrina per nessuno».
La seconda lettera è invece stata recapitata all’assessore all’Economia della giunta siciliana Gaetano Armao, “colpevole” di aver accollato alla Regione Sicilia il mutuo che gravava sul bene confiscato a Michele Greco, rendendone così possibile l’assegnazione. Nella busta – oltre ad un foglio con sopra minacce esplicite di morte e la promessa di riappropriarsi del Feudo – c’erano tre foto: una dello stesso Armao, l’altra di Liarda e la terza raffigurante alcuni proiettili.














